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20250302 VM belli di papàDopo aver visto un orribile film, Tramite amicizia di Alessandro Siani (rif. 1) domenica ho guardato Belli di papà di Guido Chiesa. E’ stata un’esperienza interessante perché ho potuto mettere a confronto due pellicola affini, ambedue erano film di intrattenimento, che non volevano esprimere chissà che concetti, ma che si preoccupavano solo di dare svago e distensione a chi, stanco dal lavoro settimanale, voleva stare sereno senza particolari pensieri per la testa. La pellicola del 2015, mi dice wikipedia (rif. 2) nasce da un idea messicana del 2013, il regista Gary Alazraki aveva prodotto Nosotros los Nobles cui hanno attinto a piene mani Giovanni Bognetti che si è occupato del soggetto, e lo stesso Bognetti con il regista Chiesa, che han redatto la sceneggiatura. 

La storia è semplice, un padre, Vincenzo Liuzzi (interpretato da Diego Abatantuono) è un imprenditore di successo, ma si rende conto che ha messo al mondo dei figli uno più “citrullo” dell’altro. Deve fare qualcosa per toglierli dal benessere economico che lui stesso ha contribuito a dargli, causa della pochezza dei giovani, per fare loro mettere i piedi per terra. Questi giovani devono dare un senso alle loro vite oggi inebriate dai soldi facili che escono dal suo conto corrente. (Sono le tesi che sosteneva il compianto Tommaso Padoa-Schioppa). 

Si inventa quindi un infarto che impedisce lui di lavorare, cosa che sempre aveva fatto in precedenza, forse troppo, e imbastisce la messinscena di una bancarotta che li costringe a fuggire a Taranto, nella casa materna dove nessuno li verrà a cercare. I tre giovani devono però rimboccarsi le maniche per tirare a campare: i conti correnti del papà non possono più essere utilizzati per vivere nell’agio e nel mondo di sogni cui si erano rifugiati. Il racconto per metà surreale, ma per metà veritiero (solo per una certa fetta della popolazione, voglio esser chiaro) procede sereno, si comprende che si tratta di una fiaba a lieto fine dove finiranno per vivere tutti felici e contenti. Gli episodi simpatici non mancano come pure i dialoghi curiosi, ne cito uno per dare un'idea di che tipo di humor è espresso da questa pellicola: il papa dice ai figli “... in questa stanza è morta mia nonna!" - uno dei figli replica: “dall’odore direi ieri!” 

La frase sopra riportata fa capire che non è un film che esprime chissà che comicità, e però inanella situazioni simpatiche, coerenti, dove i vari attori interpretano molto bene i propri personaggi e lo spettatore segue senza problemi la trama fino alla fine. L’ho trovato un film interessante perché tra le attrici vi è anche Matilde Gioli (che interpreta Chiara Liuzzi) che avevo poco prima seguito nel film Tramite amicizia. La Gioli qui l’ho trovata molto più centrata e analizzando la pellicola devo riconoscere il merito al regista che ha saputo dirigere tutti gli attori con abilità. Non sono grandi interpretazioni, ma tutti, protagonisti e comprimari, recitano bene il loro copione dando un risultato armonioso che accompagna lo spettatore sino alla fine. 

Dovrei ora citare i vari protagonisti, ma sarebbe un lavoro inutile, ribadisco tutti hanno recitato bene con due attori sopra le righe, Francesco Facchinetti (il fidanzato di Chiara, volutamente odioso) e il suo amico Niccolò Senni, altrettanto antipatico. Sono questi dei comprimari, ma aiutano a sostenere la tesi del papà che “bisogna fare qualcosa per dare un senso alla vita dei miei figli”. Non credo di dover aggiungere altro, preferisco lasciare la parola ad altri commentatori, attinti dal sito Davinotti (rif. 3) iniziando proprio con l’opinione di Marcel M. J. Davinotti Jr. che riassume arricchendo con ottime osservazioni il lavoro “Ennesimo remake per una commedia nostrana che col tempo sta diventando sempre meno... italiana. Questa volta tocca ai messicani "prestare" l'idea (il film è Nosotros los nobles), riadattata alla nostra realtà con un padre ricco e vedovo (Diego Abatantuono) preoccupato per i suoi tre figli, inetti e nullafacenti: il primo (Andrea Pisani) "aiuta" in azienda lanciando decine di idee irrealizzabili o comunque chiaramente destinate al fallimento, il secondo (Francesco Di Raimondo) frequenta l'università con l'unico scopo di portarsi a letto insegnanti e bidelle over cinquanta, la terza (Gioli) ha la colpa di essere fidanzata con un imbecille (Facchinetti) che mira a sposarsela. Per risolvere la situazione papà decide di fingere una "retata" della finanza e porta tutti e tre (costretti a fuggire con lui perché intestatari di varie fortune sotto indagine) a Taranto, nella casa che fu di famiglia, per insegnar loro il valore dei soldi e cosa significa lavorare davvero. Un lavoro alla fine i tre lo troveranno (cameriera, venditore porta a porta e smaltitore di rifiuti), lentamente cominciando a modificare forma mentis e approccio alla vita. Obiettivo raggiunto?

Non così presto... La prima parte, con i tre a perder tempo e a scialacquare denaro di fronte a un padre schifato ma impotente e palesemente represso - è la più divertente. Propone un Abatantuono sarcastico e ficcante, eccede nelle caricaturizzazioni che forse proprio per questo funzionano, si appoggia al solito perfetto Antonio Catania (è il socio del padre) e in più di un'occasione indovina la battuta giusta, anche se già si intuiscono i primi zoppicamenti nella regia di un Guido Chiesa evidentemente poco a suo agio in questo genere di commedia, cui difetta con evidenza il ritmo. Quando infatti ci si sposta a Taranto e tutto comincia ad acquisire i contorni della favola educativa ci si rifugia nella carineria d'accatto, nel quadretto familiare di credibilità nulla in cui tutto è costruito in funzione di un moralismo che affiora sempre più preponderante azzerando di fatto il personaggio di Abatantuono, confinato al ruolo di osservatore e - a giornata lavorativa conclusa - di pedagogo duro e insieme beffardo. Si sente che sotto la storia c'è, ma la realizzazione e la sceneggiatura sono scadenti, puerili negli sviluppi e modestamente rese da un cast giovane non così impeccabile. Tanto che il più spontaneo pare proprio l'esordiente (su grande schermo) ex-dj Francesco, non costretto a mostrare alcuna evoluzione "buonista" e quindi coerente fino in fondo col suo personaggio. Di tanto in tanto si fa luce qualche gag discreta, ma nulla di interessante si può trovare nella figura del giovane gerontofilo (che per vendere arriverà a fare ciò che chiunque si aspetta) o nella bella ragazza snob che lentamente si riavvicina al coetaneo umile e sincero che prima schifava (Zingaro); né tantomeno negli scampoli pseudosentimentali tra il padre e l'antica amante locale (Barbara Tabita), contrappuntati da ovvi tocchi di piano. Ancor peggio il finale con incontro riappacificatore. Sui titoli di coda Cremonini e la sua "Buon viaggio": quello da Milano a Taranto e ritorno tanto buono non pare…

Galbo lo ritiene un buon film, ecco la sua recensione: “Al suo esordio nella commedia, il regista Guido Chiesa realizza l'adattamento italiano di una pellicola messicana. Evidentemente i "bamboccioni" sono di moda ad ogni latitudine, e lo spunto della storia funziona anche da noi. Merito di una sceneggiatura che ha il pregio di non sbracare mai nel ridicolo e di un gruppo di giovani attori che funziona risparmiandoci la recitazione spesso pedestre dei cast dei film italiani giovanilisti. Più defilato ma altrettanto efficace Abatantuono”. Dello stesso avviso è pure Homesick: “Ogni tanto il cinema italiano rialza la testa. Pur pagando il debito nei confronti del modello messicano e facendosi cedevole nel retorico finale, impartisce una bella lezione di vita a genitori assenti e figli viziati attraverso una commedia dai dialoghi vivaci e dalla brillante recitazione del cast: Abatantuono è sempre efficace nella sua spontaneità secondo quanto appreso ai tempi di Avati, così come lo sono la conferma Gioli e la sorprendente rivelazione Facchinetti. Tutte giuste le facce degli attori di secondo piano e delle comparse”. 

Come avete potuto leggere Homesick e Galbo sono in linea con la mia visione del film ed allora per fornire un'opinione differente riporto la recensione di Katullo che ha ritenuto “scarsa” la qualità di questo lavoro (ad oggi è la valutazione meno lusinghiera di questa pellicola) “Fioca operetta pedagogica anche se i protagonisti son tutti maggiorenni e vaccinati, compreso il patriarca Abatantuono non esente dalle conseguenze del padre facoltoso che ha delegato le ricchezze all'educazione della prole. Guarda caso i viziatissimi allievi supereranno il maestro scoprendo le gioie del sudore della fronte in un fiabesco training salentino dove ritrovare vecchie fiamme che sembravano stare lì da illo tempore ad aspettarli, un dipartimento di casalinghe ben disposte e energumeni acculturati. La Gioli oltre a emergere è anche un bel vedere, ma si sbadiglia spesso”.

Mirco Venzo, Treviso 04/03/2025 #qzone.it

rif. 1 https://www.qzone.it/index.php/q-arts/mirco-venzo/1049-tramite-amicizia-di-a-siani-2023
rif. 2 https://it.wikipedia.org/wiki/Belli_di_pap%C3%A0
rif. 3 https://www.davinotti.com/film/belli-di-papa/36809

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