La collegiale (1975) può essere definita una classica commedia erotica italiana, e ne riassume molti difetti e qualche pregio, come di seguito andrò a illustrare. L’opera, non troppo apprezzata dal pubblico dell’epoca, sommerso da molte altre proposte evidentemente meglio presentate, vede l’esordio in veste di regista di Gianni Martucci, che ne è pure l’ideatore del soggetto, la sceneggiatura è invece opera di Piero Regnoli. (rif. 1)
La trama
Una ragazza viene prelevata da un collegio religioso dalla matrigna Marta (interpretata da Martha Katherin) per essere reinserita nella famiglia d’origine dove la donna vive con il padre naturale, Carlo De Marchi (interpretato da Franco Diogene), un industriale più che benestante tanto da possedere una villa con piscina e cinque auto. Nella dimora vivono anche la sorella di Carlo, Emy (interpretata da Femi Benussi) e il di lei figlio Stefano, (interpretato da Franco Merli). L’ex collegiale Daniela De Marchi (interpretata da Sofia Dionisio) rimarrà molto sorpresa dalle perversità che circolano in famiglia, e si innamorerà del garzone tuttofare Marco (interpretato da Nino Castelnuovo) che le farà conoscere l’amore, quello tradizionale, sincero e disinteressato.
Cosa non funziona in questo lavoro. L’idea di fare della critica politica alla famiglia borghese è qui strapazzata a tal punto da non risultare per nulla efficace, trascendendo nel patetico; se poi l’obiettivo era creare qualcosa di comico, a mio gusto non si è per nulla avvicinati al punto. In tal senso ci sono due personaggi che non funzionano proprio e sono Carlo, che non si capisce se è un segaiolo (pur essendo sposato con una donna di assoluta avvenenza qual’è Marta) o se debba ancora mettere in chiaro i suoi gusti sessuali; l’altro personaggio che è talmente stravagante da risultare inverosimile, è Emy, ed ancora una volta ritroviamo la povera Femi Benussi ad interpretare una parte estrema, tale da non poterle permettere di valorizzare le sua abilità recitative, posto che, almeno il regista ha trovato il modo di mettere in bella esposizione il suo corpo, azzeccandone almeno una. Emy è una ninfomane fantasiosa attratta dai lavoratori, (a lei fa sangue chi suda) che muove come marionette, per realizzare i suoi capricci sessuali. Un personaggio simile lo ritroveremo l’anno seguente interpretato da Lucrezia Love, anche se forse in quel caso lo spartito è meglio dettagliato, inserito comunque in una commedia di basso livello qual'è La figliastra di Mulargia (rif. 2).
La pellicola è ambientata nel Veneto, ma al contrario de La nipote di Nello Rossati (rif. 3) dell’anno precedente, qui della veneticità c’è ben poco, e a complicare il pastone il regista infila nella trama anche una comunità di hippies dove si parlano svariati dialetti, per lo più meridionali, creando confusione nella trama, nella collocazione geografica della storia, e restituendo nulla, a mio gusto, a livello comico. Cosa c’è di positivo in questo lavoro. La scelta delle attrici, che si concedono alla telecamera con generosità! In un film della commedia sexy italiana lo spettatore (o almeno chi vi scrive) si aspetta che si possa godere di qualche bel corpo femminile, e in questa pellicola ciò accade con tutte le protagoniste. Qui devo però fare una precisazione. In rete gira una versione dove tutte le scene di nudo sono tagliate, e lo scrivo senza parafrasi, guardare quelle versioni, se già la qualità dell’originale integrale è precaria (ad essere generosi), farlo senza le scene piccanti, è per un maschio essere colpito nei testicoli con una bottiglia piena d’acqua, stile Tafazzi: masochismo puro!
Se chi mi legge troverà la versione “integrale” scoprirà che nel film ci sono tre storie che si muovono parallelamente, accantonando le situazione degli hippies e quanto riguarda l’imprenditore Carlo De Marchi/Franco Diogene, poco significative a mio giudizio. Anzitutto il pubblico (maschile) si troverà a seguire le stravaganze di Emy (Femi Benussi) che ci diletterà in due differenti spogliarelli, uno dentro una tinozza d’acqua, l’altro in una scena di cabaret casalingo con maschera, dove interpreta una sorta di falena nera. Come già scritto il personaggio di Emy rasenta l'assurdo, e se piacevole risulta scoprire il corpo dell'attrice protagonista, l'idea che si stia osservando le vicissitudini di una mezza scema, non contribuisce ad "intrigare". C’è poi un secondo personaggio, che a mio gusto è di gran lunga preferibile a quello or ora citato, ed è Marta, interpretato da Martha Katherin. In rete di questa attrice si trova nulla, e manco so con certezza se si tratta di un’attrice italiana che usava un nome d’arte come sospetto. Osservando i labbiali (ma guarda uno a cos’è costretto...) pare a me parli italiano, e potrebbe quindi essere italiana. Il tipo di fascino mi ricorda però figure conosciute all'estero. Sta di fatto che questa attrice veste molto bene il suo ruolo, e dispone di un'avvenenza rimarchevole, tanto che sono sorpreso non abbia avuto altre parti e più fortuna negli anni a seguire, magari in storie più convincenti. Detto ciò il personaggio di Marta nel film è quello di una bella donna che ha sposato il riccone (e stupidotto) di turno per denaro; ora ne è pentita. A tutto c’è rimedio, e questo rimedio si chiama “amante”. La cosa è notata da Stefano (Franco Merli, di cui accennerò fra poco) che proprio in forza di questa relazione clandestina, troverà il modo di ricattare la bella zia (adottiva) e costringerla alle sue volontà!
Senza mezzi termini questa situazione è un riedizione delle fortunate scene di Malizia di Samperi (1973 - rif. 4) dove oltre allo strip-tease nel buio illuminato da una torcia a pile, c’è anche la scena della mano del ragazzo che fruga nelle gambe della donna, mentre la famiglia è seduta a tavola. Questo scopiazzare dall’opera di un altro regista, io lo giudico positivamente, perchè mi permette di fare dei paragoni ed in questo caso la copia non ne esce penalizzata. Il merito è proprio di Martha Katherin che ha un notevole sex-appeal, comunque comparabile a quella dell’indimenticabile Laura Antonelli, ma gran parte di tanta favorevole critica va riconosciuto anche alla recitazione di Franco Merli che ha le sembianze di un satiro e sa rendersi odioso al punto giusto, aggiungendo pathos al ricatto. Una donna mai vorrebbe essere ricattata da un giovane così raccapriciante, viscido per certi aspetti, ma in questa urticante situazione si trova la splendida sposa, e c'è da capire come penserà di uscirne. D’altra parte il ragazzo è compreso dallo spettatore perché un simile boccone, (zia Marta) se si può azzannare, va azzannato!
I due personaggi sono credibili, oltre che ben interpretati, quindi un plauso lo merita anche il regista che ha scritto lo spartito. Tornando su questi protagonisti segnalo altri due elementi; il primo è che il ragazzo si dimostra a suo modo fedele verso la donna (il film lascia intendere che per lui non vale la regola "Una vale l’altra": la sua vittima preferita è Marta perché a lui piace lei. C’è quindi un idea di romantica morbosità che in questo contesto non guasta, cui si affianca, secondo elemento, anche un tocco di sadismo: alla prima occasione Stefano punisce Marta colpendola nelle natiche, distaccandosi quindi sensibilmente dall’originale di Samperi e rendendo la storia simile, ma non uguale.
Qualcosa devo aggiungere su Franco Merli che era solo alla sua seconda apparizione nel mondo del cinema. Lui di professione faceva il benzinaio e fu Pier Paolo Pasolini a scoprilo e a lanciarlo nel mondo del cinema con il film Il fiore delle mille e una notte (1974). Dopo questo lavoro Merli sarà una delle vittime nel celeberrimo Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975 sempre di Pier Paolo Pasolini), in seguito l'attore compare in altri due film, uno dei quali diretto da Ettore Scola, per poi sparire del tutto dalle scene. Ultima chiosa sul personaggio di Stefano in questa pellicola, se il personaggio risulta odioso, a mio gusto, non tocca i vertici nella scala del fastidio raggiunti da Gabriele Finzi in Lezioni private, sempre dello stesso anno, personaggio interpretato da Emilio Locurcio (rif. 5). Anche in quell’occasione c’è un ricatto che porta a spogliare la bella insegnante Laura Formenti (interpretata da Carroll Baker).
Tra i meriti del regista annoto anche l’aver scovato e posta come protagonista Sofia Dionisio. Iniziamo dal personaggio da lei interpretato, Daniela De Marchi, che osserva con sguardo “puro” le vicissitudini che le girano attorno, spesso aiutata a focalizzarle da colui di cui poi si innamora, il proletario Marco (Nino Castelnuovo). Pure Daniela non è un personaggio ben tratteggiato da parte del regista, la ragazzina pare ingenua, ma quando ancora era dentro al collegio una suora la bacerà prima che se ne vada trattenendo a se un pezzo della sua lingerie (hai capito le suere?). Non proprio un curriculum di verginella innocente agli occhi di chi scrive. L’attrice poi non mi ha entusiasmato per la recitazione, forse anche perché il suo personaggio oltre che mal dettagliato stonava un po' nel contesto generale... tutti porci e maialone, ma ecco che sbuca la ragazzina ingenua, la collegiale che si innamora del primo maschio decente che le passa vicino (venedo corrisposta e rispettata) ... Mha! Quanto all'attrice mi permetto un'ulteriore considerazione, il volto dell’interprete è nella norma (nulla di speciale) e non giustificherebbe il ruolo di protagonista. Ecco quindi che quando il regista le ha fatto scendere le vesti, con i pretesti del caso, lo spettatore ha scoperto le ragioni che l’hanno portata a quella parte cinematografica: forme giunoniche dove la prosperità l’ha fatta da padrona, insomma curve tutt’altro che normali ma piacevolmente sopra la media. E' stato un piacevole colpo di scena in positivo ed un altro punto a favore del regista.
Alla fine quindi rendo merito al regista per la scelta delle attrici, un plauso per i vari spogliarelli proposti due della Benussi, uno della Katherin e qualche generoso dettaglio di Sofia Dionisio. Gli riconosco, al regista, di aver avuto coraggio nella scelta di molti attori poco noti, non tutti sbagliati, anzi, per le ragioni sopra esposte alcuni proprio azzeccati magnificamente. Non un gran lavoro, nel complesso, ma ci sono elementi (e scene) da salvare. Ecco, direi proprio quelle stesse scene che sono state tagliate nella versione che gira su You Tube.
La parola ora ai critici di Davinotti.it (rif. 6)
Daidae - tre pallini per una sintesi di - Davvero notevole: “Ottimo erotico diretto da Martucci. Attrici stupende, senza dubbio la migliore è Martha Katherin (vero nome Marta Wukitsche), perfetta sconosciuta qui alla sua unica prova, che difficilmente scorderete. Benissimo anche il resto del cast, non mi hanno convinto troppo la Dionisio e Merli, mentre la Benussi nei panni di una simpatica ninfomane è perfetta; ottimi anche Diogene e Di Pinto. Film certamente da rivalutare, che unisce a momenti di ilarità (vedi il rapporto con sopresa gay) un erotismo raffinato e bello da vedere.”
Come il lettore può constatare, a parte le opinioni divergenti su alcune interpretazioni, questo critico ha trovato dei riferimenti circa Martha, li ho verificati e son rimasto con lo stesso pungo di mosche che avevo in mano prima. Mi chiedo, ma il labbiale dove mi pareva parlasse italiano, l’ho interpretato correttamente?
Dusso - due pallini - Non male dopotutto - “Simpatica commedia sexy con protagonista Sofia Dionisio (sorella minore di Silvia). Il regista Martucci ci regala un film simpatico ma soprattutto con un buon ritmo. Buona la prova del cast e dei caratteristi, in particolare Franco Diogene nella parte del ricco commendatore”.
Homesick - Mediocre, ma con un suo perchè - due pallini “Sulla scia de La minorenne di Amadio, da cui riprende la vena antiborghese (qui tuttavia molto più superficiale) sulla famiglia ipocrita e le tetre visioni a inizio film. A funzionare bene sono piuttosto i nudi della Dionisio, della Benussi – protagonista di un memorabile bagno in tinozza e di un raffinato numero di spogliarello da club privé – e della Katherin, la comicità di Diogene e la maschera feroce e perversa di Franco Merli. Finale di rara scemenza. Nelle musiche di Mancuso-Pisano si cita il celebre motivo de La famiglia Addams”.
Zoltan - un pallino - Scarso, ma qualcosa da salvare c’è! - “ Film altalenante nel ritmo, troppo disomogeneo nella propria durata per convincere in pieno. Indubbiamente alcune scene sono azzeccate, anche sul piano sexy, così come Diogene risulta abbastanza simpatico, ma tante cose appaiono forzate e buttate lì per allungare il brodo. Il fatto che la trama principale sia quella noiosa tra la Dionisio e Castelnuovo porta il film a volare basso, mentre un po' meglio si va con le sottotrame.”
Pessoa - Gravemente insufficiente: “Commediaccia erotica di Martucci in cui la firma di Regnoli garantisce la consueta prurigine tranciata col machete sul più bello dallo specialista Mattei al montaggio. A parte i nudi delle splendide fanciulle coinvolte c'è davvero poco da segnalare e i caratteristi promossi per l'occasione al ruolo di comprimari (Diogene, Di Pinto) possono poco per cambiare l'andazzo, mentre Castelnuovo si aggira per sul set come un pesce fuor d'acqua, quasi incredulo della pochezza dell'operazione. Confezione di bassissimo livello per un film insulso, in cui non v'è nulla che giustifichi la visione”.
Direi che può bastare.
Mirco Venzo, Treviso 03/06/2026 #qzone.it
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/La_collegiale
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1033-la-figliastra-1976-di-e-mulargia
rif. 3 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/869-la-nipote-di-nello-rossati
rif. 4 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/706-malizia-di-samperi
rif. 5 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1142-lezioni-private-di-v-de-sisti-1975
rif. 6 https://www.davinotti.com/film/la-collegiale/5887