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20240621 VM io sono miaIl film che sto per recensire ha una sua importanza nel panorama cinematografico nazionale, e merita tutta una serie di osservazioni che mi vedono lontano dalle opinioni recuperate in rete. La pellicola in questione è Io sono mia, (rif. 1) opera che esce nel 1978 anche se, immagino, il lavoro fosse pronto già l’anno precedente, prima che le autorità ne censurarono alcune parti (rif. 2) ritardandone l'uscita; regista di questa pellicola è la romana Sofia Scandurra, deceduta nel 2014 e di cui ho trovato quasi nulla nel web. La pellicola è stata ispirata dal libro di Dacia Maraini Donne in guerra del 1975. La Maraini, oltre che ideatrice del soggetto con il suo romanzo, è una delle sceneggiatrici

assieme alla regista ed a Lù Leone. La singolarità di questo film è che tutti i ruoli sono stati espletati da donne, relegando ai maschi solo le parti dove non potevano essere sostituiti, come gli interpreti maschili di cui poi dirò.

Quest'opera cinematografica va considerata come un gesto politico concreto che si realizza nel grande periodo delle battaglie italiane, tre anni prima, nel 1974 il popolo si era espresso sul tema del divorzio, mentre Il 22 maggio 1978 veniva pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge 194 che disciplinava il tema dell’aborto. Questi argomenti sono alcuni dei soggetti toccati dal film e non possono essere analizzati fuori dal contesto sociale italiano dell’epoca. Comunque sia sto recensendo un'opera d’arte, e su questo voglio essere chiaro, non una normale produzione avente scopo di intrattenimento o per far cassa (o, se preferite non solo quello, in quell'anno al primo posto nei botteghi italiani si classificò Guerrre Stellari di George Lucas, la Scandurra con quest'opera si classificò al 59° posto, davanti all'Esorcista 2,mente, giusto per dare un riferimento, La soldatessa alla visita militare con Edwige Fenech si classificò in 51^ posizione) rif. 3 .

Per questo mi sorprendentemente riscontrare che in rete di questo lavoro si trova molto poco, e quel poco tende ad essere una critica negativa. Inizierei proprio da queste recensioni per formulare il mio ragionamento: ecco che cosa scrive il sito Mymovies (rif. 4) : “Film girato esclusivamente da donne, tratto da un brutto romanzo di Dacia Maraini. È la storia di una moglie che si allontana dal marito. Ha esperienze sessuali con un uomo e una donna che muoiono ambedue. Ma non tornerà col marito”. Questo pensatore (o pensatrice di cui non sono riuscito a trovare un nome) precisa che si parte da un brutto romanzo (non l'ho letto e non posso giudicare, ma a dirla tutta nulla conosco della Maraini), oltre a ciò questa critica ci dice poco altro, come avete potuto constatare. 

Riporto ora tutti i pareri recuperati nel sito Davinotti, (rif. 5) che spesso consulto e posso farlo perchè contrariamente al solito solo due opinionisti si sono espressi. Saintgifts: “... è la storia di Vannina (Stefania Sandrelli) e Giacinto (Michele Placido), marito e moglie, di diversa estrazione e cultura. Più che un film femmista è la rappresentazione di un'unione che, nonostante l'amore, non funziona; le cause sono legate alla "ignorante" insensibilità del marito. Datato ma non male”. Mentre per Uomoocchio: “Manifesto di cinema femminista 70esco. Visto sperando in numerosi nudi della Sandrelli, annunciati dal Giusti e invece assenti. Banalissimo, manicheo, noioso. Lei è una maestrina servile (parla in italiano mentre il marito, meccanico truzzissimo, parla invece in dialetto...) che prende coscienza ecc ecc. Da vedere solo come testimonianza di un certo clima e, se vogliamo, di un certo cinema (sì, ma quale?)...

La mia analisi si sviluppa radicandosi alle primissime scene proposte dal film, quelle che accompagnano i titoli di testa (rif. 6) e rappresentano la chiave interpretativa da dare all’opera prodotta da queste donne: mani di donna che spolverano, mani di donna che strizzano lo straccio bagnato e di seguito lo usano per pulire il pavimento. Mani che stirano, che preparano le verdure con cui, quelle stesse mani prepareranno poi il cibo. Mitica la scena dove quelle mani entrano nell’ano di un pollo per toglierne le interiora. 

L’immagine fa rabbrividire, ma all’epoca non esisteva il pollo preparato a fette nei vassoi di polistirolo ricoperto di cellophane come lo si vede oggi nei supermercati. Quella carne mia nonna la recuperava dalle galline che scorrazzavano attorno all’aia e i miei occhi hanno visto le rugose mani di quella donna mentre li sgozzava, (i polli), e mentre li ripuliva delle penne e delle piume, e per finire mentre toglieva loro le interiora in modo analogo a quello proposto dalla Scandurra, prima di ritrovarmi quella carne nel piatto. Ecco il primo punto: questa pellicola che viene classificata come “erotica” anche da wikipedia è di fatto un documentario che narra della condizione della donna nell’Italia dell’epoca. E questa prima serie di immagini ci dice che la donna non è un soprammobile, ma una persona che agisce, che fa fatti, usando un'espressione che all'epoca aveva significato: che lavora! Il romanzo di Dacia Maraini pare inventi una storia per descrivere un paese reale e molte delle situazioni che caratterizzavano l’Italia alla fine degli anni settanta. 

Ha ragione quindi Uomoocchio a dire che è una testimonianza di un “certo clima” e però se la sua speranza era godere del corpo della Stefania Sandrelli, trentenne all’epoca in cui si girarono quelle scene, è chiaro che è rimasto deluso; il corpo della Sandrelli viene sì proposto dalla regista, ma è quasi sempre coperto da quello nudo di Michele Placido. L'attenzione più che a focalizzare le belle forme dell'attrice si orienta nello sguardo smarrito, speranzoso o persino annoiato di lei mentre il suo uomo le scarica dentro la prova della sua virilità! L'insoddisfazione della donna durante l'atto sessuale è uno dei messaggi forti del film, e di certo non è un informazione piacevole da scoprire per il maschio medio che osserva la pellicola. 

Io sono mia è l’antitesi della commedia erotica all’italiana dove le liceali, le infermiere, le professoresse, le supplenti e via discorrendo sono presentate per alietare il pubblico maschile. All'epoca v'era tutto un filone cinematografico che spesso anch’io ho recensito in questo spazio; filone che cercava di appagare i desideri di un pubblico maschile. Io sono mia  al contrario è una rara eccezione che presenta "un" punto di vista al femminile, focalizzandosi su cosa fosse realmente la vita di coppia per milioni di italiane. Non è la solita commedia di fantasia condita da situazioni simpatiche, e ilari per sdrammatizzare, bensì una tragedia impregnata di verità scomode e per questo disgustose da vedere soprattutto per quel pubblico (maschile) attratto dall’esatto contrario. Un messaggio chiaro che Vannina e il marito Giacinto trasmettono allo spettatore è che molti uomini (e mariti) dell’epoca, non sapevano soddisfare sessualmente le loro donne.

Questa triste verità viene rappresentata dalla regista come se stesse girando un documentario, e anche per questo la recitazione di ogni singola attrice (e attore) non vuole accattivarsi la simpatia dello spettatore, ma vuole lui presentare con freddo distacco e una sorta di "oggettività" cosa (spesso) accade nella vita reale, quella dove lo spettatore si immergerà una volta uscito dalla sala cinematografica. Questa scelta è un ulteriore elemento che rende antipatico questo lavoro al pubblico che manco può dire: “che bella recitazione di tizio o di caio”. L'intento è presentare i fatti come se si fossero osservati attraverso la finestra aperta di casa nostra; non una recitazione o una "interpretazione" ma la rappresentazione reale di come viva la coppia protagonista del film la sua relazione. Se vogliamo questo approccio mi ricorda i lavori di Giovanni Verga.

Come se ciò non bastasse la stessa idea di amore romantico viene qui messa in discussione: Giacinto (ricordo interpretato da Michele Placido) è convinto di soddisfare la propria compagna, senza rendersi conto che sua moglie ha tutt’altre esigenze. E la regista rende palese questa sorta di incomunicabilità. Vannina (Stefania Sandrelli) è costretta così ad interrogarsi su cosa sia l’amore arrivando a comprendere che lei sì, ama il suo compagno (ed è pure ricambiata seppur con tutta una serie di limiti), ma comprende che "quel amore" non le piace. Vannina scopre che l’amore passa anche per carezze condivise, passa per il dialogo... Potrmmo dire che Vannina cerca di capire che cosa sia l'amore, sorprendendosi di iniziare una simile ricerca dopo essersi sposata, pur se non è una stupida ed è pure studiata: lei è un insegnante.  Comunque sia l'idea stereotipata e romantica che quando c'è l'amore tutto si risolve è qui contadetta! C'è del sentimento tra lei e il marito, ma questo incanalato nel sentiero della tradizione non la soddisfa più. Anche questo disturba il pubblico. Resta l'affermazione del film che ci dice nell’Italia dell’epoca il dialogo tra moglie e marito era qualcosa di assolutamente raro. Devo essere sincero, ma la fotografia che fa questa pellicola di quell'Italia è perfettamente in linea con molte realtà di cui io stesso sono stato personalmente testimone osservando le coppie di "adulti" che all'epoca mi circondavano. Voglio prendere posizione, il film può piacere o meno, ma la rappresentazione del paese posta davanti agli occhi degli spettatori è corretta! Ribadisco quindi che non ci sono infermiere che sculettano o studentesse che ammaliano i maschietti, ma donne che vorrebbero più piacere e non sanno come trovarlo all’interno della relazione di coppia nella quale hanno creduto e in cui si trovano ora ingabbiate. 

Il matrimonio diventa quindi una prigione e in questo contesto anche avere dei figli diventa una realtà su cui riflettere. I temi del divorzio da poco ottenuto, e dell'aborto su cui si stava discutendo, sono al centro di questo film, presenze concrete senza bisogno di essere nominati.

Io sono mia è per tanto un film scomodo che non rientra assolutamente nel genere della “commedia sexy all’italiana” e di conseguenza non interessa il grosso del pubblico che poteva affollare le sale di quel mercato (i militari o un certo tipo di maschi che erano attratti dalla Fenech). Non è però nemmeno un film che poteva piacere a chi aveva una visione cattolica della società, o a chi si ispirava ad un certo tipo di tradizione, tradizione e costume che davano comunque un equilibrio a quella società che era in veloce evoluzione. Ed è forse questo uno degli obiettivi dello staff che ha realizzato la pellicola: creare crepe negli equilibri preesistenti, indurre alla riflessione e al cambiamento. Per certi aspetti Io sono mia è la testimonianza di cosa abbia spinto verso la rottura dell'Italia, cosa abbia indotto le donne a prendere coscenza della loro situazione. Cambiamento, presa di coscenza... come potete leggere il lessico è quello tipico della sinistra e senza conoscere le idee di chi questo film ha posto in essere si può dire che è sicuramente espressione di una "certa arte impegnata".

Se ci sono poche recensioni in rete la ragione è che questa pellicola, a ben guardare, è un'opera per un pubblico di nicchia, e il grosso del pubblico che osserva questo film non è soddisfatto da quanto visionato perchè aveva altre aspettative, quali quelle ben ribadite da Uomoocchio. Pur con tutto ciò è sicuramente un film importante e tra le pieghe, sulla cui trama come vedete non mi vado ad addentrare, vi è anche il tema dell’omosessualità, sia maschile che femminile

Devo ora parlare di una delle figure chiave del film il cui nome è Suna, amica di Vannina, interpretata dalla famosa Maria Schneider (la francesina protagonista de Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci con Marlon Brando). Questa donna è uno stimolo per Vannina, sia fisico, che intellettuale, ma non solo per lei, anche per chi osserva la pellicola. In particolare l’amore omosessuale è presentato qui in modo perfettamente coerente con quanto recentemente mi è stato detto a Ponzano Veneto (TV). Voglio fare un salto temporale e agganciarmi a quanto ascoltato in una conferenza che trattava il tema del gender (rif. 7); le relatrici nel 2023 affermano che la sessualità non può essere definita nei bambini, giacché anche negli adulti spesso dipende da fatti esterni che stimolano, favoriscono o inibiscono le sperimentazioni di questi istinti personali e soggettivi.

La pellicola di Sofia Scandurra del 1978 conferma quanto detto dalle due protagoniste della conferenza di pochi mesi fa: Vannina si trova casualmente a sperimentare certe sensazioni, (e lo stesso si può dire anche del marito Giacinto che vive a sua volta un'amicizia sospetta). La cosa che sorprende è che le relatrici della conferenza di cui sopra sono state attaccate pubblicamente per quanto detto: l’omosessualità pare oggi sia un fatto chiaro e incontrovertibile sin dalla nascita, e per tanto deve essere sancito e tutelato legalmente. L'ipotesi che sia una eventualità favorita da eventi e circostanze accidentali, cosa asserita dalle due relatrici, e confermata dalla trama di questo film, non è assolutamente da prendere in considerazione!

E sto arrivando alla conclusione di questo lavoro al femminile che ha il merito non solo di presentare una buona fotografia della realtà dell'epoca, ma che ha in se elementi che sono tutt'oggi stimolo per dialogo e discussione. Se anche dopo più di quarant’anni, alcuni temi sono attuali, dobbiamo riconoscere ad Io sono mia delle virtù! C'è poi un ulteriore spunto su cui riflettere a ridosso dell'immeso astensionismo decretato dalle recenti votazioni europee: all'epoca fare politica era una cosa serie, e nello specifico a fare politica erano anche le donne che non esitavano a porsi in prima linea. 

Mymovies afferma che il libro di Dacia Maraini è bruttino, io che non l'ho letto constato però che nella trama di questa pellicola vi sono riferimenti assolutamente interessanti e tra questi certe figure femminili equiparabili alle streghe, donne che interpretano i fatti che le circondano con occhi e credente legate ad una tradizione antica, non convenzionale. Erano riferimenti che potevano essere strascurate dalla regista, ma ci sono e anch'essi ci parlano di sfumature importanti e del nostro paese, oltre che della complessità del mondo femminile. In questa pellicola c’è anche un ribaltamento dei ruoli; nell'isola del mediterraneo dove approda la coppia protagonista, a prostituirsi (se volete a "vendere l’amore") sono i maschi, figure che si concedono alle turiste quando quelle donne hanno il denaro necessario. Ad approfondire anche quest'aspetto è l'intrigante figura di Suna (molto ben interpretata dalla Schneider), una donna disabile che apre la mente non solo a Vannina con la sua visione del mondo, ma anche allo spettatore che segue l'evolversi della pellicola. 

Tra le peculiarità di Suna c'è la sua agiatezza economica che tuttavia non contribuisce a renderla felice; Suna è talmente scontenta della vita al punto tale che si suiciderà. Va precisato che non è la sua disabilità la ragione che la spinge al gesto estremo, bensì la pochezza di sentimento umano che la circonda. Il lettore dovrebbe vedere il film per prendere posizione in merito, ma a chi vi scrive pare chiaro che a Suna serviva più amore per vivere, e il denaro di cui dispone non le permette di comprare l'affetto di cui ha bisogno. 

La pellicola di Sofia Scandurra a suo modo ci dice che i sentimenti sono importanti e che l’atto sessuale quando ne è privo, alla fine è un qualcosa di vuoto, come la figura di Santino, (interpretato sospetto da Rafael Machado, ma preciso che non ne sono certo) dimostra. Questo toy boy (così si chiamerebbe oggi) molto richiesto da donne di varia età, è presentato come un maschio che non vale la pena emulare. Anche questa mia interpretazione potrebbe essere contraddetta da chi visionasse la pellicola, a me pare che Santino, anche se è uno che scopa alla grande e, udite udite, riceve pure parecchio denaro per svolgere questa bellissima attività, sia una persona "vuota", per certi aspetti inutile, ed è proprio il suicidio di Suna, che di lui era invaghita,  a suggerirmi questa ipotesi. 

Così come appare chiaro che Giacinto, che lo ammira, seguendo questo modello, finisce per perdere la moglie. Non vorrei però dare un idea errata, chi  guarda il film comprende che non è solo la figura di Santino a far perdere la moglie a Giacinto, quanto piuttosto una incomunicabilità tra il mondo maschile e quello femminile. Questa difficoltà di comunicazione nasce da lontano. Potrei ora passare ai saluti, ma ritengo interessante aprire una postilla finale.

Michelle Comi (postilla ispirata al rif. 8)

Dopo aver visto e recensito questo film riferisco delle affermazioni ascoltate nel programma La Zanzara di David Parenzo e Giuseppe Cruciani. É l'affascinate bocca di Michelle Comi a proferirle, ragazza che ha rinunciato ad un contratto a tempo indeterminato statale da 1400 euro al mese, per fare spettacoli on line legati alla sua notevole avvenenza fisica. Il risultato di questa sua scelta è che Michelle oggi guadagna almeno dieci volte quel che prendeva precedentemente. Nota, inutile precisare che un contratto a tempo indeterminato da 1400 euro al mese la rendeva un’italiana privilegiata, il 41% degli italiani che lavorano è sotto quella cifra e a quella percentuale vanno aggiunti coloro che sono disoccupati o inoccupati che a quel livello di remunerazione andrebbero a lavorare di corsa. 

Ecco cosa dice la Comi: “...molte mogli mi dovrebbero ringraziare perché i loro mariti anziché tradirle, mi videochiamano” (minuto 10,05 del rif. 8).

Questa italiana non sa nulla di chi sia Matteo Salvini, non sa cosa si festeggia il 25 Aprile e non sa chi è il presidente del Consiglio. Ecco come imposta la questione: “...sapere tutte queste cose, a cosa serve nella vita?” (minuto 12,15) “...io mi diverto a fare la mantenuta perchè chi mi frequenta mi deve mantenere…” Il concetto è che la Michelle con un uomo povero non uscirebbe perchè sostiene "un uomo povero non ha ambizioni". Uno povero non gli va di fare nulla e pertanto non merita la sua compagnia. Che magari costui sia povero contro la sua volontà non lo prende proprio in considerazione. 

David Parenzo la provoca, “lei non uscirebbe mai con un operaio che guadagna 1000 euro al mese e che però le vuole bene?”. Al che la Comi replica… "....e vabbhe ci vogliamo tutti bene, ma come facciamo a vivere in due con 1000 euro al mese? - ...A me non importa il lavoro che fa (della serie da dove escono i soldi… mica mi interessa) ma come facciamo? La casa, il ristorante, la palestra, il parrucchiere ... (altro che mettere le mani nel culo del pollo per togliere le interiora… la palestra deve fare lei e le unghie perfettamente curate dall'estetista mica si possono inzozzare con quella lurida carne!)! Un uomo per la Comi deve guadagnare almeno 15.000 euro al mese! 

I miei genitori sono fieri di me, io anziché buttare un sacco di anni della mia vita negli studi ho trovato un lavoro” La ragazza, che ha questa visione del mondo e quasta filosofia prende 150/200 euro a video chiamata per dieci minuti di dialogo con la controparte… (minuto 17,40 del riferimento 8) 

rif. 9 minuto 2,20 “Nel mio mondo non c’è nessun Presidente della Repubblica, c’è solo una principessa, che sono io, unica e sola sovrana…” Io sono donna e non vado a votare…

Il lettore potrebbe ora chiedersi cosa centra questa testimonianza con Io sono mia del 78 a regia Sofia Scandurra? Michelle Comi "è sua", segue dei suoi principi e intraprende un suo personale percorso. E tuttavia è nel contempo il frutto odierno anche di certe battaglia condotte nel ‘78 dalle femministe come quelle che hanno realizzato questo film. Nello specifico è un personaggio simile e nel contesto opposto a quello di Suna. Suna non si poneva problemi con la prostituzione, e in questo sono simili, ma la ragazza paraplegica dava valore a ciò che non ha prezzo, per Suna il denaro non è tutto, anzi, vale talmente poco che anche se ne ha parecchio si butta giù da una rupe: è l'esatto contrario di ciò che afferma Michelle. Vannina, e direi molti valori femministi, rifiutavano l'idea della donna oggetto, del fatto che le donne si mettessero al servizio dei loro compagni/padroni! Michelle pare a me l'esatto contrario, a lei non interessa la cultura, di perdere tempo in impegno civile e politico per cambiare la società non gliene può fregar de meno, a lei interessa curare il suo corpo per essere un "prodotto" (meglio una merce" di valore. Lei è una sorta di gheisha, altro che emanciparsi dall'uomo, lei eroga i suoi servizi solo a chi se lo può permettere, ma mai per amore: solo per soldi! Questa è l'idea che io mi sono fatto dopo aver ascoltato le sue dichiarazioni. Michelle Comi, che si definisce intelligente (e una che guadagna forse dieci volte 1400 euro al mese, mica si può dire sia stupida, siete d’accordo?) e però si dimostra disinteressata a tutto: la politica, la solidarietà per vivere a lei non servono…

Io sono mia è un documento di un'Italia che evolve, è una dichiarazione di cosa ambivano le donne, certo non tutte, ma una parte significativa delle nostre concittadione direi di sì! Donne che si erano poste dei problemi , che avevano studiato la realtà in cui vivevano e che cercarono di modificarla, nell'interesse di tutti. Soprattutto in Io sono mia c'è il concetto che le donne non sono oggetti che si possono aquistare, sono persone che hanno dei sentimenti. Ora Michelle Comi, come detto, è l'esatto contrario, e non escludo che chi ha disprezzato questo film, non sia tra coloro che pagano volentieri 150 o 200 euro per avere un quarto d'ora di colloquio con questa "bella pollastrella". Questa constatazione è solo un punto della mia riflessione, ve n'è un altro: la Comi è anche il prodotto di quelle battaglie compiute dal mondo femminista. La domanda è: "Cos'è andato storto da allora sino ad oggi?" O se preferite, convenite con me che qualcosa è andato storto nel nostro paese in questo lasso di tempo?

Sono conscio di non aver esaurito tutti i temi proposti da questo film, ma spero aver lanciato qualche spunto di riflessione.

Per chiudere, che un tale lavoro abbia suscitato così poche opinioni, mi lascia basito.

Mirco Venzo, Treviso 21 giugno 2024 #qzone.it

rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Io_sono_mia_(film_1978)
rif. 2 https://www.italiataglia.it/serietv/3a_puntatarif. 3 https://hitparadeitalia.it/bof/boi/boi1977-78.htm
rif. 4 https://www.mymovies.it/film/1977/io-sono-mia/
rif. 5 https://www.davinotti.com/film/io-sono-mia/5674
rif. 6 https://www.youtube.com/watch?v=sTH0as8wclE
rif. 7 https://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/956-gender-mania-a-ponzano-v-to-2024
rif. 8 https://www.youtube.com/watch?v=K6AFdYJTsYQ&t=774s
rif. 9 https://www.youtube.com/watch?v=ZIG1Zbq0-Pw

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