C'è una frase del 2015 che piace molto, e spesso viene riproposta, proferita da uno degli intellettuali più importanti degli ultimi lustri. Lo studioso acclamato è Umberto Eco e la frase in questione sentenzia: (Rif. 1) “...I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo dentro un bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. E' l'invasione degli imbecilli”. La frase piace per varie ragioni, tutti noi riteniamo che il mondo sia invaso dagli imbecilli, dove costoro, ben inteso, sono immancabilmente gli “altri”. La frase piace anche perché tutti noi percepiamo, intuitivamente, che dobbiamo diffidare di quanto troviamo in rete e sappiamo essere la rete stessa una minaccia. Vi è, a mio avviso, un ultimo motivo per cui la frase piace moltissimo a taluni, ed è che questa affermazione lascia intendere come l'informazione e le asserzioni critiche, debbano essere fatte, non dalla gente comune, che spara cavolate, ma da chi ha competenza, da chi ha il titolo per informare e per, eventualmente, criticare...
Questi “sacerdoti” del sapere, questi portatori di verità, sono tra gli altri i giornalisti TV, i giornali, le sedi universitarie. Quelli sono gli ambiti da cui si deve attingere il sapere e solo da quei “santuari” devono uscire eventuali critiche, oltre che le informazioni; la gente comune non ha, e non deve avere, voce in capitolo... Non tutti, ma molti, sono, estendendo il concetto di Umberto Eco, “degli imbecilli”. Apro una parentesi, utilizzando a piene mani quanto scritto in rete nel sito “Micidial.it” (rif. 2) dove mi spiegano che il vocabolo intellettuale deriva dal latino intus-legere, e si riferisce a chi è in grado di leggere dentro, a chi sa approfondire, e non di chi si ferma alla superficie. Va da se che dagli intellettuali ci si aspettano anticipazioni su quanto accadrà in futuro. Su che strade seguire per non trovarsi poi in difficoltà, non solo a livello singolo, ma anche a livello sociale.
Grazie a qualche “imbecille” che l'ha postata, in rete si trova una posizione antitetica a quella di Umberto Eco, dove il protagonista è pur sempre un filosofo, che in passato già ebbe posizioni critiche verso Eco (rif. 3) il suo nome è Costanzo Preve ed è uno dei “maestri” del ben più popolare Diego Fusaro. Preve non commentò direttamente la frase di Eco, ma ebbe a dire... “... mentre ai tempi di Hegel e Schopenhauer, ma anche ai tempi di Adorno, gli intellettuali erano generalmente più intelligenti delle persone comuni, oggi ci troviamo in una situazione nuova: gli intellettuali sono nella stragrande maggioranza più stupidi delle persone comuni. E’ una novità degli ultimi 50 anni e lo vediamo quando vengono interpellati nei talk show televisivi perché dicono una quantità di stupidaggini molto maggiore di quelle che si sentono pronunciare dai tassisti, dai baristi o dalle casalinghe al mercato. (Attenzione è la famosa osteria dove Eco poneva prima della rete i suoi imbecilli ndr) Adorno, Marcuse e Sartre, ad esempio, si possono contestare, io ad esempio non sono d’accordo con loro ma senza dubbio dicevano cose intelligenti, che fanno riflettere. Oggi questo non accade più e dobbiamo aspettarci solo scemenze”.
La visione di Preve, molto meno nota di quella dell'autore del Nome della rosa mi piace particolarmente: oggi in Italia ci sono 5 milioni di poveri. (rif. 4), navigando in rete si trova la ragione di questa situazione che è simile a quella greca, francese (dove i gillet gialli non nascono da sotto i cavoli), spagnola e via discorrendo. La costruzione della Comunità Europea è la causa di questo stato di cose e se questa costruzione politico/economica ha potuto concretizzarsi nei lustri molto dipende dal silenzio degli intellettuali, dei giornalisti, dei sindacati, delle associazioni di commercianti e di confindustria. Delle università! Insomma, il silenzio di chi, sposando le parole di Eco dice... diffidate della rete e ascoltate gli esperti, ovvero a loro... Loro, "gli intelletuali", sono coloro che han taciuto, che non han criticato, che son rimasti in silenzio.
Ad esempio nei primi anni ottanta si andava a concretizzare la separazione tra Banca d'Italia e Ministero del Tesoro. Questa scelta ha impoverito l'Italia, ha cambiato il corso della storia a milioni di persone e ha provocato migliaia di suicidi solo nel nostro territorio. Negli anni in cui questa separazione si concretizzava, io andavo all'Università di Venezia, dove nessun docente, mai, si fece scappare una parola di perplessità su quanto di economico, ma anche politico e sociale, andava a verificarsi tra Andreatta e Ciampi. Noi studenti eravamo impegolati da complessi studi di matematica che, quelli si, mai ci servirono, e avevano solo lo scopo di scoraggiare, eliminare le persone in eccesso. L'idea che solo i “migliori” devono andare avanti aveva preso piede, e l'idea che l'università deve favorire la conoscenza rendendola accessibile al maggior numero di persone, era andata in soffitta. Far selezione significa ostacolare la conoscenza, altrimenti tutti superano gli esami.
Oggi so, grazie alla rete e agli “imbecilli” che come me cercano di lanciare spunti di riflessione, che rinunciare a finanziare il debito pubblico (che poi è la ricchezza di uno Stato, è la contropartita di scuole, strade, sanità etc etc) gratis, ma andare a cercare risorse nei mercati finanziari, significa gravare di interessi ogni investimento fatto dalla Pubblica Amministrazione. Tutto ciò altro non è se non il tarpare le ali allo Stato e, gioco forza, favorire i privati. In una partita dove ci sono due contendenti, se l'arbitro penalizza un giocatore, va da se che sta favorendo l'altro e se ostacoli l'azione dello Stato, automaticamente stai favorendo quella dei privati. Non è grazie agli studi di matematica se ho scoperto a mie spese che favorire i privati non significa favorire me, ma significa favorire persone come Benetton, Berlusconi, Agnelli e, facendola breve, quel 1% della popolazione che detiene la maggior parte della ricchezza italiana. Il concetto ha a che fare con l'economia, ma a Ca' Foscari, mica ce lo spiegarono, a me l'ha chiarito la “rete”... Grazie a qualcuno di quegli “imbecilli” so perché io con una cultura assai elevata, (anche se non eccelsa), per anni son rimasto senza reddito, sono stato con le mani in testa a meditare il suicidio, ho rinunciato a vivere la mia affettività e la mia sessualità, ho rinunciato a far famiglia. Oggi mi chiedo, ma tutta quella matematica che mi fecero studiare all'università, a che cosa m'è servita? Come mai nessuno da quell'università lanciò segnali di allarme verso il progetto Europeo, ci spiegò perché una nazione leader sulle cose economiche come l'Inghilterra mai aderì all'euro?
Ripenso alle parole di Umberto Eco e a quelle di Costanzo Preve e so, quale dei due sta rispondendo alla mia domanda.
Mirco Venzo, Treviso 09/03/2019 #qzone.it
Rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=vLg9IS7Qj8M
Rif. 2 http://micidial.it/2018/07/gli-intellettuali-di-oggi-s...
Rif. 3 https://www.youtube.com/watch?v=mvR0DnPw...
Rif. 4 http://www.qzone.it/index.php/q-economy/538-i-...