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20220620 VM ellen markFotografia Europea, la mostra internazionale di fotografia che si tiene ogni anno a Reggio nell’Emilia ha avuto nel 2022 tra gli artisti esposti Mary Ellen Mark con il lavoro intitolato The Lives of Women. E’ assai semplice descrivere la ricerca esposta nella mostra che ha come soggetto principale le donne, in particolare le donne che per motivi differenti sono portatrici di situazioni difficili. Ragazza idrocefala con sua sorella, (Torino 1990) vede una bambina tenere per mano la sorellina deforme la quale ha in grembo un pupazzo. In Jenniffer, Tiffany and Carrie (Ohio - USA 1989) i soggetti sono due bambine, presumibilmente due sorelline; una sta allattando il proprio figlio, l’altra gioca con una bambola. Se la foto fosse stata scattata da lontano facilmente si sarebbe potuto ritenere le due ragazzine stessero entrambe giocando, vista la giovanissima età, ma il documento non lascia spazio a dubbio alcuno, una delle due era una mamma bambina e stava nutrendo la propria prole.


Già da queste prima descrizioni il lettore ha compreso la ricerca posta in essere dalla fotografa, documentare e testimoniare le difficoltà che i più deboli, in particolare il mondo femminile, vive. Prostitute, drogate, donne percosse, prigioniere (come Quattro donne in cella - Youth Crime - USA 1977) o come la bambina sottoposta a chemio terapia, completamente calva. Le foto della Mark, principalmente in bianco e nero non sono belle in senso edulcorato del termine, sono frutto di belle ricerche, dove il soggetto dello scatto non "casca li a caso" ma è frutto di approfondimento, informazione e di un processo di “avvicinamento” tra l’artista e la figura immortalata dove alla sensibilità si unisce il coraggio: non so quanti sarebbero disposti di approfondire questi temi che scuotono le nostre certezze interiori. “Ho imparato sino a che punto puoi spingerti prima di dover abbassare la macchina fotografica” è una delle frasi proposte in bella vista su una parete che ben spiega l’approccio della fotografa, combattuta dalla smania di testimoniare, ma sempre con la sensibilità di non oltrepassare il limite del rispetto per chi le sta di fronte. 

Uno dei lavori che l’hanno resa celebre è Reparto 81: La fotografa aveva lavorato alla realizzazione del famoso film Qualcuno volò nel nido del cuculo (1975 di Miloš Forman) con una straordinaria interpretazione di Jack Nicholson. Il film parlava del problema dei malati di mente e della loro chiusura nei manicomi, nello specifico la pellicola si girò nel Oregon State mental Hospital il cui direttore era il dottor Dean Brooks: la fotografa si fermò per sei settimane nella casa di cura assieme ad una scrittrice (Karen Folger Jacobs). Gli scatti ottenuti in Reparto 81 sono quindi frutto di un lungo e sofferto periodo di "acclimatamento" per poter cogliere in modo più intimo le protagoniste delle immagini.

Non mancano gli scatti curiosi come quelli in cui la fotografa cerca di catturare coloro che a Miami sono attirate da un noto ballerino/gigolò locale, o come le Sorelle del Ku Klux Klan 1986. Lo scatto che più di altri ha attirato la mia curiosità e quella di chi mi accompagnava vede protagonista Maria Teresa di Calcutta mentre sta somministrando l’ostia durante una comunione (1981). l’ostia ha un’illuminazione particolare che pare sia essa stessa una fonte di energia. Evento casuale o ricercato? Sicuramente un gran scatto particolarmente denso di significati. Chi ama la grande fotografia deve a mio avviso avvicinarsi ai lavori di questa fotografa che da sola è valsa la trasferta a Reggio nell'Emilia, e detto ciò ritengo superfluo aggiungere altro.

Mirco Venzo, Treviso 18/06/2022
Nella foto di Giorgio Grassato uno squarcio della mostra.

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