A Vicenza c’è una base NATO dove erano presenti anche testate nucleari. Un’importante campagna di protesta ha impedito alla base di allargarsi ulteriormente. Alberto Sinigalia espone delle foto, dove, si vede il muro che separa la base militare dal "Parco della Pace”, così sì è deciso di chiamare questo progetto, il cui inizio è previsto per il 2017. Un'altra opera provocatoria (in precedenza avevamo già scritto di Claudio Beorchia che va contro le scelte politiche, o quanto meno, pare criticarle. Il filo spinato fotografata da Alberto ricorda, come affermano i curatori di F 4 un’idea di fotografia, il muro di Berlino.
Nel cuore della Germania (e dell’Europa), dove mondi contrapposti, erano uno affianco all’altro, separati, appunto, solo da uno strato di mattoni e da del filo spianto. Ha senso parlare di “Parco della Pace” quando a pochi metri si trova una base pronta a “missioni”, (sempre di pace, beninteso, l’Italia ripudia la Guerra, come scritto nella Costituzione) in cui aerei armati di tutto punto son preparati ad invadere altri territori? Sinigaglia con le sue immagini ben rende che cosa significa per “Fotografia contemporanea”. Certo, le immagini del filo spinato non possono reggere il confronto estetico o emozionale con i click di Cartier Bresson, ma a parere dello scrivente, lo stimolo per interrogarsi e riflettere lanciato da Alberto è decisamente importante. A conferma che l’Arte Contemporanea è fatto di messaggi e simboli, a volte anche semplici all'aparenza, quali possono essere una bandiera realizzata da una coperta termica, o una foto di un muro separante territori contrapposti per i valori che esprimono.
Mirco Venzo, Treviso 09/08/2016
