A Santo Domingo spesso dialogavo con Michael, un iraniano a passaporto statunitense. Era arrivato negli States da piccolo e una volta cresciuto aveva fatto i soldi a Boston con una tipografia, ora, credo, ne abbia più di una: il classico sogno americano che per una volta si è realizzato. All’epoca svernava nei caraibi attratto non tanto e non solo dalle questioni metereologiche, quanto dalla necessità di assecondare esigenze più istintive che hanno molto a che fare con la carne.
Una frase, tra le molte ascoltate, mi colpì: “Se hai un problema legale, o medico, o di qualsivoglia natura, prendi un elenco telefonico, cerca sotto la voce avvocati, o dentisti, o cardiologi un cognome ebreo e telefona lui. Gli ebrei sono i migliori in tutti i campi”. Da sempre sono un appassionato di olocausto e la rabbia che Hitler aveva per i semiti non me la sapevo spiegare, posto che, anche oggi l’antisemitismo è vivace, non fosse altro perché alcune delle famiglie più ricche al mondo discendono da quella etnia. Iniziamo questa disamina chiedendoci se è vero che gli ebrei sono i migliori in tutti i campi, e, a riguardo, dei dati interessanti li fornisce in un video il matematico Piergiorgio Oddifredi (rif. 1).
Lo scrittore sostiene che tra i discendenti degli ebrei aschenaziti (ovvero quelli di ceppo tedesco) a cittadinanza statunitense, si parla del 2% dei concittadini di Michael, vi è racchiuso un quarto dei premi Nobel americani. La statistica diventa ancora più imbarazzante se si considerano i numeri complessivi: questa “razza” rappresenta solo il 2 per mille della popolazione mondiale, ma si è accaparrata circa un quinto dei premi Nobel. Pare che gli ebrei abbiano una marcia in più, in particolare gli aschenaziti che ad un certo punto della loro storia, precisa il matematico, rimasero solo in 350. Lo dicono le analisi del DNA, fortunatamente, non per chi è filonazista, questa “razza” seppe ripopolarsi, andando a fornire idee importanti al resto dell’umanità.
Oggi sono in grado di abbozzare delle spiegazioni a riguardo grazie ad una serie di informazioni recuperate dallo storico Piero Ratto e dal dialogo con un “mezzo ebreo” mio ex collega di lavoro e proprio quest'ultimo mi spiegava che la discendenza ebrea si perpetua attraverso le donne. Lui infatti aveva padre ebreo, ma la mamma no, e quindi aveva interrotto la catena. La ragione di ciò è legata al fatto che mentre la madre è certa, il padre potrebbe non esserlo. Per gli ebrei la discendenza è determinante, la loro religione ritiene che essi siano il “popolo eletto” e quindi su questi argomenti loro non scherzano. Riprenderò poi le affermazioni del mio amico dottore in Fisica, (laureatosi alla Normale di Pisa; della serie magari quel che mi raccontava aveva un suo perché…) per inserire a questo punto le informazioni reperite nei video di Piero Ratto. (rif. 2)
La popolazione ebraica fu soggetta a delle forti limitazioni da parte di chi si professava cristiano. E le ragioni di ciò sono molteplici. Anzitutto va precisato che Cristo fu assassinato dagli ebrei, e già questa cosa mette in cattiva luce chi professa questa religione agli occhi degli antici teologi, ma la seconda ragione è legata al fatto (e qui è il mio amico che me lo spiega) che agli ebrei, contrariamente ai cristiani e dei loro “simili” musulmani, non ha mai interessato fare proseliti. Se per le altre due religioni monoteiste la conversione è sempre stata una missione, agli ebrei che si professasse la loro fede o meno interessava poco. Certo, chi riteneva validi i loro precetti era libero di rispetarli, ma l’idea di “convertire” non rientrava nel loro “modus operandi”.
Questo cosa comporta? Si chiederà il lettore… comporta che vi è una stragrande maggioranza ostile agli ebrei che può imporre la sua acredine a chi è numericamente molto meno strutturato. E la guerra, sino direi all’avvento della bomba atomica, la vince chi è più numeroso; nel medioevo quindi gli ebrei finirono confinati nei ghetti quando non vennero torturati o trucidati. Ratto ci dice che tra le limitazioni cui erano soggetti v'era il divieto di possedere e di lavorare la terra.
Facciamo mente locale: in un’economia basata sull’agricoltura quale quella medioevale non poter lavorare la terra, o possederla, significa essere estromessi dalla principale attività “europea” per circa un millennio. E se non puoi fare una cosa, gioco forza, ne devi fare delle altre, ecco quindi che molti settori dell’artigianato erano il terreno dove si cimentarono i figli del “Popolo eletto”. Fabbri, falegnami, tessitori, pellettiere... ma anche altre attività dove la cultura aveva un suo peso, ed ecco alchimisti, medici, avvocati, notai…
Nel lavoro sui campi precedente alla rivoluzione industriale le braccia non erano mai abbastanza, e questo stimolava i contadini a dirottare sin da piccoli i loro figli verso il lavoro, al contrario dei figli degli ebrei che potevano dedicare del tempo per istruirsi. Ricordo che all'epoca non esisteva la scuola pubblica e lo studio oltre che un mancato guadagno spesso rappresentava pure un costo, costo che i servi della gleba non potevano permettersi.
Ancora una volta mi è d’aiuto il mio ex collega il quale mi informa per gli ebrei la conoscenza è un modo per avvicinarsi a Dio, insomma la cultura e lo studio per questo popolo è un valore importante. Da una parte abbiamo quindi chi da valore alla cultura ed alla conoscenza, e dall’altra chi i figli li manda sin da giovanissimi a lavorare nei campi favorendo l'analfabetismo e l'ignoranza.
Ma non è tutto. Nello studio della Torah mi spiegava colui che voglio resti anonimo, vi è un esercizio nel quale lo studente, a rotazione, è attaccato da altri nove che cercano di sconfessare con delle affermazioni e dei ragionamenti quanto scritto nei testi sacri; a lui spetta difenderli attraverso un ragionamento logico, spiegato con ordine. Falle espositive sarebbero naturalmente colte come opportunità da chi lo vuole combattere in questa sorta di tenzone. Insomma, con mia grande sorpresa, gli ebrei hanno una scuola molto importante in campo retorico e dialettico. Questo li prepara oltre che ad essere ottimi oratori anche ad anticipare le osservazioni di un eventuale antagonista e a rispondere di conseguenza. Una simile preparazione mai mi è stata impartita nel mio lungo e variegato percorso di studio. Non mi pare questa una cosa da sottovalutare ed anzi la ritengo un'arma in più utile in varie occasioni.
Non è tutto, per la Chiesa Cattolica, l’usura è da considerarsi un peccato, e quindi un cristiano non può e non deve arricchirsi con il denaro. Il tempo non appartiene all’uomo, ma appartiene a Dio, quindi il mero scorrere del tempo non può generare ricchezza senza che vi sia una sorta "di furto" compiuto ai danni di chi è proprietario del tempo. Ecco la giustificazione che Ratto ci da del perché i cristiani relegarono agli ebrei le questione finanziarie, gli ebreo che era già dannati a causa della loro storia e del loro credo, quindi si occupassero pure di cose quali prestito e denaro che erano ottimi veicoli per compromettere il paradiso. Manco a dirlo gli ebrei ringraziarono.
In un video Ratto precisa che la moneta all’epoca aveva stretta correlazione con l’attività orafa, orafi che per la tipologia del loro lavoro dovevano avere strutture più idonee di altre a proteggere i loro manufatti. Con il tempo, per tanto, chi aveva denaro andava a depositarlo da questi artigiani chiedendo se potevano conservarlo in loro assenza, erano spesso i commercianti ad avere questa necessità, come contropartita lasciavano qualche moneta per il disturbo. Stiamo creando i presupposti per le prime banche che nascono da questi accordi e da queste situazioni. In breve alcuni orafi diventano banchieri e prestatori di risorse finanziarie, quelle risorse che in parte non erano di loro proprietà, ma erano state loro ceduti da commercianti e risparmiatori. Possiamo ora cucire tutti i fili per scoprire che è naturale fossero i figli di David a diventare i principali banchieri.
Non solo costoro al contrario dei cristiani potevano maneggiare il denaro, ma avevano anche il vantaggio di saper far di conto, di saper scrivere, e di conoscere le leggi, cosa che solo pochi cristiani potevano vantare per lunghi periodi. Ed ancora: con l’avvento della rivoluzione industriale tutte le attività artigianali possono svilupparsi ed essere meccanizzate, se a capo vi è una persona con del sale in zucca. Ecco che l’alchimista può aprire un’industria chimica che fa farmaci su larga scala, il fabbro può aprire un industria meccanica, il panettiere può aprire un industria dolciaria, il sarto una industria tessile e via discorrendo. Certo, per far ciò servono dei finanziamenti, ma abbiamo appena visto che proprio dentro la comunità ebraica non mancano coloro che hanno i capitali e che per indole li prestano. Oltre a ciò quella comunità non solo ha competenze finanziarie, ma anche legali... Tra l’altro se il credito è un’operazione fiduciaria, mi immagino sia molto più agevolato un artigiano ebreo ricevere finanziamento all’interno della sua comunità rispetto a chi ebreo non è e che è fuori da questo circolo magico. Circolo magico che spero esser riuscito a dimostrare ha poco a che fare con la magia, ma molto con la logica. E siamo ai giorni nostri ed a quanto affermavano Michael e Oddifredi.
Vi è una razza che per ragioni culturali da particolare importanza alla cultura ed allo studio, questo gruppo aveva tutte le caratteristiche per cogliere i benefici della rivoluzione industriale e liberale. Vale la pena ora precisare che Il liberismo cercava di valorizzare le libere professioni, (medici, notai, avvocati, ingegneri... a discapito di chi pretendeva di mantenere il proprio potere/prestigio perché di sangue nobile: l'aristocrazia) oltre a ciò, avendo radici nell'illuminismo, si basa sulla ragione e scredita la religione, limitando e segnando la caduta del potere papale da sempre ostico verso gli ebrei. Con l’avvento della rivoluzione industriale pressoché coincidente con la rivoluzione francese, la nobiltà perde prestigio e potere (quando non perde proprio la testa) per lasciare spazio a delle nuove figure emergenti. Gli ebrei sono sicuramente tra questi.
Tra i grandi nomi della cultura europea di fine ottocento e primi del novecento cito Karl Marx, (economista, filosofo e sociologo) Sigmund Freud, (padre della psicoanalisi) Albert Einstein (fisico).... mi fermo qui per non tediare il lettore, facendo però notare come questi tre personaggi abbiano rivoluzionato il paesaggio del quale si sono occupati tanto che ancora oggi noi tutti siamo loro debitori. Tanto onore, tanti nemici, si potrebbe sentenziare, invertendo un famoso adagio popolare.
Come concludere questo articolo? Ricordando che nell’era del neoliberismo la scuola è sempre più soggetta a tagli e sempre più si sta facendo strada l’idea di un istruzione che venga consegnata a chi se lo può permettere. Se molte famiglie ebraiche, per quanto scritto sopra, hanno ingenti risorse e quindi sicuramente saranno in prima fila nella futura corsa verso la conoscenza e verso il sapere, va detto che sin tanto siamo in democrazia è l’elettorato che decide la strada che si deve percorrere.
Ora non so se in Italia gli ebrei sono il 2% o se sono meno, resta il fatto che le scelte elettorali che stiamo compiendo e la classe politica che ci sta governando non è responsabilità del popolo eletto, ma di quello che ha molta difficoltà ad eleggere. Ad essere più chiaro non è colpa dei Rothschild o dei Rockefeller se mettemmo nel Ministrero dell'Economia chi sentenziava che “...Con la cultura non si mangia…”. Nostra è la responsabilità di mettere al Governo chi saprà difendere il bagaglio culturale e le conoscenze faticosamente acquisite dal nostro paese. La logica del “pareggio di Bilancio in Costituzione” mette le basi per un rapido sperpero di queste conoscenze, ed onestamente ritengo che sia nostro interesse porvi rimedio, altrimenti sarà inutile poi lamentarci se altri figli del popolo eletto (per altro non italiani) approfitteranno del nostro harakiri.
Mirco Venzo, Treviso 09/11/2019 qzone.it
Nella foto un artigiano. Molti tra gli artigiani erano di stirpe ebraica e alcuni di loro sapranno utilizzare le competenze acquisite per proporre produzioni su scala più ampia, generando la miriadi di piccole industrie che han divulgato il “made in Italy”