Il filosofo Gianni Vattimo riassume, in un video (rif. 1), un concetto del suo docente di filosofia Luigi Pareyson. Il lavoro dove l’idea che andrò a riproporre è sviluppato è Estetica e teoria della formatività del 1954 (rif. 2) in cui si sostiene la tesi che l’opera d’arte ha una sua essenza. Ora certamente Pareyson aveva in mente, mentre sviluppava la sua tesi, l’esempio di opere d’arte proposte dagli artisti delle avanguardie storiche del Novecento, ovvero pittori, scultori e altri creatori che non lavoravano su
commissione come poteva essere nei secoli precedenti, ma che realizzavano le loro opere senza che qualcuno imponesse loro quei manufatti o quelle realizzazioni in caso di musiche o copioni teatrali. Ed allora ci si interroga: per quale ragione nasce un’opera d’arte se nessuno te l’ha commissionata e nessuno te la paga? Un Van Gogh, che ha dipinto capolavori vendendo solo un quadro quand’era in vita, cosa l’ha spinto a produrre quelle meraviglie? Aveva accumulato solo delusioni.
Ed ancora, nel realizzare l’opera, l’autore cancella, prova, riprova, si dispera, non dorme di notte ossessionato da quel certo particolare. È accaduto anche che qualcuno si sia suicidato perché non riusciva ad arrivare dove voleva. Sembra quasi, ecco che cosa dice Pareyson, che il frutto del lavoro dell’artista abbia una sua essenza che cerca di imporsi, che cerca di emergere raggiungendo una sua forma ben definita.
L’opera d’arte sa come deve svilupparsi e l’autore è lo strumento che ne permette la nascita, non sempre riuscendo nell’intento. Qualche esempio, uno preso dalla mia sfera di conoscenze personali: un pittore, Dunio, faceva quadri fantastici ai miei occhi. Vidi cavalli da lui realizzati che mi emozionavano. Bene, quando gli chiesi di regalarmi uno dei suoi schizzi, scoprii che tutta la sua produzione non arrivava mai all’esposizione e quindi men che meno alla consegna. Non era mai soddisfatto dei suoi lavori e finiva per distruggerli. Quelle “creature” che a me piacevano tanto non avevavo le caratteristiche, a giudizio del loro "genitore", per venire al mondo, e le abortiva. Voglio dire: mica erano i cavalli con gli occhi storti di Picasso! Eppure niente: distrutti! Io ora ho perso le tracce di questo personaggio che non so se faccia ancora l’artista. Pagarsi da mangiare distruggendo le proprie opere pare a me difficile; rimane però un bel racconto che spiega come quei manufatti dovessero avere chissà quali requisiti per rimanere in vita.
D’altra parte la stessa Monna Lisa, la Gioconda di Leonardo (rif. 3), il dipinto per eccellenza nella storia umana occidentale, ha avuto tre versioni sotto quella esposta al Louvre, tutte dipinte dallo stesso Leonardo, una sopra l’altra. Immaginare che quelle “abortite” fossero brutte o poco interessanti è difficile… È stata l’analisi ai raggi X che ha palesato ciò; posto che dalla data della sua creazione (1503/4), sino alla morte dell’artista (1519), costui seguitava a ritoccare l’opera aggiungendo delle pennellate ora qui, ora lì. Insomma, anche l’opera d’arte più famosa al mondo ha faticato per farsi spazio nel mondo!
Io stesso posso portare la testimonianza di una mia opera che ha reclamato di essere posta in vita per una trentina d’anni: è un trittico di foto, che per altro pensavo a metà degli anni ottanta, dovessero essere solo due. Tutta la saga di questo lavoro è narrata in un libro Donna/Uomo - Trittico (ed. Photocity 2016 - rif. 4) che è diventato parte integrante dell’opera. Allora volevo descrivere la donna vista dal punto maschile, cosa che feci mezzo una fotografia realizzata grazie ad una collaborazione, tuttavia necessitavo di chiudere il cerchio aggiungendo la versione fotografica dell’uomo proposta da una sensibilità femminile. Ho dovuto aspettare tutti questi lustri prima di trovare la ragazza che mi permettesse di concludere il lavoro, fornendomi l’idea di cui necessitavo.
Oggi quest’opera c’è e consta di tre foto, un libro e un certificato che li lega l’uno all’altro. Io sono in pace con me stesso anche se dopo una fatica ed un logorio trentennale (o più) quasi nessuno ha potuto vedere il risultato di questi sforzi, ma grazie a Vattimo oggi so perché avessi dentro di me un lacerante senso di fastidio. Percepivo che lo scatto da me realizzato, e di cui ero estremamente orgoglioso, da solo non bastava. Mancava dell'altro! Ha ragione Gianni Vattimo: l’opera d’arte non è solo un oggetto, una cosa bella (o meno bella), significativa o poco significativa. È un evento che si realizza, che ha una “volontà”, una sua essenza e che per venire al mondo si serve di un suo papà o di una sua mamma che lo aiutano a concretizzarsi. Che cosa l’abbia generato, da dove arrivi questa “entità” che spinge, che disturba l’autore sino al momento del parto, tutto sommato è un mistero.
Capisco anche Dunio: molte foto, molti articoli e libri ho realizzato, ma ci sono articoli, libri e progetti fotografici che sono ancora lì, da terminare… Che aspettano non so neppure io cosa, per concludersi. La loro genesi per certi versi dipende da me, ma per altri versi necessita che le condizioni della loro fioritura si verifichino. Insomma, non dipendono solo dalla mia volontà.
Mirco Venzo, Treviso 02/07/2021 #qzone.it
Nella foto l'opera "Donna è... Energia che accende" - Questa è l'idea che ha dato origine al trittico di foto cui facevo riferimento nell'articolo. Questa stampa nasce dalla collaborazione del sottoscritto con Dal Col Franco che ne coordinò gli aspetti tecnici (la stampa ad esempio). Siamo a metà degli anni ottanta...
rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=3rWZu3rECjg
rif. 2 https://www.ibs.it/estetica-teoria-della-formativit...
rif. 3 https://it.wikipedia.org/wiki/Gioconda
rif. 4 https://www.libreriauniversitaria.it/donna-uomo...