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20260903 FDC BelgioSiamo appena tornati dal Belgio. Un tour itinerante "by car" di 15gg progettato cercando di evitare le tratte fortemente turistiche. Inizio subito col dire che quanto leggerete NON sarà un diario di viaggio (ne esistono già molti in rete sull'argomento), quanto un viaggio alla scoperta di un territorio e della sua gente a noi completamente sconosciuta. Se chiedessi a ciascuno di voi COSA conosce del Belgio a parte la Birra e Bruxelles, credo in molti avrebbero non poche difficoltà a parlarne. Prima di raccontarvi però di cosa abbiamo trovato, vi dirò che cosa, nella nostra mente, ci si aspettavamo di trovare. Ci si aspettava di trovare UNA Nazione, più o meno grande, ci si aspettava di trovarla piatta e grigia da un vago ricordo di miniere di carbone e

mancanza di spiccate vette, ci si aspettava di trovare i frati trappisti e le loro famosissime birre, ci si aspettava una società rigida, strettamente impostata sui parametri di Bruxelles che ne è la capitale. Evoluta al pari se non migliore di quella incontrata nel viaggio dell'anno scorso nello Jutland (1). Stavamo andando nella "Mittel Europa", una regione al traino con in principali colossi economici. Ci si aspettava cose di cui avevamo solo un vago sentore ma la curiosità si sa, spinge l'uomo a viaggiare.

Entrammo così in Belgio da Sud .. dopo aver attraversato il Lussemburgo o meglio, un pezzo di terra che attraversi con l'autostrada in pochi minuti e che neanche te ne accorgi se non stai attento al cartello di confine posto a lato carreggiata. Entrammo dal sud in quelle che per noi sono le Ardenne ma che per i Belgi è la Vallonia. E già qui la prima smentita, il Belgio (almeno del sud) NON è piatto e grigio ma rigoglioso di boschi e prati dove pascolano a cielo aperto numerosissime mucche, cavalli, capre, pecore, asini, e persino lama. Piste ciclabili e sentieri ovunque sempre ben lontano da qualsiasi sede stradale al punto che stenti a crederne l'esistenza. Paesetti piccoli fatti di case di ardesia distanti tra loro, dove per trovare un distributore o un market di alimentari devi farne di chilometri. Strade strette ma ben tenute. Limiti di velocita tassativi. Autovelox (non fake come la maggior parte dei nostri in Italia), soprattutto nei centri urbani dove la strada principale attraversa il paese spesso in meno di 1km e dove il limite di 30km//h è di 30km/h. Uno stile di vita apparentemente tranquillo, in mezzo alla natura, non si vedono biciclette fuori dalle case o nei piccoli centri. Un territorio dove si respira Natura e Storia (Ardenne .. vi dice nulla?). Ma la storia non sta solo nel secondo conflitto mondiale di cui qui troverete parecchie tracce, ma anche a tempi più remoti.

Ci sono parecchi castelli in questa zona e quello più famoso è sicuramente il castello di Godefroy de Bouillon, ovviamente a Bouillon. Una storia e un personaggio che consiglio meritano sicuramente un approfondimento. Bouillon città invece come molti dei grossi centri abitati in Belgio è situata lungo le due sponde di un fiume che lo attraversa e che in questo caso è la Semois a pochi passi dal confine francese e .. al nostro arrivo di domenica si presentò come un posto vivacissimo gente ovunque, bancarelle sul lungo fiume, attività di vari tipi, ristorazione a manetta, auto, moto, birra, caos ..e l'imponente castello di Godefroy sul promontorio che sovrastava il tutto. Tornammo il giorno successivo per poterla apprezzare totalmente, e scoprimmo che il grosso, se non tutte le attività commerciali di cui il 99% costituite da ristorazione erano tutte sulla prima linea di costruzioni a ridosso del fiume. Dietro, dalla seconda linea in poi … il deserto .. Tutto chiuso, ma non per ferie .. chiuso definitivamente. Lo splendore degli edifici in prima fila sembrava quasi sbiadire con il degrado e la situazione in cui vertevano quasi tutte le attività, di qualsiasi tipo nel resto del posto. Incontrammo fortuitamente 2 signori italiani che si bevevano beatamente un aperitivo fuori da uno dei pochi bar aperti e quello che emerse dalla breve conversazione in quella strada mise la cornice ad un quadro che aveva dell'inquietante.

I 2 italiani (a detta loro n.d.r.), arrivarono a Bouillon nel 2010 e per primi aprirono ovviamente una pizzeria/ristorante. Il paese era all'epoca un mortorio ma avevano annusato bene e dopo la prima pizzeria ne aprirono una seconda e poi un terzo locale vendendo il primo e via. In sintesi, da buoni italiani, hanno messo in moto in questo posto dimenticato da Dio un certo flusso economico che col tempo si era andato a gonfiarsi sfruttando il turismo ma che poi, (sempre secondo loro dire), i Belgi della zona per "voler tutto subito e senza fare fatica" hanno dilapidato in breve tempo ottenendo il deserto imprenditoriale intorno. E così, a parte la ristorazione fatta da italiani, asiatici e nordafricani sul lungo fiume .. il nulla, in un posto che a vederlo da italiano avrebbe 1000 potenzialità e risorse... il nulla. Le domande a questo punto immagino che come a me anche a Voi saranno sorte spontanee ma la vera comprensione ci arrivò lungo il prosieguo del viaggio.

Infatti eravamo ancora in Vallonia, un nome che per un turista dice poco, definisce un'area geografica vagamente omogenea sulla carta ma la differenza non sta sul nome o sul luogo, la differenza, come capimmo perfettamente poi, sta nei Belgi, e sta proprio nella loro testa e nella loro Cultura. Si perché ad un certo punto scopri che il Belgio SEMBRA sia UNA Nazione ma in realtà sono 3 e ben distinte. La Vallonia a sud, le Fiandre a nord, e .. Bruxelles, un'enclave di stranieri in terra fiamminga. La divisione è netta, senza dubbio alcuno, inconcepibile per un italiano. In Italia da Bolzano a Trapani ognuno parla il suo dialetto ma se uno straniero ti parla, anche con uno sputo di Italiano tu cerchi di capirlo. In Belgio NO! Se sei Vallone parli Francese, se sei Fiammingo parli una lingua che si avvicina molto all'olandese, se sei di Bruxelles parli inglese, arabo e qualcosa di misto Francese globalizzato. Un fiammingo NON capisce il Francese e tantomeno un Vallone capisce un accidente di Fiammingo. Da turista con un po' di inglese si sopravvive ovunque. Il Belgio NON è UNA Nazione come la intendiamo noi.

Siamo arrivati nelle Fiandre. Territorio piatto, culture ovunque di qualsiasi tipo, cereali, ortaggi, frutta, tantissima frutta, anche qui animali a cielo aperto, case di mattoni, strade più larghe, paesotti più vicini e centri abitati ben organizzati, biciclette ovunque .. di tutti i tipi, per tutti i gusti. Sembra di entrare in un altro mondo ed è il colpo d'occhio che te lo dice. Centri abitati vivaci di suo anche senza turisti. Servizi a tutto tondo ed anche qui Storia, tanta Storia e Cultura (ovviamente Fiamminga). Dalla Pesca con Cavallo Brabantino delle coste a nord agli imponenti campanili a Carillon, uno fra tutti quello di Mechelen. Dalle miniere di Selce del mesolitico di Spiennes ai misteriosi beghinaggi nelle grosse città. Anche il Nord sembrava avere un suo equilibrio del quale però ci sfuggiva qualcosa. E fu così che sempre fortuitamente, noi, che a volte lasciamo in tasca il sig. Google, nell'abitudine di chiedere informazioni ai locali, magari appena usciti dalla porta di casa per andare a fare gli affari loro, per poi scoprire che, qualcosina di italiano masticavano ed in quell'italiano stentato ti raccontano la loro storia, dando risposta alle famose domande sospese. Di seguito un sunto di quei discorsi fatti in strada con persone qualsiasi. 

"Dietro la facciata diplomatica di Bruxelles, capitale d’Europa, si consuma il dramma di un Paese strutturalmente logorato. Quello che un tempo veniva celebrato come l'ingegnoso compromis à la belge ha mostrato la corda, trasformandosi in una paralisi cronica. Il Belgio non è più solo un laboratorio di convivenza forzata; è un'entità politica sull'orlo del fallimento finanziario e istituzionale, dove il Nord fiammingo e il Sud vallone non si parlano quasi più, se non per calcolare il prezzo di una separazione. La crisi non è passeggera, ma sistemica. Ne è un esempio emblematico la stessa regione di Bruxelles-Capitale, rimasta paralizzata per ben 600 giorni senza un governo regionale. Un vuoto di potere senza precedenti che ha fatto deragliare i conti pubblici, congelando i sussidi e costringendo le banche a revocare le linee di credito vitali di fronte a un debito locale spaventoso. Questo stallo locale rispecchia la faticosa ascesa a livello federale del Primo Ministro fiammingo Bart De Wever, leader della N-VA (Nuova Alleanza Fiamminga). De Wever non ha mai nascosto il suo obiettivo storico: traghettare il Paese verso un confederalismo radicale. 

Il motore di questa spinta separatista è una faglia economica profonda. Le Fiandre, una delle locomotive produttive d’Europa, viaggiano a ritmi industriali serrati, con tassi di disoccupazione ai minimi storici. La Vallonia, ferita dal declino post-industriale, arranca e dipende in larga misura dai trasferimenti finanziari garantiti dal Nord. La frustrazione fiamminga ha radici puramente contabili: la sensazione diffusa a nord è quella di pagare i conti di uno Stato centrale inefficiente e di un sud assistenzialista. "I soldi sono finiti", non è più uno slogan elettorale, ma una realtà macroeconomica che impone dolorose riforme delle pensioni e tagli alla spesa pubblica, accolti da feroci proteste di piazza. La secessione non è più un tabù, ma l'elefante nella stanza. Se un tempo si cercava di tenere insieme i pezzi attraverso complesse riforme dello Stato, oggi lo scenario di una partizione del Belgio in due Stati indipendenti viene discusso apertamente dai media e dai think tank. A frenare il definitivo atto di divorzio resta solo l'enigma di Bruxelles. La capitale è un paradosso geografico: si trova nel cuore del territorio fiammingo, ma la sua popolazione è a stragrande maggioranza francofona. Chi si prenderebbe Bruxelles in caso di scissione?."

Bene, .. ora capite lo spirito che aleggia in queste terre che vedono il turista distratto preoccuparsi dell'alto costo della benzina (costa quanto in Italia se non di più) o dell'esoso prezzo dei pasti (una fetta di tirami su costa mediamente 12 euro, per una pastasciutta si può arrivare a 24€ e per la famosa porzione di cozze anche a 32-45€). Dove una Birra a pasto ti costa meno di una bottiglia di acqua minerale e dove, su certi bar del centro "stranamente" non hanno il POS che funziona e accettano SOLO contanti che devi andarti a prelevare allo sportello della vicina banca (consumazione di cui però ti danno se vuoi, la ricevuta). Solo le patatine fritte (tassativamente belghe) te le tirano letteralmente dietro dandotene quantità industriali che in 2 fai fatica a far fuori una porzione. 

È stato un viaggio intenso in tutti i sensi, dove abbiamo trovato paesini con 400 anime e più di 15 librerie. Paesini di 4 case ed un castello (privato) definiti "la più piccola città d'Europa". Paesi ricoperti di Sax e paesi che rivivevano quotidianamente il dramma delle miniere di carbone. Luoghi fortemente industrializzati e Paesini dove il piccolo museo locale era addobbato con dei quadri dei più grandi artisti internazionali. Un espediente molto originale per il fatto che le opere provenivano tutte da collezioni private che le "affidavano" al museo locale (Statale) per custodirle e farle conoscere. In uno di questi per la prima volta nella mia vita ho visto dal vero il famoso e controverso quadro "L'Origine du monde" di Gustave Courbet oltre ad altre chicche di Picasso, Caravaggio, Van Dick, Van Gogh e tanti altri. Cose impensabili in Italia soprattutto perchè pensati anche per poter essere apprezzatri dai bambini. Chiese ovunque ma perennemente chiuse se non in via del tutto eccezionale per problemi (dicono) di furti (ma anche di scarsità di prelati). E Birra, birra a fiumi. Ma non ho visto i Monaci Trappisti a farla, questo non è possibile perché scopri lì che il termine "Trappista" significa "monaco di clausura", e la sua birra, se la vuoi bere, la devi andare a comperare alla Brasserie fuori dal convento. Questo almeno vale nei 4 dei 5 conventi ufficialmente considerati Trappisti produttori di Birra. All'Abbey d'Orval in abazia trappista ti fanno entrare, .. i monaci non li vedi .. ma quello che ti fanno vedere vale il viaggio per arrivarci. E poi c'è Waterloo, meta obbligatoria per chiunque ami la storia. E qui di stori ce n'è tanta e raccontata molto bene, perfino in 4D.

Potremmo raccontarne ancora molte, ma credo che le info essenziali ve le abbiamo riportate. Il Belgio non è una Nazione e domani non mi sorprenderei di vedere 2 distinte regioni autonome, una che si auto-annette alla Francia e l'altra all'Olanda lasciando a Bruxelles il compito di continuare con tutti gli Oneri e gli Onori quello che oggi conosciamo come Belgio. L'ultima riflessione al rientro, che fa girare fortemente le balle a qualsiasi italiano cha paga le tasse e che guida un’auto per necessità o per piacere. In Belgio, in uno stato grande quanto il triveneto, che è in Europa come Noi, che ha l'Euro come Noi, che ha gli stessi problemi nostri, che ha circa la nostra economia, ha circa lo stesso nostro sistema sociale, dove il gasolio costa circa uguale, ... detto questo, mi spiegate perché in Belgio (e anche in Germania) non si pagano le Autostrade?

Franco Dal Col

 

rif. (1) https://qzone.it/index.php/q-travels/1096-danimarca-2025-alla-riscoperta-dello-jutland

 

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