Anche quest’anno nella prima sala dei Chiostri di San Pietro, espongono i giovani; età dai diciotto ai venticinque anni. La rassegna intitolata “i cieli in una stanza” presenta un’idea di fotografia molto più ampia di quanto si possa immaginare. Su una stanza vi sono quattro proiettori che “sparano” immagine sullepareti. L’utente girandosi vede il lavoro di Tizio alternato a quello di Caio o Sempronio. E’ un incessante bombardamento di stimoli visivi cui si associano anche dei suoni che provengono da non si sa dove. A quali immagini si riferiscono? E così tu ti trovi a guardare a desta e a manca cercando di capire qualcosa.
Le “slide” sono spesso provocatorie, come quell’anziana persona celata in volto da uno specchio a forma ovale che lo nasconde perfettamente. Era una donna felice o triste? Non si sa, certo è che lo scatto non fu casuale… Che voleva dire l’autore? Non lo comprendo, non ho il tempo per rifletterci; una nuova immagine si è sostituita a quella precedente, in un incessante bombardamento di stimoli che hanno come obiettivo, io credo, generare suggestioni in chi è all’interno della stanza. Sensazioni che gioco forza sono soggettive e differenti da persona a persona. Questa idea di fotografia si allontana decisamente dal messaggio univoco che dev’essere compreso dal fruitore, cosa ipotizzabile ad esempio nella recente mostra di Helmut Newton. Una nuova idea di fotografia scrivevo, dove già l’utilizzo del termine “fotografia” forse andrebbe rivisto, in tutto questo lavoro,ricchissimo d’immagini,non c’è una sola stampa fotografica. Manca completamente il tradizionale riscontro cartaceo.
Mille riflessioni si possono fare su quest’aspetto, la prima potrebbe essere che la società si sta spostando verso l’effimero e così obbliga l’arte ad adeguarsi in tal senso. Dove avevo visto l’anziana signora v’era poi la successione d’immagini di scatole vuote di farmaci. Dallo stile fotografico direi prodotte da un altro artista. Non mi è dato di capire se questa mia intuizione è confermata o meno, ma le foto come già scritto si susseguono veloci, incessanti, mentre i rumori di sottofondo seguitano a creare confusione in me che cerco di comprendere qualcosa…
La settimana scorsa a Ponzano Veneto, ho visionato un progetto artistico ideato da Camillo Campobasso (http://www.qzone.it/index.php/q-arts/45-indossa-cio-che-sei-dentro) che coinvolgeva più sensi… le immagini (cartacee nel suo caso) oniriche (generate e dalle poesie di Arianna Bidoli e dalla voce elegante e calda di Claudia Franco, s’inglobavano nella serena atmosfera del verde giardino del B & B che ci ospitava, e che anch’esso contribuiva a creare atmosfera, non meno del sottofondo musicale prodotto dal figlio di Camillo, Francesco. Eventi differenti, quello di Ponzano Veneto e quello di Reggio Emilia, dove emerge che l’arte deve creare emozioni; se per far ciò si serve di più strumenti, poco importa, l’importante è emozionare.
Mirco Venzo, Reggio Emilia 03/07/2016
(foto di archivio 2015 - entrata nei Chiostri di San Pietro)
