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20260702 VM homo eroticusUn film che val la pena di vedere, ed è adesso che scrivo rintracciabile senza particolari tagli anche in rete, è Homo eroticus, del 1971 a firma Marco Vicario. Il regista oltre ad esser il produttore della pellicola, è anche l’ideatore del soggetto e pure, in ambedue i casi con la collaborazione di Piero Chiara, sceneggiatore. La pellicola è classificata come commedia sexy, ma chi si approcciasse sperando di vedere qualche bel corpo femminile, rimarrà deluso, il tema del sesso è prioritario in questo film, le belle donne sono tantissime, al punto tale che non le andrò nemmeno a elencare per non tediare, ma nessuna si spoglierà (in verità c’è un’eccezione di cui scriverò più tardi)..

La Trama

Il siciliano Michele Cannaritta (interpretato da Lando Buzzanca) ha organi sessuali “particolari”, ha tre palle e la superproduzione ormonale comporta un organo di “erogazione” di dimensioni superiori alla media, ed una voglia insaziabile. Nel paese natio questo ha lui creato problemi con molte persone, certe virtù possono creare complicazioni sia per l’illibatezza di chi deve maritarsi, ma anche tra coloro che un compagno ufficiale già ce l’hanno. Ricordiamo che essere cornuto in Italia non è mai bello, ma in Sicilia è un epiteto di rara violenza, e l’onore, all’epoca, si poteva/doveva difendere anche col sangue! (Di questo si è trattato anche nell’ultimo film che ho recensito, Virilità - rif. 1). 

Tornando a noi, Michele Cannaritta chiede aiuto ad un compaesano trasferitosi a Bergamo, il barbiere Tano Fichera (interpretato da Michele Cimarosa). Tano presenta l’amico Cannaritta ad una famiglia benestante, la classica famiglia borghese ben inserita nel contesto cittadino, i Lampugnani, dove la moglie Cocò (interpretata da Rossana Podestà) e il suo sposo Achille (interpretato da Luciano Salce) adotteranno il ragazzo siciliano e cercheranno di “ammaestrarlo” per permettere loro di fare bella figura in società. L'uomo è equiparabile ad un animale e sarà esposto all'interno del circolo di amicizie, evitando di nascondere le sue virtù. Manco a dirlo il ragazzo superdotato non potrà tenere a bada i suoi insaziabili istinti sessuali, e finirà per copulare con tutte coloro che si renderanno disponibili, creando fior fior di zizzania. Se la commedia è intrisa di allusioni sessuali di ogni tipo (non sarà sfuggito a chi mi legge che il protagonista fa di cognome Cannaritta), va subito precisato che di volgarità non ne traspare neppure un pelo (Battuta!)

La realtà è che tra una gag e l’altra si sta facendo satira su tutti e tutte. Nella trama è presa di mira la borghesia che tratta le persone (nella fattispecie il buon Michele) come un animale, ma si capisce che così tende a fare chiunque abbia un certo numero di soldi verso i propri dipendenti. C‘è poi la satira alle femmine ben educate e benpensanti, tutte ben vestite ed eleganti, ma se si presenta un superdotato, vuoi mica che costoro perdano l’emozione di “provarlo”? Tutta questo "bon ton" crolla quindi quando si tratta di rapportarsi con gli istinti. All’apparenza queste donne si presentano come colte e attratte solo da interessi elevati, ma poi nella sostanza, se c’è da approfondire carnalmente l’organo riproduttivo tanto chiacchierato, ecco che si superano le barriere sociali e ci si comporta come l’ultima delle braccianti meridionali, e si va ad approfondire. Nell'alone di rispettabilità cui si sentono ammantate c'è molta ipocrisia e per di più se l'esperienza con la Cannaritta significa rubare ciò che è “proprietà” dell’amica, mica è un problema! Glielo si porta via. E qui c’è una satira anche sul senso dell’amicizia all’interno della classe sociale che si sente e si reputa superiore. Il film si limita a criticare la borghesia? No, perché il Cannaritta nota subito la giovane figlia di chi l’ha aiutato, il Fighera, e il lettore ha già compreso che può mica un Cannaritta lasciarsi scappare una giovane Fighera (interpretata da Simonetta Stefanelli)? Certo che no! Tanto più che lo stesso barbiere siciliano, aveva sì aiutato l'amico, ma si era fatto pagare per l'aiuto, che per tanto disinteressata quella presunta amicizia non era! Se la borghesia pensa ai soldi, lo stesso fanno le classi più umili! L'amicizia non è merce diffusa negli ambienti altolocati, pare però non lo sia neppure tra le classi più popolari.

Ora se un Cannaritta interessa tutte le donne dell'alta società, non da meno è apprezzato anche da chi vive sudando, e la giovane Fighera, pur se inesperta, non pare disdegnare le ricerche inerenti all'altro sesso: l'illibatezza è un valore in Sicilia, ma la pellicola lascia intendere che forse non tutte le siciliane siano fedeli a questi dogmi, insomma: la carne è carne ed a certi istinti ancestrali, cui fa riferimento il titolo, non si può resistere; questo sia nel Nord Italia, che nel Sud! Va detto che tra i temi trattati vi è anche la divisione tra i due poli dell'Italia, all'epoca non c'erano immigrati, e il razismo si palesava tra "polentoni" e "terroni"! La trama continua e seguitare a illustrarla pare a me ingiusto verso chi la pellicola deve ancora visionare. A mio avviso il resto della storia colpisce anche le istituzioni (polizia, magistratura etc) che vengono abbindolate dalla lobby di amici che le cose le aggiustano come piace a loro. Questo però significa che anche nel Nord Italia ci sono gruppi di potere che manipolano le istituzioni, e anche questo “non è bello”, veda il lettore se però è vero…

Ora mi fermo con i dettagli per non rovinare la voglia di scoprire che cosa va a narrare la trama allo spettatore. Sicuramente la scelta del protagonista, Lando Buzzanca, è risultata vincente per rendere più che gradevole la pellicola. Non posso dire di conoscere a fondo questo attore, ma il tipo di personaggio protagonista di questa trama, Michele Cannaritta, calza a pennello con la recitazione di Buzzanca che qui ha forse toccato l’apice delle sue interpretazioni, anche se vi è un altro film, Il Merlo maschio, (antecedente a questo, 1971 diretto da Pasquale Festa Campanile) dove l’attore ha avuto un ruolo altrettanto importante. Detto ciò non vorrei passasse inosservato un altro grande interprete, Luciano Salce, che completa la verve comica della pellicola con gag e atteggiamenti molto simpatici. Tra l’altro il personaggio interpretato da Salce, è un tratteggio di una figura che oggi è di moda: il cuckold

Che altro aggiungere? Che c’è un via vai di donne estremamente avvenenti e la caratteristica di queste femmes fatales è di concedere molto poco alla vista dello spettatore maschio. E' come se il regista volesse prendersi gioco anche degli spettatori: ti metto di fronte ad una vetrina stile pasticceria dove ce ne sono di rosse, di bionde, di more, di giovani e di meno giovani, ma a te che sei invogliato di addentarne una, non te ne faccio assaggiare nessuna! Con mia grande sorpresa tra queste c’è anche Femi Benussi che, udite udite, non si spoglierà! Non conosco l’intera filmografia dell’attrice, ma credo sia questo un fatto assai raro. La seconda curiosità è che, in effetti, un fugace topless è presente nel film (tagliato nella versione che gira su YouTube) e vede splendida protagonista Sylva Koscina. Due fotogrammi, non credo di più, ma che rendono chiaro perché l’attrice era considerata una bomba sexy. 

Tornando alla recitazione tutti i numerosi protagonisti, uomini e donne, sono molto ben interpretati e la trama tra un colpo di scena e l’altro, tra una battuta e un altra seguita fluida. Mi piace ricordare che tra i temi sviscerati vi è anche la smania di ascesa sociale, elemento che sarà messo in pellicola anche nel film Bel Ami - Storia di un seduttore del 2012 diretto da Declan Donnellan e Nick Ormerod. Alla base di questa recente pellicola vi è un romanzo di Guy de Maupassant del 1885. Non ho letto il romanzo dello scrittore francese, ma tra i due film, pur se numerosi sono i punti di contatto e le affinità, va riconosciuto che la pellicola italiana è molto più divertente e leggera rispetto all’opera proposta al festival di Berlino nel 2012.

Credo sia giunta l’ora di dare spazio ad alcune delle opinioni proposte nel sito Davinotti.it (rif. 3), ed inizierei da quella proposta dallo stesso Marcel M.J. Davinotti Jr, che con due pallini non è certo una delle più lusinghiere, ma che rimane interessante. Eccola: “La macchina del sesso tutta meridionale (le origini siciliane di Michele/Buzzanca non vengono certo nascoste) approda timidamente all'alta società di Bergamo creando presto sconquassi tra le annoiate signore che la animano. D'altronde un uomo con tre testicoli e un membro di proporzioni gigantesche (come accerterà il medico Bernard Blier durante un'esilarante visita di routine) non è cosa di tutti i giorni. E se sul curriculum di Michele, aspirante cameriere, sta scritto testuale "sessualmente pericoloso", un motivo ci deve pur essere. Se ne accorgeranno tutte, e lui non dirà di no a nessuna coltivando inevitabilmente sogni di potere (nobili ed ereditiere gli propongono una vita di lussi). Un'idea simpatica, perfetta per un Buzzanca stranamente più misurato del previsto, ma che si esaurisce dopo la prima mezz'ora lasciando la seconda parte del film in balia di una sceneggiatura ripetitiva e poco fantasiosa, che nemmeno il buon estro del bravo Luciano Salce (il marito - cornuto - della prima vittima della focosità buazzanchiana) può sollevare dalla mediocrità. Un ottimo successo di pubblico, un discreto riscontro della critica, ma il film vale in sé soprattutto per la forza del personaggio principale, che Lando caratterizza con bravura proponendosi come stallone ideale dell'immaginario collettivo italiano dell'epoca (come dimenticare i fumetti erotici di "Lando" e "Il montatore" a lui ispirati?). Ritmi blandi, qualche romanticismo di troppo. Ma anche un solido mestiere nella regia di Marco Vicario.”

Bullseye2 assegna al lavoro quattro pallini ed è colui che più ha apprezzato questo film: “Non è solo uno tra i più importanti film dell'era d'oro di Buzzanca, ma è anche una delle migliori commedie erotiche italiane di sempre, poco citata a causa della scarsa circolazione in video: da uno spunto degno di una barzelletta sconcia da caserma, Vicario trae un film condotto con estrema classe, coraggioso nel suo spirito politicamente scorretto, che mostra l'arroganza razzista dell'alta borghesia nonché la sua colossale ipocrisia in ambito sessuale (ne escono a pezzi sia uomini che donne), sbeffeggiando al contempo un'altra ipocrisia, quella relativa all'onore "meridionale".

Lercio, tre pallini: “Un cast eccezionale, dialoghi perfetti basati su una serie inesauribile e continua di doppisensi arguti e caratterizzati da un tempismo perfetto. Un film divertentissimo e girato con stile ed eleganza. Curiose anche le ambientazioni e la critica sociale insita nell'esagerazione della contrapposizione Nord-Sud. Una perla.

B. Legnani assegna, come Davinotti Jr due pallini al film, e mi piace ricordare anche la sua motivazione: “Colpisce la capacità di Marco Vicario di trattare un tema volgare con così tanta eleganza formale. Non è il Buzzanca migliore, ma è indimenticabile, anche perché circondato da un gineceo raramente eguagliato. Forse quando ho visto e rivisto il film ero ubriaco, ma direi che la Benussi non si spoglia. Grandissimo Luciano Salce, fatto "alce" dal suo cameriere. Peccato che il film funzioni meglio in alcuni specifici momenti, rispetto al suo totale. Il suo limite è questo”.

Mirco Venzo, Treviso 02/07/2026 #qzone.it

rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Homo_Eroticus
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1175-virilita-di-paolo-cavara-1974
rif. 3 https://www.davinotti.com/film/homo-eroticus-1971

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