Sabato 7 dicembre 2019 alle h 18,00 nel Palazzo Bomben sede della fondazione Benetton (via Cornarotta 7 Treviso) Sandro Palla e la sua compagna offriranno ai presenti un brindisi di “finissage” per chiudere con eleganza la bella mostra esposta dal 10 Novembre. Al primo impatto le opere di Palla trasmettono un senso di energia grazie all’abbondanza di colori spesso sgargianti; questo colpisce il visitatore ancor prima di soffermarsi ad osservare i quadri. “...il colore è il senso della vita” mi spiega l’autore, lasciando intendere che una vita grigia è un’esistenza sprecata. Nel prosieguo della chiacchierata comprendo che a influenzare la scelta degli accesi cromatismi c’è la forte influenza africana, continente dove la natura e le genti propongono tinte forti, contaminazione che ha segnato la sensibilità dell’artista. Avvicinandosi ai singoli quadri emerge che la tecnica usata è quella della sovrapposizione fotografica, più immagini, o dettagli di esse, sono posta l’una sopra l’altra. L’opera di post produzione assume un ruolo prioritario in queste opere che vedono “...la macchina fotografica usata come se fosse un pennello”, ci spiega l’autore.
Forti colori, un connubio di più immagini e a terminare la caratteristica di queste opere vi è la ricerca di situazioni/immagini dove il terzo (o quarto mondo) si fonde con scatti realizzati nel “primo”. Scene africane o di altre culture povere economicamente sono assemblate ad immagini di vita occidentali dove il caos e l’opulenza, a tratti, si possono intravvedere. Quale delle due prevale? Non è dato a sapere, sarà lo spettatore a scegliere di volta in volta l’elemento che più lo colpisce dove, si badi bene, non sempre è chiaro cosa sia “occidentale” e cosa no, quasi ad affermare come non sia chiaro quale sia la società di primo livello e quale no. Chiacchierando con Palla scopro che proviene da un’esperienza pittorica e l’astrattismo e l’impressionismo furono fonte d’interesse per lui, cosa che emerge chiara nelle sue opere, opere che in effetti sono molto più vicini a dei quadri che a delle fotografie, pur se l’immagine parte sempre da più foto e, come sopra citato, è lo strumento fotografico ad essere utilizzato dall’artista per questa produzione.
Nel dialogo avuto con lui e con sua moglie, la quale ha personalmente scelto ogni titolo delle opere esposte, scopro che viaggiare e avvicinare differenti culture è uno degli interessi principali della coppia. Conoscere, comprendere ed apprezzare le differenze, questo sembra sia basilare per questa famiglia, in un mondo dove l’obiettivo pare essere l’omologazione, la standardizzazione e l’eliminazione del “diverso”; per rimanere nel campo cromatico, l’uso di un monocolore. La vita è bella perchè i colori sono differenti, con una infinita gamma di cromatismi, è il messaggio forte che percepisco dal dialogo con i due protagonisti dell’esposizione.
Nota a margine, ma non secondaria; la compagna di Sandro si è attivata per aprire un ospedale nel cuore dell’Uganda, terra dove i famosi conflitti han penalizzato principalmente i bambini. L’ospedale è in ottima salute e cura circa mille persone mensilmente, con tassi di mortalità talmente bassi da risultare pressoché inesistenti, mi raccontava con orgoglio la protagonista. Chi avesse la possibilità di visitare la mostra ne aprofitti, non esitando a cercare il colloquio con i due artefici dell’evento; la propensione al dialogo della coppia è cosa rara ai giorni d’oggi, e rappresenta un valore aggiunto a questo bel momento di arte e di vita.
Mirco Venzo, Treviso 06/12/2019 #qzone.it
Foto di Cristina Pillan - Dettaglio di una delle opere esposte.
