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20170905 VM scritturaUn video, dove il relatore è il docente di Filosofia Maurizio Ferraris, (rif 1) mi ha colpito e per questo ho deciso di riassumere alcuni spunti lanciati dal relatore. Sappia il lettore che per un ragioniere entrare in temi filosofici non è saggio; la precisione del linguaggio ed i significati che ogni singolo vocabolo riveste all’interno del video non sono pane per i miei denti, però, se voglio far il divulgatore, devo accettare questa sfida aiutato dal fatto che chi è interessato al tema, è libero di visionare ed ascoltare la fonte primaria cui traggo spunto. (Rif. 2)

Jack Goody, (rif. 3) un antropologo britannico, afferma che la scrittura ha permesso all’uomo di addomesticare il pensiero, permettendo processi quali l’astrazione, la formalizzazione, l’analisi, la sintesi, l’ipotesi… L’alfabeto come lo conosciamo in occidente (frutto anch’esso di un percorso tortuoso) permette la realizzazione di parole che sono alla base del processo logico (è questo un concetto rapito da un video di Carlo Sini), per tanto se è vera una cosa, non è vero il suo contrario. Su quest’ultima affermazione mi rifaccio ad un precedente articolo postato su Qzone (rif. 4) dove, sempre il prof. Sini, narra circa l’origine del cerchio, forse il primo simbolo utilizzato dall’umanità. I simboli per loro natura, hanno molteplici chiavi interpretative, ma proprio per questo non possono essere utilizzati come base di un processo logico come sopra illustrato.

Rimanendo nell’esempio del cerchio questo simbolo esprime l’idea di obiettivo (magari da raggiungere), di equilibrio, ma potrebbe anche essere interpretato come segnale di chiusura (essere accerchiati, essere dentro un cerchio non sono frasi rassicuranti). Si comprende quindi che la simbologia del cerchio, senza nessuna precisazione, risulta fuorviante. Chi, meglio della parola, può decidere che cosa deve significare un cerchio? Ciò vale per tutti i simboli. L’immagine, genericamente intesa, possiede una molteplicità d’interpretazioni, cosa fantastica per alcuni aspetti, ma inconciliabile con il processo logico razionale cui accennavo sopra, proprio quello che ha dato origine alla scienza. Hanno ragioni quindi Goody (e Sini) quando affermano che la scrittura occidentale è da considerare uno strumento tecnico di basilare importanza per la creazione delle scienze, quelle stesse che ci permettono oggi, di sostituire un rene, di solcare i mari anche quando sono in tempesta e di volare sin sulla luna. La scrittura egizia, quella orientale o quella dei Maya forse non avrebbe agevolato quest’avanzata scientifica, almeno non in tempi così “brevi”.

Il lettore ha già compreso che le civiltà ricordate, guarda caso anch’esse dotate di una propria scrittura, raggiunsero risultati tecnici importanti. Va ora ricordato che le culture dotate di scrittura sono solo una piccola parte tra le innumerabili che han calpestato il suolo terrestre dove nella quasi totalità dei casi i gruppi umani vertevano sull’oralità. Riassumendo la scrittura greco/latina, ed il modo di pensare che ad esso si riconduce, han permesso la creazione di teorie, di confrontarle, di pensare in modo oggettivo (o più oggettivo). Il Fenomeno della scrittura favorisce in oltre un certo “distacco”. Quando sei di fronte ad uno scritto e lo leggi, ti estranei dal mondo per rimanere “dentro” l’argomento che lo scrittore tratta, confrontandoti solo con lui, escludendo di conseguenza tutte le altre presenze. Chi comprende lo scritto puo, nel silenzio della tua mente, condividere o contestare le affermazioni captate, senza che gli altri, estranei a questo processo, sappiano nulla di questa interazione tra te lettore e lui scrittore. Anche questo, probabilmente, ha favorito lo sviluppo del pensiero scientifico.

L’avvento della scrittura ha però avuto anche conseguenze negative. Nel video cui faccio riferimento si cita ad esempio la perdita della “memoria”; per gli occidentali, infatti, è generalmente difficile ricordare il nome degli avi, cosa banale nelle società ad oralità diffusa. Il possesso delle proprietà, del bestiame e più in generale di alcuni beni importanti, passa attraverso la ricostruzione dell’albero genealogico; chi perde il contatto con i suoi avi, chi perde la memoria, rimane anche privato del benessere materiale (terreni o animali). Pongo ora l’accento su come anche le prime tracce di scrittura, legate al mondo mediorientale, dessero importanza a temi economici quali proprietà, debiti e crediti, a conferma di come l’attività economica, che piaccia o meno, sia basilare nella nostra Storia, personale e sociale. Molti studiosi, a conferma di quanto appena affermato, ritengono che la scrittura mediorientale (Fenici, Assiro/Babilonesi) nasca per rispondere alle esigenze del nuovo modo di produrre, legato all’agricoltura, alla proprietà privata, al mercato. In precedenza ho ricordato come l’isolamento del lettore, rispetto agli altri membri del gruppo, favorisca una sua tanto personale quanto privata interpretazione e comprensione del testo. Vi è in questo una grande espressione di libertà, perché chi legge, non deve risponder a nessuno di ciò che comprende e di come lo interpreta (o almeno ha la possibilità di non esternarlo). Anche questo ha molto probabilmente favorito il progresso. Discipline come la scienza, la letteratura e la poesia sono fiorite assieme a sentimenti quali l’individualismo, e chi vi scrive, non ritiene questo un fatto scevro di conseguenze negative, riscontrabili in malattie riconducibili a disagi sociali o psicologici.

Una figura quale l’artista individuale, un poeta ad esempio, sono impensabili in società impregnate nell’oralità. Parlare se manca chi ascolta ha poco senso. Si parla per chi ascolta, adattando il pensiero ed il modo di esprimerlo in conformità a chi si ha di fronte. Socrate riteneva proprio per queste ragioni l’oralità superiore alla scrittura. E però lo scrittore si concentra solo (o quanto meno ha la possibilità di farlo) sulla qualità di ciò che scrive che sarà magari compreso appieno nel suo significato solo dopo molti anni, decenni in alcuni casi. Per finire ricordo che la scrittura è anche alla base delle grandi religioni, guarda caso tutte fondate sugli intoccabili Testi Sacri. Anche qui, non è un caso se tali religioni sono sbucate, tra le molteplici culture, proprio lì dove esisteva la scrittura. Altre civiltà che pure sono riuscite nella difficile impresa di vivere in territori ostili (penso agli eschimesi, o agli abitanti delle foreste equatoriali) non sono riuscite a imporre il proprio credo con eguale incisività, e sì che forse proprio loro, causa le difficoltà che li circondavano, dovevano spesso rivolgersi al cielo per chiedere aiuto. L’introduzione al tema “scrittura” mi pare sufficiente nel prossimo articolo Maurizio Ferraris ci racconterà qualcosa attorno alle riflessioni sulla scrittura di Jaques Derrida.

Mirco Venzo, Treviso 05/09/2017 #qzone

Rif 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Mau...
Rif 2 https://www.youtube.com/watch...
Rif 3 https://it.wikipedia.org/wiki/Jack...
Rif 4 http://www.qzone.it/index.php/q...

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