Red Sparrow è un film, più precisamente una buona “spy story” (rif. 1) dove la protagonista è una donna. Non è un film che sgomenta per qualcosa di particolare, altri film con protagoniste donne avvenenti hanno già scalfito l’immaginario del pubblico cinematografico, penso al francese Nikita del 1990 (di Luc Besson) o ad alcuni personaggi interpretati da Angelina Jolie (nel rif. 2 il nostro blog ne ha commentato uno) tuttavia il lavoro diretto da Francis Lawrence è ben fatto è i 139’ scorrono via senza
problemi, almeno a mio opinione.
La storia prende spunto da un romanzo di un ex agente della C.I.A., Jason Matthews, pubblicato nel 2013 e si avvale della sceneggiatura di Justin Haythe (rif. 3). Iniziamo a spiegare che cos’è lo sparrow che è un uccello, più precisamente un passero, quindi possiamo tradurre il titolo con "passera rossa" dove l’immediata accezione che uno smaliziato pubblico maschile dedito ai filmini erotici può pensare, trova piena conferma: nel film si spiega che le sparrows sono agenti addestrate per sedurre, e che sfruttano la loro avvenenza per scalfire la corazza del soggetto che a loro è stato assegnato, una volta che questi abbassa le difese ecco che può essere vulnerabile ed è più docile da gestire: può confidare segreti importanti, può essere condotto nel luogo dove è più facile farlo parlare, dove si può ammazzare senza creare scandalo etc. etc.
La protagonista del film, la statunitense Jennifer Lawrence recita prevalentemente con i capelli rossi, anche se le esigenze al travestimento la portano a cambiare pettinatura. Trattandosi di un thriller non intendo svelare la trama per non togliere interesse al lettore, posso però sintetizzare la storia in tre fasi: la protagonista era una prima ballerina del Bol'šoj che ha subito un grave infortunio a seguito del quale la carriera terminava facendola precipitare dal vertice alla polvere. L’incidente ha creato terreno fertile per accrescere la carriera di una figura senza scrupoli, il classico burocrate arrivista, zio della ragazza (interpretato dal belga Matthias Schoenaerts) che la farà diventare un’agente a disposizione della madre patria Russia, previo un duro addestramento condotto da una glaciale Charlotte Rampling in veste di "Direttrice della Scuola Sparrow".
E’ questa la seconda fase che vede l’orgogliosa Dominika Vasilyevna Egorova trasformarsi nell’agente Katerina "Katia" Zubkova, più precisamente in una sorta di “prostitute di stato”, e se farà bene il suo lavoro molte carriere politiche potranno progredire, tra esse quella del viscido zio Ivan "Vanya" Vladimirovich Egorov. La terza fase vede la protagonista “lavorarsi” l’obiettivo che le è stato assegnato, un agente americano Nathaniel "Nate" Nasha (interpretato da Joel Edgerton) con conclusione della missione.
Nel film sono molti i personaggi che si rapportano con la protagonista, e debbo dire tutti funzionali a rendere scorrevole il racconto dove la loro recitazione è sempre ottimale all’esito finale, tra essi cito, ma la lista sarebbe più lunga, Jeremy Irons, Ciarán Hinds, Mary-Louise Parker, Douglas Hodge… Bella storia, scrivevo, e qui il merito va allo scrittore, ai bravi attori, ma devo riconoscere gran parte del merito anche al regista che ha saputo realizzare un prodotto con una bella fotografia dove allo sfarzo del teatro si contrappongono alcune stanze tetre tipiche degli appartamenti dell’Unione Sovietica, e dove alle luci brillanti di alcuni locali alla moda dove i superalcolici sgorgano con fluidità, si contrappongono viali tetri dove l’oscurità è presagio di pericolo. Insomma c’è una buona trama, c’è una buona recitazione e c’è attenzione per i dettagli.
Non da ultimo vi sono dialoghi ficcanti e convincenti che, ancora una volta, sono utili a dipingere il quadro d’insieme. Esempio: “Niente accade per caso ed il destino è opera nostra…” oppure: “...Il tuo corpo appartiene allo stato!” e la protagonista deve imparare a “sacrificarsi per uno scopo più alto”.
Qui mi permetto di esternare una critica alla trama che, trattandosi di un'opera realizzata da un ex agente della C.I.A. ed essendo un film di produzione americana tende a presentare il mondo nella classica descrizione: da un lato gli occidentali, e nello specifico gli americani “buoni”, dove c’è la libertà (non come in Russia dipinta come un luogo dove i ruoli sono sempre stabiliti da una sorta di apparato grigio ed inflessibile), ma gli americani, pur liberi, sanno sempre mettere a rischio la loro vita pur di non tradire chi collabora con loro. L’agente americano Nash non esita a compromettersi pur di mantenere fede alla parola data alla sua fonte…La narrazione vuol convincere lo spettatore che l’agente americano, non è solo un professionista dedito al suo lavoro, ma è pure una persona che ha una sua morale e dei valori “alti” ed in nome di questi valori è disposto a sacrificare la sua professione pur di non infrangere la parola data. Se vogliamo l’esatto opposto al suo nemico, il viscido zio Vladimirovich che non esita a mettere dentro il tritacarne “del sistema russo” la bella nipote. D’altra parte nel film si parla di ospedali dove “...i topi corrono in corsia”.
Il sistema Russo è grigio e innefficace, non come l'opulento e sfavillante mondo occidentale ed americano in particolare. E’ qui il momento di commentare questa narrazione che a furia di essere riproposta, diventa quasi una realtà consacrata, resta il fatto che oggi che scrivo “L'aspettativa di vita negli Stati Uniti è scesa a quota 76 anni, com’era nel 1996 (frase reperita in rete, dove si specifica che l’Europa ha una aspettativa di vita più alta rispetto a quella U.S.A., anche se qui al loro modello fatto di privatizzazioni e di assicurazione a tutela del malato si vuol andare), mentre con l’avvento di Putin la mortalità infantile in Russia si è rialzata rispetto al suo predecessore e dove nella “Federazione Russa la speranza di vita alla nascita è di 73 anni, otto anni in meno rispetto alla media OCSE di 81 anni”. Senza scomodare i temi legati alla sanità parlare di valori morali e di rispetto della parola americana mentre si è sacrificato il popolo ucraino e ora con il cambio di presidenza da Biden a Trump probabilmente si dirà loro un simpatico “Bye Bye…” e per chi ha perso il proprio caro…pazienza (e sono centinaia di migliaia di persone!) mi pare talmente drammatico da rasentare il comico. D'altronde, trattandosi di un film americano, questo ci si doveva aspettare.
Chiuso la parentesi torno a parlare del film e della sua protagonista che sa proporre il proprio fisico con giusta generosità, che non mi ha sconvolto per la sua recitazione, ma neppure deluso. In tal senso merita menzione la scena in cui si rende conto che l’incidente alla gamba è di levatura tale da comprometterle definitivamente l’attività artistica: la disperazione che traspare sul suo volto è convincente e coinvolgente. Nel film non mancano scene di tortura, di sesso e quegli intrighi che in un triller sono attesi ed auspicati dallo spettatore. La mia opinione spero di averla correttamente esposta ed ora, per completare la recensione, come sempre riporto alcuni spezzoni del sito Davinotti (rif. 4) che reputo un importante metro di confronto circa le mie opinioni.
Marcel M.J. Davinotti Jr: “ … Chi ama il genere troverà comunque pane per i suoi denti e una protagonista che, al di là di un fisico non esattamente slanciato e di una recitazione poco più che corretta, sa sfruttare al meglio il proprio carisma. Irons spunta qua e là senza lasciare il segno, gli altri fanno numero. Il sangue scorre, la tensione sale in attesa del solito finale caotico. La curiosità di conoscere il nome della talpa e il destino di Dominika c'è, così come la possibilità di arrivare alla fine delle due ore e venti snervati e sfiancati”.
Aco: “Film di spionaggio classico, privo di ridicole scene alla Mission impossible, che riesce a mantenere un buon ritmo narrativo grazie a una storia piuttosto intrecciata e ricca di continui rovesciamenti di campo. L‘idea di fondo è che il confronto tra gli Usa e l’Urss non sia mai davvero finito e alla Russia odierna spetti il compito di salvare l’Occidente dal suo declino. Film molto crudo, numerose le scene di violenza e sesso, molto interessante l’addestramento degli agenti russi. Buona l’interpretazione di Jennifer Lawrence, meno convincente quella di Joel Edgerton”.
Chiudo con Tarabas che oltre ad essere più critico di altri opinionisti (due soli pallini è la sua valutazione) chiude con una interessante postilla: “Spy story con intenzioni realistiche, quantomeno nell'evitare eccessi fumettistici, centrata sulla protagonista, ex etoile divenuta spia suo malgrado. Non si può dire che il film sia fatto male, anzi, né che manchino motivi di interesse. Ma alla fine manca qualcosa, la durezza del realismo è solo apparente e troppo spesso si ricorre a scene patinate per compiacere il pubblico. Lawrence brava e ovviamente bellissima (ma va?), meno bene il deuteragonista Edgerton, la spia più patatona del mondo.
MEMORABILE: Interessante notare come nessuno pronunci mai il nome di Putin: gli sceneggiatori hanno preferito usare "Il Presidente". La sentenza finale è vera, perché, inutile dirlo, l’ex agente C.I.A. che ha scritto questo romanzo alla fine voleva dire proprio questo: la guerra tra occidente e Russia non è del tutto terminata, come anch’io a margine con le mie considerazioni ho evidenziato…
Mirco Venzo, Treviso 15/11/2024 #qzone.it
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Letteratura_di_spionaggio
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/791-mr-mrs-smith-recensione
rif. 3 https://it.wikipedia.org/wiki/Red_Sparrow
rif. 4 https://www.davinotti.com/film/red-sparrow/42861