Tra i film che si distaccano dal filone della commedia sexy all’italiana, ma che pur rappresentano bene il nostro paese, ritengo si debba inserire Virilità, uscito nel 1974 e diretto da Paolo Cavara. Il soggetto è di Gian Paolo Callegari che ne è pure lo sceneggiatore, in quest’ultimo caso coadiuvato da Giovanni Simonelli. Wikipedia (rif. 1) definisce la pellicola una commedia, ma a mio avviso la definizione non aiuta l’eventuale spettatore a individuare cosa sta per andare a vedere. E’ sicuramente una commedia sexy all’italiana, perchè ci sono immagini di seni al vento e belle ragazze da osservare, e c’è anche l’intento di far sorridere, ma a differenza di altre pellicola, non si affronta il tema della seduzione con
l’obiettivo di “far arrappare” quanto con lo scopo di far riflettere, e, forse anche parlare di seduzione, è fuorviante. L’autore si avvale di situazione che rasentano il grottesco (ed in tal senso si può anche correttamente parlare di “commedia”) per affrontare i temi che a lui interessano. Come anticipato ci sono momenti ilari, ma, a mio giudizio, si tratta più di una storia drammatica. “Commedia” scrive wikipedia; tragedia dico io, anche perchè alla fine i protagonisti si trovano ad avere tutti l’amaro in bocca. Devo fermarmi e partire dalla trama per aiutare il lettore ad inquadrare il pezzo che sto scrivendo. Volutamente non sarò dettagliato, per dar agio a chi volesse vedere quest’opera di cogliere personalmente alcuni aspetti.
La trama
Roberto La Casella (interpretato dal francese Marc Porel) ritorna nel paese natio, in Sicilia, dove sono ancora radicate le tradizioni e una certa idea di mondo. Quel mondo e quelle tradizioni sono uno dei soggetti del film! Il film ci parla di una certa Italia, e delle sfide che la modernità obbligherà non solo quel abitato, ma tutto il Paese, ad affrontare. Roberto è andato a Londra, la città che doveva aprire lui la mente per far lui conoscere le idee più innovative; una la si scopre subito, il ragazzo ha i capelli lunghi, (ne più ne meno di come li avevano molti cantanti dei gruppi beat dell’epoca), ma già questo crea scompiglio: l’uomo e la donna si riconoscono anche da come si presentano. A rafforzare questo concetto vi è anche la coppia di amici inglesi che lo accompagnano perché incuriositi dal fascino della Sicilia, si fermeranno nel paesello per pochi giorni, il ragazzo ha i capelli lunghi, molto più di Roberto e visto di spalle pare una ragazza. La sua fidanzata, Pat, ha un taglio di capelli mascolino e solo da vicino si comprende che si tratta di una donna; anche l’abbigliamento, maglietta e blue jeans non aiutano a scindere i sessi. Nello scorrere della pellicola lo spettatore scopre che tra Pat e Bob (così viene chiamato Roberto dai due amici), c’è un rapporto che va oltre l’amicizia e, in una notte dove i due avevano poco sonno, faranno il bagno al mare, nudi, trovando il modo di ingannare il tempo con modalità bibliche, quelle note ad Adamo ed Eva; nell’occasione lo spettatore potrà felicemente appurare che Pat (Geraldine Hooper) non è un maschio.
La mentalità che Roberto ha acquisito nel soggiorno londinese rende normale quella che oggi si potrebbe definire “fluidità”, rifacendoci a Zygmunt Bauman (rif. 2), ma all’epoca era un tema che se da un lato movimenti come quello hippies stavano promuovendo, dall’altro possiamo definirli fenomeni isolati che nella quotidianità facevano fatica ad imporsi. La Sicilia è sicuramente uno dei territori italiani dove certe convinzioni antiche trovavano il loro apice, non a caso qui il regista va a collocare la sua storia, e l’interscambiabilità dei ruoli, maschio / femmina meno avevano spazio. Nel film c’è un episodio che lo sancisce, Roberto ha voglia di cucinare e si mette ai fornelli, creando sconcerto: quello è un lavoro da donne! Quindi donne da una parte e maschi dall’altra, lavori da donne, lavori da uomini, abbigliamento da donne e abbigliamento da uomini, comportamento da donne e comportamento da uomini. Chi si pone da tramite tra questi due modi di vedere il mondo, o se volete tra questi due mondi valoriali differenti è il padre di Roberto, Vito La Casella (Turi Ferro). Vito è oltre che il rappresentante della Sicilia anche l’emblema della borghesia, è un imprenditore (nella sua fabbrica lavorano soprattutto donne) e si direbbe anche un imprenditore agiato, a giudiare dallo stato simbol che lo accompagna quando si muove, un’auto di lusso che a me, che non sono un esperto pare, una Rolls Royce! (vedi nota a margine). Perchè è importante la figura di Vito?
Perchè in quanto imprenditore lui deve essere "connesso" anche con il resto del mondo, con quel mondo dove lui commerciare, non a caso scopriremo che è stato lui a spingere il figlio ad andare a Londra. Come uomo d’affari sa che bisogna aprirsi a ciò che c’è oltre alla Sicilia, ne va dei suoi affari,ma lui stesso è un uomo a suo modo aperto, ha sposato in seconde nozze una delle segretarie della sua azienda, molto più giovane di lui, Cettina (interpretata da Agostina Belli) e quindi deve e vuole essere aperto al mondo anche per poter stare degnamente a fianco della sua bella e giovane moglie. Che succede in questa cornice? Accade che la giovane moglie Cettina appena vede il figlio del compagno ne rimane attratta, d’altronde è quasi suo coetaneo, e mentre nasce tra i due un’attrazione che li porterà a copulare, il padre, ignaro di ciò, si preoccupa di trovare donne al figlio, che non ne vuol saper di “mangiare” su piatti da lui non scelti. L’amore dev’essere sinonimo di libertà, ed ecco che respinge per due volte la proposta del padre che in un primo momento voleva accoppiarlo con una sua dipendente (della serie in Sicilia il dipendente fa quel che dice il padrone, tanto più se questa è una giovane donna, ed il padrone è un maschio), ma rifiuterà anche Lucia, la figlia del farmacista (interpretata da Anna Bonaiuto) la quale, offesa per essere stata rifiutata, urlerà in giro la voce che Roberto è gay.
Io direi di fermarmi qui con il racconto lasciando il lettore con il dilemma che attanaglia Vito La Casella, il quale ha colto in fragrante i due giovani nel sacro gesto di fare l’amore. L’uomo che sa di essere cornuto per opera dell’amato figlio deve rimanere in silenzio o deve vendicare l’onore tradito? Questo però significherebbe ammazzare o l’amata moglie di cui è innamorato e/o il figlio che pure sente essere un pezzo di cuore. D’altra parte il suo onore è già leso in paese, perché la voce che suo figlio è un “purpu” è ormai sdoganata e accettata da tutti nella comunità.
Spazio ora alla IA per capire perché in Sicilia si usa il termine purpu (polipo) per definire il maschio omosessuale: “L'espressione dialettale "purpu" (polpo) si accosta agli omosessuali in Sicilia per via dei movimenti morbidi e ondeggianti dei tentacoli dell'animale. Nello slang locale, viene purtroppo utilizzato con un'accezione dispregiativa o canzonatoria per indicare un uomo gay”. Ecco quindi che uno dei valori in paese è la rispettabilità della famiglia, lesa da questa maldicenza, ma se uscisse la verità, ovvero che il figlio si è scopato la moglie, questa non sarebbe certo migliore, perchè Vito passerebbe per cornuto. Cos'è peggio per Vito La Casella? Più in generale il film tratta l’antico tema della calunnia già messo in musica anche da Gioacchino Rossini: La calunnia è un venticello è una delle arie più celebri della storia dell'opera lirica, cantata dal personaggio di Don Basilio nel primo atto de Il barbiere di Siviglia, capolavoro del 1816 composto da Rossini su libretto di Cesare Sterbini. E’ interessante constatare che anche la Sivilia musicata da Rossini è ambientato in ambiente borbonico, proprio come lo è quasi tutto il nostro meridione.
Tornando al film la storia scorre via tra vari colpi di scena, tutti i protagonisti sono molto ben interpretati e quando ciò accade indiscutibile è il merito del regista. Voglio ora approfittare dell’occasione per evidenziare l’abilità di un attore che riesce spesso a passare in secondo piano, ma che è alla base di molti successi cinematografici dell’epoca, Turi Ferro! In quest’opera è lui il protagonista e sulla sua abilità recitativa si basa tutta la pellicola. Importante è segnalare che Turi, prima di calarsi nei ruoli cinematografici, ha avuto un importante esperienza nel teatro, in particolare ha interpretato Pirandello. L’influenza pirandelliana si percepisce anche in questa trama dove l’immagine pubblica, la sostanza, il tema dell’abito che fa, o non fa il monaco, sono il vero fulcro della storia.
Ecco quindi che anche se si vedono dei seni, questa pellicola non è una delle classiche pellicola della commedia sexy italiana, rientra piuttosto nella nicchia di quei lavori dell’epoca che attraverso storie simpatiche e seducenti, volevano porre allo spettatore temi su cui riflettere. In questo caso non solo a mio giudizio ci sono riusciti, ma vista con gli occhi odierni, pare a me una storia anche molto attuale. Le politiche gender (rif. 3) affermano che sin da piccoli i giovani hanno il diritto di scegliere il proprio sesso, qui si vedono degli adulti travolti dagli eventi e dai sentimenti che non hanno saputo gestire, pur se uomini (e donne) formati. Non solo: centrale è la questione di come le nostre scelte sono percepite dal resto della comunità e da come ciò influenzi il nostro benessere o il nostro disagio. Certo, ora l’individuo pare un atomo scisso dal resto del gruppo, ma ecco che questa pellicola ci illustra di come l’uomo debba essere inserito in un contesto sociale, bella o brutta che sia la società. Quel comune siciliano, con tutte quelle macchiette di personaggi, era comunque una comunità dove tutti erano coesi, grazie alle tradizione, alle cerimonie religiose, alla cultura… La stessa idea di famiglia è qui esaltata inserendo una figura oramai scomparsa, la governante della casa (Illuminata, qui interpretata da Maria Tolu, ottima anche la sua prestazione). La donna di casa era parte della famiglia, conoceva i segreti di tutti coloro che abitavano la casa ed era anch’essa portatrice e testimone della storia di quel casato.
Spazio ora ai commentatori di Davinotti (rif. 4)
Undying con tre pallini è il più entusiasta di questo lavoro: “Stupenda commedia, velata di malinconia, diretta con polso da Cavara e interpretata da un bravissimo Turi Ferro sostenuto da un cast in parte, con la Belli e Porel semplicemente fantastici. Ottimamente tratteggiato il cinismo di paese (meridionale o meno poco conta), con personaggi squallidi e ipocriti che si reputano normali e invece sono i veri freaks. Oltre all'ottima messa in scena è da segnalare l'efficace e pertinente colonna sonora, ulteriore tassello che completa un film intrigante e significativo, assolutamente indimenticabile.”
Daidae è più compassato, due pallini “Passabile commedia tutta siciliana (o quasi) dove, al posto della solita storia di corna (o quasi), troviamo la virilità del titolo, messa in dubbio dal maligno paese. Nel cast primeggia Turi Ferro su tutti, Porel totalmente inespressivo a momenti pare un ebete, la Belli molto sottotono ma sempre bellissima. Film che non è malvagio, da guardare”.
Alex1988: “Il titolo fa pensare, a priori, a una delle tante commedie sexy all'italiana in voga in quel periodo. In effetti gli ingredienti del genere ci sono, ma in realtà si tratta di una commedia che strizza l'occhio, seppur in maniera più facilona, a Germi e alle sue commedie; in particolare a quelle dove la Sicilia è protagonista. Ma qui siamo su tutt'altra strada. Comunque, per quanto sia piena di luoghi comuni, è un'opera gradevole. Per chi ama gli anni '70”.
Mirco Venzo, Treviso 09/06/2026 #qzone.it
nota: A me l’auto che scarrozza la famiglia La Casella pare una Rolls Royce, anche perchè, oltre alla linea classica, mi è sembrato di intravvedere il suo stemma, la donna piegata con le ali sul cofano, ma la mia ignoranza in materia mi induce alla moderazione. Avessi sbagliato chiedo scusa, tanto più che interrogata, la IA non mi da ragione. Valuti chi ha l'occhio esperso.
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Virilit%C3%A0
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/778-bauman-e-la-societa-liquida
rif. 3 https://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/956-gender-mania-a-ponzano-v-to-2024
rif. 4 https://www.davinotti.com/film/virilita/6787