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20180601 VM Yugo1Ero seduto al bar della spiaggia e mi godevo il primo sole della stagione quando ho allacciato dialogo con un personaggio singolare, dall’aspetto anche stravagante forse per quell’occhio un po’ strabico che si ritrovava. Dopo qualche battuta scopro che costui ha partecipato alla guerra in Croazia, nella diatriba che ha coinvolto la ex Jugoslavia. Subito ne ho approfittato per capirci qualcosa. Ecco il riassunto che ricordo della chiacchierata impropriamente virgolettata.

“Da sempre il Paese conglobava differenti etnie e differenti religioni. Ad un certo punto la cosa non è più sembrata possibile e così abbiamo vissuto la guerra. Persone che avevano studiato insieme, che erano stati compagni di scuola da bambini, che avevano giocato l'un con l'altro, divertendosi, e, successivamente divenuti ragazzi si offrivano da bere nei bar o avevano concorso per la stessa ragazza, ora, durante il conflitto, rispondevano ad eserciti diversi, ed erano l’uno nemico dell’altro. Questa è l’assurdità di questo conflitto. Quando non si combatteva (di giorno immagino, per quanto sentirò in seguito ndr) sentivi l’uno chiamare dal proprio nascondiglio l’altro “Piero, come va?” “Bene, Tony, son qui…”!

La notte però partiva la squadra speciale, un gruppetto di quattro o al massimo sette persone che entrava di soppiatto nel paese o nel villaggio, furtivamente si intrufolava nelle case designate e con un filo strangolava le persone che si volevano eliminare. Il filo si faceva girare attorno al collo del predestinato, e si stringeva. Non si usavano armi, l'obiettivo era agire in silenzio. Quando si avevano eliminato le persone più pericolose, poteva iniziare la seconda fase…”.Dialogando comprendo che la cosa era biunivoca, la strategia era adottata da ambo le parti fermo restando le forze in gioco. Il fatto è che rispetto ad altri conflitti studiati nei libri, penso alla guerra in Vietnam, qui entrambi avevano la stessa conoscenza del territorio, ed entrambi avevano conoscenza di quali fossero gli avversari maggiormente pericolosi. proprio perchè si conoscevano sin dall'infanzia. Immaginatevi uno scontro tra Real Madrid e Barcellona… da una parte si penserebbe di azzoppare Messi e Suàrez, dall’altra un Cristiano Ronaldo e un Gareth Bale… il primo che porta a termine l’operazione parte in vantaggio e fa scattare l'offensiva, la seconda fase, quella che si fa a viso aperto. L’esercito regolare avanza per impossessa del paese/villaggio. I gueriglieri più pericolosi sono già stati eliminati e il gioco diventa facile.

A questo punto I militari entrano spavaldi sotto la luce del sole, e spalancano a forza le porte, rompono le finestre per “bonificare” l’area. Non tutti gi abitanti sono andati via, mi evidenzia il relatore, alcune persone, anziani soprattutto rimangono a casa loro. “E' qui che sono nato e da qui non mi muovo”! e’ il ritornello che si sentivano ripetere.  Quando l’esercito invasore arrivava quasi mai si trovavano i guerriglieri avversari, ma chi non combatteva, i vecchi , le donne e i bambini. Ed erano questi coloro che venivano brutalmente trucidati, anche dopo inaudite violenze, quando l’esercito lasciava il paese in mano ai paramilitari, volontari che si erano uniti alla guerra mossi da odio ideologico, o etnico, o religioso. La feccia, per ammissione del mio teste, gente che tendenzialmente era vigliacca. Coloro che se intervistati si giustificavano dicendo “Ci avevano ordinato di farlo” cosa falsa a suo dire. Se i regolari avevo un codice da rispettare, ed i vecchi, ad esempio, non venivano mai toccati (dice lui, ben inteso) i paramilitari soprattutto con queste persone, con i prigionieri, scaricavano la loro bestiale violenza.

E queste sono le tre fasi dell’operazione tipo, indebolimento delle forze nemiche fatta da un piccolo commando, entrata dell’esercito regolare che s’impossesava del territorio e lo bonificava, consegna del territorio ai paramilitari che lo “governavano” mentre il grosso dell’esercito proseguiva nel suo progetto di conquista, modificando i confini della carta geografica. Si vergognava di questo passato il mio testimone che mi chiudeva il racconto confessandomi: “Ho difficoltà a ricordare, ho difficoltà a raccontare…Troppo dolore. Scusami ma faccio fatica”!

Capisco che la mia curiosità devo tenerla per me e uscire dal problematico terreno dei suoi ricordi. Sottolineo che non so cosa ci sia di vero in questa narrazione e non so cosa la sua psiche gli abbia fatto affiorare e cosa celare, al limite cosa modificare. Anche la sua conoscenza dell’italiano è incerta e la difficoltà di esposizione può aver alterato parti sostanziali di questa storia. Rimane un fatto, che questa guerra assurda, combattuta tra “fratelli” ha suscitato in me della curiosità. Noi, i vicini di casa di quel Paese, di quella guerra degli anni novanta, sappiamo nulla. O meglio sappiamo che da Aviano dalla vicina Istrana (rif. 1 - vicina a dove vivevo all’epoca: Treviso) partivano gli aerei americani.

Si stava costruendo l’Europa della pace, e queste sono le uniche testimonianze che son riuscito a raccogliere di come si andava a costruire. Ho una seconda narrazione che proporrò nel prossimo articolo, sperando sia di aiuto al lettore, se non a trovare risposte, quanto meno a suscitare dei dubbi.

Mirco Venzo Jesolo, 22/05/2018 #qzone

Foto di Mirco Venzo, il testimone cammina nella spiaggia -

Rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Aeroporto_di_Treviso-Istrana

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