Un film che può essere considerato “cult” nel cosmo degli erotici italiani è stato realizzato da Guido Leoni nel 1976, e la ragione per cui merita un'attenzione particolare è la presenza, in veste di protagonista, della quasi esordiente Sabina Ciuffini. (rif. 1) Questa presenza è significativa in quanto l’argentina di origine, grazie alle minigonne che esibivano le sue belle gambe a Rischiatutto (programma decisivo nella storia della televisione italiana, con il mitico Mike Bongiorno) fu uno dei sogni proibiti per milioni di italiani, oltre che, icona femminile e simbolo di emancipazione femminile, entrato in tutte le case italiche. Bene; questo "casto" sex
symbol (nel programma di Mike l’avvenente ragazza aveva sì le gonne corte, ma aveva ordine di rimanere ritta e pressochè immobile, per non esibirle gli arti inferiori più del lecito) aveva iniziato ad uscire da questo ruolo di “brava ragazza” l’anno precedente, posando su Plaboy. A dire il vero non erano immagini chissà quanto piccanti, ma già abbandonare Rischiatutto per varcare i lidi di Playboy denota un cambio di rotta che toccherà il punto più elevato di “audacia” proprio grazie a Oh, mia bella matrigna, (rif. 2) ed è questo il motivo del mio interessamento per questo lavoro.
La trama
Un professore universitario (interpretato dal francese Maurice Ronet) dopo la morte della prima moglie si risposa con una sua allieva, Lalla (Sabina Ciuffini) che però attira l’attenzione del figlio del docente, Claudio (interpretato da Gianfranco De Angelis). Ben presto la sposina scopre di essere più attratta dal figlio, piuttosto che dal marito, e questo innescherà meccanismi che sfoceranno nel dramma.
Devo dire subito che la mia opinione su questa pellicola il cui soggetto è di Luigi Angelo, e la cui sceneggiatura è opera di Sergio e Guido Leoni, discorda con molte trovate in rete. Ad esempio Giordano Lupi scrive (rif. 3): “...Guido Leoni (...) già aveva portato per mano l’ex cantante Carmen Villani nel suo debutto sexy con La supplente (1975). Purtroppo la Ciuffini non ha lo stesso carisma erotico della Villani: vengono tutte e due dal mezzo televisivo, ma sono molto diverse. Quanto la Villani è sensuale e maliziosa, tanto la Ciuffini è impacciata e fuori ruolo. Non sa stare nuda sulla scena, pare che pensi in continuazione: “Ma cosa cavolo sto facendo? Perché non me ne torno da Mike?”. Bene, io la penso diversamente ed al contrario di molte pellicola del cinema erotico italiano, in questo film degli elementi che intrigano li ho individuati.
Anzitutto non si cerca di mescolare l’erotismo con la comicità, non solo perché alla fine scopriamo essere un film drammatico, ma anche perché a tener banco è il gioco di seduzione che Claudio pone in essere per attirare l’attenzione della matrigna. Il ragazzo attua varie strategie per accoppiarsi con la compagna del padre, e personalmente mi trovo a seguire questo percorso di conquista intrapreso dal giovane sperando di veder cadere la preda nella trappola. E’ vero anche il contrario, ovvero lo spettatore comprende presto che la donna pare intrigata dal giovane, il quale non è poi molto più giovane di lei, tanto da potersi considerare quasi un suo coetaneo… Recentemente, giusto per fare un paragone, avevo commentato Play Hotel (rif. 4) dove, come in questo caso, per far spogliare le attrici si sfrutta l’idea della fotografia.
Bene, nella pellicola di Gariazzo, si vedono i corpi di belle ragazze immortalati dall’obiettivo, ma non c’è quello sguardo di complicità che lega fotografo e modella da qualcosa che va oltre la fotografia, come avviene nel film di Leone dove la Ciuffini lancia occhiate maliziose e dove il far cadere la camicetta non è un gesto motivato da esigenze fotografiche, ma lo spettatore percepisce perfettamente che è un modo per offrire, per stuzzicare l’interesse del fotografo inteso come maschio che si vuole conquistare. In bella sintesi, osservando il film lo spettatore comprende che Claudio vuol soffiare la matrigna al padre, ma Lalla, non ha certo intenzione di tirarsi indietro, anzi, quando il ragazzo dimostra interesse per altre ragazze, ne risulta anche indispettita palesando gelosia.
Riprendendo Giordano Lupi “La Ciuffini non si toglie mai gli slip, mostra un paio di volte il seno e a un certo punto recita una sequenza da antologia del trash con una torta impiastricciata sul seno. La Ciuffini fa pure una breve doccia e lo spettatore che è andato al cinema solo per lei si aspetta un nudo integrale che la bella valletta di Mike non concede”, tutto vero, ma oltre al fatto che i seni della donna si vedono in più situazioni, a conquistare è il gioco di seduzione, gli sguardi della stessa che coinvolgono e portano interesse verso il corpo dell’attrice che diventa appetitoso a prescindere. Non si vede il ciuffo della Ciuffini (battuta!!!), ma la ragazza riesce a stuzzicare il pubblico maschile. Questo perchè, a mio avviso, oltre che al suo fisico molto dipende dalla sua recitazione fatta di sguardi che variano a seconda delle situazioni. Certo, anche lo svilupparsi della trama aiuta e induce lo spettatore ad immergersi nell’atmosfera di complicità che lega i due protagonisti; ci sono pure situazioni “sciocche”, ma vanno considerati giochi tra adulti che hanno voglia di divertirsi, e se la torta sul corpo pare una banalità, questo poco importa: loro stanno creando una loro complicità a danno del marito, questo è ciò che interssa. Riprendendo il paragone con Carmen Villani la Ciuffini non sfigura molto; anche a me la Villani piace, ma difendo l’operato, l’interpretazione e l’erotismo della ex valletta di Mike e respingo quindi le critiche di Lupi.
Sia chiaro, non che questo film mi abbia entusiasmato, ma le critiche vanno a ricadere a mio giudizio sui personaggi maschili e sulle loro interpretazioni. Alla fine non so se sia peggiore la recitazione degli attori o lo spartito che hanno dovuto interpretare, di certo in “quell’area” va collocata la zavorra che impedisce alla pellicola di decollare. Oltre a ciò devo evidenziare che vi è pochezza di presenze, d comparse, e anche questo alla fine rende pesante lo scorrere della pellicola. A riguardo val la pena di citare le altre due donne proposte Gloria Piedimonte che interpreta Elvira, e Crippy Yocard, pseudonimo di Cristina Amodei che interpreta Cochi; a lei dobbiamo il nudo integrale presente nel film che quindi qualcosa al pubblico dei militari, offre... (e non è poi così male). Volendo dare un giudizio finale sull’intero lavoro a me pare che questo film sia intriso di spirito sessantottino, Vi è la rottura dei legami familiari, il figlio ruba la moglie al papà che, per altro, se l’era trovata molto più giovane di lui. La donna, d’altra parte, non si preoccupa di tradire il compagno, ma di assecondare il proprio istinto e la propria voglia di raggiungere la felicità. Vi sono anche riferimenti legati alla psicanalisi che mi sembrano piuttosto forzati, messi lì, giusto per dare un tono di autorevolezza ad una pellicola che ha troppo poco di giallo e che si pone soprattutto (anzi direi esclusivamente) come pellicola sexy. A riguardo particolarmente interessante è la scena dove Claudio fa arrivare in villa Cochi per far ingelosire (riuscendoci) la matrigna.
Tra le note positive di questo lavoro cito anche la villa dove si sviluppa la gran parte della trama, correttamente misteriosa e decisamente adatta alla storia. Prima di lasciare la penna ad altri opinionisti permettetemi due ulteriori considerazioni. La prima, sorprende che la Ciuffini dopo questo lavoro non abbia più solcato questo territorio di attrice provocante. Sicuramente ciò dipende anche dagli incassi che non vedono la pellicola tra i primi cento. La causa? Non si cerca di rendere ridanciana la storia, come accade in molte pellicole della Fenech o ad altre che ho anche qui commentato. (es. rif. 5 e 6). Questo a me piace, le battute sciocche mi irritano e non mi “seducono”, tuttavia questa mia opinione, evidentemente, non è condivisa dal pubblico dell’epoca, come dimostrano i numeri del botteghino. La seconda constatazione è che anche in questo caso si sviluppa una storia che si può accomunare a Malizia di Samperi (rif. 7). Il giovane soffia la donna al papà, la differenza però è che mentre in Malizia il protagonista era un adolescente, qui è uno studente universitario, senza contare che mentre la Antonelli si concesse controvoglia, qui la Ciuffini ad un certo punto pare proprio conquistata dal figliastro e la voglia di assecondarlo è totale .
Dal sito Davinotti: Marcolino1 (una delle valutazioni più alte con tre pallini): “Una sorta di remake di Le tue mani sul mio corpo di Rondi in cui, oltre a far piazza pulita della psicanalisi accantonata come ozio borghese letterario, sorprendono la forma e lo stile. Si scherza e si gioca con la commedia romantica e sexy, con l'incomunicabilità padre-figlio (ridotta a un reiterato: "dovremmo parlare un po' io e te"), con il delitto (im)perfetto e l'imprevedibilità dello humor nero. La retorica delle tematiche non annebbia una grazia e leggerezza di fondo dove i protagonisti giocano a farsi lo sgambetto senza sapere chi cadrà”.
Faggi (un pallino, una delle valutazioni più basse): “Dramma (o psicodramma) osé, come voleva la moda di quegli anni; all'acqua di rose (con qualche spina) e senza un vero approfondimento dei personaggi, buttati quasi a caso in scena (meno male che almeno c'è la giovane Ciuffini, che è bella e non recita nemmeno male). Lo si guarda temendo possa prendere qualche brutta e definitiva piega di banalità; cosa che in parte avviene, pur non essendo totalmente indegno nella messa in scena”. (rif. 8)
Treviso, 29/01/2025 #qzone.it
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Sabina_Ciuffini
rif. 2 https://it.wikipedia.org/wiki/Oh,_mia_bella_matrigna
rif. 3 https://www.mymovies.it/persone/sabina-ciuffini/18654/
rif. 4 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1038-play-hotel-m-gariazzo-1979
rif. 5 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1006-l-infermiera-n-rossati-1975
rif. 6 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/960-la-sposina-1976-di-s-bergonzelli
rif. 7 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/706-malizia-di-samperi
rif. 8 https://www.davinotti.com/film/oh-mia-bella-matrigna/11259