L'uomo non ha istinti, esordisce Umberto Galimberti nel video che dà origine al presente articolo (rif. 1), e ciò lo distingue dagli animali. Mentre l'animale quando nasce sa già cosa deve fare, l'essere umano lo deve apprendere. Questo ha due conseguenze: la prima è che l'umano diventa autosufficiente solo con estremo ritardo se comparato agli altri animali, la seconda è che spetta alla società completare l'opera di crescita dell'individuo, fornendogli le conoscenze che innate non ha. Detto altrimenti, ogni uomo ha bisogno dell'educazione, processo che vien posto in essere sia dalla famiglia sia dalla società. Nel video scappa al filosofo una nota polemica: oggi, e la prima e la seconda attraverso la scuola (ovvero la principale istituzione che si occupa dell'educazione), pare non tengano conto di questo fatto, lasciando intendere che molti dei problemi attuali hanno questo vizio all'origine.
Non avendo istinti l'uomo apprende dalla propria cultura come deve reagire di fronte alle varie situazioni, cultura che si acquisisce in quanto essere sociale. La propria famiglia, il suo cerchio di amicizie, influenzeranno il suo agire e lo faranno soprattutto le istituzioni.
Che cos'è un istinto? "È la rigida risposta ad uno stimolo". Ogni animale reagisce d'istinto ad ogni fatto, al contrario dell'uomo che reagisce in modo differente in base agli insegnamenti ricevuti. È l'aggettivo "rigido" che fa la differenza tra l'uomo e l'animale; ogni animale reagisce sempre nello stesso modo di fronte allo stimolo, al contrario dell'uomo che grazie all'apprendimento può variare questa risposta. Galimberti precisa che neppure l'istinto sessuale è tanto istintivo nell'uomo, altrimenti non si comprenderebbe che necessità vi è nell'usare i tacchi a spillo per attivarlo in certi individui quando in altre aree del pianeta, o nei secoli precedenti, anche senza la presenza di questo accessorio l'eccitazione si concretizzava egregiamente. Ancora, lo stesso Sigmund Freud ci dirà che l'uomo può anche spostare l'energia sessuale utilizzandola, anziché per concludere un atto fisico, per produrre ad esempio un'opera d'arte. Freud chiamerà sublimazione questo processo che agli animali è precluso.
La cultura e la società sono quindi estremamente importanti per questo “animale” dove il termine animale vien messo in discussione proprio per quanto scritto. Per questo è importante che l'individuo riconosca e assecondi le istituzioni, perché se le rifiuta si trova privo di riferimenti, non sa cosa deve fare di fronte a questa o a quella specifica situazione. Il rifiuto da parte dei soggetti verso le proprie istituzioni, se da un lato è un fatto che storicamente si va a verificare, è altresì un elemento di crisi, di disagio per chi è parte di quella società. L'uomo è in bella sostanza un essere sociale, iniste lo studioso, sin dalla sua origine ha bisogno del gruppo, come dimostra la presenza del linguaggio che dell'uomo è una peculiarità. Con chi si parla? Con qualcun altro, mica si parla da soli. Abbiamo bisogno degli altri ed è dalla nostra relazione con gli altri che ritroviamo la nostra identità. Mi permetto di sottolineare con forza questo aspetto su cui spesso Galimberti si sofferma, "è dalla relazione con gli altri che tutti noi ricaviamo la nostra identità".
Un bambino cui la mamma ricorda spesso essere cattivo, che va a scuola e la maestra lo fa sentire uno stupido, avrà una pessima opinione di sé, si vedrà in modo negativo. Questo bambino, lascia intendere il filosofo, per tutta la vita agirà anche in conseguenza a questi episodi che ne determineranno il comportamento per sempre. Un gatto non ha questo problema. Apro qui una parentesi, ho scritto recentemente degli articoli dove descrivo del clima di terrore posto in essere nel territorio del Congo per volere di Leopoldo II (rif. 2 /3). Spesso i protagonisti erano degli adolescenti che compivano le peggiori atrocità, amputavano mani, piedi, peni e mammelle, violentavano e uccidevano. Come mai arrivavano a compiere simili brutalità, gesti che d'istinto possiamo definire come "non umani”, come delle bestie? Perché questi ragazzi erano stati strappati alle loro famiglie (dove avrebbero ricevuto degli insegnamenti morali differenti) ed erano stati educati a compiere questi atti osceni. Questi ragazzi se si adeguavano agli insegnamenti dei loro educatori erano dei “bravi ragazzi”, altrimenti venivano puniti e si trovavano a soffrire non solo per le punizioni subite, ma anche perché erano stati disconosciuti del loro valore. Si sentivano rifiutati.
La stessa tecnica di prelevare i bambini da piccoli per inculcare loro un certo modus operandi non fu praticata solo dai colonizzatori belgi, ma prima di loro anche dai frati domenicani che non accettavano i bambini dopo i sei anni e dallo stesso Pol Pot per creare i famigerati Khmer Rossi in un altro continente decenni dopo. Tutto ciò a conferma di quanto sostenuto dal filosofo allievo di Karl Jaspers, spicoterapeuta e filosofo anch'esso. Aristotele scriverà che nessun uomo è sufficiente a se stesso e per vivere abbiamo bisogno l'uno dell'altro. Chi è solo, o è Dio o è una bestia. A proposito di Dio, Aristotele dice che non può essere felice proprio perché è monachòs (solo). I greci antichi avevano compreso che, per l'individuo, il punto focale è la Polis, e l'individuo greco viveva in funzione della società di cui era parte e a cui era debitore. I cristiani rovesceranno questo principio; il cristiano ha come obiettivo prioritario salvare la propria anima, un'operazione privata che esula dal suo appartenere ad un gruppo. Sant'Agostino infatti assegnerà allo Stato il compito di rimuovere gli ostacoli che potrebbero impedire al singolo di raggiungere la salvezza. Secoli dopo Rousseau sosterrà che potenzialmente il cristiano è un cattivo cittadino perché la sua preoccupazione principale non è la città, ma salvare se stesso. Una volta fatto ciò è bontà sua occuparsi delle cose sociali...
Nel video Galimberti prosegue con il suo ragionamento per parlare “della tecnica” e di come questa influenzi in modo determinante il destino dell'umanità. Chi fosse interessato a vedere come il relatore chiude la sua esposizione è libero di visionare il documento che mi ha ispirato. (rif. 1). A me premeva utilizzare questi concetti per aggiungere una considerazione che si integra molto bene ad essi, e forse li completa. Oggi viviamo in un'era dove il pensiero dominante è il liberismo, filosofia politica che esalta l'egoismo. Se ogni individuo pensa a se stesso e lo fa in modo razionale (questo è il postulato chiave del liberismo) una mano invisibile coordinerà le cose in modo da massimizzare il benessere di tutti, ed ognuno riceverà in base ai propri meriti ed in base alle proprie capacità.
Chiaro che gli individui possono esser poco o per nulla razionali, ma in tal caso la selezione del mercato (e quella darwiniana) li metterà al margine. Insomma, a gioco lungo, per il liberismo la società tutta e gli individui di cui è composta vengono premiati da quest’ordine delle cose, ordine naturale, secondo Adam Smith. Pare a me che il liberismo molto più del cristianesimo criticato sopra dal filosofo contrapponga l'individuo agli "altri". Oggi quello che una volta era un collega di lavoro, magari compagno di battaglie sindacali è un concorrente. Ogni azienda che abbiamo al nostro fianco è nemica della nostra, e via discorrendo nella logica di mercato dove tutti sono contro tutti. Diceva Galimberti che le istituzioni segnano il comportamento dei singoli appartenenti alla società, e qui mi trovo a riflettere sul fatto che per il prof. Alberto Bagnai anche l'euro è un'istituzione. È un'istituzione ispirata ai principi del liberismo gestita da persone che non sono elette da nessuno.
Chi gestisce l'euro? lo gestiscono i burocrati della BCE e/o i membri della Commissione Europea, di fatto l'organo che legifera. Ricordo al lettore che il Parlamento Europeo, quello sì eletto dagli europei, non ha potere di legiferare, ma solo di ratificare le leggi presentate dalla già citata C.E. Queste persone non elette sono tutte persone fedeli alla filosofia liberista ma essendo istituzioni per quanto sostenuto da Galimberti influenzano l'agire di ognuno di noi. Stringi stringi queste istituzioni vedono di buon occhio chi cura i suoi interessi, a prescindere da ciò che accade agli altri. Un ottimo esempio di cosa generi un simile comportamento furono i dieci milioni di morti che Leopoldo II andò a produrre in Africa nelle terre da lui governate. (rif. i già citati 2/3)
In un precedente articolo (rif. 4) George Monbiot spiegava come molte patologie odierne abbiano origine da questo sistema economico che vede gli uni contro gli altri. A questo punto m’interrogo, ma se a imporre questo sistema economico sono le stesse istituzioni (non elette da nessuno), come si potrà mai ribaltare la situazione? D'altra parte più il pensiero liberista viene promulgato e più si creano individui che antepongono il proprio singolo interesse a quello del gruppo, della società. Si crea una situazione come quella dei bambini soldato. Quando una società vede crescere di numero dei disadattati che faranno da riferimento a loro volta a chi li va a susseguire, come può poi raddrizzarsi? Siamo dentro un circolo vizioso e riuscire a romperlo è, a parer mio, una priorità assoluta.
Mirco Venzo, Treviso 11/11/2017
rif. 1 https://youtu.be/ahmc9ImMtkQ
rif. 2 http://www.qzone.it/index.php/...
rif. 3 http://www.qzone.it/index.php/...
rif. 4 http://www.qzone.it/index.php/...