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20250316 VM Maria BoccuzziAlla fine dell’ottocento, su spinta di intellettuali francesi, nasce anche in Italia una branca dell’arte che si rifà alla realtà, che non punta sull’estetica o sulla bellezza immaginaria, quella che crea situazioni astratte, ma che cerca di cogliere ciò che c’è, (ciò che è vero!) dando spazio anche agli ultimi, a quelli che sono “meno belli”, che di solito sono ignorati, (oltre che bistrattati): il verismo! C’è quindi una connotazione politica in questo modo di pensare, ed è innegabile che si radichi in un pensiero che, all’epoca, poteva

tranquillamente essere considerato “di sinistra"!, nel tempo in cui si stava formando un pensiero di sinistra.

Copio e incollo da Wikipedia: [...] Il verismo come genere operistico (siamo in campo nusicale, quindi. Ndr) ebbe le sue origini in un movimento letterario italiano con lo stesso nome. [...] autori di verismo italiano come Giovanni Verga (ora si sta parlando di letterarura, ndr) che scrissero su argomenti come le vite dei poveri, che non erano generalmente considerati un soggetto adatto alla letteratura. [...] tra i pittori una delle opere più famose è Il quarto stato, 1901 dove Giuseppe Pellizza da Volpedo rappresenta l'avanzata di un movimento operaio in una piazza per rivendicare i propri obiettivi, per dar voce alle loro istanze. Annoterà nel suo diario il pittore: “«La questione sociale s'impone; molti si son dedicati ad essa e studiano alacremente per risolverla. Anche l’arte non dev'essere estranea a questo movimento verso una meta che è ancora un’incognita ma che pure si intuisce dover essere migliore a patto delle condizioni presenti». (fonte Wikipedia)

Tutto immaginavo, ma non che La canzone di Marinella, di Fabrizio De Andrè, avese una qualche correlazione con questi principi e con la storia sopra descritta. Per le ragioni sopra esposte non si tratta di un opera verista, ma procediamo con ordine rendendo merito a Oriana Gennari ed ad un suo post promosso in Facebook il 13/04/2025 alle 23,54; è grazie a lei se sono riuscito a connettere un fatto di cronaca di inizio secolo scorso con la canzone del cantautore. Cedo ora la parola al post di Oriana:

“La vera storia dietro La canzone di Marinella.
Quella di Marinella è una storia vera, ambientata a Milano. Non tutti sanno che la celebre canzone di Fabrizio De André, scritta nel 1964, non è frutto della fantasia dell'autore, ma si ispira a un dramma reale: la vita di Maria Boccuzzi, una giovane ragazza arrivata dal sud Italia con il sogno di diventare ballerina. Un sogno spezzato. Maria Boccuzzi nacque nel 1920 a Radicena, in provincia di Reggio Calabria. La sua famiglia si trasferì a Milano quando lei era ancora bambina, alla ricerca di un futuro migliore. A soli 14 anni, Maria si innamorò di uno studente universitario e, contro il volere della sua famiglia, scappò con lui per vivere in una soffitta. Tuttavia, la relazione durò appena un anno, lasciandola sola e disonorata

Dopo aver lasciato il suo lavoro in una ditta di lavorazione del tabacco, Maria decise di inseguire il suo sogno: diventare ballerina. Iniziò così a esibirsi nei piccoli teatri d'avanspettacolo sotto il nome d'arte Mary Pirimpo, ma senza mai raggiungere il successo sperato. In questo periodo conobbe Luigi Citti, un uomo affascinante e frequentatore di locali notturni, che le promise di aiutarla a sfondare nel mondo dello spettacolo. Fu lui a presentarla a Carlo Soresi, un impresario che, in realtà, era un protettore. Maria si ritrovò coinvolta in un mondo pericoloso e finì per strada a soli 20 anni, ma continuava a coltivare la speranza di una vita diversa, sognando di aprire un negozio e di ricucire i rapporti con la sua famiglia. 

Purtroppo, questi sogni non si realizzarono mai. Maria fu uccisa con sei colpi di pistola e gettata nel fiume Olona, dove il suo corpo venne ritrovato il 28 gennaio 1953. Un mistero senza risposta. I principali sospettati furono Luigi Citti e Carlo Soresi, ma entrambi riuscirono a dimostrare la loro estraneità ai fatti. Nonostante l'ampia copertura mediatica, le indagini si arenarono e l'omicidio di Maria rimane ancora oggi un mistero irrisolto. La sua tragica storia è stata resa eterna da Fabrizio De André, che ha saputo trasformare il dolore di una vita spezzata in una delle sue ballate più celebri: La canzone di Marinella...”. Ed ecco, non a caso, come inizia la canzone del cantautore genovese:

“Questa di Marinella è la storia vera
Che scivolò nel fiume a primavera
Ma il vento che la vide così bella
Dal fiume la portò sopra una stella
Sola senza il ricordo di un dolore
Vivevi senza il sogno d'un amore
Ma un re senza corona e senza scorta
Bussò tre volte un giorno alla tua porta…

“«[Il brano] È nato da una specie di romanzo familiare applicato ad una ragazza che a 16 anni si era trovata a fare la prostituta ed era stata scaraventata nel Tanaro o nella Bormida da un delinquente. Un fatto di cronaca nera che avevo letto a quindici anni su un giornale di provincia. La storia di quella ragazza mi aveva talmente emozionato che ho cercato di reinventarle una vita e di addolcirle la morte.» (Fabrizio De André, da un'intervista con Vincenzo Mollica (1997- in formazioni recuperate in rete ndr)

Come vedete l’idea di dar voce e porre i riflettori sugli ultimi c’è in questa canzone, ma le parole dell’autore ci dicono anche che ha  “cercato di reinventarle una vita e di addolcirle la morte” uscendo così dai postulati del verismo.che la verità (la realtà) voleva rappresentarla nuda e cruda.

Mirco Venzo, 15/03/2025 #qzone.it

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