Dopo aver visto questa pellicola vado a leggere le indicazioni che trovo su wikipedia che sono decisamente interessanti perché, scopro delle "etichette" che spiegano meglio di ogni mio riassunto la trama di questa pellicola del 1977 a regia Joseph Warren, nome d’arte dell’italiano Giuseppe Vari. Iniziamo con le definizioni copia/incolla estrapolate dal mio sito preferito, il fim da poco visto è del genere nunsploitation ovvero un sotto filone dei film d'exploitation. Quest'ultimo è "un genere cinematografico che mette da parte la ricerca di valori artistici per portare in scena elementi più forti, con l'esibizione esplicita di scene di sesso e di violenza, talvolta veicolando messaggi di una parte politica o lobbistica". "Le trame di questi film (parlo ora dei nunsploitation) non si discostano eccessivamente l'una dall'altra, presentando dei canoni ben definiti: ambientate in un convento, preferibilmente in epoca medioevale o rinascimentale, hanno per protagoniste delle novizie che, spinte a prendere il velo contro la loro volontà, vengono seviziate da suore badesse o compagne divenute sadiche e perverse per l'isolamento
coatto o per motivi diversi come, ad esempio, la perdita di un amore o il desiderio di maternità. Non manca l'intervento di agenti esterni, quasi sempre maschili, che possono assumere la forma del prete confessore, del diavolo, talvolta rappresentato sotto forma di libertino dai baffi a punta, o della Santa Inquisizione. Quest'ultima, in particolare con la sua pittoresca fama di torturatrice, forniva agli sceneggiatori il pretesto per mostrare le nudità di giovani donne, promesse nelle locandine dei cinema. Sono opere cinematografiche di basso profilo artistico che ricorrono spesso al sensazionale ed al contenuto erotico per attirare il pubblico con fini economici, ambientato in conventi e monasteri femminili". "Il termine nunsploitation, intraducibile, composta dai termini inglesi nuns, suore, ed exploitation, sfruttamento. In Italia, ci si riferisce a questo genere cinematografico parlando di "cinema conventuale" o "tonaca movie". Tale genere ha avuto la massima diffusione lungo gli anni settanta del XX secolo".
Gli elementi della pellicola che volevo recensire sono già tutti presenti in questa definizione, ad accezione dei tre attori protagonisti che sono l’avvenente Laura Gemser, che di fatto è la ragione per cui si crea questa pellicola, trattasi, contando i film elencati su wikipedia, del suo tredicesimo lavoro Ci sono poi Monica Zanchi, che pare molto indicata per questo ruolo dal sapore satanico, tale attrice, svizzera di origine, è stata anche una ragazza coccodè ne Indietro tutta, con Arbore e Frassica ed il "cattivo" (e trombatore di turno), interpretato da Gabriele Tinti.
Lascio i commenti ad alcuni opinionisti che si sono espressi sul sito Davinotti, tra i vari disponibili:
“All'epoca film per militari in libera uscita e uomini senza mogliettina appresso nei cinemini - oggi scomparsi - di periferia; oggi culla del trash erotico. Giuseppe Vari mischia il filone di Emanuelle nera (prende la Gemser e la traveste da suora), una ninfomane avvenente (ottima la Zanchi) e ci aggiunge un po’ di instant-movie con Tinti che interpreta “il bel Renè” (Vallanzasca). Siamo su alti livelli ridanciani, con una buona dose di gradito erotico gratuito. Qualche buona intuizione di regia maschera la puerilità del soggetto”. Markus
Altra opinione: “Non così male questo conventuale che vede protagonista una spudorata Monica Zanchi, che si fa valere nelle performance erotiche e qualche scena di nudo integrale. La Gemser mi sembra un po' fuori ruolo, sicuramente lontana dalla sfrontata fotoreporter con la quale si è fatta conoscere, ma sempre pronta a denudarsi a seconda delle necessità. A parte qualche banalità di troppo nei dialoghi e nella sceneggiatura è sicuramente un film di genere che merita una visione”. Luchi78
Per finire: “Discreto film erotico, con la Zanchi che quasi riesce ad oscurare la divina Gemser, qui negli assai improbabili panni di una suora. La vicenda sarà anche banale, ma un film del genere ha la sua ragion d'essere nelle scene erotiche e si può dire che da quel punto di vista non delude affatto. Tra le curiosità il ruolo di Gabriele Tinti, verosimilmente modellato sul bandito Renato Vallanzasca. MEMORABILE: La Zanchi che seduce la sua timorata compagna di stanza”. Renato.
La mia opinione lascia il tempo che trova, se pensavo ci fosse della ricerca nella trama, wikipedia mi dice che ogni aspetto del film risponde ad un cliché pre-definito, la Gemser quando si spoglia si fa sempre guardare, ma non sono io che lo devo ribadire, e sapere che la Zanchi è finita come ragazza coccodè… mi ha convinto al silenzio nella recensione di questa pellicola; faccio più bella figura.
Mirco Venzo, Treviso 31/03/2023 #qzone.it