Alle elementari ci hanno insegnato a fare la prova del 9 per controllare il risultato di una operazione aritmetica. Proviamo a sottoporre la riforma costituzionale alla prova del nove, cioè vediamo cosa succede se andassimo a votare oggi. Per chi non ha la pazienza di seguire tutto il ragionamento posso anticipare due conclusioni. L’Italia ha una probabilità superiore al 67% di diventare il paese dei balocchi delle multinazionali con l’aggravante di avere le istituzioni parlamentari più incasinate di prima, questo in cambio di un piatto di lenticchie rappresentato da 215 senatori in meno.
La riforma non funziona anche se si cambia l’Italicum, una legge proporzionale o con un premio di maggioranza che non permettesse a chi “vince” le elezioni di avere la maggioranza alla Camera, rischierebbe di paralizzare la Camera peggio del futuro Senato. Bando alle ciance, entriamo nel merito. Ho preso come punto di partenza il sondaggio EMG la7. Con questi dati nessuna aggregazione possibile, tranne una coalizione (PD, NCD-UDC, Sinistra Italiana) raggiungerebbe il 37%, quindi si andrebbe al ballottaggio. Come seconda ipotesi, per fare contento Renzi, ho ipotizzato che al ballottaggio tra PD e M5S vincesse il PD, immaginando che gli italiani, in attesa di vedere come andrà a finire a Roma, non se la sentano di farsi governare da Grillo & C e al ballottaggio premino il Matteo. Poi sono andato a prendermi l’opuscolo della Camera dei Deputati che spiega la riforma elettorale, nel fascicolo è riportato un esempio di attribuzione dei seggi in caso di ballottaggio che potrebbe essere verosimile nella situazione attuale, cioè un ballottaggio con due partiti molto vicini più terzo incomodo, considerando Lega e Forza Italiana come un tutt’uno. Seguendo le istruzioni la ripartizione dei seggi sarebbe la seguente.

La composizione del Senato l’ho ottenuta interpretando le regole stabilite dalla riforma costituzionale (Art. 57 riformato). Esse prevedono una rappresentanza in proporzione agli abitanti e in ragione della presenza dei gruppi consiliari, con l’avvertenza che nessuna regione deve avere un numero di senatori inferiore a due. La tabella del Senato riportata sotto è la risultante partendo dalla composizione attuale dei consigli regionali. Notiamo subito alcune curiosità del futuro Senato. Il M5S è sotto rappresentato; in alcune regioni come la Sardegna e la Liguria, pur essendo presente in regione sarà assente in Senato, la stessa sorte tocca al Centro Destra per quanto riguarda le Marche, per quanto riguarda il PD: tutto va bene signora la Marchesa. Il Trentino Alto Adige ha quasi gli stessi rappresentanti della Toscana, 4 contro 5, ma ha meno di un terzo degli abitanti, la Valle d’Aosta ha gli stessi consiglieri della Sardegna ma è 13 volte più piccola. Altra particolarità del Senato è quella di essere cangiante, praticamente il suo colore arcobaleno cambierà ad ogni tornata elettorale regionale, più o meno una volta all’anno dato che le regioni non votano più tutte negli stessi anni. Nella tabella sotto non sono considerati i 5 senatori di nomina presidenziale.

Come prima cosa notiamo che nessun gruppo ha la maggioranza in Senato, quindi nel futuro Senato sarà d’obbligo l’inciucio tra le forza politiche. Considerando che i 5 stelle non inciuceranno con nessuno, al Senato sarà d’obbligo l’inciucio Centro Sinistra Centro Destra, pena la paralisi totale. Però il Centro destra e i grillini assieme hanno 52 senatori, quindi potranno bloccare qualsiasi iniziativa del PD, inoltre qualsiasi legge di attuazione delle norme europee potrà essere bloccata dal CD più i 5 Stelle. Con tanti saluti alla speditezza e alla semplificazione dell’iter delle leggi. Naturalmente Renzi avrà completamente campo libero alla Camera. Per esempio potrà approvare tutte le leggi che gli proporranno le multinazionali, sia quelle finanziarie sia quelle industriali, cioè, fare quello che stanno facendo in Grecia, conferire tutte le aziende pubbliche dell’acqua, i porti e altre attività pubbliche in un fondo privato a disposizione di Bruxelles e dei grandi gruppi, con buona pace della tutela delle minoranze. Mi auguro che tra i sostenitori del PD che hanno votato no al referendum sull’acqua pubblica, non ci siano sostenitori del si, diventerebbero dei privatizzatori a loro insaputa. Ma gli aspetti più preoccupanti della schizzofrenica riforma renziana, riguardano il funzionamento delle camere. Cominciamo con l’elezione del Presidente della Repubblica e dei Giudici della Corte Costituzionale. L’osceno spettacolo a cui abbiamo assistito in questa legislatura diventerebbe un agognato auspicio. Con questi numeri Renzi per nominare il presidente dovrebbe comprare l’assenza di circa 100 parlamentari del centro destra e dei 5 stelle, oppure sperare che si ammalino tutti insieme, in sostanza dovrebbe capitare una pandemia parlamentare all’opposizione. In assenza di pandemia l’inciucio è d’obbligo, e questa volta non basterebbero una ventina di verdiniani. Comunque, siccome le vie dei volta gabbana sono infinite, affidiamoci al fato. Il casino maggiore potrebbe verificarsi per l’elezione dei giudici della Corte Costituzionale. La riforma prevede che 3 giudici siano nominati dalla Camera e 2 dal Senato (Art. 135, primo comma riformato). La maggioranza richiesta per l’elezione dei giudici dopo il terzo scrutinio è dei 3/5 dei componenti di ciascuna camera. (Legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2, art. 3 riformato). Alla Camera i 3/5 sono 378 deputati. Il partito padrone della Camera deve necessariamente fare un inciucio, oppure “recuperare” 57 deputati dalle schiere antagoniste. Meno rispetto all’elezione del Presidente della Repubblica, ma sempre un bel numero. Al Senato i 3/5 sono 60 senatori, anche qui l’inciucio o la compravendita è d’obbligo. C’è una complicazione in più. Se a seguito di elezioni regionali successive i 5 stelle raggiungessero i 41 deputati, e se mantengono la promessa di non fare inciuci, sarà praticamente impossibile eleggere i 2 giudici della Corte Costituzionale. La prossima volta analizzeremo il caso di vittoria dei 5 stelle, per il momento possiamo tranquillamente affermare “peso el tacon del sbrego”.
Marco Fascina