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20200915 VM Lufficiale e la SpiaRecentemente ho visto "l’ufficiale e la spia", pellicola di Roman Polanski. Il film tratta l’affare Alfred Dreyfus, militare francese, ebreo, che fu accusato di spionaggio e venne incarcerato all’isola del diavolo. In sede di presentazione si afferma che tutti i personaggi sono reali, anche se la mia veloce ricostruzione storica, basata su wikipedia, mi lascia il sospetto che alcuni tratti siano stati adattati alle esigenze cinematografiche. Non è, a mia opinione, un “documentario”, ma, questo sì, un ottimo spunto di riflessione anche per comprendere l’attualità, principalmente quella italiana. Liquido subito la parte cinematografica: la mano di un regista come Roman Polanski è concreta non solo nei dialoghi e nella

fotografia, entrambi piacevoli, ma anche nello scorrere del film che si lascia vedere pur avendo come trama un fatto storico, impregnato di cavilli burocratici, politici e persino giudiziari. Fondamentalmente è una sequela di ingiustizie che “il sistema” impone a molti protagonisti della trama, e rendere fluida la visione di tale documentazione va a merito del grande regista.

Qual'è, alla fin fine, la ragione che rende interessante questa pellicola? Gli spunti di riflessione, molteplici, che la faccenda Alfred Dreyfus lancia anche a due secoli dalla sua origine, sono tutti da ricondursi al tema dei “valori”. La Francia di fine 1800 è uno dei primi stati moderni, dove le dimensioni, l’idea di democrazia, il modernismo, la presenza delle “masse” e dei media, principalmente i giornali, sono parte di questo organismo che con qualche sfumatura è simile anche all’attuale società italiana. In quel contesto sociale, a cosa un Uomo non può rinunciare? Per che cosa è disposto a sacrificare l’intera sua esistenza? La risposta a queste domande segna a mio parere la differenza tra quel giovane stato moderno, e quello meno giovane che si chiama Italia, e parlo di quella contemporanea. Iniziamo focalizzando le figure dei due protagonisti, Alfred Dreyfus e Georges Picquart: entrambi sono militari e credono nel valore della patria, la Francia nel loro caso. In bella sostanza sono dei nazionalisti.

Il nazionalismo, il credere nella nazione è oggi visto con connotazione negativa, ma all’epoca vi era di più, v’erano i patrioti, ossia chi per la patria era disposto a versare del sangue ed a immolarsi per difenderne i confini. Difendere i confini… e da chi? Da chi, straniero, voleva valicarli.  Già il lettore può intuire perchè ritengo interessante questa pellicola, oggi nell’Europa Unita voluta anche dalla Francia, temi come difendere i confini e l’essere nazionalisti paiono arcaici, eppure a fine 800 per quei temi i francesi (ma anche i tedeschi, gli italiani e tutti gli europei), erano pronti a sacrificare la propria vita. L’italiano Cesare Lombroso e molti altri studiosi dell’epoca ritenevano ci fosse qualcosa di genetico che ogni popolo si porta dentro e che trasmette ai suoi discendenti. Gli accoppiamenti tra razze differenti non solo modificano il fisico, la struttura materiale dei congiunti, ma “annacqua” anche gli aspetti morali, psicologici, userei anche qui la parola “valoriali”.

Questa era allora un’opinione diffusa e questo breve cappello storico scientifico (allora si riteneva fossero scientifiche tali affermazioni, anche se oggi sappiamo che così non è) era il presupposto ideologico basilare per giustificare il colonialismo, e la Francia, al pari di tutti i principali stati Europei, aveva grandi mire e grandi interessi coloniali. (rif 1/2/3). Come in tutti i paesi vi era una nota stonata che risuonava in questa narrazione, ed è l’etnia degli ebrei. E’ questo un popolo dotato di una sua storia, una sua religione che da sempre vive all’interno di differenti contesti culturali (italiano, tedesco, spagnolo, olandese etc etc) in modo tutt'affatto che marginale: gli ebrei spesso sono persone colte e ricche o entrambe le cose, e, innegabilmente sono anche “ebrei”. Ebrei erano dottori, docenti universitari, avvocati, farmacisti… tutte figure importanti e non banali. (Rif. 4)

Avanzare la narrazione che il nostro popolo è il migliore, quello superiore, quello idoneo ad andare in giro per il mondo ad imporre la sua civiltà (meglio se nei territori ricchi di materie prime) quando però all’interno del tuo confine “i figli di David” primeggiano, chiaramente disturba, e ciò si verificava anche nella liberale Francia della belle epoque. Ritornando alla trama del film nell’esercito si scopre esserci un traditore e per i servizi segreti a fornire preziose informazioni al nemico tedesco è proprio un ebreo quale Dreyfus; costui proprio perchè ebreo risulta vestire i panni del perfetto capro espiatorio: la giustizia lo dichiara colpevole, tra il giubilo della folla che inveisce contro di lui aizzata anche dai media del tempo che evidentemente vogliono incensare il potente di turno e il sistema che, infallibile, colpisce senza pietà! L’accanimento contro questo povero militare, presentato nella pellicola come come una persona docile, pur se integerrima, spiega come mai lustri a seguire in Francia si potrà concretizzare la Repubblica di Vichy, ma questa è una nota a margine.

La trama del film coerentemente con la vicenda storica propone il colpo di scena: Georges Picquart a cui gli ebrei, come alla maggior parte dei francesi, non stavano simpatici, diventa capo dei servizi segreti e raccoglie evidenze che dimostrano come l’accusato, per altro suo ex allievo all’accademia militare, fosse innocente. Ciò lo pone di fronte a delle constatazioni: la prima, se un traditore fasullo è in carcere, quello vero seguita a danneggiare il suo paese, e questo da patriota qual'è, non va bene. Vi è poi un senso di giustizia che dev’essere ripristinato, un paese civile si definisce tale perché condanna i colpevoli e non colpisce chi, pur se a lui sta poco simpatico, è innocente. Oltre a ciò c'è da rispetare il proprio ruolo: lui è un funzionario dei servizi segreti e il suo ruolo gli impone di informare i suoi superiori dell'errore compiuto in passato. Passa dalle riflessioni ai fatti e raguaglia chi di dovere scoprendo che c’è tutto una rete di complicità, di omissioni, di errori e di persone infedeli al proprio ruolo che hanno permesso e facilitato quell'ingiustizia. Non solo, quelle stesse persone sono ora disposte a far carne da macello della sua persona perchè con la sua esigenza di verità e giustizia, con il suo zelo e la sua capacità, sta rompendo una maglia che garantisce un ipocrita benessere a molti.

Potrei definire la situazione usando l’espressione il sistema si difende, anche se ciò va chiaramente a disapito del popolo e dei valori istituzionali. Picquart non si arrende e porterà di fronte ai giudici tutti coloro che si son resi complici dell’ingiustizia. Ad avermi particolarmente colpito fu il passo del film in cui Picquart davanti alla corte fa un affermazione contraddetta da un altro testimone, pure lui militare. Uno sta dando del falso all’altro e la questione viene risolta con la spada in regolare duello espletato di fronte a regolari testimoni. In un tenzone possono esserci  danni permanenti, e ferite che quando mancava la chirurgia estetica potevano essere visibili per sempre. Pur tuttavia la propria parola non poteva e non doveva essere messa in discussione, il valore di un Uomo era legato alla credibilità delle sue affermazioni, tanto più se rese pubblicamente di fronte a delle autorità. (rif. 5)

Com’è che si risolve il caso Dreyfus? Si risolve portando a galla, di fronte ai magistrati e all’opinione pubblica il marcio. Tale opera di smascheramento è compiuto dall’opposizione politica che si avvale anche dell’opera di Émile Zola, che con il pezzo giornalistico J’accuse fa nomi e cognomi di tutte le personalità coinvolte nel caso Dreyfus. Lo stesso Zola dovrà rifugiarsi all’estero, in Inghilterra, per evitare il carcere, e prima di scrivere tale accusa era conscio delle conseguenze. Ciononostante non esita a mettere nero su bianco le sue idee perché, da intellettuale vuole la verità, da giornalista deve scrivere le notizie, e come oppositore politico del governo in carica deve sfruttare una simile opportunità. In sintesi non solo Georges Picquart è disposto a sacrificare la sua vita per di rimanere coerente con i suoi valori, ma anche Zola, e tutti coloro che decidono di combattere una battaglia scomoda, non ultimo l’avvocato difensore di Picquart che finirà ammazzato.

Andare contro il sistema costa, questo ci dice la trama del caso, ma in Francia il coraggio di combattere l’ebbero in molti e alla fine, il governo che si era macchiato delle ingiustizie, cadde; Dreyfus dopo lustri all’ile du Diable fu liberato e la moralità e la forza di Picquart lo portarono al ruolo di ministro della Repubblica Francese. Il marcio del sistema che si era battuto per impedire che si facesse pulizia, alla fine dovette cedere sotto i colpi di chi ebbe il coraggio di combattere. Ricapitolando quindi tra gli “imputati” abbiamo un’ideologia razzista che fu combattuta, dei burocrati dell'apparato militare, dei politici, degli scienziati (i grafologi che avallarono una falsa calligrafia, ma se vogliamo anche coloro che difendevano l’idea di razza, pur se questo attacco è velato e si evince solo tra le righe) i magistrati. A combatterli vi furono all’inizio questo funzionario dei servizi segreti cui poi si affiancano intellettuali, politici dell’opposizione, giornalisti e infine protagonista divenne il popolo che tolse il consenso a chi, quel caso, non seppe diramare correttamente. La Francia è uno dei primi stati moderni, è il caso Dreyfus ci narra come questo paese, mezzo questi suoi protagonisti, seppe difendere i suoi ideali. Perchè sono rimasto colpito?

Perchè oggi, m’interrogo, ci sono degli ideali per i quali qualcuno in Italia sia disposto a sacrificarsi? Di sicuro non ci si deve sacrificare per l’idea di nazione o peggio di patria; chi anche solo oralmente afferma siano principi importanti è oggetto di scherno e di critica. Il tema del razzismo è tutt’ora presente, solo che mentre alla fine dell’ottocento si riteneva corretto e naturale che i bianchi andassero a “civilizzare” i paesi africani e l’oriente, oggi pare “naturale” che dall’oriente (medio o estremo) o dall’Africa vengano a piazzarsi in Europa. Meglio se decidono di stabilizzarsi nel nostro paese che non da lavoro neppure ai suoi cittadini. (rif. 6). Intellettuali critici ne vedo pochi, quelli nelle sedie che contano non lo sono proprio. (rif. 7). Stampa critica tra il mainstream non ne rilevo, le critiche semmai arrivano da qualche articolo e video rintracciabile in rete, e non è un caso che si voglia mettere il bavaglio anche al web. (rif. 8).

Quanto alla magistratura il caso Palamara la dice lunga su come siamo messi. Il valore della parola? (rif. 9) Meglio evitare la trattazione. Come pure il ruolo della scienza ufficiale durante questo periodo di coronavirus. Sarei ingiusto però se non individuassi proprio nel campo dei medici dei spiargli di speranza; da quel mondo si stanno alzando voci critiche in questo periodo di coronavirus. Come sempre l'ultima parola spetta al popolo che proprio in questo fine settimana è chiamato a dire la sua. Comunque vada a finire, dipanare la matassa italiana ed europea è impresa difficile. I valori messi sul tavolo nella pellicola su Dreyfus paiono a me assai lontani, posto che molti aspetti menzionati li ritengo attuali. Il film merita di esser visto magari puntando un occhio sulle vicende passate, ed uno sull'attualità; questo modo di osservare la pellicola non mi ha fatto bene al fegato, ma me l'ha resa interessante.

Ah, finisco con un rilievo statistico. Vidi il film venerdì 31 luglio, era l’ultimo spettacolo (22,15). In tutta la sala c’era solo uno spettatore, che poi ero io. In tutto il cinema, che ha altre sale, oltre a me c'era solo un'altra ragazza/donna che gironzolava nei corridoi. Il personale del cinema si contava in chi vendeva i biglietti, chi presidiava il bar e chi controllava gli accessi, (quest'ultimo era il solito extracomunitario proveniente dall’est europa), cui si dovrà aggiungere qualcuno che a fine spettacolo necessariamente si sarà occupato di pulire ed igenizzare le sale. Tutto ciò rende chiaro come i conti non possano tornare per un esercizio che al pari d'altri era rimasto chiuso per dei mesi. Il lettore penserà, e questo che cosa c'entra con il film? Col il caso Dreyfus c'entra nulla, è però rilevante quale illustrazione sulla salute del paese e sul fatto che non so se in futuro film che inducono riflessioni come quello che ho visto potranno essere ancora trasmessi in quel locale. Il cinema Edera in centro Treviso penso potrà essere convertito in una serie di appartamenti, come pure potrebbe fare la stessa fine il cinema Corso che è proprio nel cuore della mia città. Tutto questo c’entra con i temi dei valori, di quali siano, di chi li difende e con quale energia, e con la classe politica e intellettuale del paese. C'entra molto, a parer mio, anche con il tema del colonialismo: i cinema chiudono, ma i centri commerciali e i McDonnald's crescono.

 

Mirco Venzo, Treviso 16/092020 #qzone.it

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