La cultura occidentale affonda le radici su due capisaldi, il primo è la scrittura. Quando l’umanità non scriveva, e sia chiaro che si sta parlando di un periodo lungo decine/centinaia migliaia di anni, la definiamo preistoria, la storia per noi inizia solo con l'avvento dello scritto, prima si trattava di altro. Sancito che la cultura occidentale si fonda sulla scrittura, da dove arrivano gli scritti che hanno maggiormente influenzato il nostro modo di pensare? La risposta è semplice: dall’antica grecia.
Il primo scrittore di spessore cui abbiamo traccia era un poeta, un personaggio che operava quattro secoli prima di Platone e per certi aspetti fu un pensatore che si contrappose ad Omero; il suo nome è Esiodo. (rif. 1). Omero è una figura mitica, ancor oggi non sappiamo se sia esistito, se sia un singolo uomo o se sia stato assegnato, a questo nome, un insieme di racconti tramandati oralmente da più aedi sconosciuti (la seconda oggi è di gran lunga la tesi più accreditata). L'Iliade e l'Odissea sono narrazioni che ci sono pervenute da epoche in cui la scrittura non c’era o quanto meno non era diffusa, e per tanto è l’oralità che trasmetteva la conoscenza. Il primo confine di cui si ha conoscenza, tra quella tradizione antecedente alla scrittura, e la nostra civiltà, mi par di capire che è proprio Esiodo.
Di questo cantore, di Esiodo, qualche informazione ce l'abbiamo. Poche cose, ma poco è molto più di niente! (rif. 2). Sappiamo che visse a cavallo tra l’ VIII ed il VII secolo a.C. periodo quindi antecedente l'avvento della democrazia periclea. A proposito, è proprio la democrazia il secondo concetto che sta alla base della cultura occidentale. Sappiamo in olte che questo cantore aveva un fratello, Perse, con cui ebbe discussioni legate all’eredità, (tale nome apparirà anche nel testo che andrò a riproporre). Per finire questo breve curriculum sappiamo che prima di fare il poeta Esiodo fece il pastore. L'arte poetica fece vincere al ex pastore una gara lirica, per cui possiamo ipotizzare che fu un poeta apprezzato dai suoi contemporanei.
Nel suo lavoro Le Opere e i giorni, una delle cose che di lui ci sono arrivate, inizia con una fiaba: possiamo definirla la prima fiaba del mondo occidentale. Preciso: sicuramente altre numerose e variegate fiabe venivano raccontate anche ai suoi tempi, ma questa è per quanto ne so, la prima che ci è arrivata scritta sapendo chi ne fosse l’autore. E’ questa peculiarità che mi ha incuriosito e per questo la ripropongo e la commento: questa storiella è posta nel apologo de Le opere e i giorni, un poema di 828 esametri che attribuiscono lustro ed importanza al lavoro, in particolare a quello agricolo. Già qui si comprende che è posizione opposta a quella dell'Iliade che rappresntava un inno alla guerra e che esaltava la figura del guerriero. Avendo presentato, seppur a sommi capi questo polemico poeta, questo cantore del lavoro che si contrapponeva a chi ineggiava la pugna, ascoltiamo cosa ci dice con la sua fiaba:
Uno sparviero così parlò all’usignolo dal variopinto collo, mentre, avendolo ghermito con gli artigli, lo stava portando in alto, fra le nubi, e quello, trafitto dagli artigli ricurvi, pietosamente gemeva. A lui, dunque, lo sparviero superbamente parlò: «A che ti lamenti, o infelice? Ti tiene uno che è più forte; dove ti porto io, tu andrai, anche se sei canoro; ti divorerò oppure ti libererò a mio piacere. Stolto è chi vuole combattere contro i più forti: non riporterà alcuna vittoria e, oltre al danno, subirà pure la beffa».
Finita la fiaba il poeta aggiunge quanto segue:
Così parlò lo sparviero veloce, uccello dalle grandissime ali. O Perse, ascolta la giustizia e non alimentare la Prepotenza; la prepotenza è dannosa all’uomo debole; nemmeno il grande facilmente la può sopportare, anzi egli stesso rimane oppresso e va incontro a sventure. Migliore è l’altra strada, verso la giustizia: la giustizia al termine del suo corso vince la prepotenza, e solo soffrendo lo stolto impara» (Opere e giorni, vv. 202-218, trad. Magugliani).
Chi canta all’epoca sono i poeti (i lirici rif. 4) e lui ci sta dicendo che alla fine il bel usignolo (il poeta, Esiodo qui sta parlando di se stesso, come confermato dalla citazione del fratello, per cui non ci sono dubbi a riguardo), il bel usignolo, si deve assoggettare a chi lo tiene tra le sue grinfie, (lo sparviero, ovvero i potenti). Nel prosieguo del discorso ci spiega che la giustizia e non la prepotenza, a lungo andare sono a vantaggio non solo per i deboli, ma anche per gli stessi uomini di potere.
Perché ritengo attuale questa fiaba? Perché anche oggi ci sono degli usignoli, figure che cantano al popolo, ma che sono assogettate ai "potenti", a degli sparvieri. Sono i giornalisti! Il primo poeta, quattro secoli prima che nascesse li concetto di democrazia, ci narra di come questi "canti" siano influenzati dai potenti, di come se i suoni non sono in linea con i desideri di chi ti tiene sotto i propri affilati artigli, l'uccello canterino rischia di venire sbranato o, se il canto è di gradimento del potente, viene lasciato in vita. I giornalisti scrivono ciò che vogliono gli editori, succedeva secoli prima della nascita di Cristo, e succede anche oggi; ecco la cosa che ho trovato sorprendente.
Esiste, è vero chi non si è piegato. Julian Assange dimostra che anche oggi, come sette secoli prima di Cristo, se l'usignolo non canta la musica che vuole lo sparviero, finisce per venire stritolato, a conferma che le affermazioni e le morali della prima fiaba occidentale, sono anche oggi attuali. Gli esempi non mancano anche in Italia, si ricordi l'editto bulgaro del nostro mai dimenticato (e per questo lo ricordiamo) Silvio Berlusconi che cacciò dalla R.A.I. E. Biagi, M. Santoro e D. Luttazzi. Ma la storiella ci aiuta a capire anche la stretta attualità, penso alla narrazione (infame) relativa ai fatti palestinesi e inerente il genocidio di Gaza che si sta perpetrando da ottobre (rif. 5) o, cambaindo fronte bellico, a come viene presentata la questione Ucraina/Russia, narrazione che a mio avviso sta ponendo le basi per un conflitto potenzialmente nucleare che porterà dei danni non solo a noi tutti, (ai debboli) ma alla fine anche agli stessi potenti (gli sparvieri).
E qui c'è il secondo elemento di stupore, da parte mia, ovvero Esiodo scriveva quattro secoli prima di Platone, ma la prima necessità che avverte, prima ancora di iniziare la sua opera che osanna il lavoro, e nello specifico il lavoro agricolo, bene quest'uomo sentì l'esigenza di sottolineare l'importanza dell'informazione e delle dinamiche che la influenzano! Ancor prima che la democrazia venisse concepita dala cultura greca, già Esiodo aveva intuito che il pensiero degli intelletuali, dei divulgatori, doveva essere espresso liberamente, altrimenti vi è danno sicuramente per l'uomo debbole, ma a rischiare è anche il potente. Trovo stupefacente questo fatto proprio perchè da mesi ritengo che il principale problema che ha l'occidente sia legato ai mezzi d'informazione, come ricordato anche relativamente alla questione pandemica, (rif. 6) dove molti uccellini hanno raccontato la canzone imposta dallo sparviero. Qui si pone però un interrogativo: che conseguenze ci sarà in futuro per noi tutti, oggi che si sta spingendo tra fatti manipolati, e narrazioni belliciste, verso un conflitto contro una potenza nucleare qual'è la Russia?
Non credo di dover aggiungere altro, resta da comprendere a chi toccherà il ruolo "dello stolto che soffrendo impara", ma soprattutto mi chiedo: "C'è lo spazio per imparare qualcosa dopo un conflitto nucleare"?
Mirco Venzo, Treviso 28/05/2024 #qzone.it
P. S. Nel nostro piccolo tutti gli autori (e le poetesse) di questo sito mai hanno subito intimidazioni o pressione per orientale i loro scritti. La preoccupazione del primo poeta occidentale, per quanto ci riguarda, non ha senso di esistere, sempre se non ci chiudono il blog!
rif. 1 L’affermazione appare durante questo lungo video e a spiegarlo è il Prof. Carlo Sini - https://www.youtube.com/watch?v=LntgxL3BLpM&t=71s
rif. 2 https://it.wikipedia.org/wiki/Esiodo
rif. 3 https://pintacuda.it/2021/09/15/lo-sparviero-e-lusignolo/
rif. 4 https://it.wikipedia.org/wiki/Lirica_greca
rif. 5 https://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/981-aaron-bushnell-io-ti-ricordo
rif. 6 https://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/974-huston-abbiamo-un-problema