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20220916 VM inquadra 2022Una distesa di filari perfettamente ordinati, equidistanti, un gioco di perfette geometrie. Graziano Scolaro ha colto questo paesaggio invernale dove protagoniste non sono le numerose viti, ma lo è ciò che rompe questa perfetta monotonia e che dà titolo all’opera: L’imperfezione è: un alberoPaolo Roman presenta una serie di scatti dove elementi architettonici di raffinati edifici sono affiancati a ciò che quei virtuosismi ha ispirato vale a dire gli intrecci di alberi con i rami, foglie e fiori. Ne Il fascino dell’imperfezione l’autore evidenzia come la natura, che da sempre è la primaria fonte di “bellezza” sia continuamente copiata dall’uomo che cerca finanche di superarla, rendendo ogni arcata della chiesa uguale l’una all’altra, esigenza dettata anche dalla necessità di equidistribuire i carichi del soffitto, ed ogni

foglia dei dipinti o delle sculture tendono ad essere identiche le une alle altre. Tale ripetitività non è tuttavia contemplata in natura dove ogni foglia dello stesso albero, pur simile l’una all’altra, è nel contempo sempre diversa. La natura sa ammaliare grazie a queste imperfezioni che l’uomo, la tecnica, cerca di eliminare, restituendo però in questo tentativo solo maggior forza e maggiore attrattiva all’originale. Fabio Mezzavilla ne Imperfezione evolutiva pure si interroga sulle imperfezioni presenti in natura, presentandole come un mezzo per progredire, per evolvere.

Ed è giunto il momento di presentare il tema proposto dal gruppo Inquadra per il 2022; Imperfezioni. L’uomo, come hanno ben spiegato i lavori sopra proposti, cerca da sempre la “perfezione”, l'ordine, la precisione, l’esattezza. Una società tecnologica come quella attuale, ipercompetitiva, non ammette errori. Questo è vero anche in fotografia dove grazie agli obiettivi, alle macchine super performanti, e oggi anche ai ritocchi post produzione, riusciamo a realizzare immagini che “migliorano” addirittura l’originale. Foto perfette che però… perdono di veridicità. Questa ricerca della perfezione è ricerca di bellezza? L’associazione Inquadra si interroga su questo tema ed ogni autore, attraverso una sua personale ricerca, arriva ad una sua conclusione. 

In tal senso molto interessante è il lavoro di Irene Mischiari che propone tre splendidi primi piani con tre differenti soggetti. Titolo dell’opera Se questa è imperfezione, cos’è la bellezza? I tre soggetti in questione probabilmente sarebbero scartati da degli shooting fotografici per la reclame di taluni prodotti, per una visione distorta della bellezza. Graziano Rossetto ne Elogio all’imperfezione esibisce degli scatti dove protagonista è un atleta che sale nelle vette più impervie senza un arto inferiore, sostituito da una protesi artificiale. La forza di volontà e l’amore per la montagna spingono il protagonista degli scatti lì dove molte persone considerate “normali” non oserebbero arrivare. 

Federico Zanin ne Perfettamente dritti… o quasi! si concentra su strutture architettoniche, in prevalenza campanili, che hanno perso con il tempo la perfetta verticalità. Il tempo, i cedimenti del terreno o chissà quale altra ragione hanno tolto loro queste caratteristiche che presumo avevano in origine, e pur tuttavia forse per questo certi edifici ci sono particolarmente cari. Sono proprio per questa imperfezione e la tenacia con cui resistono nel testimoniare genti e tempi lontani  a dare loro bellezza. Un lavoro simile a quello di Federico lo presenta Fabio Zardetto che in I giardini dell’imperfezione coglie contraddizioni catturate passeggiando per Marghera, il vivace comune vicino a Venezia. (rif. 1) Elementi architettonici sono qui affiancati ad oggetti di uso comune, pezzi di storia sono fusi assieme a situazioni di contemporaneità. La ricerca di Zardetto è quindi simile a quella di Zanin, ma nel contempo è anche totalmente differente. 

Sulla stessa lunghezza d’onda colloco il lavoro di Antonio Corsello Era: imperfetto indicativo (si faccia attenzione al titolo del lavoro ricco di sfumature). Anche qui sono dettagli di elementi architettonici ad essere catturati, scorci che possiamo cogliere nel quotidiano e che, ad opinione dell'autore, parlano della fugacità dell’uomo e delle cose. Il lavoro di Corsello si pone a metà strada delle due ricerche sopra descritte, mantenendo una sua originalità. 

Mirco Favero sposta la sua attenzione catturando piante acquatiche mosse dalla marea. Il soggetto è sempre lo stesso, ma ad ogni onda le forme che questo disegna sono differenti l’una dall’altra. Il titolo di questo lavoro è assai enigmatico per chi vi scrive: [ t = 1 / 6 ]. Anche Fabio Beraldo ne Riflessi si concentra sull’acqua e cattura i riflessi rimandati dalla stessa dell’originale. Una realtà distorta (imperfetta) non priva di fascino e di bellezza. La città regina dell’acqua, a detta di molti è Venezia, e Santina Pompeo ne 30100 su di essa concentra la sua attenzione proponendo tutta una serie di scatti volutamente sfuocati. Una città imperfetta che si erge su una palude fangosa, la dove mai bisognerebbe costruire, una città formata da un arcipelago di isole: 118 unite quando possibile da un’infinità di ponti, più di 400, priva di strade vere e proprie. Pur con tutti questi limiti, queste "imperfezioni" siamo tutti molto affezionati a questa città. Parlando di Veneto, di cui Venezia è il centro, raccontando della bellezza e trattando della perfezione un autore più di altri merita citazione: Antonio Canova. 

Donatella Canaider ne Cercando la perfezione, analizza i gessi prodotti dall’autore dove minuscoli puntini neri (i repéres) paiono piccole e ricorrenti imperfezioni. Giada Del Bianco per contro cerca le imperfezioni su una delle strutture considerate emblema di perfezione, l’uovo, titolo della sua opera Comunque imperfetto, mentre Rita De Martin ne Mai 100 ci racconta di come sempre nella sua famiglia si cerchi con impegno di centrare la perfezione in ciò che fanno; obiettivo che viene avvicinato al 80, al 90 al 99 ma quasi mai al cento per cento. Alla meta della perfezione manca sempre qualche passo. Invito il visitatore a osservare il lavoro di Rita, le cento immagini proposte e di analizzare la presentazione del lavoro per valutare se la mia sintesi è congrua con il messaggio lanciato dall’artista.

Sergio Costantini nel provocatorio lavoro La matassa parte da una constatazione: venti sono le principali religioni nel mondo e 170 sono le differenti correnti esistenti tra di loro. Ognuna giudica imperfetta quella altrui. Fabrizio Benucci ne La rivincita della seconda propone un raffinato lavoro fotografico che cerca di approfondire un concetto non semplice da riassumere. Al mercato ci sono prime scelte, seconde scelte e terze scelte: la frutta così viene catalogata. La mela di quell'albero imperfetta se comparata con quella a fianco, ha sapore diverso rispetto alla precedente? Perché allora una è di prima qualità mentre l’altra è meno quotata? Analogamente frutti dalla forma irregolare, scartati da questi luoghi di standardizzazione che sono i supermercati, chi ci dice abbiano un sapore inferiore a quelli belli rossi, magari creati artificialmente? Fabrizio lascia intendere che questa filosofia della competizione e dei parametri di giudizio si sta applicando anche a noi esseri umani dove sempre più spesso la perfezione estetica viene preferita alla sostanza. E che cosa sia “la sostanza” che conta in un essere umano è cosa che spetta al visitatore stabilire. Chiudo con Michele Tonon che in Punti di vista riesce a strapparci un sorriso. Un muro giallo sgargiante dove un uomo in controluce appare privo di testa.

Uno scatto sapientemente costruito che ha ispirato anche una delle visitatrici presenti alla mostra, sua è la reinterpretazione che correda questo articolo di cui a margine leggerete ulteriori dettagli. La mostra di Inquadra è fruibile gratuitamente a Palazzo Sarcinelli, nel cuore di Conegliano (TV) sino al 25 settembre 2022. I giorni utili per visitare la mostra sono giovedì e venerdì dalle 18,30 alle 22,00 mentre il sabato e la domenica si apre alle 10,00 e si chiude alle 13,00 per riaprire alle 15,00 nel pomeriggio e proseguire sino alle 22,00 sabato, mentre la domenica si chiude alle 19,00!

Può essere interessante comparare le foto e le immagini della mostra di Inquadra con le belle foto scattate a Venezia da Riccardo Roiter RigoniNon far finta che sia ancora notte è il titolo del lavoro proposto nel viale principale sotto palazzo Sarcinelli, in Galleria Camerotto. Il lavoro di Roiter è molto estetico, mentre gli spunti degli autori di Inquadra sono decisamente più intellettuali, a mio parere è qui possibile comparare la fotografia di ultima generazione con quella più tradizionale e sarà il visitatore a stabilire cosa sia preferibile a suo giudizio. Un'ultima precisazione prima di congedarmi: ho cercato di scrivere due righe su ognuno degli autori di Inquadra, ma molti dei loro lavori avrebbero necessitato di molto più spazio. Oltre a ciò va detto che la mia sintesi può rappresentare un riassunto distorto di quanto taluni autori volevano esprimere. L’invito è quindi di visitare la mostra per cogliere di persona il messaggio “vero” di ogni singolo artista. A mio giudizio i lavori esposti giustificano ampiamente la trasferta.

Mirco Venzo, Treviso 16/09/2022 #qzone.it
La foto proposta è opera di Cristina Pillan e trae origine da Punti di vista di Michele Tonon, apprezzabile a mio avviso come questo lavoro, basato sul giallo, sia colto inserendo nella documentazione un visitatore pure vestito di giallo.

rif. 1 http://www.qzone.it/index.php/q-arts/853-il-senso-dei-luoghi-lab-27 L'autrice che interessa è Alessandra Barzi che pure ha esplorato Marghera

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