Elles è un film della polacca Małgorzata Szumowska uscito in anteprima a Toronto nel 2011, proposto nelle sale nel 2012 per approdare in Italia nel 2013. La produzione è polacco, francotedesca e la sceneggiatura è opera della stessa regista e di Tine Byrckel. La trama è semplice: una giornalista che lavora per la rivista Elle, Anne (interpretata da Juliette Binoche) deve realizzare un articolo sulla prostituzione giovanile, (il tema delle studentesse che per pagarsi gli studi si danno al meretricio è già stato affrontato in altre pellicole transalpine), a tal fine Anne entra in relazione con Alicja (interpretata dalla polacca Joanna Kulig) e Charlotte (interpretata dalla francese Anaïs Demoustier) per approfondire il tema grazie alle loro testimonianze. Loro, Elles in francese, notate il gioco di parole tra il giornale, (Elle) al
singolare, ed il titolo del film Elles al plurale che si riferisce a più donne. Loro (Elles) dopo aver visto il film ritengo si riferisca non solo alle due prostitute, quanto a tutte le donne del film, includendo quindi anche Anne, che è, di fatto, merito anche la solita strepitosa Juliette Binoche, il fulcro della pellicola. Dicevo, loro, (le prostitute) vivono con relativa disinvoltura il fatto di vendere il proprio corpo; pur con delle controindicazioni è per loro un modo per emanciparsi, per uscire da una vita altrimenti senza prospettive. insomma, la pellicola, non è uno spot a prostituirsi, ma neppure demonizza questa scelta come confermato da un dialogo che non riporto testuale. - Charlotte: “... è insopportabile, quel puzzo, quell’odore…!” - Spiegati meglio (la interrompe Anne, convinta che la ragazza stesse parlando di alcuni clienti, o dell’odore dello sperma dopo una fallatio) - “Non capisce, vero? L’odore di muffa, di stantio delle case popolari…!”. La ragazza ci dice che quello è stomachevole non è lo sperma che poi (forse, immagino) è simile a quello di uomini magari conosciuti perché si amano le frequentazioni maschili, quel che è insopportabile è la miseria. A conferma della coerenza del personaggio, sempre Charlotte, verso la fine del film chiederà ad Anne, “Che cosa vede lei dal suo bagno?” - “Bha… ho una finestra che da sul parco del quartiere” - “Un bagno con vista!” è il commento intriso di una certa invidia della ragazza. (Anche qui, il dialogo non è letterale)
Uno dei cardini su cui poggia la pellicola sono i dialoghi tra le due giovani (entrambe molto avvenenti e dal corpo decisamente seducente), con la giornalista. In tal senso il film pare una sorta di documentario, ma ciò non è del tutto vero giacché, altrettanto importante nel progetto della regista, è la vita di Anne, che occupa per la maggior parte del tempo. E’ questa una donna “vincente”; ha ottenuto dalla vita quanto si può desiderare. Un lavoro importante ed è pure apprezzata, ha un marito gentile e piacente, (anche lui uomo in carriera e potremmo definirlo benestante), ed ha due figli. E’ quindi una donna che ha centrato pure l’obiettivo di essere mamma, cosa non scontata. E’ una bella donna. Eppure, la regista ci dice che questa borghese benestante è anche infelice. I figli danno lei molte preoccupazioni, il più grande in particolare, Florent, (interpretato da François Civil) non segue le sue direttive e pare puntare verso una strada sbagliata: i genitori non sono di certo il modello cui ispirarsi (ai suoi occhi), mentre il più piccolo si isola cincischiando con giochetti tecnologici. Il marito pare (a lei) non supportarla nel difficile compito genitoriale che le pesa molto.
A livello di ritmo il film assume una connotazione assai precisa; quando la telecamera si posa su Anne e questa è sola, spesso è in fase di riflessione, il silenzio è predominante, con i soli rumori del quotidiano: le bottiglie che si sbattono quando si apre la porta del frigo, il coltello che tocca il legno del tagliere quando sta sminuzzando qualcosa, cose così che interrompono un silenzio che pare frutto di un vuoto interiore… Il ritmo è lentissimo in questi frangenti. Questo silenzio, sempre quando la regista focalizza su Anne, viene spesso interrotto da alterchi con i figli, o da discussioni con il marito. Qui il ritmo aumenta all’improvviso, svegliando lo spettatore che si stava addormentando. Anne ha tutto, ma è anche e soprattutto una donna insoddisfatta, sia sessualmente che affettivamente… è una donna che si è spenta, che si è impantanata nel suo quotidiano dorato, al contrario delle due ragazze che tra una sberla e l’altra che la vita gli riserva, sono però vive. Più di lei e questa constatazione è un ulteriore motivo di disturbo per la bella e sensuale donna borghese.
E siamo arrivati al punto, la Szumowska, nella mia interpretazione del film, ci sta dicendo che viviamo in una società dove sia chi è parte delle classi sociali meno abbienti, sia chi è borghese di buon livello, vive una vita deludente. A tal proposito indicativa è la cena che Il marito di Anne, Patrick (interpretato da Louis-Do de Lencquesaing) organizza con dei colleghi di lavoro, è una cerimonia intrisa di ipocrisia e di dialoghi vacui, noiosi, insignificanti anche se irrorata da bottiglie di vino prestigioso (e non per caso Anne abbandona la cena senza fornire giustificazioni). Non è solo la mezza età borghese a vivere nel disagio (come anche alcuni clienti delle ragazze su cui si sofferma la telecamera della regista confermano) ma lo sono anche i giovani, i figli di Anne e le due prostitute intervistate.
Małgorzata Szumowska nella sua pellicola fotografa la società francese presentando tutti “in difficoltà”, siano essi poveri o ricchi, giovani o meno, belli o brutti. Si direbbe si tratti di un problema sistemico, di una società che impedisce ai più di realizzarsi. Non dice altro, non presenta soluzioni, la regista si limita a fotografare un pezzo di realtà, mantenendo un certo distacco. Questo è come l’ho interpretato io. Andrò a breve a riportare anche altre opinioni per fornire differenti chiavi interpretative e differenti giudizi. Resta da precisare che wikipedia (rif. 1) lo presenta come un film drammatico, e non come una pellicola erotica, pur non mancando le scene di sesso (in una si intuisce che pure la Binoche si masturba; dico si intuisce perchè la mano ed il luogo dove va a muoversi è celata alla vista dello spettatore). In effetti le scene di sesso apportano un po’ di verve ad un film che altrimenti risulterebbe lento per i gusti di molto pubblico (me compreso) ma a riguardo devo dire che leggendo le recensioni di Davinotti ho motivo di sospettare che molte scene mi siano state tagliate. vale la pena allora di citare la Tv che me l’ha proposto sforbiciato: Telenuovo. Detto ciò la recitazione di tutti gli attori, e dalla protagonista in particolare, sono di buon livello.
La regia pure è buona, anche se il piglio di “documentario” che ammanta questo lavoro potrebbe disturbare molti tra gli spettatori ed è forse una delle ragioni per cui ad alcuni opinionisti di Davinotti (rif. 2) non è piaciuto, tra i più critici rilevo l’opinione di Deepred89 che lo reputa gravemente insufficente: “Nuove, ignorantissime, rivelazioni sul mondo perverso del sesso. Da un tema che già 40 anni fa poteva considerarsi esaurito (chi si ricorda i thriller di Dallamano?) si plasma un film di rara inutilità, né toccante né provocante, con dialoghi risibili, un Binoche terribile (che ci regala pure qualche fotogramma di topless, ma tra catartici ascolti di musica classica e stravisti raptus sessual-animaleschi una bella pernacchia è impossibile negargliela), qualche scenetta erotica e un'ottima, sprecatissima fotografia. Meglio starne alla larga”.
Cotola (due pallini, lo ritiene mediocre ma con un suo perché): “Attraverso la giornalista protagonista della pellicola si indaga sulla prostituzione tra le studentesse. L’inchiesta, cosa non imprevedibile, avrà ripercussioni anche sulla vita privata della donna, salvo poi giungere al solito finale con quadretto familiare ipocritamente “pacificato”. Non certamente brutto e non gratuitamente scandalistico ma, come spesso accade in questi casi, il sospetto di voyerismo mi è sembrato più che fondato. Per il modo di affrontare la tematica meglio altre prove. Nulla di nuovo sotto il sole”. Per Nancy è un film “Davvero notevole: tre pallini”: “Un film abbastanza duro, che scende nelle tenebre patinate della prostituzione d'alto borgo: la storia presenta attraverso gli occhi della giornalista Binoche, in ordine a-cronologico, le storie di due studentesse che per mantenersi usano il loro corpo. La Szumowska non ci risparmia traballamenti dogmeggianti e scene semi hard (addirittura un coraggioso pissing). La mdp sta sempre appiccicata alle sue protagoniste rivelando la sua anima profondamente femminile ma al contempo senza dare giudizi su nessuno dei chiamati in causa. Un po' lento, ma riuscito”.
Mirco Venzo, Treviso 01/04/2025 #qzone.it
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Elles
rif. 2 https://www.davinotti.com/forum/curiosita/elles/40029491