Stamane mi son trovato con il fotografo (lui si definisce fotoamatore) Giocondo Valdini per parlare di fotografia e del suo conflittuale rapporto con le modelle. Molte ragazze con cui ho dialogato che hanno posato per lui mi confessarono di aver avuto momenti di tensione causati, a loro dire, dal fotografo. D’altra parte a me i lavori di Valdini piacciono ed allora, incuriosito, ho cercato di comprendere la natura di questi screzi, chiedendo al maestro di fare due chiacchiere: quella che ne esce non sarà una scheda di Giocondo (sarebbe impossibile
vista la lunga militanza sul campo dell’artista e la varietà di lavori posti in essere), non sarà la sintesi del nostro dialogo (alcune confidenze sono da ritenersi riservate e riassumere più di un'ora e mezza di aneddoti, quando si è anche divagato, non mi è agevole). Ciò non toglie che alcune riflessioni siano emerse e spero possano essere d’interesse per i lettori o, meglio ancora, per le lettrici.
“Un lavoratore è chi produce usando le mani, un artigiano è chi produce usando le mani e il cervello, un artista è chi, oltre alle mani e al cervello, nella sua opera mette il cuore. Io attraverso le mie fotografie cerco di creare opere d’arte!" Inizia delineando così i temi del dialogo, aggiungendo: “Fare il fotografo significa spiegare se stessi attraverso le immagini, quindi le modelle sono gli strumenti che uso per esprimermi, ma ahimè quasi mai chi ho di fronte percepisce questa necessità, e lì nascono i contrasti! Trovi in qualche sito ragazze che si propongono come modelle e ti chiedono se hai uno studio, se hai attrezzatura professionale, se fai post produzione, di vedere i tuoi lavori pregressi, se hai un posto dove fare foto, meglio se con delle luci da studio e, se tutto questo collima con le loro aspettative, ti dicono quanto vogliono, magari precisando che loro questo e quello non lo fanno o, peggio... mi son sentito dire che fanno “nudo vestito!” Nudo vestito? Ma di cosa parli!?!
Metti tutte queste condizioni e poi te ne esci con una simile affermazione? Ma come faccio a non incazzarmi! Mai, mai, trovo chi si siede per parlare con me e capire che progetto ho in mente e soprattutto se LEI è all’altezza del mio progetto. Tutto sommato, se pago è giusto che io esiga. Compro qualcosa, ma tu sei congrua per il prezzo che mi chiedi? Guarda che il problema ce l’ho anche con i miei colleghi fotografi e amatori della fotografia. Parliamo di un bel ritratto. Che cos’è un bel ritratto? E’ un bel faccino… un bel vestitino, messo a fuoco correttamente con una luce corretta? NO! Io voglio tirar fuori l’anima della modella: questo per me è un bel ritratto! Questo caratterizza il mio lavoro, è quello che cerco di ottenere, ma pare essere solo una mia esigenza. Quelli con cui esco si accontentano di foto molto più... non so neppure cosa dire, hai capito vero? Io la modella la spremo come un limone per raggiungere questo obiettivo, ma figurati se dall’altra parte, se modella, o dal mio lato i colleghi che talvolta mi accompagnano, ragionano su questa lunghezza d’onda…
Tra l’altro non me lo dicono (riferito alle modelle nrd), ma ho un bel culo, ho due belle tette, pensano loro, quindi cosa vuoi di più… Cosa voglio? Ma vedi che non hai capito niente! Queste non cercano di capirmi, perchè manco ci provano a dialogare con me; sono fighe e quindi a cosa serve dialogare? Quando lo fanno, magari per limite mio capiscono pan per focaccia. Non dico che far foto, queste foto, sia una cosa facile, ma è da stare sempre sul sentiero di guerra!"
Nel prosieguo della chiacchierata capisco che altri elementi si uniscono a quelli già esposti, elementi che non agevolano il rapporto con le ragazze. Il primo è determinato dal fatto che lui si ritiene eterosessuale, quindi la sensualità è sicuramente qualcosa che cerca di catturare mediante i suoi scatti. Il secondo elemento, legato alla ricerca dell’essenza, dell’aspetto più intimo della donna, lo vede spesso stimolare la modella a posare nuda. Non che sia una condizione assolutamente necessaria, ma meno abiti ha addosso, tanto meno può la donna mascherarsi e, di rimando, recitare ruoli stereotipati che non le sono propri ma sono frutto di altro. Per come l’ho compreso io, il fatto di posare senza indumenti aiuta a catturare l’essenza della modella che ha di fronte, e questo è ciò che Giocondo vuole ardentemente, anche studiando molte delle foto che gli ho visto. Un esempio narrato da Giocondo spiega sia il perché di questa mia interpretazione, sia da dove possono crearsi le diatribe e che cosa le crea.
Boudoir è un salottino per signora, un luogo dove le madames francesi nella Belle Époque si spogliavano. Esiste un genere di fotografia che si associa a questo concetto, unendo all'idea di privacy una certa eleganza. Questo genere non richiede la nudità della ragazza che spesso è coperta da raffinata lingerie, meglio se ricca di pizzi e dettagli femminili, vestaglie trasparenti, pantofole con tacco e/o piume, collane di perle o altri oggetti personali. L’idea è cogliere un momento di riservatezza non concesso a tutti, che lo spazio privato lascia intuire aggiungendo, ecco la richiesta dell'intervistato, un elemento di seduzione. Come aggiungere questo ulteriore elemento alla lingerie e alle luci che il fotografo utilizza è risultato lo scoglio insuperabile. Ecco il problema: la ragazza, nel racconto proposto, non capiva cosa doveva fare.
“Io mi occupo della pellicola, degli obiettivi e delle luci; te, modella, devi fare la tua parte. Niente, questa non risponde! Cerco di spiegarle proponendo questo esempio: immagina che tuo marito o il tuo fidanzato voglia vedere la partita del Barcellona per televisione, te come ti muovi, come ti atteggi per convincerlo a far altro e “lusingarlo” a spegnere la TV? - Ah, a me basta farmi vedere un po' succinta e il gioco con il mio ragazzo è fatto! - Hai capito Mirco? queste si fanno pagare, ma manco sanno come catturare un uomo: “son figa, son bea, son fotomodea”. Che foto faccio a queste qui che manco hanno in testa il concetto di come si conquista un uomo? Se lei non lo sa, come posso io spiegarglielo. Però ci provo. Capisci che però il fatto che si facciano pagare, profumatamente talune, e poi mi cadono di fronte ad una simile richiesta mi infervora! Come faccio a non litigare? Cosa voleva che le facessi? Una sorta di fototessera con le mutandine addosso?"
Sul tema del pagare poi anch’io dico la mia: queste si presentano come professioniste, loro lavorano per il vil denaro e te lo dicono col petto in fuori a naso alto. Ma se tu sei nel mercato, lo sono anch’io, tu posi per far quadrare i conti, e io allora ti pago se ci guadagno per fotografarti, altrimenti tu sei la furba e io sono “il mona”. Mi pagassero per le foto che ti faccio non avrei difficoltà a girarti quota parte delle entrate, ma io, che pure ho fatto una cinquantina di servizi matrimoniali (retribuiti) mica ci guadagno per fotografarti! Vuoi essere pagata perchè posi? Io allora voglio essere pagato perché ti fotografo. Imbastito su questi binari il dialogo si interrompe subito e quindi io anche per questo non lavoro con le modelle intendendo per modelle chi posa solo dietro compenso.
Senza contare che, almeno per la mia esperienza, le ragazze che posano per denaro non posano bene, nel senso che lo fanno guardando l’orologio. In cuor loro tendenzialmente non vedono l’ora che tu finisca per fare davvero ciò che gli piace, che è lontano da te e dalla tua macchina fotografica. Ecco perchè io lavoro solo con chi scambia con me la voglia di far fotografia, senza ricompensa perché già creare una bella serie di foto è un evento appagante, per entrambi. Dirò di più, l’esito artistico è migliore. Nella mia esperienza sempre! Quindi, quando una ragazza solo accenna a volere una ricompensa, per ciò che mi riguarda, il servizio è già saltato. Ma torniamo a Giocondo.
Valdini esce solo se ha un progetto in mente, ed i progetti necessitano di interpreti, di attrici da adattare al copione che ha in testa. Questo gli crea esigenze più stringenti e capisco che spesso, se vuole concretizzare le sue idee, deve cercare chi lo assecondi, magari pagando. Al che lui replica: "Vuoi i soldi per le foto? Alllora tienti i soldi pattuiti, ma ringrazia Dio se ti lascio una, massimo due foto per ricordo!" Altro elemento di conflitto: loro non solo vogliono i soldi, ma anche gli scatti... E Valdini non ci sente. O l'una o l'altra cosa!
E le modelle che dicono di lui? Una era esasperata: “Per lui non è mai abbastanza, tutto quello che fai lui lo vuole sempre di più! Apri le braccia: di più! Le alzi? Di più! Apri le gambe: di più! Accenni ad un sorriso? Devi ridere, il sorriso è troppo poco. Sei seria? No, devi esserlo di più, devi proprio essere inferocita. Quel che proponi, come ti proponi a lui non basta mai! Scattare con lui è difficile!”. A conferma di quanto sopra esternato ecco che cosa mi racconta un'altra bella donna che con lui ha collaborato: “Io dopo le sessioni fotografiche con Valdini, andavo a letto distrutta dalla stanchezza! Non riuscivo fare altro!”
Si sente dire che gli artisti non sempre hanno un bel carattere, Giocondo pare confermare questa affermazione, tanto più che proverbiali sono i contrasti avuti anche con i colleghi fotografi all’interno dei circoli da lui frequentati o con gli organizzatori di eventi e mostre fotografiche. Ciò non gli impedisce di essere in continua evoluzione artistica e l’ultimo suo lavoro visionato prima del lockdown era per me un capolavoro. Il titolo? Assordante silenzio. In cantiere, sempre con la formula dell’audiovideo ci sono due creazioni: Vivere l’oblio, dove si contrappone la desolazione e la decadenza di alcuni siti abbandonati (sempre più difficili da recuperare, precisa, perchè li chiudono tutti) con l’avvenenza femminile, mentre ne I luoghi della mente cercherà di dar forma alla pazzia e ai disturbi psichici, così presenti e così poco narrati. È un lavoro iniziato anni fa e ancora non concluso.
Ringrazio Giocondo Valdini per aver permesso a noi tutti di comprendere quali problematiche si presentano ai fotoamatori che cercano di fare fotografia di alto livello. Non sempre chi si pone di fronte ad una foto intuisce queste difficoltà e concordo con la sua affermazione che la cultura fotografica è ancora scarsa: Qzone, anche a mezzo di questi dialoghi, cerca di farla crescere. L’artista è rintracciabile sia in facebook sia su instagram.
Mirco Venzo, Treviso 12/02/2021 #qzone.it
Nella foto a corredo si può vedere l'intervistato. Lo scatto è stato da lui stesso fornito a corredo del presente articolo.
