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20160604 VM TrevisoIeri sera con un’amica che veniva da Mestre, siamo finiti in un cinema del centro per vedere un film di Almodovar, del quale magari parlerò in un altro post. Nell’attesa avevamo fatto un giro per la città e mentre scorreva sul grande schermo la pubblicità, non potevo notare come la realtà degli spot sia ben lontana dal mondo reale. Gente ben vestita si trova in locali affollati, ma non oppressi dalla ressa, sorridente. Sguardi ammiccanti che accompagnano il protagonista mente passeggia sicuro dentro il locale. Son tutti sereni o divertiti. Per non parlare del “bonazzo” che esce dalla camera da letto a petto nudo, dove dietro l’angolo s’intravede nella penombra una serie di curve mozzafiato, la lingeria della donna era nera… Facile capire cos’era successo precedentemente in questo secondo spot pubblicitario dove ad un certo punto…  Zac, eccoti il profumo che aveva favorito il tutto.


La città reale fuori dalla sala era in sostanza deserta, siamo ai primi di giugno ma questo tempo non favorisce l’esodo al mare che poteva contraddistinguere i lustri passati. Presumibilmente la gente se ne sta a casa, e la mia amica di Mestre me l’ha fatto notare. Finalmente troviamo un bar dove v’erano delle presenze umane e c’entriamo. Al banco un cinese (o affine) e una decina di giovani dalla capigliatura “cresta alta”. Mentre la mia amica va ai servizi, osservo i presenti: tutti, ma proprio tutti stavano con gli occhi sul display del loro cellulare (iPhone?). Nessuno stava dialogando con chi stava seduto al proprio tavolo. Sottolineo: nessuno. Un paio di tavoli a dire il vero erano occupati da dei “solitari” che quindi manco avevano la possibilità di parlare con chicchessia. Erano lì a far scorrere il tempo e mi vien da pensare che a casa loro si sentissero ancora più soli di quanto non fosse in quel locale, dal quale si stavano comunque estraniando. Il cinese pure aveva un filo connesso all’orecchio, in mezzo a quel silenzio forse stava ascoltandosi un po’ di musica, avulso anche lui alla realtà che lo attorniava.
L’unico segno di umanità proveniva da due coppie che stavano fuori dal locale, le ragazze molto giovani e avvenenti, erano corteggiate dai loro amici e se siamo entrati in quel bar molto si deve all’energia che quel gruppo emanava. Il cinema dove eravamo stati precedentemente, un noto multisala fuori città, era pure semideserto e ciò strideva con il ricordo decennale quando ebbi difficoltà a trovare un parcheggio. Ieri notai pure che dalle pareti si stavano staccando dei mattoni e ciò dava una forte sensazione di decadenza. Soprasiedo sulla condizione del bagno dove entrai, cosa sufficiente per portar fuori dall’ampio locale la mia amica: dopotutto ero pur sempre l’ospitante e la mia città (e dove la portavo) descrivevano anche un po’ di me…
Ecco la considerazione: Treviso, almeno la Treviso che mi stava circondando, non la riconosco più come la mia città. Il fatto è che la mia città sta cambiando, o meglio sta vivendo un lento, quanto inesorabile, declino. Con Franco, colui che questo spazio virtuale ha fatto nascere, ieri si parlava del fatto che dovrei scrivere più di arte che di altri temi. Ma se scrivo su questo blog è per descrivere ciò che mi circonda, e ciò che mi attornia è ben distinto da ciò che appare nelle pubblicità, e l’arte mi interessa sin tanto che mi racconta della realtà, quando diventa sogno, come negli splendidi spot pubblicitari di ieri, non m’interessa affatto. Io non ho bisogno che mi vengano instillati sogni; ho già i miei piccoli desideri che per altro non riesco a soddisfare, al pari dei giovani che si trastullavano con il cellulare. O forse la loro condizione è differente dalla mia, non so se quei giovani abbiano desideri. Non averne è il miglior modo per evitare la delusione di vederli appassire. Siamo quindi ben lontani dal profumo attirante come una mosca al miele la bella ragazza sinuosa che si avvicina ancheggiando e sorridendo.
Ieri nel bar non sorrideva proprio nessuno: tutti zitti con gli occhi vitrei piantati sul display del proprio cellulare. E così, proprio prima che il film iniziasse, la mia mente mi ha riportato all’ultima uscita che avevo fatto in settimana. Mentre questa mia cara amica mi parlava, io avevo deciso di capire che colore dell’iride avessero i suoi occhi vivaci e profondi. Sono leggermente daltonico quindi la cosa mi è risultata complicata. La mia città come già scritto, è a mio avviso in forte crisi (e io con essa); ma in questo mare di decadenza che mi avvolge, mi son ricordato di qui due occhi nocciola che avevano valorizzato la settimana. E’ bastato questo ricordo per permettermi di approcciare positivamente al film, che, infatti, ho molto apprezzato, al pari della mia compagna di sedile. Nella passeggiata per raggiungere l’auto la mia amica mi ha comunicato aver un altro titolo da vedere in mia compagnia. Il tempo atmosferico in questo giugno 2016 è abbastanza deludente, ma non lo sono per nulla molte delle mie relazioni. Io la notte scorsa ho dormito benissimo.

Mirco Venzo, Treviso 04/06/2016 #qzone

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