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20250311 VM Italo ZannierPresso la galleria Harry Bertoia, nel cuore di Pordenone, gli amanti della fotografia possono godere di due mostre fotografiche. Trattasi di due spazi distinti (collocati su due differenti piani del palazzo) con distinti biglietti, ho deciso di dedicare a ciascun autore due articoli separati perché, pur avendo delle affinità, i due fotografi hanno storie e sensibilità molto differenti. Italo Zannier, cui è dedicata la mostra Io sono io, nativo di Spilimbergo, non è solo un fotografo, come ben spiega il primo dei pannelli esposti:  “Italo Zannier è prima di tutto moltitudine: intellettuale, docente, curatore di celebri mostre, collezionista e fotografo, primo titolare di una cattedra di Storia della fotografia in Italia nonché figura di riferimento per il riconoscimento della disciplina nel nostro paese [...]”.

La mostra dà spazio alla ricerca di quest’uomo (questo artista ed intelletuale) sempre alla ricerca di nuovi stimoli e stimolato da differenti situazioni. Le foto che più ho apprezzato sono le prime, quelle di chiara influenza neorealista, dove i soggetti sono le persone umili, i lavoratori, per lo più contadini friulani. Dettagli, come la vescica sotto i piedi di una donna con gli zoccoli, o la coppia (maschio e femmina) che trascina un carretto di legno fungendo loro stessi da animali da soma. Il carretto è un mezzo semplice, anche le ruote sono di legno, grande l'attrito che le stesse fanno sulla strada. Non ci è dato di sapere se costoro fossero così poveri da non avere nemmeno una bestia che potesse aiutarli nel trascinare il carro, cosa assai comune in quell’Italia e in quel territorio che da poco era stato duramente colpito dalle sciagure del primo conflitto mondiale cui, poco dopo, se n’era aggiunto un secondo. Molto interessanti ho trovato gli scatti degli interni di alcune case, dove su stanze quasi del tutto vuote, compaiono i primi segni di una modernità che si stava imponendo anche nel nostro paese: pentole e mestoli di latta su una sala quasi del tutto vuota, dove però brilla una lavatrice. Da notare che sulle pareti sono appesi dei disegni di paesaggi in carboncino. Famiglia umile, ma che non disdegna di interessarsi al bello, alla cultura…

Altra immagine: una vecchia signora è seduta con abito nero, nel grembo dei fagioli da sgranare; altro ritratto; una donna che ci pare anziana, ma forse a stento arrivava ai quaranta, (e quindi anziana non è!) che sta pelando una patata. Non vuole guardare dentro l'obiettivo, ma il mezzo sorriso che le scappa ci dice che forse è luisingata che qualcuno le presi attenzione. Molti interni di abitazioni che ci narrano come vivevano gli abitanti di quel territorio rurale, e molti primi piani dove sguardi perplessi si alternano a un'idea di sorriso, come poso sopra descritto. Non manca una certa estetica, come nel caso della anziana signora con bottiglia di vino rosso e caraffa d’acqua nel tavolo, ha lo sguardo sconfortato e chi osserva l’immagine ha il sospetto che il volto del bersagliere alle sue spalle possa essere la causa del suo disagio. Era il marito? Il padre? Un fratello? (vedi foto di presentazione)

A queste foto, le più suggestive a mio gusto, scattate in bianco e nero, seguono quelle a colori e la mostra ci illustra come l'autore dia spazio a differenti e variegate situazioni. E’ attratto dalle vetrine e dai riflessi che i negozi propongono. Colori, manichini, prodotti di consumo quali calze, lingerie, cosmetici… Altri ritratti vengono proposti, ma il piglio di questi è differente se comparati a quelli sopra descritti: si da spazio alla bellezza e alla giovinezza. Colori e sorrisi spensierati, donne avvenenti che danno un senso di giovinezza, non come quella sopra descritta di cui non si comprendeva l’età, ma che pareva anziana pur anziano non fosse. E' il ritratto di una nuova italia.

E poi la mostra illustra lo spaziare della ricerca artistico/fotografica di Zannier: vi sono immagini dove c’è la foto essenziale, una tenda (un velo?) che cade bianco da una parete. Un monile (una moneta?) schiacciata a terra. Un pezzo di fotografia appeso al muro con uno spillo o un'umile graffetta da disegno trovata a terra. Giochi d’acqua sui vetri quando piove, l’opera ha un titolo: 6 istanti al finestrino. Molte foto del professore hanno protagonisti i riflessi di luce, catturati dai vetri, sull'acqua, da superfici più o meno riflettenti. La mia foto preferita, parlo di questa serie a colori, è quella dove un gabbiano osserva l’arrivo di una nave da crociera, quelle città galleggianti che giravano attorno alla laguna e sulle quali, giustamente, si è scatenata l’ira (fotografica) di Gianni Berengo Gardin. Bella mostra: consigliata! Per goderla avete tempo fino al 4 Maggio 2025

Mirco Venzo, Pordenone 7/3/2025 #qzone.it

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