Dopo lunghe settimane di isolamento, possiamo uscire per una camminata in quasi libertà. Finalmente. Abito nella prima periferia trevigiana, e qui sono rimasta confinata negli ultimi due mesi. Oggi la città mi ha restituito un'impressione strana, non me l'aspettavo finché non l'ho provata. Più che la tristezza di vedere i negozi chiusi, senza giri di parole ho avuto paura della gente. Poche persone, frettolose, tutte con la mascherina, ognuno è un possibile contagioso asintomatico. Potrei esserlo anch'io per gli altri, comprendo chi mantiene le distanze ben oltre i limiti. E pensare che tempo fa partecipavo attivamente a un gruppo che offre abbracci a chiunque ne voglia ricevere, in luoghi pubblici, su ispirazione del movimento internazionale Free Hugs.
Ho camminato evitando gli sconosciuti, sono scesa dal marciapiede per non sfiorare un passante, ho attraversato la strada per il solo motivo di allontanarmi meglio. Non ho avuto il coraggio di premere il pulsante del semaforo pedonale. Sono riuscita a non toccare nulla. Ho voluto arrivare fino in centro, vedere quanto sono vuote le piazze, adesso si può andare. Non ce l'ho fatta a inoltrarmi fino alla zona che è il cuore di Treviso: più allungavo il passo e più cresceva in me il desiderio di rientrare prima possibile nel mio ambiente protetto. L'ultima vera uscita che ricordo era a fine febbraio, un giro a Venezia per il Carnevale, appena in tempo, che poi è stato bloccato nei suoi giorni finali. Nell'arco di qualche settimana ci siamo trovati coinvolti in una situazione che nessuno sapeva gestire, come essere dentro a un film senza aver fatto le prove. Ascoltare troppi notiziari, in questo periodo, è stato più dannoso che utile. Qualche volta, di sera, ho immaginato la possibilità di risvegliarmi da un incubo la mattina seguente, come se tutto ciò non fosse vero.
Un po' alla volta abbiamo assimilato le istruzioni, ci siamo adattati, aggrappandoci alle nostre migliori risorse per cercare di prenderla con filosofia ed occupare le lunghe giornate stando a casa, per chi ha potuto farlo. A dire il vero, personalmente mi ritengo fortunata: non ho sopportato grandi rinunce nel mio stile di vita. Sono casalinga, fra le mura domestiche ero già abituata da prima. Mi sono mancate molto le passeggiate a piedi o in bicicletta lungo il Sile. La Restera, frequentatissima dai trevigiani, all'improvviso è stata dichiarata luogo proibito: sia per l'occasione di assembramenti, sia per la distanza oltre i 200 metri.
Fare la spesa è diventato più difficile, perché avevo l'abitudine di andarci spesso e volentieri acquistando poche cose alla volta, ogni giorno o quasi, in posti diversi e lontani come piacevole occasione di uscire a pedalare. E poi il mercato, la Pescheria, le bancarelle di frutta e verdura, gli incontri e le chiacchierate impreviste... tutto ciò che sembrava una normale routine non lo è stato più, per nessuno. In compenso, ho iniziato a frequentare un negozio interessante aperto da pochi mesi, nel mio quartiere, dove si possono comprare generi alimentari e detersivi sfusi. Lì ho sempre trovato la farina anche quando nella grande distribuzione era esaurita, insieme a un rapporto diverso e più umano con i gestori.
Forse è presto per dire in che modo questa esperienza ci cambierà, credo non tutti nella stessa misura. Mi auguro che qualcosa cambi veramente, ma per scelta, non perché siamo costretti. Voglio essere ottimista, spero sia stata l'occasione per capire cosa è veramente necessario e cosa non lo è.Per quanto mi riguarda, penso che il frutto migliore della quarantena sia il mio avvicinamento alla pasta madre. Il giorno che ho saputo della mancanza di lievito nei supermercati, perché moltissimi clienti si sono accaparrati le scorte in previsione di un blocco totale, ho pensato che fosse arrivato il momento giusto per provarci seriamente. E così è stato, e ci sono riuscita, partendo da farina e acqua. Ma questa è una nuova storia, ha la forza della creazione, sono sicura che più di qualcuno capirà.
Daniela Grassato, Treviso 29/04/2020 - #qzone.it
Foto di Daniela Grassato - Treviso, zona di San Leonardo con a destra la Fontana del Littorio