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20210724 VM Fotorafia EuropeaPresso i Chiostri di San Domenico (Via Dante Alighieri) erano esposti i lavori dei giovani proposti da Fotografia Europea 2021. Otto facenti parte a Speciale diciottoventicinque coordinati dalla tutor Sara Munari prendevano spunto dalla poesia di Gianni Rodari Sulla Luna per creare le loro opere. Sempre nello stesso stabile si potevano ammirare anche i lavori del “gruppo” Giovane Fotografia

Italiana, giunto alla ottava edizione, coordinato da Ilaria Campioli e Daniele De Luigi, Reconstruction è il titolo della loro rassegna che: copio ed incollo dal sito della mostra, “esplora i modi in cui gli artisti possono combinare fotografia e immaginazione per tentare una più autentica comprensione del reale, scomponendo e ricomponendo le informazioni e il sapere”.

Due dei loro autori hanno attirato la mia attenzione una, Francesca Pili, per l’estetica delle sue opere. Abruxaus è il titolo del suo lavoro dove aree di macchia mediterranea sono carbonizzate ad opera di incendi dolosi, e l’artista, in questo spazio spetrale, dove il nero della combustione la fa da padrone, inserisce dei nuclei di  turisti, con tanto di colorati ombrelloni al seguito, che si inseriscono nel contesto neanche fossero su una delle belle spiagge della Sardegna. La traduzione dalla lingua sarda del titolo è una sentenza e nel contempo una feroce presa di posizione sul fenomeno degli incendi dolosi: “Che possiate bruciare vivi”!

Il messaggio, una volta letta la didascalia è molto forte, ma lo sono anche le sue immagini cariche di ironia e, dopo essersi soffermati sulle stesse traspare anche un velo di tristezza. E' un lavoro che ho apprezzato. Merita menzione anche Irene Fenara, non tanto per le foto che ha esposto, di non facile comprensione, meno "estetiche", meno "ammiccanti" rispetto all'autrice sopra menzionata, ma lo stimolo che ha lanciato mi ha colpito. Three Thousands Tigers è il titolo del suo lavoro.

Che cosa afferma l’artista? Che nel mondo sono rimaste poche tigri, eppure questa parola è diffusa ovunque, e le immagini dove essa è in vario modo rappresentata sono milioni di milioni. Pupazzetti a forma di tigre, cartoni animati, tappeti con le striature dell’animale, abiti tigrati che le donne possono indossare la sera per darsi un tono felino... Varie sono le immagini che si riferiscono a questo felino in tutto il globo, peccato che nel reale se non è in via di estinzione, la tigre, poco ci manca. La realtà da una parte, e l’immaginario collettivo dall’altra, che va ricollegato, e qui è lo scrivente che dice la sua, al nostro modello socio economico che viene, grazie alla globalizzazione, esportato anche nel continente dove il carnivoro vive: l’Asia.

Mentre vagavo nei Chiostri di San Piero, (rif. 1) ad attirare la mia attenzione vi fu il dialogo tra la mamma e una delle figlie, molto giovane, avrà avuto dieci anni. La bambina stava osservando fuori dalla finestra, con difficoltà giacché la stessa era ostruita da una sorta di rete nera. “Non devi guardare la finestra, devi guardare le opere”! la riprese la mamma illuminata con cui poi ho anche scambiato due chiacchiere. Ritengo giusto che i bambini sin da piccoli possano confrontarsi con “la bellezza” che possano osservare le opere d’arte, comprendendo quel che possono comprendere, ma iniziando a masticare qualcosa di importante che potrà essere loro d’aiuto per il futuro: l'arte devess'ere per tutti e non solo per una élitè ristretta.

Voglio dire “a frequentare gli asini si finisce per ragliare, mentre a star con i delfini si rischia di apprendere a nuotare” se mi permettete di esprimere il concetto per metafora: ed ecco perchè ritengo illuminata la mamma della piccola. Ora però resta il fatto che la piccola, con la purezza d’animo che è propria dei bambini, riteneva che fuori dalla finestra ci fosse qualcosa di molto più interessante da vedere, pur se ostacolata dalla rete, la fuori c'era qualcosa di preferibile alle varie immagini esposte nella stanza da artisti di tutto il mondo. Questa cosa mi ha dato molto da riflettere perchè, ora che devo commentare il lavoro di questi giovani artisti, quelli di Diciottoventicinque e quelli di Giovane fotografia italiana, mi trovo a corto di idee. Non sono riuscito ad entrare in empatia con gli autori e, devo riconoscerlo, la mia posizione è perfettamente riassunta dalla giovane bambina.

Mi interrogo per tanto: sono io che non ho messo l’impegno sufficiente per comprendere le foto? Quell’immagine, nella stessa stanza di Francesca, dove il muso di un cane si posizionava all’altezza del sesso (coperto da un pantaloncino) o della autrice, o di sua madre (il lavoro, che non ho compreso e quindi non posso descrivere quale nesso ci fosse tra le foto, l’autrice e la madre della stessa) che cosa mi doveva dire? La foto era ben fatta, sicuramente ha attirato non solo la mia attenzione, ma quella di tutto il nostro piccolo gruppo, quindi aveva una sua forza dirompente. Ma poi? Il naso del cane percepiva un qualche odore in quel area del corpo? Forse il suo fine olfatto aveva percepito che le mestruazioni erano in atto? E se anche ciò fosse, questo come si ricollegava alla fotografa, o alla madre o al resto del mondo? Come dovevo accorpare questa immagine con quella dove il copro di una donna esibiva in modo provocante il seno, scatto dove la testa della protagonista era occultata da una seconda foto dove si vedeva un corridoio con differenti accessi... (vedi nota)

L’arte salverà il mondo” è la frase con cui si apre il catalogo di Arte Scalza, piccola realtà trevigiana dove mi trovo ad essere tra gli autori. Devo interrogarmi: la mia arte, quest’arte di Fotografia Europea che vorrei trasmettere al lettore di questo articolo, salverà il mondo? Quale di questi lavori aiuterà le tigri (od ogni altro essere vivente, uomo incluso) del nostro pianeta? Ho il sospetto che lo stato attuale della società, del mondo, sia anche figlio di quest’arte che non ha più la capacità di incidere, di dialogare con una bambina attenta e curiosa, ma proprio perchè attenta e curiosa, orientata altrove...

E però mi interrogo: gli affreschi medievali (erano arte giusto?) dove si vedevano le fiamme avvolgere i fedeli che si erano discostati dalla via della Sacra Chiesa, erano stati posti in essere per far elevare i fruitori di quelle terribili immagini, o per convincerli a stare tranquilli e a non mettersi su strade che potevano solo portare agli inferi? Spesso gli artisti non sono compresi, anche dai critici. Umilmente ammetto che io non ho capito molte delle immagini che ho visto, e mi associo alla piccola ragazzina o a quel Alberto Sordi stralunato che bazzicava in una biennale in uno dei suoi film. Quanto all’affermazione che l’arte salverà il mondo, ecco, diciamo che ciò per me ha molto a che fare con la fantasia, come il tema dell'intera rassegna di Fotografia Europea 2021 affermava sin dalla presentazione.

Per chiudere che cosa mi disse la mamma della bimba? Che anche per lei molte opere erano poco comprensibili, (lamentava carenza di didascalie, e qui io mi dissocio, anche perchè a leggerle tutte ci vuole tempo e gli artisti esposti sono centinaia) ma che la rassegna era un bel modo per conoscere luoghi di Reggio Emilia altrimenti non frequentati, come in quel caso i Chiostri di San Piero, o nella mostra su cui scrivo i Chiostri di San Domenico. Chi avesse usufruito appieno degli accessi avrebbe potuto godere anche della visita del Palazzo dei Musei dove tra gli altri esponevano Luigi Ghirri e Joan Fontcuberta; anche quel sito ha un fascino particolare a prescindere dalla fotografie e concordo con la mamma della bambina: Fotografia Europea è un modo per conoscere Reggio Emilia e le sue bellezze nascoste.

Mirco Venzo, Treviso 22/07/2021 #qzone.it
Nella foto di Giorgio Grassato una delle opere esposte da Francesca Pili.

Rif. 1 http://www.qzone.it/index.php/q-arts/781-fotografia-europea-2021-1-3

Il lavoro di cui ho parlato e che non ho compreso (uno tra i tanti) è realizzato da Martina Zanin ed ha titolo I made them run away. Copio dalle prime righe della sua presentazione di cosa si tratta: "E' una storia a più livelli che intreccia assieme immagini di famiglia e fotografia con scritti della madre dell'artista. Raccoglie ricordi del passato a sentimenti presenti per indagare le dinamiche delle relazioni..."
Non volevo citare ciò che non ho capito, ma poi ho ritenuto doveroso indicare chi è comunque riuscito ad attirare la mia attenzione; in fondo è questo il dovere di un cronista.

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