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20161222 VM isis Foto: un individuo incappucciato con la dicitura ISIS ben visibile. Scritta a caratteri evidenti: “Ci chiedi ancora perché non abbiamo ammazzato i vostri politici o i banchieri centrali che sono la causa della guerra. E noi vi rispondiamo: ma tu uccideresti chi ti paga?”. Questa è la descrizione del post che ho fatto girare nel mio profilo, stimolando una discreta discussione. La rete propone anche interpretazioni fantasiose e far propaganda è semplice, tuttavia questo stimolo tanto sciocco non è, giacché il terrorismo cosiddetto islamico tende a colpire sempre la povera gente e mai mira a chi tira i fili di quel mondo, quello capitalistico/consumistico che loro dicono di odiare. Risultato: ammazzano e restano ammazzati, senza alterare troppo le cose, anzi senza modificarle per nulla, direi quasi peggiorandole.

Affronta il tema anche il filosofo Diego Fusaro (rif. 1) facendo notare come, stranamente, il terrorismo faccia gli interessi del Capitale e mai del Lavoro. Ciò avviene per varie ragioni. La prima sposta il conflitto, anziché dentro la diatriba sfruttatore/sfruttato interna all'occidente, verso l’esterno. I lavoratori europei sottopagati e con contratti indegni se la prendono con i mal pagati o disoccupati islamici, evitando di individuare e colpire, colpire con mezzi democratici preciso, coloro che da questa situazione ci stanno guadagnando. Anzi, sottolinea Fusaro, proprio dove la “loi travail” è discussa con veemenza, i terroristi pare focalizzino la loro ira. Questo crea i presupposti per togliere ulteriori diritti alla gente normale, come il “Patriot Act” USA insegna. E per finire si crea il presupposto per delle “missioni di pace” che han sempre, a ben grattare, motivazioni economiche di fondo e che implementano il potere e il benessere delle élite a discapito della massa, sia occidentale sia islamica. “Qualcosa non torna” è il titolo che Fusaro propone per le sue osservazioni, il post irriverente di Facebook riesce a far quadrare i conti. In effetti, questi attentatori che seguitano a dimenticare i loro documenti nei cruscotti delle auto paiono proprio degli stolti. E la cosa stride anche a me che son stato recentemente in un paese islamico, seppur moderato: il Marocco. Povertà lì ne ho vista parecchia, anche se l’idea di miseria non l’ho certo percepita in quel paese che, e anche questa è una riflessione che meriterebbe di essere approfondita, pur essendo il meno dotato di risorse naturali, quali i suoi vicini Algeria o Libia, risulta essere uno dei più tranquilli e meno indigenti di tutta l’area islamico mediterranea. Dicevo povertà ne ho vista molta, ma stupidità proprio nessuna. Il mondo islamico è il detentore di una cultura secolare e mai si è fatto schiacciare dai vicini europei e asiatici. Che da lì sbuchino questi feroci sprovveduti, inconcludenti per i loro fini ma strumentali per quella parte di occidente che poco viene posta sul banco degli imputati, mi lascia perplesso.  Questo va a rilanciare la famosa frase di chi sul terrorismo ne sapeva parecchio, la quale iniziava così: “A pensar male si fa peccato…”.

Mirco Venzo, Treviso 22/12/2016 #qzone
rif 1 Rif 1http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/26/...

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