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20201030 MF mussoliniInterpretare i fatti storici con la mentalità, le conoscenze tecniche, le conquiste etiche e sociali di oggi è sempre un errore che può portarci a valutazioni errate, con le dovute cautele individuare delle curiose analogie con il passato può aiutarci a non commettere gli stessi errori. Guglielmo Ferrero all’inizio del secolo scorso descriveva la paternalistica democrazia di Giolitti con la famosa frase: "trenta milioni di persone, governati da trenta persone, a benefico di trecentomila famiglie". Cento anni dopo siamo sessanta milioni, ma per il resto, poco o nulla è cambiato nella paternalistica democrazia odierna. Negli anni 1919-20 molti soffrivano,

mentre “all’ombra delle preoccupazioni politiche degli uomini di governo prosperavano i filibustieri delle finanze".

Mentre la casta burocratica organizzata consolidava i propri privilegi dell’era giolittiana, “la maggioranza laboriosa ma passiva e inerte lasciava che i facinorosi ed i furbi andassero all’arrembaggio della nave che portava le fortune dello Stato”, stupiscono per la loro evidente attualità fotografica le parole di Einaudi, fra i sacrificati di allora, come oggi, artigiani, imprenditori di piccole e medie industrie abituate a reggersi da sole, benestanti fino il giorno prima, che chiedevano più tranquillità e sicurezza per il domani. C’era anche chi soffriva materialmente, operai, impiegati e pensionati, con uno stipendio sempre insufficiente di fronte al caro vita, gente tranquilla, “poco astuta ma onesta, che aveva ingenui ideali nel cuore e che li vede svillaneggiati”* ogni giorno dalla grossolanità della vecchia e nuova casta e dei nuovi ricchi .

Oltre alla situazione economica e sociale preoccupanti analogie si riscontrano anche tra la classe dirigente che prese il potere dopo la Prima Guerra Mondiale e quella attuale. Il fascismo inizialmente era un movimento (ricordatevi che a pensar male si fa peccato) e si possono ritrovare nel leninismo mussoliniano che va dal 1919 alla marcia su Roma, molti elementi caratteriali comuni alla politica odierna. Il Duce si ispirava a a Lenin, era antiborghese, anticapitalista e rivoluzionario, nel 1921 disse: «Conosco i comunisti. Li conosco bene perché parte di loro, sono i miei figli spirituali», ed era vero, Gramsci, che poi diventerà una sua vittima, almeno fino alla svolta di Mussolini dal neutralismo all'interventismo, lo chiamava «nostro capo». Lo stesso Lenin ebbe a dire ai socialisti italiani “avete perso una grande occasione, in Italia c’era un solo socialista capace di fare la rivoluzione: Benito Mussolini». In questo Lenin ci azzeccò.

Penso sia utile riportare alcuni estratti del pensiero di Mussolini, “capo” di Gramsci: « I nostri programmi sono decisamente rivoluzionari le nostre idee appartengono a quelle che in regime democratico si chiamerebbero “di sinistra“; le nostre istituzioni sono conseguenza diretta dei nostri programmi; il nostro ideale è lo Stato del Lavoro. Su ciò non può esserci dubbio: noi siamo i proletari in lotta, per la vita e per la morte, contro il capitalismo. Siamo i rivoluzionari alla ricerca di un ordine nuovo. Se questo è vero, rivolgersi alla borghesia agitando il pericolo rosso è un assurdo. [...] A noi non interessa quindi nulla di avere alleata, contro la minaccia del pericolo rosso, la borghesia capitalista: anche nella migliore delle ipotesi non sarebbe che un’alleata infida, che tenterebbe di farci servire i suoi scopi, come ha già fatto più di una volta con un certo successo. Sprecare parole per essa è perfettamente superfluo.

Anzi, è dannoso, in quanto ci fa confondere, dagli autentici rivoluzionari di qualsiasi tinta, con gli uomini della reazione di cui usiamo talvolta il linguaggio » In seguito Mussolini, a differenza di molti suoi compagni socialisti rimasti fedeli al mito bolscevico, capì con lucidità e spregiudicatezza tutta italiana, che la Rivoluzione d’Ottobre non sarebbe mai stata possibile in Italia, essendo troppo diverse le condizioni con la Russia zarista. Doveva scegliere tra la rivoluzione e il potere, scegliesse il potere. Il MoVimento rivoluzionario fascista si trasformò durante il colpo di stato, che fu un colpo di stato realizzato con la complicità del re come hanno rilevato alcuni storici. Il regime fascista instaurò una sorta di tacita connivenza con la monarchia e con la deprecata borghesia capitalista, in questa commistione rivoluzionario reazionaria il fascismo leninista della prima ora fu definitivamente archiviato. Significativa è la storia del deputato fascista Alfredo Misuri, un onesto fascista legato agli originari valori di onestà e patriottismo fascista, che il 29 maggio 1923 alla Camera denunciava i pericoli dell’illegalismo e della sovrapposizione fra organi di partito e organi dello stato, e metteva in guardia il Capo contro il crescente numero di approfittatori. Nonostante gli applausi e i rallegramenti di molti fascisti, Misuri fu aggredito mezz’ora dopo il discorso alla camera da un miliziano.

Lo scrittore fascista Lumbroso un anno dopo scriveva “La fulmineità della rappresaglia, l’impunità di cui godettero gli aggressori, le parole di mal celato compiacimento con cui Cesarino Rossi commentava la sera stessa l’infortunio capitato al ribelle, tutto stava ad attestare che l’aggressione era premeditata e preordinata”. Il Capo ben si guardava dal passare dalla parte degli onesti, anzi li sconfesserà apertamente, il 28 gennaio 1924, quasi a un anno di distanza dall’episodio Misuri, all’assemblea del partito fascista si esprimeva ironicamente nei confronti dei veterani: “Non ci sono fascisti della prima e ultima ora ..Non c’è purismo fascista del quale sarebbero portatori certi spiriti privilegiati, specie di asceti frigidi e incorrotti della politica… Certo puritanesimo è altamente sospetto”. Anche se oggi non si usa più il bastone fisico ma quello mediatico le inquietanti analogie con l’attuale classe dirigente è impressionante, dalla società corporativa alla democrazia etero diretta, speriamo che la ripetizione si limiti alla farsa e che gli attuali non siano altrettanto dannosi dei loro predecessori.

Marco Fascina

*Fabio Cusin

 

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