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20240808 VM MatildeLa RAI propone una trilogia di donne interpretate da Sabrina Ferilli, i titoli delle differenti puntate sono Angela, Matilde e Lucia; quella che andrò a recensire è la puntata che vede protagonista Matilde. Regista di questo lavoro è il romano Luca Manfredi e la sceneggiatura è di Laura Toscano e Franco Marotta.

La Trama

Alla fine della seconda guerra mondiale in Italia si vive un periodo difficile, dove oltre ai drammi e alla miseria provocate dalla guerra si assiste ad un ribaltamento della società: quasi tutti i cittadini ne vengono coinvolti e Matilde (interpretata da Sabrina Ferilli) è anch'essa costretta a trovare nuovi equilibri in un mondo che ha cancellato le vecchie certezze. Matilde durante l’occupazione nazista era la donna di un gerarca tedesco, ma le viccisitudini belliche han portato il teutonico a sparire dall’oggi al domani, abbandonando l’avvenente donna e privandola del suo mantello protettivo oltre che

delle sue risorse monetarie, proprio quando essere considerati collaborazionisti era molto pericoloso.

La ragazza viene derubata e vessata e si ritrova senza nessuno cui aggrapparsi sino a quando incontra Ettore (Giorgio Panariello) un uomo di spettacolo anch’esso costretto a ripartire da zero perché gli scombussolamenti politici hanno alterato anche il suo lavoro. Matilde fondamentalmente era una mantenuta, e l’avvenenza è la sua principale virtù: nel mondo dello spettacolo può, forzando un po’ le cose, trovare una sua collocazione, tutto sommato nell’avanspettacolo mostrare le gambe, esibire il fondoschiena e proporre scollature generose è un modo semplice per ottenere consensi anche se la ragazza non ha nessuna professionalità. Le virtù fisiche sono sufficenti per ottenere un certo consenso, resta da vincere un certo imbarazzo nel esibirsi in pubblico. Altri dettagli del racconto non mi paiono determinanti e lascio al lettore scoprirli qualora dovesse vedere questa specifica puntata della trilogia.

Qualche commento recuperato dal sito Davinotti prima di esprimere la mia visione sul film. (rif. 1). Gugly: “Anni 40, soubrette poco capace ma de core incontra guitto spiantato... Versione fiction e più drammatica di Polvere di stelle (1973 regia Alberto Sordi con Monica Vitti Ndr), solo che la Ferilli non possiede nemmeno un etto della bellezza e della verve della Vitti, risultando, anzi, troppo vecchia e palesemente "ritoccata" nei panni di una giovane vedette della rivista; Panariello se la cava, alternando battute comiche a momenti più seri (invero un po' fumosi e posticci). Si rivedono Sergio Solli (vecchio sodale di Eduardo) e un giovane Guido Caprino”. Ruber: “Discreto film per la tv parte della trilogia "Tre donne", interpretato da una Ferilli sempre in ottima forma in questo tipo di film sulla scia della Seconda Guerra Mondiale. Qui recita nel personaggio di una soubrette di teatro poco capace ma che fa della bellezza la sua arma e che con il buon amico Panariello riuscirà a intraprendere la strada del successo. Se la Ferilli si dimostra capace nella sua parte, questo non si può purtroppo dire per Panariello, assolutamente sottotono”.

Come avete potuto leggere il primo commentatore è critico nei confronti della Ferilli, difendendo però la recitazione di Giorgio Panariello, mentre il secondo capovolge i giudizi sui due protagonisti.
Io sono tendenzialmente critico verso ambedue le prestazioni e ritengo che altri siano gli elementi di interesse legati a questo lavoro. La sceneggiatura inizia affrontando un tema sottaciuto, ovvero che con la caduta del fascismo, in Italia, si verificano delle rappresaglie nei confronti di chi era ritenuto filo fascista. Questi fatti poco pubblicizzati sono movimenti spinti dalla rabbia, dalla disperazioni, da una voglia di rivalsa più che non dà giudizi pesati e pensati. Il più delle volte sono azioni spinte da mero opportunismo che rappresentano veri e propri atti vandalici. Questa sete di rivalsa non colpiva solo gli uomini di potere, quelli che si erano macchiati di ingiustizie e di abusi, anzi forse lo non fece quasi mai andando bensì a colpirono principalmente persone "normali", cittadini che erano vicine per ragioni professionali o affettive al mondo nazi-fascista, ma che non ne determinavano le dinamiche importanti. Ad essere colpiti insomma spesso erano piccoli ingranaggi del vecchio sistema che si stava sfaldando. 

Matilde, come molte donne dell’epoca, era legata sentimentalmente ad un nazista e se mesi prima era dalla parte del “giusto” ed erano i partigiani ad essere considerati dei terroristi che minavano l’ordine pubblico e contravvenivano alle leggi vigenti, il ribaltamento dei giochi e l’avvento degli alleati capovolge la situazione generando e giustificando la spogliazione di tutti i suoi beni (che di fatto le furono rubati), provocando la cacciata di casa e obbligandola alla strada e, come se non bastassero questi gesti di violenza, venne pure rasa la testa per segnalare al mondo che Matilde era stata una sorta di traditrice della patria. Il "nuovo" equilibrio giustificava questi atti di violenza come gesti per ridare "giustizia" al paese, e a conferma del proprio buon operato ecco che vi è pure la necessità di "marchiare" con la rasatura la testa della donna: della serie è lei la meschina. 

C’è una frase del film che spiega questa situazioni: uno di coloro che vessa Matilde dirà “...il mondo è fatto a scale; c’è chi scende e c’è chi sale…” come a giustificare lo scempio che stava compiendo. La frase a mio avviso è poco consona, quanto andrei a dire che certe situazioni sono come i percorsi di montagna e dopo aver affrontato la salita, da un versante, ad un certo punto si trova la discesa, chi però quello stesso percorso lo affronta dal lato opposto vive la situazione contraria e dopo aver terminato una discesa si trova di fronte la salita. Questa visione del mondo la ritengo interessante perché oggi viviamo in un periodo in cui l’uno per cento della popolazione concentra su di se la maggior parte della ricchezza, auspico che prima o poi si vada a verificare un ribaltamento della situazioni e se ciò avverrà prevedo che momenti di "giustizia" sommaria quali quelli descritti in questo film si abdranno a verificare, perchè questi ribaltamenti, come sopra spiegato, non sono mai pesati e pensati, ma sono per lo più gesti compiuti d'impeto e spinti dal mero tornaconto. Scusate questo inciso. Un secondo aspetto interessante proposto nella trama di questa fiction è la vicinanza del mondo dello spettacolo con il potere. Uno pensa che il mondo dello spettacolo sia avulso da chi ha “il potere”, ma non è così, tra le righe dei fotogrammi si capisce che il ribaltamento politico ha creato nuove gerarchie anche nel mondo dell’arte che non è affatto svincolato dal resto della società. Un esempio su tutti è il tipo di musiche che si possono (e si devono) suonare, prima tutto ciò che era americano era malvisto, ora invece i ritmi oltre oceano fanno tendenza.

In questa fotografia di fine seconda guerra la finction evidenzia altri due elementi che ritengo importanti, il primo è la descrizione della fame che attanagliava gli stomachi di molte persone, non ultimi gli uomini (e le donne) di spettacolo. C’è una scena della pellicola significativa, quando Matilde entra in un bar e chiede un bicchier d’acqua, lei non ha i soldi per pagare nient'altro, e per assumere qualche caloria aggiunge svariati cucchiaini di zucchero a quell’acqua nella speranza di ingerire qualcosa di "energetico"; non servirà e sarà un ordine religioso a risolvere il problema. Il secondo elemento di verità che mi è piaciuto è lo scoprire che Ettore è omosessuale: molte persone che una volta si definivano “diverse” trovavano una loro ragion d’essere all'interno dello spettacolo dove questi istinti erano più tollerati e dove, forse, era per loro più facile cercare l’anima gemella. Io per un periodo ho frequentato una compagnia teatrale e posso confermare che anche agli inizi del nuovo millennio, era così. Aggiungerei che narrando dell'avanspettacolo la pellicola spiega come gli spettacoli dal vivo ponevano gli artisti a diretto contatto con il pubblico e come la cosa non era scevra di rischi. 

In definitiva la sceneggiatura di questa puntata è una fotografia corretta di un'Italia poco nota, dove la fame, la voglia di rialzarsi, la necessità di un futuro dove costruirsi delle certezze sono una condizione che caratterizzò tutti i nostri concittadini e i nostri avi. Questa voglia di stabilità e di solidità va coniugata con un ulteriore elemento che il film sagacemente propone: l’avvento del progresso che altera ulteriormente gli equilibri in divenire, Ettore ad un certo punto crea una canzone per Matilde e la giustifica così - Il mondo del varietà è destinato a tramontare, la radio sarà il nuovo palcoscenico su cui si deve puntare… Spero aver ben esternato il mio punto di vista che vede come punto di forza il racconto e la descrizione storica del periodo più che non la recitazione dei due protagonisti (ma direi di tutti gli interpreti) assai opaca. C’è una chicca che mi ha felicemente sorpreso; mentre lo scalcinato mezzo di locomozione sposta la compagnia dove lavorano Ettore e Matilde, si vede lungo il percorso una casa diroccata (presumibilmente bombardata) dove a grossi caratteri si legge la scritta “Vinceremo!”. Un immagine che sfugge, ma che più di mille parole rende l’idea di come la precedente ideologia abbia lasciato il paese: in rovina! 

La sceneggiatura ha poi un altro merito, quello di ispirarsi a molte commedie del teatro napoletano dove i colpi di scena e le vicissitudini anche amorose della protagonista, inframezzate da informazioni di chiara natura tragica aggiungono complicati tasselli al mosaico, stuzzicando l'interesse dello spettatore. Condivido decisamente il richiamo a Polvere di stelle, vi sono molti punti di contatto tra le due narrazioni, anche se qui il livello delle recitazioni è di un altro pianeta e non è paragonabile al capolavoro firmato da Alberto Sordi e Monica Vitti. Con tutto ciò questa sceneggiatura (questa storia) ha spunti interessanti e coerenti con il passato. Devo in oltre difendere alcuni momenti interpretativi di Panariello e della Ferilli: ambedue hanno un alibi che potrebbe salvare anche il regista ovvero che entrambi questi protagonisti devono apparire agli occhi dello spettatore come “degli sfigati” e quindi se le battute di Ettore il comico di avanspettacolo non fanno ridere o se la Matilde/Ferilli non appare sensuale come vorremmo, ed al contrario è impacciata ed a tratti imbarazzante, forse più che mala interpretazione del personaggio è l’esatto contrario, Ettore e Matilde sono due poveri cristi che cercano di trovare un loro spazio nel mondo e cercano di farlo come le persone comuni, ovvero senza avere chissà che capacità.
Non è a mio giudizio un film imperdibile, ma c’è molto di peggio da guardare.

Mirco Venzo, Treviso 08/08/2024 qzone.it

rif. 1 https://www.davinotti.com/film/matilde/25377

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