Sino al 1 febbraio 2026, a Palazzo Roverella, nel centro di Rovigo, è fruibile la mostra dedicata al fotografo newyorkese Rodney Smith. (rif. 1). E’ un appuntamento da non perdere, sia per chi ama la fotografia tradizionale, sia per chi vuole apprendere cosa significhi fotografare, ispirandosi a canoni classici. Vi sono autori che “insegnano” cosa si può fotografare, come si deve fotografare e, a mio modesto giudizio, questi artisti aiutano a crescere, non a caso li considero dei maestri; a Rovigo c’è la mostra di uno di essi e, mi piace ora precisare, non è il primo esposto a Palazzo Roverella. Le foto di Rodney Smith, quasi tutte in bianco e nero, hanno una
caratteristica costante: la composizione che tende ad essere impeccabile sia per le linee, sia per le geometrie e, cosa non semplice, superlativo è l'equilibrio tra bianchi e neri, la modalità che predilige l'artista.
Vi sono poi altre caratteristiche che variano da lavoro a lavoro. Ad esempio ci sono foto che vedono l’arrivo della luce come un evento da catturare. Sono foto assai semplici, a prima vista, e pare che manchi un protagonista; ma è proprio il bagliore il soggetto dell’immagine! Come disse lo stesso fotografo, usando altre parole, non sono le buone macchine a scattare buone foto, ma gli occhi di chi scatta. Un raggio di luce che colpisce una porta, anche un solo dettaglio di essa, o quel particolare gioco di chiaroscuri, filtrato da una tenda aperta che illumina lo schienale di una sedia in legno, sono già importanti a sufficienza per rubargli uno scatto. Non serve che sia catturata tutta la sedia, basta il bacio della luce sul legno, con il grigiore che l'attornia, per creare un’immagine suggestiva. Se poi lì, dove arriva quel raggio di luce, si trova anche un soggetto “più interessante”, come può essere una ciotola con dentro delle pere, (studiando con cura la composizione), ecco che esce un capolavoro, a mio gusto: Pere, (Clinton, Connecticut, 1974).
Oltre a questi soggetti minimalisti, in cui oltre all’energia luminosa, c' è il nulla, alla mostra si possono godere di immagini teatrali, accuratamente preparate, dove l'intento del fotografo è stupire! Sono queste immagini a dare una connotazione ben definita a Rodney Smith nel mondo della fotografia, facendogli ricavare una nicchia tutta sua. Uomini con una scatola in testa (Brunswick, Georgia 2001), Don salta su una balla di fieno n. 1 (Monidon, Maryland 1999) o la celeberrima James con salvagente e anatra (Lake Placid, New York 2006) dove un uomo apparentemente distinto, con giacca, cravatta e fazzoletto bianco nel taschino, è adagiato su di una sorta di camera d’aria di camion nell'acqua di un lago. Jemes indossa occhiali da saldatore (o se preferite da motociclista anni ‘20; ma a che gli servono nel mezzo di un lago?) e fa uscire dal fluido delle pinne da sommozzatore. Come nulla fosse, vicino a lui una papera se ne va per la sua strada, ignorando tutto ciò che gli umani considerano elegante o sorprendente. Lo scatto è surreale e un intero filone della produzione del fotografo, rientra in questo tipo di situazioni, fantasiose, sorprendenti, illogiche.
A questo serie appartiene anche Erin in verde (2014) uno scatto stranamente a colori, dove una donna con cappello verde, vestita di verde, è adagiata in un campo di erba (verde) e si sta bevendo del tè (che è verde di colore). La donna è avvolta da un velo bianco, per staccare cromaticamente. Questa foto dimostra che se avesse voluto, l'artista, avrebbe tranquillamente potuto operare con il colore, e se non l’ha fatto è per una sua scelta ben precisa. Questa immagine, tra l’altro, mi ha suggerito un accostamento: le foto di Rodney Smith mi ricordano per preparazione, attenzione alla composizione, capacità di stupire lo spettatore, quelle di Helmut Newton (rif. 2) con una sostanziale differenza: il newyorkese non esibisce mai la nudità della donna, al contrario dell’autore berlinese che esalta il corpo femminile, togliendo molti veli, o non facendone loro indossare nessuno.
È l'esatto contrario di quanto propone Rodney, dove mai la donna è presentata come un “oggetto” del desiderio. Certo, in molte foto appare estremamente avvenente, “bella”, ma mai è presentata in modo tale da suscitare desideri impuri, ad eccezione di uno scatto: Nelly si sporge dalla finestra (Hancock Shaker Village, Massachusset 2005); in questa immagine Nelly vestita da sposa, si sporge da una finestra e l’obiettivo, posto dietro di essa, ne valorizza il posteriore. Non so se questa sorta di puritanesimo da me dedotto osservando le foto esposte, dipenda dagli studi del fotografo, studiò religione e si laureò in teologia, prima di intraprendere la professione di fotografo; una cosa è certa, ad eccezione dello scatto menzionato nelle altre immagini dove il soggetto è una donna, sempre la stessa è valorizzata senza l’intento di suscitare pruriti mondani.
Una menzione meritano sicuramente anche i ritratti, esempio di composizione e di bellezza, come Bernadette nello specchio (2001), Caroline con il binocolo da teatro nr 2 o Bernadette si spruzza il profumo in cui il volto è tagliato e, oltre alle mani (e alle unghie smaltate che staccano), sono le labbra della protagonista a colpire. Nei ritratti proposti di questo autore la costanza è l’eleganza, anche se, va detto, spesso i soggetti sono estrapolati da ambienti di alta borghesia, com’è il caso di Karen di profilo, (2011) dove con abito a righe e cappello, Karen è colta di profilo mentre si trova in un campo da golf, non propriamente l’ambiente del sottoproletariato.
Un'ultima osservazione prima di chiudere il pezzo, una caratteristica del fotografo è quella di scattare anche immagini volutamente sfocate, com’è il caso di Jonah sul vano di una porta (Siena 1996) o di A.J. guarda attraverso la finestra. Forse l'intento è creare un alone di mistero, e per raggiungere questo risultato, togliere il riferimento della messa a fuoco, aiuta. Termo di aver scritto anche troppo, perchè le foto vanno viste, più che commentate.
Mirco Venzo, Treviso 25/11/2025 #qzone.it
rif. 1 https://en.wikipedia.org/wiki/Rodney_Smith_(photographer)
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-arts/46-helmut-newton-ai-tre-oci-venezia
