Si è conclusa a Gorizia la mostra fotografica Back to peace? - La guerra vista dai grandi fotografi della Magnum, proposta nel cuore della città nel prestigiso Palazzo Attems Petzenstein. Gli organizzatori evidenziano come la citta di Gorizia, luogo di confine e quindi teatro si scontri nel secolo scorso, ma anche luogo di dialogo tra differenti culture, sia quanto mai significativo. A tal riguardo emblematica è una didascalia che era posta fuori dalla mostra fotografica, ma inerente al museo di quello stesso palazzo, riporto quanto c’era scritto: “...si potevano quindi annoverare casi paradossali come quello di un porofessore sloveno che, in tedesco, insegnava il francese ad alunni italiani”.
Gorizia era un crocevia di culture e quando si parla del tedesco non vorrei si dimenticasse che non c’era solo l’influenza germanica, ma soprattutto quella austriaca, connessa per tanto alla cultura ungherese. Gorizia, come pure la vicina Trieste, ma potrei includere l'intera Istria, sono luoghi dove le differenti culture si fondono da secoli.
Qualcosa sulla mostra: oltre agli imperituri scatti del D-day realizzati dal mitico Robert Capa il 6 giugno del 1943 a Omaha beach vi sono opere che narrano di altri eventi. La gente e la sofferenza della stessa, magnificamente riportata da Werner Bischop che mi ha sorpreso anche per la capacità di cogliere con senso estetico molti suoi soggetti. Non so come spiegarlo, ma c’è della bellezza fotografica nella composizione di alcuni scatti e nell’equilibrio dei bianchi e neri. Cito a riguardo il Palazzo del Reichstag (Berlino1946) la Sala da ballo utilizzata come granaio ( 1947 - Castello di Fot, vicino a Budapest), la Piazza delle Erbe, Verona 1950 o i due scatti realizzati in Sardegna, uno a Campidano ed uno a Iglesias dove, in quest’ultimo, una donna attende un paiolo di fronte al fuoco mentre un gatto si scalda e osserva.
E che dire di Herbert List e del suo scatto realizzato a Monaco di Baviera nel deposito dell’Accademia delle Belle arti? La realtà è che dovrei citare tutti i 14 autori e approfondire ogni singolo scatto da loro realizzato, tanto sono belli, importanti, indicativi. Non lo farò, mi limito a segnalare che tra le opere esposte vi sono dei bozzetti di Zoran Mušič che mi ricordano lo stile del maestro austriaco Egon Schiele con la sola differenza che mentre le raffigurazioni del pittore più noto erano deformazioni della realtà, i bozzetti di chi è stato internato a Dachau sono ritratti assai realistici!
Non posso esimermi dal constatare che vi sono testimonianze fotografiche anche del disastro provocato da Little Boy, sganciata su Hiroshima e Fat Man a Nagasaki. Credo sia inutile ricordare a chi mi legge che oggi l’Unione Europea sta armando l’Ucraina contro la seconda potenza nucleare del pianeta, la Russia, mentre la prima potenza nucleare, su incentivo di Israele, altra potenza nucleare mai ufficialmente riconosciuta, ma sulla cui propensione alla belligeranza ho molto poco da dire, sta combattendo una guerra contro l’Iran, a sua volta alleato con Pakistan e Cina, ambedue potenze nucleari.
La mostra di Gorizia non è stata solo un’esaltazione dell’importanza della fotografia, ma è anche risultata un acuto stimolo di riflessione per chi ha avuto il privilegio di visitarla.
Mi inchino, a mo’ di ringraziamento, di fronte a chi ha allestito quest’evento!
Mirco Venzo, Treviso 04/05/2026 #qzone.it
Nella foto un dettaglio del lavoro Non siamo gli ultimi di Zoran Mušič - 1975
