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20241225 MV ex machinaSto per recensire un buon film di fantascienza che riprende temi triti e ritriti, quale quello proposto da Blade Runner di R. Scott (regista inglese - 1982 - rif 1), ma sempre interessanti e attuali, vista l’invasività della I.A. Può essere rilevente notare che il lavoro di Garland, anche lui inglese, anticipa di due anni Blade Runner 2049 di D. Villeneuve, (2017 rif. 2) film con cui ha addirittura più punti in comune rispetto al capostipite. 

Inzio quindi a scrivere su Ex machina di Alex Garland (2015), (rif. 3) opera di cui ha scritto il soggetto, la scenografia, e con il quale ha esordito in veste di regista. Oltre ad essere un film di fantascienza è un thriller  in cui, come nei già citati lavori, l’uomo si trova a rapportarsi con macchine simili a lui, gli androidi. Trattandosi di un thriller non voglio dilungarmi troppo sulla trama, per lasciare allo spettatore di godere delle evolizioni, ma posso accennare ad alcuni aspetti che mi hanno colpito.

Anzitutto c’è dell’originalità nel modo in cui si sviluppa il tema che non segue le dinamiche americane, ma che segue un filone “più europeo”, inglese volendo dare merito alla nazione che ha dato i natali al regista, ma che, mezzo le case di produzione della Film4 e della DNA Films, ha fornito anche i non secondari supporti economici. Non c’è molta azione, ecco perchè mi sembra  “poco Yankee” ma c’è abbondante spazio per situazioni rarefatte, inquadratutre con silenzi e soprattutto dialoghi intensi mezzo i quali molti temi vengono posti sul tavolo, talmente tanti da non poter il sottoscritto riassumerli tutti.

Ritmi lenti, scrivevo, importanza dei dialoghi, ma non da ultimo vi è un altro aspetto europeo: il film presenta molte "situazioni aperte"; se nelle dinamiche "americane" è frequente riconoscere sin dalle prime battute "i buoni" "dai cattivi", (e spesso si sa chi vince), qui non mi sento di presentare simili certezze e il finale lascerà allo spettatore stabilire chi è da salvare e perchè, se così vogliamo dire, ma soprattutto, la platea sarà spaccata nel esprimere tale giudizio.  La domanda chi è buono e perchè, non risulterà così scontata.

Lo sviluppo del film vede pochi protagonisti, lo scienziato, il ricchissimo Nathan Bateman (interpretato da Oscar Isaac) che convoca nel suo bunker ultra tecnologico Caleb Smith, interpretato da Domhnall Gleeson. Questi due umani (due scienziati) a loro volta si devono rapportare con due androidi, Eva (Ava nella versione originale, interpretata da Alicia Vikander) e Kyoko, una cameriera muta interpretata da Sonoya Mizuno. Kyoko ha una sua importanza nel film, ma, essendo muta, va da sé che i dialoghi si svolgono tra soli tre protagonisti. Il lettore potrà pensare che, come nel recente film da me recensito, Parthenope (rif. 4) il dialogo sia basilare per capire che cosa ci vuol comunicare il regista, ma ciò è vero solo in parte; la realtà è che lo spettatore deve sempre coordinare i dialoghi, spesso contraddittori, con le azioni dei vari protagonisti e sono forse proprio le azioni di copstoro ad influenzare l'opinione del pubblico.

Cosa può avere questa pellicola di diverso rispetto alle altre dove il rapporto umani/androidi (macchine pensanti aventi sembianze umane) è stato trattato? Anzitutto la collocazione temporale: non siamo in un futuro remoto dove la natura è stata distrutta, al contrario siamo in un bunker inserito con soluzioni architettoniche molto ingegnose in una natura lussureggiante che può tranquillamente essere quella di qualche foresta attuale. 

L'abitazione dove si sviluppa il film può ricordare la Casa sulla cascata di Frank Lloyd Wright (rif. 5) mentre i principi di inaccessibilità per chiunque non abbia i giusti “pass”, richiamano, a mio modesto avviso, le dinamiche tipiche del pentagono, anche queste per nulla legate al futuro, ma direi addirittura al passato, più precisamente agli anni della guerra fredda. Il mondo in cui si sviluppano i fatti è quindi un mondo che lo spettatore riconosce come “suo” ed a renderlo fantascentifico è l'aspetto fantastico della trama, più che non l'anno in cui si collocano questi fatti e questi protagonisti.

Il tema principale posto in scena, quello della I.A. (Intelligenza Artificiale rif. 6) è pure oggetto di discussione attuale. A tirare le fila è un uomo ricchissimo, oltre che molto intelligente, (ci dirà lo scorrere dei fotogrammi), Nathan Bateman, che si sente come una sorta di divinità. Lui ha denaro, ha intelligenza, ha conoscenza, ha tutto e, al pari di molti ultra ricchi di cui non voglio far nomi, (anche questi viventi e operativi mentre ora vi scrivo) agisce di propria iniziativa, fregandosi di vincoli politici o legislativi. Questa ricca persona, che se fosse citata dai nostri media sarebbe definita come un filantropo, dietro una maschera di educazione si dimostra priva di empatia verso tutto ciò che lo circonda. 

Non a caso vive isolato, quasi fosse un eremita, e la sensazione che ricevo io da questa scelta è ciò sia conseguenza di alterigia e di un velato disprezzo verso gli altri appartenenti alla sua razza. Nathan Bateman si sente di una casta superiore agli altri uomini, è come se lui avesse il sangue blu, mentre gli altri ne sono privi. Ci vedo in questo una valenza politica, la società è quindi divisa in classi sociali, una economica, i super ricchi che tirano le fila contrapposta a chi lo è meno (e tra questi vi appartiene anche Caleb Smith), ma vi è un secondo criterio di classificazione, i tecnocrati, cui appartengono ambedue. Sono questi ingegneri a stabilire cosa si può fare e cosa no, a stabilire dove debba fermarsi l’agire umano, quali limiti porsi, (e se se li deve porre) nel creare nuove vite, quelle degli androidi in questo caso, oltre che le  caratteristiche che queste macchine devono avere. 

La gente comune, la massa, può solo subire le conseguenze morali di tali scelte, detto più chiaramente: Robert Oppenheimer e il suo staff del Progetto Manhattan resero reale la bomba atomica. Da quello scoppio in poi tutta l’umanità subirà il peso (ma anche i benefici) di quella loro invenzione, e le scelte politiche ne saranno direttamente influenzate.

In tal senso la pellicola propone una natura benigna, quella che per milioni di anni ha creato bellezza dando la vita a tutti gli esseri viventi, che ora può essere “controllata” dall’uomo. Ques'ultimo grazie alla tecnica e alla tecnologia, diventa una sorta di divinità, lui può fare ciò che vuole, ed ecco che le scelte etiche e morali diventano decisive anche su di essa. due attori quindi, la Natura e l'Uomo, cui si aggiunge un terzo elemento: l'androide che proprio perchè dotato di una sua intelligenza, anche lui rivendica, e sarà la pellicola a stabilire in che modo, un suo spazio d'azione.  Un aspetto che mi affascina del film, scenografico e fotografico, è la contrapposizione tra natura e “bellezza umana” poste a confronto. 

Se il paesaggio in cui è immersa l’abitazione del ricco scienziato è splendido, non meno attraente è l’abitazione costruita dallo stesso, modello di opulenza e bellezza tecnologica. Chi osserva il film rimane favorevolmente meravigliato anche da questo secondo tipo di bellezza. Un senso di invidia mi pervade e mentre la bellezza naturale è a me accessibile: quando voglio posso salire sulle dolomiti o andare a godere della maestosità delle Cliffs of Moher in Irlanda, una casa con gli agi (e la bellezza) come quella dove i due uomini dialogano, non la potrò mai godere; non la potrò mai varcare. Tra la "bellezza" umana inseriamo anche queste macchine ad altissima tecnologia, gli androidi, splendidi anch'essi per ciò che possono fare e per le caratteristiche tecniche di cui sono stati dotati

Ora, se la bellezza naturale è accessibile a tutti, le bellezze create dall'uomo sono di fatto merci esclusive e solo pochi eletti: i ricchissimi, possono permettersi questi "giocattoli". La valorizzazione di tutto ciò è un indiscusso merito del regista che ha saputo con inquadratute, pause, e giochi di luci, valorizzare questi diversi tipi di bellezza, e così si è crato lo scenario dove verrà affrontato il tema centrale: la relazione uomo/macchina.

Una macchina pensante, ci dice la sceneggiatura, ha un’ambizione, la stessa che avevano gli androidi inseguiti dal cacciatore Rick Deckard (Harrison Ford) nel famoso Blade Runner: vogliono essere liberi. Più un androide, (un’intelligenza artificiale) si avvicina a quella umana, e più emerge impetuosa l’esigenza di ogni essere cosciente: la voglia di essere padrone del proprio destino. Possiamo definire questa pulsione in altro modo: esigenza di libertà! Non è un tema originale, come già detto anche il primo Blade Runner lo pose sul tavolo, qui se vogliamo è riproposto per ridare vigore a certe considerazioni ed a certe riflessioni attuali; come detto nulla sposta nel futuro il dibattito rappresentato, anche se, a quanto ne sappiamo, un così elevato livello di tecnologia, i robot ai gioni d'oggi non l'hanno ancora raggiunto (se mai lo raggiungeranno). 

Attuali sono però le valutazioni morali e politiche. Questo film ribadisce una volta in più che “il potere” (Nathan Bateman e quelli come lui) vogliono assoggettare l’azione altrui alla propria volontà. Se l’uomo ambisce alla libertà, chi ha in mano il potere le studia tutte per schiavizzare chi lo circonda, se vogliamo la stessa creazione di androidi nasce proprio da questa esigenza: il "potente" vuole avere attorno a se camerieri fedeli, ottimi esecutori dei propri ordini. L'androide è più fedele e più preciso dell’uomo (dello schiavo) che a questo punto diventa inutile. 

Mi si permetta di aprire una parentesi, con l'avanzare della tecnologia e della robotizzazione, oggi, da sempre più parti, si sente dire che "siamo in troppi". Nel secolo scorso, al contrario, avere una popolazione abbondante era cosa gradita, utile sia per mandare queste braccia al fronte, o, in caso di pace, indirizzare la forza lavoro nei campi, prima, e nelle catene di montaggio poi. Io ritengo che in questo film alcuni temi politici ci siano, non da ultima la considerazione che a stabilire quanto si debba spingere la tecnologia e quali frontiere individuare, non è un governo (men che meno una democrazia) è la smania di ricerca (e di potere) di alcuni super ricchi. Chiediamoci quindi, costoro agiscono nel interesse della collettività o per implementare il loro potere e la loro egemonia ai danni della massa?

Riassumendo: perché si va a costruire un androide, una macchina dalle sembianze umane? Per poter sostituire questi fastidiosi umani, che vogliono pensare con la loro testa, che esprimono giudizi, che si ribellano quando scoprono di essere schiavizzati con chi questi “difetti” non li ha (le macchine che eseguono obbedienti gli "input" loro assegnati). In tal senso è pericoloso che a tirare le file, a stabilire l'agenda politica, sia chi, similmente al colto e ricco Nathan Bateman, non prova empatia per il resto dell'umanità. Ancora una volta, mi devo ripetere, ritengo attuale la questione posta dal film giacchè il club di Davos è qualcosa di reale e oggi sappiamo che questo ristretto numero di "potenti" influenza con le loro idee (o se preferite decisioni) il resto degli otto miliardi di umani.

Punto di forza del film sono i dialoghi, in particolare quelli che vedono protagonisti Caleb Smith con gli altri protagonisti della casa, il ricco e la macchina Eva, anch'essa interlocutore interessante. Dialoghi secchi, senza fronzoli che vanno subito al sodo. Molto ben costruiti e sollevano temi interessanti. Dire che si tratta di una buona recitazione mi pare superfluo, la sensazione è che il merito sia per la gran parte del regista che ha saputo creare uno spartito ed individuare gli interpreti migliori per proporlo.

Come vedete ho detto nulla della trama, ma un giudizio generale lo voglio esternare: si tratta di un ottimo film. Non è solo una mia opinione, la sfilza dei riconoscimenti ricevuti da questa pellicola è lunghissima, tanto che elencarla mi pare tedioso. Una morale certa come detto non c’è, ogni fruitore è libero di trarre la propria, ma la complessità del film è rinchiusa in una sfumatura che vado a sviscerare. Ad un certo punto l’androide realizza un disegno. Stiamo parlando di una macchina e mi aspettavo una sorta di fotografia (la rappresentazione della realtà è perfetta in una fotografia), ed invece l'androide propone uno schizzo fatto da linee geometriche. 

Ecco la domanda che mi sono posto osservando questa scena: cos’è arte? Nella grecia antica l’idea di arte veniva tradotta con il vocabolo téchne: "arte" nel senso di 'perizia', 'saper fare', 'saper operare', ed ecco che la Gioconda o la Dama con l’ermellino di Leonardo da VInci, o, andando sulle tre dimensioni, La pietà di Michelangelo Buonarroti chiariscono senza ombra di dubbio che stiamo parlando di due artisti nel senso greco del termine, oggi che cos’è l’arte? 

Eva, l’androide, ha la capacità di realizzare ogni rappresentazione della realtà in modo altrettanto perfetto, se non di più, di come lo farebbero Leonardo e Michelangelo, e quindi cosa dobbiamo oggi ritenere per arte? In altre parole ho io i parametri per valutare lo schizzo che Eva ha regalato a Caleb Smith? Perchè dall'avvento delle avanguardie in poi (che sono poi reazioni alla nascita della fotografia, quindi della tecnica nel riprodurre la realtà) il concetto di arte si stacca totalmente dalla concezione greca sopra esposta. E quindi cos’è oggi arte? 

Tutta questa omelia per commentare un semplice gesto apparso nel film, la consegna di un disegno dell’androide all’uomo. Non meno importante è il gesto dello stesso Caleb Smith che si taglia per vedere se scorre sangue nel suo corpo, potendo quindi accertare che lui è umano. Perché, oggi più che mai, con l’intromissione di tecnologia nel nostro organismo, c’è da chiedersi cos’è un uomo. Quel disegno fatto da linee per me prive di senso generato da Eva mi ha fatto capire che l’arte è strettamente legata al significato che il suo realizzatore va a darle. Da questo punto di partenza possimo fare un altro passettino: se la bellezza sta nella originalità, nell’unicità insita al singolo manufatto, le macchine per loro natura, tutte uguali l'una all'altra, tutte legate ad un identico modo di ragionare, possono solo realizzare disegni identici. Ogni robot, se gli si da uno stimolo, reagisce con la stessa risposta.

Arrivo alla conclusione: il potere vuole eliminare gli schiavi, ha necessità di omologare l’umanità, magari sostituendola con macchine perfettamente ubbidienti e perfette nel rispondere agli stimoli. Questa perfezione, questa omologazione toglie però molta, forse tutta, la bellezza che ci circonda. La poesia sta nel fatto che ogni foglia di un albero è diversa dall’altra, e ogni albero, simile l’uno all’altro, è nel contempo sempre diverso e non esistono due alberi uguali. I corvi di Van Gogh su quei campi di grano, a mio avviso, esprimono l’apoteosi artistica proprio perché non sono una rappresentazione perfetta della realtà, ma sanno trasmettere a chi li osserva il soggettivo e unico dolore che l’artista seppe trasferire nella tela. 

Solo Van Gogh poteva creare quell’opera perché solo lui aveva sia quella capacità di provare dolore, sia quella capacità tecnica di rappresentarlo. Il pittore olandese era unico nella prima e nella seconda caratteristica,  questo rende superlativi i suoi lavori. E’ l’unicità di quell'uomo a rendere fantastici i suoi lavori, se vogliamo anche nella sua imperfezione. Nell’omologazione, nella ripetitività, nella standardizzazione, non vi è umanità, non vi è bellezza, non vi è poesia. La perfezione della tecnica, alla fine stanca. L’incontro con un altro essere vivente è intrigante perché sai che questo reagisce differentemente da un suo simile. Ogni cane che incontri può scodinzolare o azzannare, e ogni essere umano, se vogliamo, pure. E’ la diversità a rendere la vita un’esperienza unica e quindi interessate.

Quello sopra sviscerato è solo uno dei temi suggeritomi da questa pellicola. Ve ne sono molti altri, come dicevo è una pellicola “aperta” dove molte sono le questioni che il fruitore può andare a scovare e può, individualmente approfondire. Io ho messo sul foglio un paio di rilfessioni, ma altri ne possono redigere molte altre e forse anche più ficcanti delle mie. L’avrete capito, il mio giudizio su questa pellicola è altissimo: è un gran bel film.

Mirco Venzo, Treviso 21/12/2024 #qzone.it

rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Ex_Machina_(film)
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/841-blade-runner-di-ridley-scott
rif. 3 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/753-blade-runner-2049
rif. 4 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1027-parthenope-di-p-sorrentino-2024-mie-sensazioni
rif. 5 https://it.wikipedia.org/wiki/Casa_sulla_cascata
rif. 6 https://it.wikipedia.org/wiki/Intelligenza_artificiale

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