La semplificazione spesso è nemica della semplicità ma soprattutto della chiarezza. La semplificazione del dibattito sul Global Compact for Safe, Orderly and Regular migration (Global Migration Compact per brevità) tra buoni e cattivi, tra destra e sinistra è una tipica operazione di semplificazione per complicare la materia, renderla incomprensibile e relegarla allo scontro tra opposte fazioni. Alla domanda: avete letto il testo del Global Migration Compact, nessuno degli interpellati mi ha fornito una risposta affermativa, quindi, per molte persone (politici inclusi?) il giudizio sul nuovo trattato poggia sui sentito dire di amici, parenti o affini politici, che forse non l’hanno letto. Non avendo la competenza tecnica per analizzare il testo del Global Compact, sono andato alla ricerca di chiarimenti.
Sevim Dagdelen (figlia di un immigrato turco) (1) è una deputata della Linke al Bundestag che ha seguito la stesura del testo del Global Migration Compact. La Dagdelen sostiene che anche a sinistra, è giusto, etico e ragionevole rifiutare il testo del Global Migration Compact, e sottolinea due aspetti critici del trattato: il primo “il patto non parla in alcun modo delle cause della migrazione”. “Trovo sbagliato - aggiunge - che la migrazione nel testo venga presentata come una "fonte di ricchezza, innovazione e di sviluppo sostenibile", il secondo, conseguenza del primo, si parla di diritto all’emigrazione, ma non si parla di diritto a non emigrare. Un approfondimento tecnico politico interessante è lo studio di Francesco Maimone (2), anche lui stronca inesorabilmente il Global Migration Compact da un punto di vista di sinistra, oserei dire di sospetto orientamento marxista, parola non proprio di moda tra i new liberal.
Maimone ripercorre la genesi temporale e concettuale del Global Migration Compact (3) partendo dalla “Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”(4) adottata all’unanimità dall’Assemblea Generale dell’ONU e della fondamentale Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU del 19 settembre 2016 (“Dichiarazione di New York per i rifugiati ed i migranti”(5). Dall’analisi emerge come il Global Campact sia un coacervo privo di un ordine gerarchico degli interessi e dei valori, che mette allo stesso livello le istituzioni democratiche (statali), rappresentative di interessi generali ed enti privati (multinazionali) “dei più diversi interessi di settore, promossi da finanziatori altrettanto privati e spesso celati dietro le quinte di sigle altisonanti, sostenitrici di interessi eticamente accattivanti nelle enunciazioni formali ma sostanzialmente opachi nelle loro finalità ultime.
Finalità inevitabilmente riguardanti l'assetto del mercato del lavoro globalizzato ed equalizzato verso il basso, della tutela e dei salari, per il tramite dell'evidente effetto dell'immigrazione come super-principio “positivo” che riplasma le singole realtà statali”, rese periferiche e subordinate dalla centralizzazione mondiale della governance del libero mercato. L’accettazione culturale della migrazione come “fonte di ricchezza, innovazione e di sviluppo sostenibile”, è una distopia generata dall’applicazione, fraudolenta e ipocrita, del diritto di libertà di movimento del singolo alle popolazioni in sofferenza. Non esiste un diritto di emigrare collettivo, una legislazione umana dovrebbe sancire il diritto di rimanere nel paese d’origine, non ci sono diritti nel considerare la miseria “fonte di ricchezza, innovazione e di sviluppo sostenibile”. Non prendere in esame le cause della migrazione significa non esaminare le politiche di aiuti dei paesi ricchi verso i paesi poveri, e le relative imposizioni di politiche economiche a beneficio preminente, se non esclusivo, dei paesi ricchi.
La lettura dell’approfondimento di Maimone, anche se impegnativa, è consigliata principalmente alle persone che pensano di essere di sinistra e non hanno paura di cambiare idea, e alle persone che pensano di essere di destra e non hanno paura di scoprirsi marxisti. Istruttivo e illuminante è il discorso di Lelio Basso (socialista, marxista e padre costituente) di cui riporto alcuni punti, ma che consiglio di leggere come riportato in commento da Maimone: “Chiedo scusa ai giuristi se farò un apprezzamento del diritto forse non da tutti condiviso; io sono marxista – diceva Basso - e considero il diritto una sovrastruttura sociale che tende a riflettere e fondamentalmente a garantire, a mantenere le condizioni esistenti. Tuttavia, siccome è la espressione di una società contraddittoria, anche il diritto è contraddittorio…
[…] Quando nell’aula di giustizia è scritto “La legge è uguale per tutti”, il povero cittadino è ingannato, perché in realtà basta aprire un giornale ogni giorno per vedere che nella pratica la legge è disuguale, non è affatto uguale per tutti; questo si può applicare in generale a qualsiasi diritto, anche a quelli enunciati nella nostra Carta Costituzionale…[e al diritto internazionale]. Tutti questi diritti in realtà sulla Carta ci sono, ma non è che siano proprio rispettati; quindi in questo senso il diritto ha una funzione mistificatrice. [...]….. Non si può parlare in astratto dell’uomo come se gli uomini fossero tutti uguali, con una stessa cultura e così con gli stessi diritti. CIASCUNO INVECE HA IL DIRITTO DI VIVERE IN UNA SUA CULTURA, IN UN SUO MONDO. Noi difendiamo le culture come sono e non neghiamo l’utilità e l’influenza degli scambi culturali, anzi vogliamo gli scambi culturali; però pensiamo che lo scambio culturale dovrebbe arricchire le due parti…” [L. BASSO, Diritti dell’uomo e diritti dei popoli, in “Il futuro dell’uomo”, gennaio-marzo 1979, 3-16]. Rileggere il Global Campact alla luce delle considerazioni del marxista Basso impone una riflessione ai c.d. “liberal” di casa nostra, farsi sorpassare a sinistra dal marxista Salvini è paradossale. Buffo e imbarazzante per chi sa di non sapere, tragico per chi pensa di sapere e forse non sa.
Marco Fascina
(1) http://vocidallagermania.blogspot.com/2018/11/...
(2) http://orizzonte48.blogspot.com/2018/12/global...
(3) http://undocs.org/A/CONF.231/3
(4) https://unric.org/it/images/Agenda_2030_ITA.pdf
(5) http://undocs.org/en/A/RES/71/1