Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto è un film del 1974 scritto, sceneggiato e diretto e da Lina Wertmüller. Dico subito che quella che sto per recensire è un'opera d’arte molto complessa, questo implica che le mie riflessioni non saranno brevi e potrebbero non essere condivise. Non pretendono di proporre una verità assoluta, quanto implementare le possibili chiavi di lettura di questo capolavoro del politicamente scorretto, che proprio per questa ragione, nell’epoca del politicamente corretto, merita di essere rivisto, risultando estremamente stimolante. D’altra parte l’opera d’arte di livello ha questa caratteristica: sa attraversare i tempi mantenendo un messaggio valido, interessante, affatto scalfito dai cambiamenti generati dal tempo.
La Trama
Dei ricchi borghesi si concedono una vacanza nel mar mediterraneo in una barca a vela. A gestire l’imbarcazione sono i manovali, tra i quali opera Gennarino Carunchio, interpretato da Giancarlo Giannini, trentaduenne all’epoca del film. Gennarino è un siciliano poco istruito, parla solo il suo dialetto, ed è di fede comunista. Tra le ospiti della barca spicca per strafottenza e spigolosità la giovane ed affascinante Raffaella Pavone Lanzetti, (interpretata da Mariangela Melato, splendida trentatreenne all’epoca delle riprese). La milanese Pavone Lanzetti ama disquisire di politica ed è su sponda opposta a quella del Carunchio: si professa repubblicana e dichiaratamente anticomunista.
Tra i due nasce una reciproca antipatia dove mentre la donna, che ha i soldi, può esternare senza mezzi termini il suo disprezzo per i sottoposti, Gennarino deve ingoiare le offese in silenzio, è un lavoratore ed è lì per servire quei ricchi e viziati ospiti della barca che lo pagano. Un bel giorno, svegliatasi tardi, la signora Lanzetti vuole raggiungere il resto del suo gruppo e costringe un ritroso Gennarino a mettere un gommone in acqua. L’iniziativa finisce con i due che si perdono e approdano in un’isola disabitata nel cuore del mediterraneo. Nell’isola i due allacciano una relazione amorosa con la “A” maiuscola, dove il sesso la fa da padrone, relazione che però finirà per interrompesi quando la coppia verrà riportata in continente.
Approfondimenti
Wikipedia (rif. 1) classifica il film come commedia, drammatico, erotico, sentimentale. La definizione è riduttiva perché si tratta di un film anche politico oltre che di stampo sociale ed antropologico. Che sia un film politico e lo si comprende sin dalle prime battute, quello descritto è uno scontro di classe, da una parte i ricchi, i padroni: hanno i soldi e comandano. D’altra parte chi lavora, che in silenzio ubbidisce, e subisce. I primi minuti di pellicola servono per spiegare allo spettatore questa realtà, come la trama vada collocata in un contesto politico dove c’è chi rinfaccia agli U.S.A. di aver lanciato una bomba ad Hiroshima, e dall’altra chi ricorda che in U.R.S.S. ci sono i gulag, non propriamente considerabili villaggi vacanze. Sia chiaro che non sono io a piantare questi paletti, ma gli stessi protagonisti del film che discutono tra loro nella barca a vela mentre i subalterni portano loro da mangiare e da bere. Questa è la prima istantanea che scattimo e conserviamo nell’album.
Seconda istantanea, Raffaella Pavone Lanzetti vuole fare il giro nel gommone e costringe Gennaro a scarozzarla, qui si approfondisce l’arroganza della donna, come, volendo sintetizzare quanto “i padroni” possano essere orgogliosi, incapaci, e sappiano complicare la vita a chi lavora, ostacolando l’agire di chi fa, per poi dare a loro la colpa delle decisioni sbagliata da essi prese. (Da lei nello specifico). L‘istantanea “sul gommone” serve alla regista per caricare la molla che scatterà nel prosieguo della trama, quella della vendetta, oltre a trasmettere il messaggio politico e sociale di cui sopra. Attenzione che però la forzata convivenza nel disagio del naufragio, sta creando una relazione tra i due protagonisti che si andrà ad evolvere nella foto successiva.
Nuovo fotogramma: i due sbarcano in un isola che scoprono essere deserta. Si tratta di uno scoglio, poco più. Non ci sono alberghi, strade, bar. In quel lembo di terra circondato dal mare ci sono solo loro due, ma soprattutto, non c’è la società con i suoi vincoli, legali, giuridici, con le sue istituzioni. Presa consapevolezza di questa situazione ecco che la relazione tra i due cambia immediatamente: i soldi non servono più e per sopravvivere bisogna saper fare, bisogna lavorare. Il mare ti da i pesci, solo se li sai pescare, l’isola ti da la legna per cucinare e scaldarsi, solo se la vai a raccogliere e se sai accendere un fuoco. L'acqua dolce la devi cercare e una volta individuata la fonte, devi andare su e giù con un recipiente per poterla utilizzare.
Questa “foto” rende assoluto il valore del lavoro, tema che quando c’era dibattito politico, e questo avveniva a metà degli anni settanta, molti film lo facevano comparire nelle loro trame. Qui, l’importanza del lavoro è esaltata, anche se questo aspetto può passare in secondo piano perché chi osserva il film è preso da un altro aspetto: come evolve la relazione tra i due naufraghi. Ed è questo il momento dove, ora che non ci sono più i laccioli sociali, giuridici ed economici, lì in quell'isola disabitata Gennarino può finalmente mandare a quel paese la petulante Signora Pavone Lanzetti.
E’ una delle scene più comiche del film perché i due iniziano ad insultarsi con il consenso e l’approvazione del pubblico. Chi osservava la pellicola aspettava che da un momento all’altro l’uomo la mandasse a quel paese e quando lo fa c’è una sorta di liberazione per tutti, tra l’altro va detto, che gli improperi sono bipartisan e molto variegati, ad ogni colpo inferto dal maschio, vi è pronta la replica della femmina. Tra i molti insulti preferiti cito: “la rivolta dello schiavo, la presa della bastiglia...”, “Fa Spartacus, sto stronzo...”, “Permaloso”, "Abissino", “Sciaquetta, porca e socialdemocratica” "Scarramuciona" ed il mitico “Bottana industriale”, tra gli altri: mi fermo.
Nuovo fotogramma, i rapporti di forza sono assolutamente capovolti, ora è chi sa fare che comanda, il proletario pescatore ora ha il potere: lui sa procurarsi il cibo (tema già approfondito, l’importanza del lavoro), ma emerge un aspetto naturale, l’uomo fisicamente è più forte e può difendere il suo bottino, che può sembrare scarno, ma che permette di rimanere in vita. La differente prestanza fisica tra i due induce anche la ritrosa Lanzetti Pavone a dover arrendersi ai voleri del maschio, anche perchè lei non sa fare. Il ribaltamento dei ruoli evidenzia il maschilismo del siciliano e Raffaella ora da vessatrice viene vessata. Oltre agli insulti deve accettare le sberle ed i calci nel fondoschiena. “Non ti sta bene? Vai via!” E’ la sintesi dell’impostazione che ha ulteriori ricami. Primo, se vuoi mangiare lavori, ma ora il Carunchio vuol essere etichettato “Signore”.
Qui, su questo fotogramma mi permetto di aprire due parentesi. La prima nell’isola deserta dove non ci sono più quelle che Marx avrebbe definito come “sovrastrutture”, che sia la capacità di lavorare ciò che permette di rimanere vivi, l’ho già detto, ma emerge anche che la forza fisica ha una sua importanza! I due vanno al duello fatto di calci, sberle e pugni, ma è, come logico, la donna ad avere la peggio perchè la natura l’ha resa meno prestante. La violenza con cui si scaglia su di lei quello che era il mite Gennarino lascia il dubbio che non sia solo voglia di rivalsa per le angherie subite sin a poco tempo prima, ma che risponda ad una legge superiore, ovvero che chi ha il potere tende ad approfittare della sua situazione. Consideri il lettore questa una mia chiave di lettura a margine. Il secondo punto che mi pare interessante, nell’epoca delle teorie gender dove ognuno pare possa decidere di che sesso è e può optare per una o l’altra categoria, la trama di questa pellicola spazza via queste opzioni senza mezzi termini. Gennaro è nato maschio, a prescindere da cosa lui voglia o non voglia essere, ed in quanto tale, per volere naturale ha più forza di Raffaella, che vorrebbe comandare, ma fisicamente non può.
Nuovo fotogramma, se l’uomo finalmente si sente riscattato la scoperta è che alla donna, tutto sommato piace il ruolo subalterno, e questa situazione la porta ad innamorarsi al suo vessatore, arrivando a concedersi prima con l’anima e poi con il corpo. Ci sono due scene che ho annotato per rendere chiara questa evoluzione, la prima vede Raffaella rifiutata dal “Sig. Carunchio”: lui la stava quasi per violentare, se non chè all’ultimo decide, per orgoglio, che la femmina deve essere innamorata per poter ambire ad accoppiarsi con lui. La donna rimane sorpresa (e delusa) da questa evoluzione ed in una delle scene più belle la vediamo riflettere in riva al mare e lì, probabilmente, comprende di desiderare Gennarino, di essersi innamorata. Poco dopo, c’è la scena dove l’uomo cattura un coniglietto. L’animale è caduto in trappola, ha il viso dolce, ma questo non gli impedirà, sotto lo sguardo sgomento della borghese, di venire sgozzato, scuoiato, impalato per finire finalmente sotto le fiamme e diventare, giunto a giusta cottura, cibo commestibile per entrambi. Raffaella guardando negli occhi chi ora deve chiamare “Sig. Carunchio” dirà lui, “Io mi sento come quel coniglio… l’hai ucciso!”
Nell’istantanea seguente troviamo i due innamorati, complici nei gesti del quotidiano, e a condire tutto ciò c’è un intesa sessuale straordinaria! Questa situazione vede il maschio dominare sulla femmina che apprezza questo suo ruolo. La stronza ricca ha finalmente trovato la sua dimensione, sta vivendo ciò che desidera, lo spettatore capisce che è una donna realizzata.
Ultimo fotogramma che voglio descrivere, che non è l’ultimo in assoluto per lasciare un po’ di curiosità al lettore, vede prima l’una e poi l’altro con la possibilità di attirare l’attenzione di alcune imbarcazioni che si avvicinano all’isola. Ritornare a casa significa interrompere quella splendida relazione, significa uscire dal paradiso in cui si trovano per ritornare alla società con le sue regole, con i suoi tran tran. Significa anche aver certezza del futuro. Quanto potrebbero durare da naufraghi senza i servizi che la società garantisce loro? Primo fra tutti la sanità, la certezza del cibo e via discorrendo…?
Ho parlato di film antropologico, qui si riassume in breve la storia dell'umanità, da quando l’uomo (e la donna) pescatore e raccoglitore diventa cittadino, con la divisione del lavoro, l’industrializzazione etc etc. Ho parlato di film sociale e politico, ma è questo un film soprattutto sentimentale dove emerge chiaramente che le relazioni tra individui sono influenzate dai ruoli sociali. La coppia sa che ritornare nel mondo da cui vengono significa quasi certamente la fine della loro meravigliosa storia d’amore perchè Raffaella tornerà ad essere la Signora Lanzetti Pavone, mentre Gennaro tornerà ad essere un proletario. Ecco il dramma della scelta: che fare? Di più, Raffaella, la borghese stronza ora ridotta in felice schiava dal “Sig. Carunchio” non attira l’attenzione dell’imbarcazione quando ne avrà l'opportunità, al contrario di Gennaro. C'è il sospetto, ma il film va visto per prendere una posizione, che sia la donna a voler perpetuare con più forza quel vivere adamitico e paradisiaco.
Commedia, afferma la didascalia, ed è in effetti una storia leggera: se vogliamo dura il tempo necessario affinché due naufraghi che per stupidità si sono perduti, vengano ritrovati nel mare d’agosto. Le situazioni simpatiche non mancano e c’è chi può anche sorridere. E però è senz'altro anche una storia drammatica! E’ drammatica perché drammatica è la situazione tra ricchi e poveri, tra vessati e vessatori, ma è drammatica anche perché non c’è nulla di più struggente nel vivere una storia d’amore intensa e capire che questa deve terminare. Peggio, di essere artefici della fine! Raffaella e Gennaro devono decidere se “congelare” un presente fantastico, o se tornare alla banalità del quotidiano con le sue certezze, con il “riprendersi le proprie responsabilità”, quelle, se vogliamo, imposte dalla società.
Che sia un film erotico non v’è dubbio, le scene dove i corpi delle donne sono valorizzati non mancano e va detto che la Melato si dimostra in forma splendida. Oltre a ciò sappia il lettore che si assiste ad una conquista in perfetta coerenza con il BDSM dove l’uomo impone a suon di insulti e sberle il suo volere, ma dove la donna accetta di sottomettersi riconoscendo di star bene in quella dimensione di subalterna. Non mancano i riferimenti alla letteratura e anche chi è digiuno delle basi come me riconosce una visione dantesca della cosa, c’è il contrappasso e chi vessava ora è vessato ed il contrario.
E’ giunto il momento di proporre la critica ricorrente che si trova nel sito di Davinotti: film troppo lungo. (rif. 2) Non condivido affatto questa critica perché ogni fotogramma è finalizzato a dettagliare uno dei molteplici aspetti sopra riassunti. Ad esempio quando sono soli nel gommone, si vede Gennarino che cerca ripetutamente di catturare un pesce. Sono più scene che si ripetono, l’uomo deve fare più tentativi per portare in barca un pescetto piccolo piccolo, ed ognuno di questi tentativi è ripreso dalla telecamera. Quindi gli toglie la testa a morsi, lo bagna nell’acqua salata e lo porge, crudo, ma condito alla bell’e meglio alla signora di cui è ancora il servitore (la rivoluzione tra i due deve ancora compiersi). L’uomo cerca di far capire alla sua stizzosa padrona che deve nutrirsi, certo non è un tramezzino, è un pesce azzurro crudo, ma deve pur alimentarsi… la Pavone Lanzetti dopo averlo appoggiato in bocca lo getta in mare schifata (e stizzita).
Non ci fossero stati tutti i fotogrammi che spiegano allo spettatore quanti tentativi ha fatto il marinaio, non si potrebbe capire quanto stronza è la Rafaella, ed il disprezzo che prova per la fatica del subalterno. Non solo, senza doverlo spiegare chi osserva il film capisce anche quanto la signora sia stupida: sei senza cibo e getti in mare l’unica fonte di alimentazione che, a fatica, ti hanno recuperato? Molti sono i dettagli che compaiono nel film, ma tutti funzionali a qualcosa. Altro esempio, c’è una scena in cui tutti i ricchi della barca stanno leggendo un unico giornale: l’Unità! E’ una battuta, un ricamo, che spiega come ogni fotogramma è pensato, abbia un suo perché. Qui c’è dell’ironia, ma anche un messaggio profondo: i ricchi sanno che cosa dicono e cosa pensano i loro nemici, è vero anche il contrario? Nel film che ho recensito prima di questo (rif. 3) accuso il regista di non aver dettagliato i personaggi e non aver illustrato con giusta attenzione il contesto. Qui questa critica proprio non si può fare, ma il prezzo di questa accuratezza è una lunga durata del film (troppo lunga per taluni).
Ne approfitto per dettagliare che una strategia usata dalla regista per trattenere lo spettatore al film è un buon ritmo, e le situazioni si modificano assai velocemente: ora momenti di solitudine, ora dettagli del mare, dell’isola, ora situazioni che vedono protagonisti gli attori. Non ci sono tempi morti, scene inutili. Proprio mai. Altro dettaglio, come dicevo la relazione tra i due assume toni di tipo BDSM, siamo nel 1974 e i vestiti in lattice o i frustini non andavano ancora per la maggiore, eppure il rapporto che si crea tra i due diremmo oggi è di “sub e Dom”, dove le punizioni fisiche sono la norma. Sorprende come questa situazione dove è la donna alla fine che subisce, (non si contano le sberle e gli insulti che i due si scambiano, ma alla fine è la femmina a sottomettersi trovando il suo equilibrio), è proposta da una regista dichiaratamente femminista qual’è Lina Wertmüller.
Ci vuole forse dire la regista che ci sono delle leggi naturali cui si deve sottostare? Lascio al lettore fare le ricerche del caso, a conferma (o smentita) di tale illazione; rimane la constatazione che nell’epoca in cui divampava la rivoluzione femminista, la Wertmüller si inventa un personaggio come la Signora Lanzetti Pavone e la relega a schiava di un pescatore che manco sa parlare italiano. E già, perchè anche se il film è incentrato su due naufraghi che si perdono in un isola, non manca la descrizione del paese reale, e non è un caso se la ricca borghese è di Milano (del nord) e il povero pescatore è siciliano (del Sud): la disparità tra settentrione e meridione è una delle caratteristiche del paese, e la trama ideata dalla sceneggiatrice, ce lo ricorda.
Ed è giunto il momento di riconoscere la grandezza della regista, che si è occupata di tutto, che ha saputo mettere in scena una storia dove i ribaltamenti delle situazioni danno ritmo intenso alla stessa, dove la descrizione dei personaggi e della loro storia d’amore è sopraffina. Certo, massimo merito alla recitazione dei due personaggi e l’abilità eccelsa di Giancarlo Giannini è forse superata solo dalla migliore Mariangela Melato di sempre, (l’erre moscia con cui condisce l’urticante Lanzetti Pavone è nella storia del nostro cinema, e vi rimarrà per sempre!) In definitiva non posso che riconoscere alla regista di aver messo in piedi una storia ricchissima di chiavi interpretative, che rendono questo film attuale anche oggi.
Film politicamente scorretto, dicevo, per buona parte del film girano sberle ed insulti, oggi se una mamma (o un papà) da un ceffone al figlio (pur a fin di bene) rischia una denuncia e passa delle grane non indifferenti! Non parliamo poi se la sberla di un maschio colpisce una donna! Ebbene qui una femminista propone una storia d’amore dove gli insulti e le sberle uno dei modi con cui i due comunicano! Lo ripeto, sono le sberle e gli insulti la modalità con cui i due comunicano. Sorprendente? Certo! Ma è l’essere umano ad essere sorprendente e la Wertmüller altro non fa se non ricordarcelo mettendo in scena una storia al limite del possibile, che però risulta credibile! Da ultimo mi preme commentare la ragione per la quale, a mio modo di pensare, la regista abbia dato al film un titolo così lungo. All'epoca erano molti i titoli sintetici che anticipavano un certo tipo di prodotto e attiravano un certo tipo di mercato, dove i militari spesso erano una nicchia considerevole. Molti li ho recensiti e circa in quel periodo escono La nipote, L'ingenua, L'infermiera... La Wertmüller non vuole confondere il suo lavoro, dalle molteplici sfacettature politico e sociali, dove esiste sì anche quella erotica, con questi prodotti che forse lei considererebbe "spazzatura". D'altra parte un titolo impregnato sulla politica non sarebbe stato adeguato, uno romantico, neppure e così ha optato per questo titolo che non accenna a nulla di significativo, se non citando l'area dove è stato ambientato, ed il periodo in cui avvengono i fatti narrati. Questa immagino sia la ragione che ha spinto verso questo lungo titolo, ma sappia il lettore che conferme a riguardo non ne ho trovate. Non vado oltre con le mie osservazioni perchè ho recuperato un’intervista della protagonista: Mariangela Melato di cui voglio riportare alcuni concetti. Per esigenze di brevità uso la prima persona, ma sappia il lettore che non è un virgolettato autentico, quanto una mia sintesi liberamente ispirata al rif. 4
Mariangela Melato sul film
“E’ stata la lavorazione più complessa, strana, e coinvolgente che mi sia mai capitata. Eppure di film ne ho fatti abbastanza…
Tutti ci vedono in situazioni di cielo blu e mare azzurro, ma c’era molto freddo e dovevamo aspettare i giorni di bel tempo per girare, noi eravamo mezzi nudi quando in giro giravano con maglioni, pellicce e cappotti. Ricordo grandi sbronze perché ci davano grappa per scaldarci e superare le giornate di vento che in Sardegna può essere tremendo. Lina, nel propormi il copione mi specificò che il personaggio della stronza di Raffaella Lanzetti Pavone era stato creato appositamente per me. “Ma come? Una simile stronza me la fai fare a me?” - “Questa è una figura talmente al di là della norma, che solo una persona simpatica come te la può interpretare, per non renderla intollerabile allo spettatore! Preciso che poi in complicità con Giancarlo, abbiamo deciso di renderla ancora più stronza... Lina era una grande perché sapeva mettere nello stesso personaggio bellezza e carattere, antipatia e comicità! Il remake realizzato da Madonna dimostra che non basta la storia e non bastano i posti, l’arte di chi fa, ha un peso! Diciamolo era un bruttissimo remake e faceva schifo! La storia vera di quel film era il compromesso storico (vedi nota)
Voglio ribadire i meriti di Lina, molti hanno girato in quella stessa isola, ma bella come appare nelle riprese della Wertmüller, non è più stata ripresa. Quello è il talento della regista! Un mestiere non s'improvvisa e al mondo ci sono delle differenze! Un mestiere si sa fare o non si sa fare… Il cinema, come il teatro è finzione, ma rivedendo il film eravamo una coppia credibile, forse perché, posso dirlo? Eravamo due bravi attori! Il film è stato faticoso anche per le scene delle botte, dove ce le siamo date di santa ragione perchè uno aveva dato un colpo forte, ed allora lo ripagavi con tre calci e via via a crescere. Ci trovavamo prima delle riprese pieni di lividi…Tra i film della mia carriera è sicuramente quello che mi ha dato di più ed è un film che è rimasto impresso nella memoria collettiva. Quando questo succede significa che il film ha una sua forza. L’intervistatore chiede, “Vi rendavate conto, mentre lo giravate, di stare a fare qualcosa di speciale?” Risposta - "Che stavamo facendo qualcosa di insolito, sì, ma non si pensava di star a realizzare una cosa unica e irripetibile. Avevamo paura di annoiare, tutto sommato dopo una partenza corale eravamo in due a reggere la scena per lungo tempo. E però già dopo averlo visto la prima volta mi son reso conto che era un lavoro fuori dagli schemi, che aveva qualcosa di speciale!
Per la cronaca il film più visto in italia nel 1974/75 fu Fantozzi di Luciano Salce e l’opera della Lina Wertmüller si piazzò al 5° (rif. 5)
Mirco Venzo, 30/08/2024 #qzone.it
Nota: Su questa chiave di lettura proposta dalla Melato, capisco le botte e gli insulti possono essere “il prezzo necessario da pagare” per raggiungere un accordo tra due poli contrapposti. Per la cronaca, il compromesso storico saltò pochi anni dopo la ripresa del film quando le Brigate Rosse amazzarono Aldo Moro. Sul fatto sembra siano state decisive delle interferenze esterne motivate proprio dalla necessità di interrompere il compromesso storico!
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Travolti_da_un_insolito_destino_nell%27azzurro_mare_d%27agosto
rif. 2 https://www.davinotti.com/film/travolti-da-un-insolito-destino-nell-azzurro-mare-d-agosto/1251
rif. 3 http://www.qzone.it/index.php/q-arts/mirco-venzo/1006-l-infermiera-n-rossati-1975
rif 4 https://www.youtube.com/watch?v=z51FoeVKVgA
rif. 5 https://www.hitparadeitalia.it/bof/boi/boi1974-75.htm#google_vignette