Ieri mattina, quando son andato a documentare la manifestazione “Treviso in rosa” sulle mura ho visto il telo imbastito da Arte Scalza e ho provato, lo confesso, una certa emozione. Anzitutto un’emozione estetica: le mura erano avvolte, in un certo qual modo vestite, da questo immenso drappo che attirava l’attenzione mediante i numerosi giochi di colori che i bimbi avevano in esso realizzato. V’era poi un’emozione generata dall’ammirazione e dalla soddisfazione; Claudia Rossetti era riuscita nel suo intento e aveva fatto dipingere un kilometro di telo ai bambini. L’idea, nata in famiglia dialogando con il marito, era stata resa concreta, ed oggi, quella che pareva un’impresa titanica, è realtà. Il gruppo, quel gruppo che Claudia ha saputo creare, sicuramente consolidato anche dall’esperienza e dall’entusiasmo di Antonio Lavina (vice presidente della Tavolozza Trevigiana, altra associazione di artisti) aveva centrato l’obiettivo che si era ripromesso.
Mentre stavamo sorseggiando una bevanda “Ai do pomi” in centro Treviso, si dialogava con Stefano Bergamin e Giampiero Presazzi su come la crisi economica vada a disturbare anche il mercato dell’arte. In un periodo di recessione è proprio il superfluo che per primo si va a tagliare, e si discuteva anche sul significato che ha essere artisti. Un artista deve o meno promuovere idee, anche per cambiare la realtà (magari in meglio) o deve solo considerarsi un produttore di situazioni “futili”, cose, oggetti, emozioni belle ma effimere? Mentre riflettevo su questo pensavo alle più di cinquemila donne che vestite in rosa stamane correvano sulla mura cittadine, e a come inutile, anche se gradevole alla vista, fosse il loro agire che costava loro fatica e sudore.
Tanta partecipazione non si era certo vista all’ultimo referendum, dove si parlava di scelte strategiche per il futuro e dove si poteva esprimere un forte, ed a mio avviso doveroso, dissenso verso l’attuale nostro Primo Ministro. Per assonanza mi è venuto spontaneo pensare anche alla fatica che avevano fatto coloro che mi stavano parlando, due tra i molti attivisti che han reso concreto questo "Kilometro per l’infanzia". Un messaggio lanciato al mondo a tutela dei bimbi, dei più indifesi. Altresì un messaggio di speranza lanciato agli adulti.
Se una piccola compagnia riesce a trovare le forze per realizzare un kilometro di telo colorato, forse, unendo le forze, un gruppetto di persone potrebbe modificare gli andamenti economici che tante ore di sonno, e tante vite han sacrificato in questi ultimi anni.
Oggi si sente parlare “del mercato” come se fosse un’entità divina, esiste la “natura” con le sue leggi regolate da Dio ed esiste “il mercato”, altrettanto divino e anch’esso governato da leggi superiori: non è così!
Anche per questo sempre nuove norme vengono varate com’è il caso del famoso TTIP. Se questo trattato venisse ratificato, le cose economiche prenderebbero sicuramente una piega diversa rispetto al caso opposto: eisite a Treviso un'associazione o un gruppo di associazioni che riesce a mobulitare una folla come successo per la corsa in rosa? Ecco a che cosa pensavo mentre la brezza primaverile mi accarezzava il volto mentre ero confortevolmente seduto nella piazza che da le spalle al palazzo dei 300; si può agire sull’economia attraverso appropriate pressioni per indirizzare le scelte politiche che oggi sono tutte contro il cittadino e a difesa degli interessi delle società transnazionali. Oltre che nostro dovere civico ciò sarebbe anche nostro interesse farlo.
Ad oggi non ci stiamo riuscendo, e qui però si incunea il mio interrogativo e la mia riflessione: ma se un gruppo di artisti riesce a far disegnare a dei bambini un telo lungo mille metri (la cifra esatta è di 1440 metri!) possibile che non si riesca ad intervenire a difesa del nostro lavoro, sempre più merce rara, delle sue remunerazioni e dei suoi diritti annessi e connessi? Ieri mattina mentre molte donne correvano spensierate, molte altre loro colleghe erano costrette a starsene dentro un negozio, cosa inconcepibile sino a qualche lustro fa: ieri era domenica, ma con l’avvento del nuovo millennio pare normale lavorare anche nei giorni di festa per sempre più persone.
Il marcato quindi non c'entra con l'attuale crisi ma è l’apatia di noi elettori, io credo, ad esserne una delle concause di questa situazione tutt'altro che naturale.
Apatia che sicuramente non può essere associata ad Arte Scalza ed ai bimbi che si son immersi in questo progetto, con volontà e passione.
Mirco Venzo, Treviso 09/05/2016
