Chiuderà il 21 aprile 2025 la mostra fotografica su Gyula Halász il cui nome d’arte è Brassaï in quel di Bassano, nel museo civico. Gyula Halász (Brașov, 9 settembre 1899 – Èze, 8 luglio 1984), è ungherese di nascita, naturalizzato francese (rif. 1) Braşov è oggi una città della Romania, ma nel 1899, quando Brassaï nacque, la regione sud-orientale della Transilvania apparteneva al territorio ungherese. Adottò in seguito lo pseudonimo di Brassaï in onore della sua terra d'origine. Brassaï si è cimentato un po' con tutte le arti, scrittura, scultura, pittura ed è giusto quindi precisare che la mostra esposta a Bassano tratta della fotografia, dove assieme a Henri Cartier-Bresson darà un impulso decisivo a quest’arte, e
senz’altro di visione artistica si deve parlare quando si analizzano le immagini realizzate da Brassaï che affermò: «Se tutto può diventare banale, tutto può ridiventare meraviglioso. A Parigi ero alla ricerca della poesia della nebbia che trasforma le cose, della poesia della notte che trasforma la città, della poesia del tempo che trasforma gli esseri».
Che il suo bagaglio artistico fosse importante lo si evince sin dai primi scatti proposti nella mostra (agli esordi della sua esperienza fotografica) dove l’idea della bellezza è catturata nelle piccole cose, come i tronchi d’albero catturati ne Il jardin de Luxembourg in inverno, o ne la Scalinata a Montmartre con cagnolino bianco. Quest’ultimo scatto, in particolare, ha delle geometrie, e un soggetto, il cagnolino bianco, che sono strepitosi, e da soli valgono la visita alla mostra.
Sono queste opere degli anni ‘30 dove compaiono anche le prime intuizioni di un lavoro che nel prosieguo diventerà sistematico: catturare la gente nella sua quotidianità, ecco che sorprende la costruzione dell’immagine Donna a passeggio con un cane a bois de Boulogne, dove la signora con cappello e tutta spostata a sinistra, per permettere allo scatto di inserire anche altri soggetti a spasso con il cane. Pure questo scatto ha insita della bellezza.
Molto interessante è anche lo scatto dove un giovane in bici si ferma per osservare, si direbbe anche "godere", del poster gigantesco di un’icona di bellezza dell’epoca: Marlene Dietrich reduce del successo dell’Angelo azzurro. Si apre qui una serie di scatti che vedono protagonisti tutti i parigini, siamo attorno agli anni '30 e seguenti, dove non solo la “bella gente” viene catturata dal fotografo Due ragazze in un bar - 1392 o La môme Bijou al Bar de la Lune a Montmartre, bel ritratto di una parigina assai singolare (1932), ma anche molti lavoratori nel pieno della loro operatività sono catturati, il giornalaio, gli operai dei magazzini generali, clochard, manutentori del tram, lampionaio dell’illuminazione a gas… Sono i soggetti che divennero protagonisti nei romanzi di George Simenon che spesso nei suoi romanzi (e nel Commissario Maigret - rif. 2) trattava il tema delle prostitute e della vita notturna parigina.
Bene, è proprio la vita notturna con i suoi protagonisti, ballerine, prostitute, “cattivi ragazzi” uno dei soggetti preferiti di Brassaï che dirà: “La notte suggerisce, non mostra. La notte ci turba e ci sorprende per la sua stessa stranezza, libera quelle forze dentro di noi che di giorno sono dominate dalla ragione”.
Non solo i personaggi della notte tipici della Belle Époque che caratterizzarono la Ville Lumière, ma anche i paesaggi, le atmosfere, i riflessi sulla Senna, i lampioni che riflettevano la luce nel selciato umido, sono gli scatti che diede alla luce nel 1933 Paris de nuit, un libro fotografico che ebbe grande successo.
Ma la notte è soprattutto il momento dell’amore e Brassaï ha saputo cogliere immagini di baci strepitose, come Coppia di innamorati ed un clochard su una panchina. (1932) Lo scatto coglie una panchina a due lati dove su uno un barbone è steso e dorme ignaro che attaccato a lui, nell’altro lato della panchina, due amanti si stanno baciando. Non è il solo scatto dedicato a chi si bacia, molti altri ve ne sono, tutti molto suggestivi.
Potrei terminare qui il mio articolo, ma sarei ingiusto nei confronti della mostra e nei confronti del lavoro di questo fotografo che si è cimentato anche in scatti di nudo femminile, di ritrattista di personaggi famosi (Picasso, Matisse, Dalì, Giacometti, Anaïs Nin, Henry Miller… e molti altri).
Fu una sorta di paparazzo che documentò incontri mondani con i personaggi famosi e in vista dell’epoca, nel loro ambiente, come il locale Maxim's. Fotografò scritte sui muri, fece fotomontaggi di stampo surreale, fotografò dettagli di natura morta come Gocce di rugiada su una foglia di nasturzio (1935).
Le foto intriganti non mancano di certo, e c’è solo l’imbarazzo della scelta per il visitatore.
Voglio ricordarne due prima di chiudere questo articolo: Leonor Fini nella sua casa nel Marais (1947) e Il cane di Picasso, Kazbec, davanti alla finestra del suo atelier in Rue des grands Augustins (2/5/1944)
Mirco Venzo, Bassano del Grappa (VI) 3/4/2025 #qzone.it
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Brassa%C3%AF
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/650-i-telefilm-del-commissario-maigret
