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20260907 VM intimoIo intimo (titoli testa tutto minuscolo e titoli coda tutto maiuscolo) è un film del 1988, diretto da Bob J. Ross (alias Beppe Cino)”. (rif. 1). Ecco come Wikipedia introduce una pellicola erotica poco apprezzata dai critici della rete, avrò occasione di riportare alcune di queste opinioni, ma che non mi è parsa così male, tanto che qualcosa di “carino” io dico che c'era. Non solo, sempre in rete ci sono poche informazioni, e la ragione me la spiega la IA cui cedo la penna: “Uscito nelle sale cinematografiche italiane nel febbraio del 1988 e in seguito distribuito anche sul mercato televisivo e pay-per-view (con il titolo internazionale Midnight Seductions), trattandosi di una produzione a basso budget tipica del filone erotico-sentimentale italiano dell'epoca […] il film Intimo è stato effettivamente pubblicato in formato DVD, ma con una particolarità importante. Non ha ricevuto una distribuzione ufficiale in DVD per il mercato italiano standard; è stato invece pubblicato all'estero, principalmente sul mercato tedesco (da editori come Donau Film)”.

Sintesi: è una pellicola rara da trovare in Italia e non ha avuto grande distribuzione nelle sale cinematografiche con conseguente limitata critica nelle riviste specializzate, ovvero quelle che fanno da cassa di risonanza e creano curiosità nel prodotto. La ragione l'avete letta, questa pellicola ha "viaggiato" sfruttando altri canali. La risultanza è la pochezza di informazione relative a questo lavoro e la stessa Wikipedia non sa dirmi nulla circa chi ha realizzato il soggetto e chi ha collaborato per la sceneggiatura. (rif. 1). Cinematografo.it afferma che soggetto e sceneggiatura sono opera di Beppe Cino (rif.5) e quindi ora, soddisfatto, procedo.

La trama

Tea (interpretata da Eva Grimaldi) lavora come cameriera in una sorta di night club, e si propone, altro lavoro, come modella per sfilate di moda dove, da ciò che ho compreso, si esibisce in biancheria intima. La ragazza ha un fidanzato, il classico bravo ragazzo che studia all’università, ma il genere di lavoro che svolge favoriscono incontri e conoscenze di persone di tutti i tipi. Uno, Karl (interpretato da Leonardo Treviglio) riesce ad avvicinarla, andando a stimolare la fantasia (ed il corpo) della ragazza. La relazione tra i due, coinvolge anche il portiere d’albergo dove vive Karl, persona particolarmente oscura, anche più di Karl che già è su buoni livelli, del portiere manco sappiamo il nome; l’interprete di questo uomo del mistero è Thomas Arana.

Cos’ha di interessante questo film a mio giudizio? Anzitutto è una pellicola erotica e dopo averla visionata lo spettatore si è tolto lo sfizio di godere senza fatica del corpo della protagonista, che è già un elemento di tutto rispetto, trattandosi di Eva Grimaldi, una donna che reputo bellissima. Preciso che non è un film porno, anche se si ferma allo stadio appena precedente (non si vede l’organo maschile e non si dettaglia sulle parti intime durante l’amplesso), ma per il resto come si avviluppano tra loro i vari protagonisti è assai chiaro, e non manca nulla al repertorio classico del kamasutra. Rispetto ai classici film hard poi, vi è un'altra ulteriore caratteristica, qui importanti risultano le chiacchierate, che sono poi anche la ragione per cui la pellicola ha disturbato molti dei commentatori. In effetti i dialoghi e in generale “le parole” sono uno degli strumenti con cui Karl seduce Tea; non solo, anche gli scambi tra Karl ed il portiere dovrebbero aiutare a comprendere un po’ la personalità di questi due protagonisti della storia, anche se forse, contribuiscono a renderla maggiormente oscura, se non addirittura più opaca. 

Vado male ad esprimermi in modo definitivo perché la prima visione l’ho fatta osservando un doppiaggio in inglese, poi quando ho recuperato la versione in italiano, la mia attenzione era già scesa di intensità; ma avanzo l’ipotesi che fosse volontà del regista creare un’aura di mistero e di complicanza nelle personalità sia di Karl, che del portiere con cui Karl si confida, ammantando il mondo che rappresentano come “poco chiaro”. Questi due personaggi trascineranno Tea in giochi riconducibili al BDSM. Reputo la scelta di questi due attori azzeccata giacché sia il primo, (Leonardo Treviglio) che il secondo, (Thomas Arana) svolgono perfettamente il loro compito. Già questo è un elemento di giudizio favorevole per chi si firma come Bob j. Ross. Apro una parentesi: non mi stupisce che si sia data particolare importanza alla distribuzione in Germania di questo prodotto cinematografico perché ragionando a posteriori molti elementi presentati in questo lavoro, che è decisamente curato, sono riconducibile ai gusti tedeschi, non da ultimo, le sfumature fetish che talvolta compaiono nella scena. 

Anche il night club dove lavora Tea mi ricorda certi ambienti tedeschi, dove all’interno c’è un gruppo che fa musica dal vivo. La band che compare in più occasioni sono i Liquid Eyes, il cui bassista e tastierista, Michael Held, che collaborò con il gruppo per un certo periodo di tempo, è tedesco. Questa musica assai singolare costruisce atmosfera, andando a preparare, presagire, l’evolversi degli eventi. Per rimarcare l’importanza del complesso e della sua musica, il regista s’inventa anche uno streep tease particolarmente efficace che rafforza l’immagine di eros connettendolo a questa musica; protagonista dello spettacolo è una collega di sfilate di Tea, Lora, interpretata da Valentina Demy, qui accreditata con il suo vero nome, Marisa ParraHomesick di Davinotti (rif. 2) ci dice che la pisana è al suo debutto nel mondo del cinema e, indagando in rete scopro che Valentina Demy è: “Una culturista, attrice e attrice pornografica italiana. Con alle spalle un'importante carriera cinematografica nel mondo della pornografia, Valentine Demy figura fra le più famose attrici del panorama hard italiano che si sono distinte tra gli anni novanta e gli anni duemila”.

La figura di Valentina Demy (onore a Beppe Cino che l’ha fatta emergere dall’ombra) mi aiuta ad introdurre un tema: nel visionare un film erotico l’utente si aspetta di vedere delle belle ragazze, qui il regista siciliano non ce le risparmia di certo: nei camerini della sfilata lo spettatore vede spogliarsi le colleghe di Tea (una di esse è appunto Lora) e ha il piacere di rifarsi gli occhi anche con le altre. Purtroppo non posso ricondurre i nomi alle protagoniste, ma devo riconoscere che sono tutte fisicamente molto intriganti, non solo Lora/Demy, va quindi detto che tutti gli attori scelti da Beppe Cino sono congrui alla realizzazione del suo progetto, e questo è un ulteriore punto a suo favore. Anche il titolo del film, Intimo, pare a me azzeccato, se da un lato si fa riferimento alla biancheria esposta nelle sfilate da Tea, Lora e dalle loro colleghe, mi pare che si faccia riferimento anche ai sentimenti profondi che spingono la protagonista a vivere le avventure narrate dal film.  L’atmosfera della pellicola, le luci molto curate, ricordano le pattinate riviste di Playmen e Playboy, dove ha avuto il piacere (e l’onore) di posare la stessa Eva Grimaldi, ma al di la di questo, è un tipo di immagini, di riprese, di fotografia, che ci riporta dritta dentro gli anni ottanta. Questo film ricorda, non a caso, alcune opere dei più famosi registi di quegli anni, ovvero i fratelli Vanzina, con una sostanziale differenza: qui i corpi delle ragazze si vedono e non ci si limita ad immaginarli. Altro punto a favore di quest'opera.

Molteplici sono i richiami ad altri lavori cinematografici; se lo stile di ripresa e il trattare il mondo della moda ci riporta ai già citati fratelli Vanzina, l’ambigua e sadica figura del portiere mi riconduce al lavoro della Liliana Cavani del 1974 (rif. 3); mentre la scena in ascensore che vede protagonisti Tea e Karl mi riporta senza indugio a Historie d’O e più precisamente al momento in cui la protagonista deve avvicinarsi a Roissy con l’auto. Beppe Cino, che ha un’importante carriera alle spalle, non è un regista agli esordi, ed a conferma del suo valore vi è il fatto che manovra bene gli attori del film, non da ultima la stessa Eva Grimaldi la quale non è solo un bel corpo, ma nei dialoghi e nell’interpretazione, a mio avviso, è di gran lunga preferibile a tante altre sue colleghe di cui non faccio i nomi per opportunità. Sia chiaro, non è Anna Magnani o la Mariangela Melato dei film della Wertmüller, ma non è solo un fisico superlativo accessoriato da due occhi unici nel panorama nostrano, a me è piaciuta.

A questo punto dovrei aprire una riflessione su cosa non ha funzionato in questa pellicola. Inizierei dai dialoghi, le parole come mezzo di seduzione non sono diffusi nel cinema di genere nostrano dove troviamo protagonisti gli Alvaro Vitali o i Gianfranco d’Angelo. Il loro lessico fatto di grugniti e sguardi allupati è ben lontano da un dialogo come questo: “l’amore è l’infinito a portata di tutti: dei barboni, dei ladri e …dei portieri di notte!”. Frasi “profonde” proferite da chi, poi, di li a poco, farà violenza alla protagonista. Per tanto lo spettatore potrebbe ritrovarsi con l’idea che ci sia dell’incoerenza in tutta la pellicola, ed in parte è una constatazione che condivido; ci sono scene romantiche che si alternano a scene fetish, attestati di fedeltà contradetti da momenti di tradimento. I dialoghi poi non so quanto siano apprezzati da chi è abituale consumatore di pellicola porno dove sono numerosi i sospiri, abbondante è la musica, ma dove non si devono dare spiegazioni o fare chissa che conversazioni. E qui le scene che riconducono ai film porno, ci sono, per tanto un certo tipo di pubblico, quello avezzo a pellicola più "dure" si ritrova spiazzato, ma pure chi preferisce le classiche commedie sexy dove si ride rischia di non orientarsi in questa produzione. Uno dice; è un film dove c’è del sadomasochismo. Onestamente neppure questo è troppo rimarcato, pellicola come Scandalo di Samperi (rif. 4) o il già citato Portiere di Notte della Cavani, sono molto più dirette, più incisive. 

Conclusione il film che sto recensendo può lasciare dell’amaro in bocca in gran parte del pubblico che lo osserva, provengano essi (gli spettatori) questo l'uno o dall'altro filone. Sia chiaro che non è neppure un opera intellettuale, è solo un film erotico. Tra le ragioni di critica verso questo film annoto anche che i protagonisti hanno caratteristiche tali che nessuno risulta appetibile allo spettatore, ed anche questo aiuta a rendere “antipatica” la pellicola: la protagonista vive un rapporto acqua e sapone con il “bravo ragazzo” (Philippe, interpretato da Gabriele Gori), ma poi si dimostra attratta da personaggi torbidi come Karl e cade nelle perversioni del suo sottoposto. Nessuno vorrebbe una donna così come compagna, (banalmente: questa ti fa cornuto senza particolari problemi); ma nessuno vorrebbe essere Philippe o uno dei due uomini misteriosi, uno dei quali anche accusato di impotenza. L'astante non potendosi identificarsi con nessuno dei protagonisti si ritrova così frustrato. In sintesi questa pellicola resta un bel manifesto dello stile cinematografico degli anni ottanta, ma ne riproduce i limiti: dietro un’aurea pattinata fatta di belle luci, belle immagini e bei corpi (in questo caso ci sono!), non si scava in profondità. Del fidanzato di Tea si sa nulla, dei due personaggi loschi, dopo tutto il loro parlare, si è capito poco (forse solo che sono soli, ed anche questo non è invidiabile, pur se è forse la vera grande verità del film). Della complessità di una ragazza come Tea, oltre ad affermare che le donne sono difficili da comprendere, che altro resta allo spettatore? I bei nudi esibiti, che dopo essersi posti tutte queste domande, rischiano di venir dimenticati.

Detto questo io resto dell’idea che la fotografia è particolarmente curata, e quindi un plauso lo merita Franco Delli Colli, quanto all’idea di solitudine che trasmettono personaggi come Karl ed il portiere (che sappiamo da un dialogo del film, non possono definirsi amici tra di loro), è la rappresentazione di quel mondo pattinato di alberghi e night club che era la “Milano da Bere”, fatta per lo più di vuoto. Milano da bere… ma siamo sicuri sia poi Milano il luogo cui si riferisce il regista? Perchè elementi per collocare geograficamente i nostri protagonisti, non ce ne sono. Pure questa indeterminatezza, forse è un punto a sfavore. O forse anche no: quella sorta di solitudine non è solo una caratteristica esclusiva di quella Milano e magari l'autore voleva riferirsi ad un mondo che stava emergendo in quel periodo di tempo (fine anni '80) anche altrove in Italia. Va detto che anche questa istantanea, da me sviluppata, è tirata fuori con le unghie e con i denti, voglio dire non esce immediata, e la pellicola, che non banalizzo come chi leggerete fra poco, pur non essendo un capolavoro, è decisamente meno peggio di come verrà tra poco descritta, ed anzi, non escludo verrà rivalutata in futuro.

Mi piace ricordare che nello stesso anno, Beppe Cino (sempre firmandosi Bob j. Ross) diresse un’altra pellicola sexy, Fatal Temptation da me recensita (rif. 5) - bene, pur trattandosi di lavori assai diferenti, questa con protagonista Eva Grimaldi la ritengo di gran lunga preferibile a quella dove brillava (e si spogliava) Loredana Romito. Riconosco a Beppe Cino del coraggio: se in Fatal Temptation assegnò il ruolo di protagonista a Loredana Romito, dandole per la prima volta il ruolo di protagonista, anche in questo caso il regista fece lo stesso, proponendo al centro della scena Eva Grimaldi, una personalità su cui voglio dilungarmi. Eva ha fatto un po’ di tutto nella sua vita, e pur non potendo io conoscere l’intera opera della veronese, sospetto che questo film sia una buona rappresentazione del suo percorso esistenziale. Tea è una ragazza che spazia da una relazione tradizionale a vivere, senza sforzarsi di sfuggire, esperienze alternative, nuove, forti. Fa la cameriera, ma finisce per trovare spazio nel mondo della moda e delle passerelle, lavori se vogliamo molto distanti l’uno dall’altro. 

Eva Grimaldi, (al secolo Milva Perinoni) ha lavorato come benzinaia per quattro anni nel distributore di famiglia e grazie al suo fisico si è fatta strada nel campo della televisione (iniziando con Drive in di Canale 5 dove faceva la guardarobiera), prima di trovarsi "invischiata" nel mondo del cinema dove, contando le pellicole accreditatele su wikipedia, ad oggi ha 35 film all’attivo, senza considerare i programmi televisivi e le esperienze teatrali. Sentimentalmente poi ha avuto come partners nella vita, tra gli altri Lele Mora e Vittorio Sgarbi, per essere oggi che scrivo civilmente legata ad una donna, Imma Battaglia. Voglio dire la figura di Tea da lei interpretata non è poi forse troppo lontana dalla vita reale vissuta da quest’artista che sia professionalmente, che affettivamente, si è lanciata in progetti ed avventure differenti. Ultima curiosità, che io ricordi ci sono altre due figure nel mondo dello spettacolo che prima di raggiungere il successo lavorarono in chioschi di benzina. La tedesca Ella Weber, sopranominata “la sellerona” da Paolo Bonolis, e Franco Merli, scoperto da Pierpaolo Pasolini da me apprezzato ne La collegiale di G. Martucci (rif. 6)

Spazio ad altre opinioni:

Commedia insulsa e triviale, con personaggi stupidi e farneticanti: Karl l'ossesso, fabbricante di chiacchiere intellettualoidi, espressione di una sessualità smodata e spesso bizzarra, e un portiere di albergo, abbigliato e ghignante come Mephisto”. da Cinematografo ( rif. 7).  

alex94: “Un erotico piuttosto esplicito ma diretto in modo dozzinale ed infarcito di dialoghi pseudo intellettuali semplicemente deliranti e fortunatamente anche involontariamente esilaranti. Il cast è assolutamente disastroso, la pellicola viene praticamente tenuta in piedi dalla Grimaldi (soprattutto dal suo corpo), il che è tutto un dire. Si possono giusto salvare qualche atmosfera azzeccata e la colonna sonora, passabile. Squallido e tremendamente mediocre, merita di restare nel dimenticatoio” rif. 8.

Non meno severi sono, per lo più, gli opinionisti di Davinotti.it (rif. 2)

Iniziamo dal più benevolo, Buiomega71: “Strambo erotico "sospeso" in un limbo notturno, zeppo di locali da film noir postmoderni e impreziosito da una Grimaldi che non solo tiene "caldi", ma che si dona in sandaletti con il tacco e "imbracature" alla slave dispensando feticistiche meraviglie. Peccato per i dialoghi intellettualoidi e altisonanti che impregnano la pellicola (il clou nella possessione da tergo tra Treviglio e la Grimaldi sul cofano della macchina), nei quali Cino cerca ambiziosamente di dare un tono autoriale. Tra un poveristico Sotto il vestito niente e il soft più patinato”.

Herrkinski:Singolare erotico all'italiana intriso di atmosfere ottantiane, che vorrebbe essere patinato e alla moda ma sconta un budget probabilmente limitato. La scelta di dedicarsi a una storia dai risvolti bdsm sarebbe stata interessante, ma la morbosità che dovrebbe trasparire dall'atteggiamento dei viscidi protagonisti viene vanificata da dialoghi a dir poco esilaranti; il cast femminile è altresì disastroso, con la sola Grimaldi a tenere in piedi la baracca mostrando a più riprese la mercanzia. Apparizioni live a random dei new-wavers Liquid Eyes”.

Ciavazzaro: “Che dire... terrificante! Questo lungometraggio di Cino, a mio avviso non può neanche essere definito pellicola, tanta è il pressapochismo che lo pervade. Non esiste una storia, non esistono attori (la Grimaldi in una delle sue interpretazioni peggiori se possibile)”.

Mirco Venzo, Treviso 05/09/2026 #qzone.it

rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Intimo_(film)
rif. 2 https://www.davinotti.com/forum/curiosita/intimo-1988
rif. 3 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1117-il-portiere-di-notte-di-l-cavani-1974
rif. 4 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1184-scandalo-di-s-samperi-1976
rif. 5 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1174-fatal-temptation-di-bob-j-ross-1988
rif. 6 https://www.qzone.it/index.php/q-arts/mirco-venzo/1173-la-collegiale-g-martucci-1975
rif. 7 https://www.cinematografo.it/film/intimo-ncvvlyar
rif. 8 https://www.filmscoop.it/film_al_cinema/intimo.asp

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