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20220322 VM bar olgaA Villa Onigo, è fruibile gratuitamente sino al 27 marzo compreso, la 12a edizione di Trevignano Fotografia a cura di Francesca Della Toffola realizzata grazie anche alla collaborazione del Comune e della Pro Loco locale. Francesca ci spiega che: “Il tema trattato quest’anno è legato all’identità intesa in senso lato, non solo quindi ciò che è direttamente riconducibile al soggetto ma anche il paesaggio, il contesto storico, le relazioni e la storia sono parte di ciò che siamo. Ognuno dei dodici artisti presenti alla mostra esplora, a suo modo, taluni di questi aspetti…”. L’ospite speciale, presentato dall’amica e collaboratrice Orietta Bay è Giuliana Traverso (1930- 2021) autrice particolarmente significativa per la storia fotografica nazionale anche perché nel

1968 (si guardi la data densa di significato) fonda la scuola di fotografia per sole donne Donna fotografa; da quella fucina, che pure contribuisce all’emancipazione della donna, escono alcune delle migliori fotografe del nostro paese. 

Due ampie sale sono dedicate ai suoi lavori, uno dei quali racconta della gente di Genova, Genova per Giuliana, Genova per me. In questo specifico percorso gli elementi ad avermi colpito sono due: le frasi scritte a mano che aiutano a comprendere il significato delle immagini e gli spazi triangolari bianchi presenti in ogni foto a simboleggiare le vele delle imbarcazioni. E’ chiaro il messaggio che vuole ricordare a tutti che Genova è stata (ed è anche oggi) soprattutto un porto di mare dove le imbarcazioni cariche di merci e uomini partono ed arrivano; e sono soprattutto le persone, i genovesi catturati in bianco e nero, i protagonisti di quest'opera. Un altro lavoro, a colori in questo caso, presenta Genova città, mentre un'altra città, Chicago, (dove abitava la sorella), è protagonista della mostra. Non manca la sezione degli autoritratti dove l’artista rappresenta se stessa in modalità differenti. Alcuni dei possibili approcci al tema Mi riconosco sono già stati toccati dalla “special guest”, ma nel prosieguo del percorso anche altre idee ed altri approfondimenti sorprenderanno il visitatore, un esempio sono i lavori presentati da una coppia di Modena.

Marco Bottazzi in Motel Chonicles propone foto in chiaro stile americano, americani sono pure i paesaggi catturati, dove il soggetto è rappresentato sia dall’esterno che dall'interno. Che c’entra tutto ciò con il tema dell’identità? La cultura americana è parte del suo (e nostro) bagaglio, influenza ciò che siamo ed il nostro modo di vedere il mondo e di rappresentarlo. Gabriella Saetti invece concentra la sua attenzione su di Una gita fatta ad Alba, la capitale delle Langhe; tutte le foto sono relativi a dettagli e situazioni catturate in questo breve periodo. Era un momento particolare della sua esistenza e nel territorio circondato dai vigneti dove prospera il tartufo la fotografa ha esplorato dentro di sé, cercando nuove risorse e nuove vie da percorrere in futuro. Quella gita, in sintesi, ha rappresentato una svolta importante per ciò che è ora. I lavori sopra presentati sono esposti nella stessa sala mentre a parlare, in modo assai criptico a mio avviso, dell’importanza della "coppia" e presumo anche delle altre relazioni è un autore di Siracusa: Emanuele Savasta...Siamo fatti di relazioni a contatto…” afferma nella sua presentazione. Sono solo tre le immagini che ha utilizzato per esternare il suo punto di vista dove un’attenta lettura della sua presentazione risulta basilare per cogliere il focus del suo messaggio. Dario Apostoli, nato a Berna, in Muhlemattstrasse 33 compie una ricerca tra il presente ed il passato. Giustamente l’identità di ciò che siamo oggi passa anche per quel che eravamo e dove abbiamo vissuto l’infanzia.

Se la storia personale ha attirato l’attenzione dell’autore sopra presentato, la Storia con la “S” maiuscola, o meglio la doppia S delle Schutzstaffelurr sono all’origine del lavoro di Dario Ceoldo. Il suo lavoro Il disonore dell’Uomo, contempla una ricerca dei luoghi (la Risiera di San Saba) e dei protagonisti, (Paul Joseph Goebbels), che hanno segnato la nostra storia continentale. Ciò che noi siamo oggi sconta anche questo nostro passato. Non mancano gli interrogativi che l’autore si pone e non manca la ricerca fatta anche approfondendo testi importanti, uno su tutti, “La Banalità del male” di Hannah Arendt. Capire i nostri errori ci permette di crescere e crea la nostra identità, se ciò vale a livello collettivo, come illustrato da Ceoldo con le sue immagini in bianco e nero, Riccardo Fabris in Rullino X si focalizza invece sugli errori che tutti i fotografi compiono e l’accettazione di questi errori, ed ancora la loro comprensione, sono parte fondante di ciò che diventeremo come fotografi. Al cupo bianco e nero dell’autore precedente si contrappone la leggerezza e l’allegria dei colori di queste immagini.

Parlando di colore devo a questo punto citare Valeria Rossi che li ha esaltati nel suo lavoro Frequenza locali. I suoi soggetti sono angoli di città per lei significative, Portogruaro, Jesolo, Motta di Livenza… Il lavoro di Valeria colpisce per la sua chiara connotazione pittorica, le sue immagini richiamano immediatamente le opere di autori avanguardisti: espressionisti ed impressionisti, ma, parlando con la curatrice, pare a me chiara anche un’influenza futurista. Alcuni scatti sono infatti realizzati roteando l’obiettivo, cercando di dare un senso di movimento, di dinamismo all’immagine. E’ quanto cercavano di fare anche i vari Carrà, Boccioni e company circa un secolo fa.

Anche per Caterina Santinello il movimento è importante ed il suo lavoro, Còrpora, vede protagonista il corpo in movimento. Lei è una danzatrice e più di altri capisce l’importanza del movimento e di come il controllo dello stesso sia importante per chi compie il gesto, ma nel contempo, contribuisca a trasmettere un messaggio importante a chi ci osserva. In una parola questo aspetto contribuisce alla nostra identità ed a farci riconoscere.

Il percorso che conduce a noi stessi passa anche per delle prove che ci affliggono e a narrare questo peso ci pensa l’ingegnere Valentino Follador che in una foto si autorappresenta gravato dal tomo di ingegneria che gli sta sul groppone in modo analogo a quanto nella mitologia capita al povero Atlante (colui che teneva sul collo il mondo). Nota sui vari lavori di Follador: le sue foto sono di dimensioni ridotte e l’artista ha posto una lente d’ingrandimento per cogliere i dettagli all'interno delle singole immagini. Anche la poliedrica artista e performer Nadia Frasson ha voluto narrare una sua frustrazione: al lavoro è stata oggetto di mobbing e per spiegare il fastidio provato ha inserito nelle immagini che la vedevano nuda (e quindi indifesa, vulnerabile, così interpreto la situazione) delle formiche. Il mobbing è fatto da tanti piccoli gesti, tante infinite piccole situazioni che prese singolarmente sono anche assai minute, ma una dopo l’altra, una assieme all'altra diventano decisamente fastidiose sfiancando o addirittura portando anche al crollo l’offeso. Se posso permettermi un giudizio questa rappresentazione del problema è geniale.

Chiudo questa mia passeggiata tra i lavori presentati con Mara Zamuner che in uno dei suoi lavori presenta degli autoritratti.

Ogni singolo autore merita del tempo per approfondire la sua ricerca e mi scuso se io ho pennellato in velocità questa rassegna che, mi preme evidenziare, merita di esser vista. Un grazie quindi a Francesca Della Toffola, alle autorità politiche ed alla Pro Loco di Trevignano che anche quest’anno ci han permesso di compiere un’interessante passeggiata nel mondo dell’arte e nello specifico della Fotografia.

Mirco Venzo, Treviso 21/03/2022 #qzone.it

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