[Debito # 5/6]
Adam Smith, nel modello liberista di cui è il padre, afferma che gli uomini scambiano beni l’uno con l’altro spinti da un sano egoismo. Seguendo la propria razionalità, ciascuno bene o male sa di che cosa ha bisogno. La magia del mercato è tale che ogni individuo, cercando di ottimizzare il proprio tornaconto personale, di fatto fa crescere e progredire la società tutta. Non è per buonismo che il macellaio o il birraio ci danno i loro prodotti, ma per far del bene a se stessi. Ciò non di meno tutti nel villaggio possono mangiare bistecca e bersi una birra. Gli uomini vivono scambiandosi beni e servizi in modo naturale, al contrario dei cani che non si scambiano certo ossi l’un con l’altro. Poi con il progresso apparve la moneta che semplificò le operazioni di scambio tra i singoli. Lo Stato non c’entra nulla in questo processo ed è bene che ne stia fuori il più possibile. Questa può essere una sintesi grossolana del pensiero di Smith. In “Debito - 5000 anni di Storia” Graeber, riprendendo anche uno studio di Caroline Humphrey, afferma che non è mai stata trovata nessuna cultura al mondo dove si svolgessero degli scambi impostati sui principi economici dettati da Smith. In tutte le culture, è vero, esiste lo scambio, ma dove lo scambio segue principi “economici” sempre esiste un concetto di “moneta” a parametrare le due quantità scambiate. La tradizione economica, da Smith in poi, vuole nasca prima il baratto, poi la moneta e quindi i sistemi di credito/debito. Il sospetto è che il processo sia avvenuto esattamente al contrario: gli individui pongono in essere naturalmente relazioni reciproche di credito/debito, e solo con l’avvento contemporaneo della moneta e dei mercati tali debiti sono quantificati con esattezza. Il debito (credito) economico è infatti l'unico che ha una quantificazione, tra i molti rapporti di debito che da sempre gli uomini pongono in essere.
Un paio di esempi spiegano come si svolgono gli scambi in popolazioni che Smith riterrebbe selvagge. In una storia groenlandese (fonte P. Freuchen), un cacciatore inuit, preoccupato, si chiedeva che cosa dare da mangiare alla sua famiglia. Giunto nei pressi dell'abitazione, vide un collega che stava scaricando svariati chili di carne proprio davanti a casa sua. Dopo averlo ringraziato profusamente venne ripreso dall'amico: “Qui nel nostro paese siamo tutti umani. E siccome siamo umani ci aiutiamo a vicenda. Non mi piace sentire qualcuno che ringrazia. Quel che prendo io oggi, tu lo prendi domani. Qui diciamo che i doni rendono schiavi e la frusta rende cani". Tutte le affermazioni smithiane sono qui palesemente smentite. Ed è logico che lo siano, per le ragioni esposte dai protagonisti. Se un cacciatore ha preso un tricheco che pesa centinaia di kg è possibile lo regali in parte a un suo amico, che (forse) restituirà il favore in futuro. Sottolineo il "forse", perchè non c'è certezza, ne tanto meno quantificazione di come e quando si salderà "il conto". Ed è questo comportamento non sottoposto a contratto, ma sottoposto a "uno sguardo fissandosi negli occhi" tra i due protagonisti, a creare il legame che è legame umano. D'altro canto, che prezzo in quel momento varrebbe la carne che salverà dalla fame tutta la famiglia? Il ragionamento mercantile imporrebbe un accordo capestro (tipico degli strozzini, che infatti, non son ritenuti umani) che invece, e non dobbiamo meravigliarcene, viene rifiutato dalla persona prodiga. L'uomo d'onore manco vuole sentirsi ringraziare spiegandocene le ragioni con esterma chiarezza: “Qui nel nostro paese siamo tutti umani…”. Della serie solo le bestie non si aiuterebbero l’un con l’altro. Con una semplice frase inuit salta tutta la teoria di Smith che vede l'egoismo alla base degli scambi e dei rapporti debito/credito tra gli uomini. In guerra, nei lager nazisti, durante un terremoto... quanti scambi a rischio della vita si sono andati a creare spontaneamente? Rapporti di debito tra persone che nessuno ha mai narrato e dal valore economico inestimabile, se riteniamo inestimabile il valore di ogni vita umana. Forse è proprio questa prodigalità, che va contro l'istinto di sopravvivenza, a dare dignità all'uomo, staccandolo dagli animali che seguono ciechi l'istinto naturale. In un precedente articolo si parlava di cos'è l'onore e cosa fa di un uomo un eroe, io direi che comportamenti come quello del cacciatore inuit è senz'altro encomiabile. Un altro interessante esempio tratto da "Debito" parla degli scambi tra persone e vede protagoniste delle donne tiv, nel cuore dell’Africa. Queste percorrono chilometri a piedi per scambiarsi l’una con l’altra ora dell’ocra, altre volte delle uova o dei pezzi di stoffa. La cosa importante è che non vi sia mai pareggio tra quanto ricevuto e quanto consegnato. Ovvero, la relazione che lega le persone attraverso lo scambio reciproco di doni non deve mai andare a zero, questo significherebbe la fine della relazione. L’antropologo ci fa capire col suo libro che sono proprio le relazioni a legare gli individui gli uni con gli altri, dando un senso alla vita umana. Sono questi legami che ci rendono parte di una società. Le donne tiv attraverso questi scambi coltivano la loro socialità. Non si può, quando si tratta di relazioni umane, quantificare in modo esatto il “valore” di un legame.
Quanto vale la relazione che abbiamo con nostra madre? Che debito abbiamo con lei? È un debito che non potremo mai quantificare. D’altra parte anche noi per nostra madre, si può ipotizzare, siamo un bene senza prezzo. Quante madri han sacrificato la propria vita per il figlio? E quindi chi è in debito con chi? E ancora, come quantificare una simile relazione? E non è forse questo tipo di relazione (con i nostri genitori, parenti, amici, con cui abbiamo legami di dare/avere non quantificati), che rende più o meno importante e comunque sempre unico il valore di ogni vita umana? Lo scambio economico è l’unico scambio dove, attraverso una parametrizzazione monetaria, si individua la grandezza di un credito/debito. È l’unico tipo di scambio che indica con esattezza quanto un debitore deve riconoscere al suo creditore per azzerare la relazione e rimetterla in parità. Per milioni di anni gli uomini han creato società attraverso relazioni di credito/debito senza la necessità di quantificare queste relazioni. Poi con la nascita del mercato è sorta quest’esigenza. La moneta è l’unità per parametrare quanto vale una gallina, quanto un bue e via discorrendo. Il debito economico è - mi ripeto - per definizione quantificabile in denaro, quando però tutte le relazioni umane non lo sono mai, anche a causa della loro complessità e variabilità. Ciascuno pensi a quanto vale la relazione con la sua ultima ex… Ci son stati momenti in cui per lei avreste forse dato la vita e magari adesso sareste disposti, se fosse legale, pagare un sicario per "punirla". Questi sono gli esseri umani, e questa è la complessità delle relazioni. Attribuire un valore monetario ad ogni persona è semplicemente assurdo proprio in virtù dell'impossibilità di quantificare le varie relazioni che costui ha costuito dentro la sua colletività. In "Debito" si precisa che la prima operazione da fare per rendere schiavo un uomo è proprio quello di toglierlo da quella rete di relazioni. Ogni persona una volta sradicato da questi intrigo di legami si sente perduto ed è più facilmente malleabile da un lato, e dall'altro diventa possibile concepire delle valutazioni economiche come se fosse un oggetto. Quanto pesa? Quant'è giovane? Che usi se ne possono fare? Valutazioni che solo in un mondo innaturale, come quello di Adam Smith, possono aver senso, e solo se vi è una normativa (uno Stato) che dà credito a queste affermazioni. Perché mi prendo la briga di riassumere questi concetti? Perché, sin tanto che siamo in democrazia, lo Stato fa ciò che vogliamo noi elettori. Siamo noi che, anche se ne siamo inconsapevoli, stiamo decidendo chi è schiavo di chi.
Mirco Venzo - Treviso, 29/07/2016 #qzone