Da wikipedia: (rif. 1) - “La supplente va in città è un film erotico del 1979 diretto da Vittorio De Sisti, soggetto di Roberto Natale e Domenico Calandruccio, sceneggiatura di Vittorio De Sisti, Roberto Natale, Franco Mercuri, Comas e Domenico Calandruccio. Voci correlate: La supplente” (del 1975 di Guido Leoni)". Partirei con la mia riflessione proprio dalla fine di questa "scheda": il titolo del lavoro che sto per recensire vuole creare una connessione con il precedente lavoro di Guido Leoni, (La Suplente) film che aveva confermato Carmen Villani nel mondo della commedia erotica, prelevandolo da quello della canzone, o se preferite dalla televisione. A dire il vero il film che più rimane in mente del 1975 non è La supplente di Leoni (46° al botteghino vendite '75/76-rif. 2 - del con 1.553.140.000 lire), ma il precedente
L’amica di mia madre regia di Mauro Ivaldi piazzatosi al 67° come vendite nell’anno precedente ('74/75). I riferimenti del botteghino mi paiono interessanti perchè danno l'idea di come si è mosso il numeroso stuolo di menti" che ha partorito questo lavoro: Markus di Davinotti ci dice che La supplente va in città incassò solo 70 milioni di lire, a dimostrazione che il pubblico, anche se fosse solo di militari, sa cosa vuole, e non basta il nome di richiamo della bella e sensuale attrice della provincia modenese per riempire le sale. Ed entriamo nel merito per dire che si tratta proprio di un brutto film che, oltretutto, non ha nessuna connessione con La supplente di G. Leoni con cui ha in comune solo la protagonista: Carmen Villani. Insomma, persino il titolo è uno specchietto per le allodole che non ha sortito l’effetto voluto.
La Trama
Rubina, un’insegnante veneta, (Interpretata da Carmen Villani) per amore di Carlo Pasquini (interpretato da Mauro Frittella), si trasferisce a Roma. L'obiettivo della bella ragazza è sposare colui che aveva conosciuto quando aveva fatto il militare. Non la scoraggia il fatto che subito il ragazzo si dimostra inaffidabile (Rubina troverà delle mutande femminili nella macchina del giovane) e che per giunta di sposarsi non ci pensa proprio. La ragazza ha una reazione rabbiosa e per vendicarsi e mettere con le spalle al muro l'amato con uno stratagemma lo manda in carcere: o il bel giovane la prende in sposa, o la falsa denuncia ai suoi danni (per stupro) rimarrà attiva, costringendo il giovane che non fa seguito alle promesse in gattabuia. Carlo non cede, ed allora la ragazza non trovando da insegnare, per campare si adatta a fare la cameriera presso la famiglia Romiti. L’immagine che ha lo spettatore è che Rubina non ha paura di lavorare, al contrario del suo amato dedito solo a imitare John Travolta e interessato solo a ballare ed ad altre attività "da discoteca".
La famiglia dove va a lavorare Rubina è composta da Davide Romiti, (interpretato da Francesco Mulè) proprietario di un bel negozio di abbigliamento dove molto ci sarebbe da migliorare. La sua consorte Adele, (Maria Luisa Ponte) spreca le giornate tentando, con scarsi risultati, di vincere qualcosa nei giochi telefonici proposti dalla televisione. Ci sono poi i due figli: Leo (interpretato da Vincenzo Crocitti) che è un povero sfigato, basti pensare che ha rubato un manichino dal negozio per avere una sorta di presenza femminile nella sua stanza, e Delia (interpretata dalla spagnola Josele Román) fidanzata con il ragioniere del negozio, Giovanni, un meridionale interpretato da Francisco Cecilio, che però non ama perchè la donna è di indiscussa indole omosessuale, fatto questo palese sin da subito a Rubina, ma che nessuno della famiglia ha compreso, e già questo rende l'idea che i Rubini non sono particolarmente acuti.
La prima parte del film descrive la quotidianità su cui va a inserirsi la protagonista, vediamo quindi il mondo della discoteca e scopriamo dettagli quali le scarpe color senape e i pantaloni maschili a base larga in voga in quegli anni. La pellicola ci ricorda che le coppie per fare l'amore si rifugiavano nelle utilitarie, andando ad intasare i parcheggi. Tornando alla famiglia scrutata da Rubina veniamo a scoprire che Delia sta tutto il giorno a curare il suo fisico, mentre il padre, si disinteressa della moglie per spiare con vari sotterfugi il mondo femminile, pur soffrendo di cuore. Dal punto di vista dell’erotismo nella prima parte si vede poco o nulla, se non qualche dettaglio del bel fisico di Delia. Apro una parentesi, quest'attrice non propone un viso molto delicato, ma mi ha sorpreso per il corpo statuale. Ho ragione di sospettare che sia stata infilata nel cast per inserire con più facilità il prodotto cinematografico nel mercato spagnolo.
La seconda parte del film mi risulta più interessante perché si può osservare come la cameriera ponga in essere strategie per "intortare" tutti i membri della famiglia, alla fine lo spettatore comprenderà queli erano i suoi scopi. Ecco che il finale vedrà Rubina sposare Leo, dopo che la stessa è rimasta fecondata dal suo amato Carlo. Leo farà la parte del marito di facciata giacchè la ragazza, divenuta la responsabile del negozio, assume alle sue dipendenze come garzone il tromba-amico. Il ragioniere Giovanni è stato da lei estromesso permettendo alla donna di assicurarsi la fedele complicità di Delia che non ha più tra le scatole il fastridioso maschio e può liberamente consolarsi con la nuova donna di servizio, una ragazza di colore (di cui non sono riuscito a capire il nome dell'atrice) compiacente e disponibile a contraccambiare le saffiche carezze della più sportiva dei Rubini. Anche il padre Davide è fuori gioco causa una paralisi che impedisce lui di parlare e in bella sostanza l'ex cameriera è diventata padrona del negozio.
Sorprende constatare che ci son voluti cinque sceneggiatori per scopiazzare malamente un personaggio goldoniano, o se preferite, per scimiottare La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi. (rif. 3) Un personaggio simile lo si può ritrovare anche ne La Nipote di Nello Rossati (rif. 4) dell'anno precedente, e il sospetto che Rubina stia emulando Adele (interpretata da Francesca Muzio nel film di Rossati) è forte, anche perchè così mi spiegherei l'improbabile (ed inadatto) dialetto veneto usato per esprimersi dalla Villani. In definitiva abbiamo una cameriera che riesce ad abbindolare l’intera famiglia, ma è giusto ricordare che non è una del popolino ignorante, bensì una laureata (per giunta molto avvenente). In tal senso mi pare strano che una donna che ha tutte queste frecce nella sua faretra si incaponisca per dar seguito alla relazione con Carlo, uno che si era dimostrato inaffidabile, senza soldi e assai propenso a inseguire ogni gonnella che gli capita a tiro. Ai miei occhi Carlo è solo un bullo da discoteca, un povero cretino per giunta anche scansafatiche. Diciamo che non è proprio un modello da seguire, la Rubina, anche se qui la si vuol far apparire come una furbastra: farsi ingravidare da un simile tordo vien il sospetto che "Dio li fa e poi li accoppia"!.
Detto ciò, se il film fa acqua nella prima parte, nella seconda diventa un pochino più interessante proprio perché ripercorre le orme di altri più intriganti sceneggiatori. Ciò nulla toglie alla pochezza di ogni singola recitazione che non è da imputare ai vari attori, ma che è, a mio avviso, responsabilità del regista. Tra le pessime interpretazioni cito anche quella della stessa Carmen Villani che ha un gran fisico, ma che lo ha esibito con troppa parsimonia. Non mi è piaciuto, inoltre, il miscuglio di dialetti proposti, e della ragione per cui la VIllani parla in veneto, ho già avanzato la mia ipotesi. Come film erotico, non ci siamo. Come dipinto sociale, non ci siamo. Come sequela di battute e situazioni simpatiche, non ci siamo. Insomma… io non so cosa salvare. A ciò devo annotare che anche come audacia delle immagini, nel complesso, non ci siamo!
Chiudo dando voce ad alcuni opinionisti del sito Davinotti, che pure in generale è molto critico con questo lavoro. (rif. 5). Modo, (il giudizio più benevolo): “La protagonista si reca a Roma per sposare il suo amato non incline all'idea. Rispetto al primo film è più pecoreccio e vicino alla commedia sexy tradizionale. Il titolo non ci azzecca molto visto che di studenti e professori non v'è traccia (tranne per la Villani, ex maestra diventata da modenese a veneta). Azzeccata la colonna sonora di Cipriani con spruzzate dance. In fin dei conti non è poi così male…”. Per B. Legnani il film è gravemente insufficiente: “Al di là del fatto che nulla ha a che a fare con La supplente, è di uno squallore mica da ridere. Girato con due lire (si pensi all’arresto in flagranza, senza che si veda la Polizia o il parlatorio del carcere reso tale dall’ombra di una maglia a quadrati). Recitazione (?), trama e sceneggiatura sono dello stesso livello. Cipriani ricicla perfino "Anonimo Veneziano"! Da evitare con cura.”
Anche Taxius lo giudica “gravemente insufficiente": “La supplente va in città è di uno squallore allucinante e di qualità infima, tenendo anche conto del genere a cui appartiene. La trama è inesistente, ma per questi film è un fattore secondario e si può anche farne a meno: ci si accontenta di qualche barzelletta e di qualche nudità, che però qui mancano totalmente. Il finale è di una tristezza unica (in senso negativo ovviamente) e le musichette sono l'unica cosa minimamente decente. Da evitare anche se siete appassionati del genere commedia sexy”.
Mirco Venzo, Treviso 9/3/2025 #qzone.it
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/La_supplente_va_in_citt%C3%A0
rif. 2 https://www.hitparadeitalia.it/bof/boi/boi1975-76.htm
rif. 3 https://it.wikipedia.org/wiki/La_serva_padrona_(Pergolesi)
rif. 4 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/869-la-nipote-di-nello-rossati
rif. 5 https://www.davinotti.com/film/la-supplente-va-in-citta/9228