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20160707 VM EvansChiuderà il 10 Luglio l’11^ edizione dei “Fotografia Europea” a Reggio Emilia, e inizierei a presentare la rassegna di mostre partendo da Walker Evans esposto a Palazzo Magnani.
Anonymous” è il nome dato alla mostra dai curatori (David Campany, Jean-Paul Deridder e Sam Stourdzé) che consta di circa duecento immagini più altri documenti quali riviste in cui i lavori fotografici di Evans erano esposti. Mentre l’attenzione della maggior parte dei fotografi era polarizzata sulle stars del cinema e sulle personalità importanti, Evans punta l’obiettivo della sua Contax 35 mm sulla gente comune che il sabato pomeriggio cammina in centro a Detroit. Non è casuale la scelta di Detroit, è la capitale dell’automobile, il bene di consumo per eccellenza che sta decollando, li vi sono le sedi originarie della FORD, della General Motors (Cadillac, Chevrolet, Buick, dicono nulla questi nomi?)

Il fotografo cerca di occultare la fotocamera, per non alterare con l’obiettivo lo sguardo o l’espressione di queste persone comuni che sono poi l’ossatura su cui poggia l’America. Sono loro a produrre nelle catene di montaggio i beni che invadono l’America. In altri scatti cerca di documentare come la pubblicità cerchi di manipolare la testa di queste persone, modificandone i desideri, i sogni. Ed ecco quindi i cartelloni pubblicitari, magari di film, dove vedi volti di bellissime attrici sorridenti e serene che si contrappongono allo sguardo serio di chi deve sporcarsi le mani per arrivare a sera.
Il reporter riprende l’America immaginaria, surreale della pubblicità, contrapposta (e pure documentata) a quella reale della quotidianità, due mondi opposti eppure affiancati. Ed allora ecco l’ultimo passaggio fotografico, tutti questi lavoratori, umili, anonimi (azzeccato a mio avviso il titolo della mostra) in un certo qual modo uno simile all’altro, diventare una cosa sola: dei consumatori. E per meglio rendere l’idea del processo di omologazione compiuto da questo sistema socio economico in pieno decollo negli States degli anni 45’, Evans smette di fotografare le persone, ma fotografa le abitazioni dove la massa vive. Immortala gli appartamenti dove centinaia di finestre son tutte uguali, uguali e standardizzate, come si vuole standardizzare chi vi vive dentro, togliendo, giorno per giorno, le sue peculiarità.
Riassumendo: per descrivere la gente ad un certo punto Evans descrive il territorio e le abitazioni dove essa vive. Ho voluto iniziare da Evans perché la sua fotografia ha chiaramente influenzato maestri italiani quali Luigi Ghirri, Guido Guidi, Olivo Barberi che troveremo esposti in altre sale della mostra reggiana.

“Osservare. E’ il modo di educare il tuo occhio e altro ancora.
Osservare, curiosare, ascoltare, ascoltare di nascosto. Morire conoscendo qualcosa.
Non si vive a lungo”. -Walker Evans


Mirco Venzo, Reggio Emilia 03/07/2016
Foto Linda Botter

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