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20160619 VM FemenGiovedì 12 maggio nella prestigiosa sede del Museo del Cenedese a Vittorio Veneto, ho potuto conoscere di persona Inna Shevchenko, e ne sono rimasto stregato. La ragioni di quest’incantesimo sono legate anzitutto alla straordinaria avvenenza di questa donna: se non è la più bella ragazza che ho visto di persona è sicuramente tra le prime dieci che ho incontrato in vita mia. C’è il cliché che vuole la donna bella essere un po’ (o anche parecchio) oca, Inna si è presentata subito come l’esatto contrario, molto preparata, con un’intelligenza apparsa subito sopra la media. Osservandola da vicino si comprende che ogni suo gesto, ogni sua parola è inserita in un disegno da lei studiato a tavolino ed ha un obiettivo ben preciso.

 

Il livello intellettuale della serata è stato di gran lunga sopra la media, con Inna si è parlato di idee, e l’esposizione delle sue è risultata estremamente elegante, espresse in un ottimo inglese, onde poter fornire a chi ne avesse la capacità, di cogliere direttamente il suo verbo senza bisogno della pur abile traduzione della sua connazionale Marina Sorina. Mi permetto di sottolineare questo aspetto: Inna avrebbe potuto parlare in ucraino e avvalersi della traduzione della sua amica, ma se così avesse fatto noi avremmo avuto il sospetto che parte del messaggio fosse filtrato dall’interprete, mentre, parlando lei in inglese, questo dubbio è stato stroncato sul nascere. E’ stato anche un modo per render subito chiaro che “di oche” nella sala non ce n’erano.
La terza componente che mi permetto di sottolineare è il coraggio! Le azioni che “la strega senza dio”, come lei stessa in passato si è definita, l’han portata ad un passo dalla tortura fisica e a rischiare la vita. Le sue parole ci han reso palese, mentre i suoi splendidi occhi azzurri venivano velati dalle lacrime quando il racconto si addentrava nel territorio più tetro, che la violenza e la tortura psicologica l’ha dovuta affrontare per un periodo di circa 24 ore. L’evento narrato a Vittorio nei dettagli dalla signora Shevchenko è conseguenza immediata e diretta alla loro performance contro il dittatore Aleksandr Lukašenko in Bielorussia, proprio di fronte al palazzo del KGB che quel paese manco ha avuto il pudore di modificare il nome, come sottolineava l’interprete, una volta staccatosi dalla U.R.S.S.
Nel libro di Massimo Ceresa vi sono i dettagli del fatto in questione (Femen – “Inna e le streghe senza dio  Ed. Tra le righe).
Bellezza, corraggio, cultura, intelligenza, che altro poteva esserci per scombussolarmi in tal modo? L’assurdità delle loro azioni che ritengo assolutamente inutile. Non credo che le performance di Inna e delle sue amiche sia funzionale ad un qualche cambiamento. Ad esempio la dimostrazione contro Lukašenko, ha cambiato una virgola all’interno della Bielorussia? Non credo proprio. Il furto del Gesù Bambino dentro lo Stato del Vaticano, servirà a smuovere qualcosa all’interno della secolare potenza religiosa? Lo dubito fortemente… e men che meno è stato di una qualche utilità segare a Kiev una croce alta quattro metri eretta in memoria delle vittime dello stalinismo.
Ed allora perché non sfruttare le sue immense virtù per accalappiarsi un riccone e vivere di rendita? Ed è forse questo il punto che mi ha shockato, perché c’è ancora qualcuno, nel mondo, che crede negli ideali. E io che oramai non ci credo più e mi vedo circondato da persone che non ci credono più, trovo assurde le azioni che Femen pongono in essere. Nel constatare questo, mi trovo travolto da un’infinita amarezza, da un senso di inferiorità soffocante. Qui io, e non solo io, non abbiamo più nessun ideale, più nessun obiettivo per cui battersi men che meno a costo della vita. La mia terra è stata, quand’ero giovane, un posto dove vedevo le gente scendere in piazza, chi per difendere i “valori” della destra, chi per difendere "quelli" della sinistra. Abbiamo vissuto la stagione del terrorismo, gente che ha sacrificato la propria vita (oltre che quella degli altri) per degli ideali.
L’Italia è stata la patria dei Falcone, dei Borsellino, degli Ambrosoli, giusto per citare dei martiri… ma oggi mi guardo attorno e non vedo nessuno che abbia un coraggio simile a quello della signora Shevchenko, ed allora mi interrogo e mi trovo io a stagnare nella mia falsa saggezza. Viviamo in piena crisi dove la gente per bene decide di impiccarsi e la cosa è diventata talmente normale da non suscitare neppure più l’attenzione dei giornali. Ci lasciamo cadere, ci spegniamo senza più neppure combattere.
Che cosa vale la vita se non è votata ad un ideale? Magari accadrà che anche questa donna finirà per abbassare le armi e si troverà un milionario che la porterà a vivere sommersa di caviale e champagne, ma rimane quel che ha fatto, il coraggio che ha posto in campo, quelle lacrime che non ha fatto scendere ed ha avuto la forza di trattenere, forte del fatto che gli uomini, quando son Uomini, vivono per qualcosa che vada oltre la logica del mercato, del mero ragionamento fatto da costi / benefici. Un uomo, quand’è un Uomo nel suo agire inserisce anche dell’altro. Ecco, questa donna ce l’ha, mentre io mi ritrovo privo di quell'ardore e così me ne son tornato a casa con un senso di ammirazione, per lei, ed un senso di profondo vuoto che mi pareva fosse sia dentro sia fuori di me.

Mirco Venzo, Vittorio Veneto 12/05/2016
Foto Stefano Pauli - La sala prima dei relatori

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