Nel 2015 Edoardo Falcone fa uscire nelle sale Se Dio vuole, lavoro di cui è pure l’ideatore del soggetto oltre che autore della sceneggiatura, in ambedue i casi coadiuvato da Marco Martani. E’ l’esordio per il regista regista romano, ed è amio giudizio un buon inizio premiato tra l’altro con l’assegnazione del David di Donatello quale “miglior regista esordiente”. La trama ruota attorno alle vicende di un professionista capace, Tommaso De Luca un cardiochirurgo tanto bravo quanto “stronzo” (mi si passi il lessico). L’uomo guarda tutti con alterigia, risultando fastidioso e la conseguenza di ciò è un diffuso senso di inadeguatezza provato
da tutti coloro che lo circondano. Anche per questo la situazione familiare risulta complicata, e a sancire questo disequilibrio vi è malcelato alcolismo della moglie, Carla De Luca, interpretata da Laura Morante.
Nella prima parte del film il regista tratteggia la psicologia di tutta la famiglia De Luca, spiegando che Bianca De Luca (Ilaria Spada) è la classica bella ragazza “oca” e senza sostanza, il suo ragazzo, Gianni Malloni (Edoardo Pesce) è un immobiliarista che si destreggia con poco talento, ma che comunque cerca di barcamenare come meglio può nelle vicende della quotidianità, e con il figlio Andrea (Enrico Oetiker) che studia medicina, e sul quale il padre ripone le sue aspettative e la sua attenzione.
Lo studio cui il padre analizza il figlio lo induce a pensare che questi sia gay e quando il giovane convoca tutta la famiglia per fare un’importante dichiarazione, lui è pronto ad accettare l’outing dello stesso. “Suvvia, siamo una famiglia moderna e dobbiamo accettare questi eventi” pare voglia comunicare a tutti i membri del suo nucleo familiare. Il colpo di scena, che non mi aspettavo, è che la dichiarazione che Andrea fa ai parenti la quale non riguarda la sua scelta sessuale: ha deciso di farsi prete!
Mi fermo qui per fare una prima serie di considerazioni sul film. La caratterizzazione dei vari protagonisti in questa prima parte è molto ben coordinata, e risulta piacevole grazie a delle situazioni e a delle battute scontate, se vogliamo, ma che risultano leggere agli occhi dello spettatore che arriva sino a questo stadio senza particolari fastidi e rischia pure di divertirsi. Ottime tutte le recitazioni dove brilla quella del protagonista: l’interprete di Tommaso De luca, ovvero Marco Giallini.
Qui però devo aprire una riflessione di altra natura: già mi aspettavo la solita banalità del consueto slogan di stampo "gender", dove si sponsorizza l’accettazione dell’omosessualità del figlio, fenomeno che pare essere diventato un obbligo in tutti i film recenti, ed invece c’è il colpo di scena: il figlio compie una scelta originale e completamente difforme ai temi presentati dal mainstream, ridando centralità alla religione! Interessante risulta anche come si sviluppa di qui in poi la reazione dell'integerrimo cardiochirurgo, uomo di scienza, "materialista", ateo, l’uomo di successo secondo i consueti schemi attuali riassumibili nel “il più bravo vince e si crea uno spazio di successo adeguato, premiato dalla società di mercato…”.
La seconda parte del film smonta la prima, andando a presentare questo uomo di successo che usa la logica e l’intransigenza per valutare tutto e tutti, come un perdente. Sa curare le patologie mediche, ma non comprende nulla di tutti coloro che lo circondano, non da ultimi i suoi familiari. Alla fine è una persona sconnessa dalla società di cui riteneva di rappresentare un eccellenza. In questo settore del film si fa spazio il secondo protagonista della trama, don Pietro Pellegrini interpretato da Alessandro Gassmann.
Tra una battuta e l’altra in questa seconda fase si presentano due aspetti, da un lato come la Chiesa abbia bisogno di rinnovarsi, e chi lo fa, come nel caso di don Pietro, che dialoga con i sui fedeli in romanesco e rendendo attuali passi del Vangelo che vanno riletti alla luce dell'attualità, sa ancora creare consensi e attirare su di sé un bel pubblico. Oltre a ciò vi è una velata critica all’uomo materialista, quello che guarda “i risultati”, i numeri, ben rappresentato dal cardiochirurgo. La trama della seconda parte ci dice che la vita è fatta anche di leggerezza, come dimostra la vita di Bianca, e di tentativi, talvolta infruttuosi. Chi vive fa delle scelte coerenti con i propri ideali, trova valori per cui combattere, come si intuisce dalle scelte di sua moglie.
Da notare che le battaglie di Carla De Luca risultano perdenti, ma forse, è proprio questo il messaggio che apprezzo di questa pellicola: non tutte le battaglie sono coronate dal successo, ma mettersi in gioco è un modo per vivere, ed è importante! Se vogliamo è quanto sta facendo proprio don Pietro che è oggi la figura che è, dopo aver svoltato da una prima parte di vita fatta di eccessi e di abiti firmati. La terza parte del film vede rilanciare il valore dell’amicizia, che è un sentimento che nasce tra Tommaso De Luca e il prete. Non è questo un film come lo fu Il nome della rosa, che spiega e affronta importanti temi religiosi scavando in profondità, è questa una commedia che getta li dei semi, degli spunti. Originali a mio avviso. Parlare di religione e di qualcosa che non sia materialistico, parlare di valori per cui combattere anche a costo di risultare sconfitti, ridare dignità a figure non proprio di successo com’è il caso della coppia Gianni e Bianca, persone comuni, con i loro limiti, significa ridare dignità alla gente normale.
A me questo film è piaciuto, non è certo da inserire nella “top ten” di qualche classifica, ma è un buon lavoro, pulito, leggero ed originale nello stesso tempo. Una visione differente dalla mia la potrete trovare nel sito di davinotti (rif. 2) a firma Marcel M.J. Davinotti jr. Quella di Marcel è un analisi accurata, con osservazioni di tutto rispetto; chi avesse osservato il film vada pure a leggerla, per decidere da che parte collocarsi. Non ho volutamente approfondito la seconda e la terza parte per non togliere curiosità allo spettatore, già c’è poco da dire, se svelo anche come si sviluppa, anziché fare un servizio al mio lettore gli farei un danno, rendendo anche meno interessante il film. Un merito del regista che devo evidenziare è quello di aver saputo valorizzare al massimo tutti gli attori.
A spiccare, come detto, c'è Giallini che non a caso riceverà una “nomination” come miglior attore protagonista per il David di Donatello (2015). Tuttavia a sorprendermi, forse perchè è un attore che non mi ha mai fatto impazzire, è stata l’interpretazione di Alessandro Gassman, molto positiva, anzi, ottima! Nel complesso un buon film, che il sito Davinotti mi dice “spacca” la critica. A voi lettori osservarlo e stabilire come valutarlo.
Mirco Venzo, Treviso 2/04/2024 #qzone.it