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20190914 VM orientamentoChi vuole raggiungere una meta deve sapere due cose. La prima è avere cognizione di dove si trova in quel momento, la seconda di dove si trova l'obiettivo. Importante è avere un'idea di dov'è il nord (o altro punto cardinale) per controllare di quando in quando che si stia andando nella direzione giusta e non ci si stia perdendo. Raggiungere la meta senza conoscere questi elementi significa abbandonarsi nelle mani della fortuna che molti detti popolari definiscono “puttana”. A chi è senza riferimenti spesso capita una cosa, quella di girare a cerchio, così che dopo molta fatica scopre magari di essere ritornato nel punto di dov'era partito.

 

Iniziai a fare politica a seguito del fenomeno di “Mani pulite” e, con la testa che mi ritrovavo, che sempre si fa domande apparentemente illogiche, mi chiesi se il partito di Antonio Di Pietro fosse di “Destra” o di “Sinistra”. La domanda nasceva spontanea perchè avevo nel mio gruppo persone che provenivano dal Partito Comunista, e persone che erano dichiaratamente simpatizzanti del Duce. Quel partito che aveva come obiettivo la moralità e l'onestà, raccoglieva ex adepti di ogni coalizione e mi appariva chiaro che si collocava a “sinistra” perchè con il bipartitismo bisognava shierarsi con qualcuno e avendo come antagonista dichiarato Silvio Berlusconi, collocato a Destra, bisognava gioco forza andare a schierarsi dall'altra parte della barricata... ma la domanda mi gironzolava in testa, noi (Dipietristi), al di la di questo posizionamento momentaneo, dove ci si collocava nella realtà?

Iniziai a porre la domanda ad un responsabile di Rifondazione Comunista e rimasi stupefatto dalla risposta che ricevetti: “... è un discorso lungo che ci porta a parlare di Storia...”. Illuminato da questa risposta compresi che non solo non sapevo dove mi dovevo collocare con il mio partito, ma mi convinsi che non lo sapeva neppure questo responsabile provinciale, ed oggi, udite udite, sono convinto non lo sa neppure il 90 almeno di chi a sinistra afferma di collocarsi, come potra' verificare il lettore a fine articolo. Rifeci la domanda ad una mia amica che era fresca di studi universitari, attivista in un primo momento del Partito di Di Pietro, ma poi candidatasi con l'estrema sinistra, e poi con il PD.

Risposta: “...ma cosa vai a chiederti. Io mi candido con X perché è una brava persona...”. In effetti la storia politica di questa ragazza me lo confermerà in seguito, la vedeva cedere il suo voto a ed a candidarsi, in base a sensazioni epidermiche, se uno gli piaceva (anche fisicamente) aveva il suo voto, il suo attivismo politico e ...non solo quello. Questo modus operandi di questa mia amica fu un ulteriore stimolo per cercare una risposta, io dovevo sapere dove mi collocavo politicamente, anche se non sapevo bene perchè tale risposta era importante, ma la dovevo recuperare. Manco a dirlo finii per diventare un attivista del Movimento 5 Stelle, ed ancora si riproponeva il problema della collocazione politica (qui forse la mia ricerca diventa elemento di attualità anche per il lettore, alla luce del secondo Governo Conte). Loro, i "grillini" mi dicevano che non erano ne di destra ne di sinistra, erano "avanti"! Quanto erano “avanti” lo scoprirà fra poco il lettore.

Finalmente ad un incontro a Pescara, il Prof. Alberto Bagnai, allora non schierato con la Lega Nord, il quale affermava essere un pensatore "de Sinistra", spiegò come orientarsi scrivendo una formuletta sulla lavagna: Y = f (K, L). Il reddito (la ricchezza prodotta) si divide tra chi ha messo il Capitale e chi ha messo la forza lavoro. Tanto più vai a remunerare il primo fattore di produzione tanto più di fatto, ti collochi a destra danneggiando la remunerazione dei lavoratori, tanto più vai a remunerare il secondo, tanto più ti collochi a sinistra, lasciando le briciole a chi h messo il capitale. E' una torta da dividere in due. Semplice! La formula è quindi scritta in modo errato, secondo questa logica, il lavoro (la “L”) andrebbe messa per prima, anche se ritengo oggi sia giusto così: il lavoro viene sempre meno remunerato, come tutti i lettori indipendentemente dalla loro collocazione politica sanno, e quindi è giusto che sia la K di Capitale ad essere posta per prima essendo il Capitale a venir privilegiato.

Ora il lettore ha degli elementi di riferimento. Se l'Europa della U.E. ha come obiettivi la stabilità dei prezzi, il controllo dell'inflazione, obiettivi che gestisce attraverso il controllo della moneta mediante la BCE e di provvedimenti che ha incentivato a far rispettare ai suoi membri, come il “pareggio di bilancio” va da se che difende il Capitale. Questo lo si evince non solo nei fatti, ma anche perchè è quanto scritto nei trattati, di Maastricht e di Lisbona. E però se il tuo obiettivo è il controllo dell'inflazione automaticamente, per una relazione ben nota in economia, stai colpendo chi lavora. E' la curva di Phillips qui da me banalizzata (Rif. 1).

Il lettore ha ora gli strumenti per collocare i vari partiti e la direzione presa dal Governo Conte bis. Questo Governo afferma chiaramente di voler dialogare con l'Europa, quindi l'obiettivo del controllo dell'inflazione rimane prioritario, a discapito dei diritti e delle remunerazioni dei lavoratori. Le 5 Stelle volevano aiutare con il reddito di cittadinanza chi non ha lavoro? Ora dovranno centrare questo proposito all'interno del “pareggio di Bilancio” quindi per pagare chi non lavora, necessariamente dovranno tagliare da qualche parte, sarà la scuola? O la sanità? a loro decidere, o, come sospetto, non saranno loro a decidere, saranno "i tecnici" del PD (ma questa è una mia idea, probabilmente contestata dal lettore).

Di Maio affermava che le autostrade devono ritornare a gestione statale? La U.E. difende gli interessi dei privati (specie se sono "grandi privati" se sono piccoli vale la legge del mercato che il pesce piccolo sia cibo per quello grande) e quindi voglio proprio vedere come potrà centrare questi obiettivi di togliere le concessioni alla famiglia Benetton chi, si vocifera, potrebbe mettere Romano Prodi (il privatizzatore per eccellenza) a capo della Repubblica. I vantaggi economiche della sua azione, le privatizzazioni, sono verificabili da ogni italiano: aumenti di bollette, e tariffe, quando i salari (per chi ce l'ha) rimangono fermi. E di che cosa ci si meraviglia? L'obiettivo dell'operatore privato è il profitto, quindi chi possiede un monopolio sa che è nel suo interesse aumentare le tariffe, lui ci guadagna di più, e se gli utenti devono tirare la cinghia, cavoli loro... E' la legge di mercato, è il “Ce lo chiede l'Europa”!

Mirco Venzo, Treviso 13/09/2019 #qzone.it

Rif. 1 http://www.qzone.it/index.php/q-economy/546-il...

 

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