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20181102 VM proustI video cui s’ispira questo mio articolo non li potrete visionare, cari lettori, giacché dal web sono stati tolti. Il relatore che avevo molto apprezzato, tanto da salvare i due video nel mio PC era stato Alessandro Baricco il quale mi aveva fatto conoscere, sviscerandolo in aspetti tecnici e filosofici, uno scrittore che io non ho mai letto, Marcel Proust. (rif. 1). Ad un certo punto Proust traccia una linea di demarcazione tra l’artista e la persona normale. Individua un confine e uno o è al di qua, ed è un uomo/donna qualunque, o è al di là di quel confine, e può definirsi artista.

Riporto lo spezzone del video che m’interessa, dove Baricco legge Proust, magari aggiungendo (lui, non io) qualcosa o togliendo, la fonte del pezzo di cui sotto è "La ricerca del tempo perduto”. “Come potrebbe una letteratura fatta di annotazioni avere un qualsiasi valore? Se è sotto inezie come quelle che s’annota che è contenuta la “realtà”? Inezie di per se prive di significato, se non siamo noi ad estrarlo. A poco a poco, conservata dalla memoria, la catena di tutte queste espressioni fallaci, in cui nulla resta di ciò che noi realmente abbiamo provato, finisce per costituire per noi il nostro pensiero, la nostra vita, la “realtà”. L’autore qui se la prende con chi è uno scrittore realista, uno che sa scrivere, (ovvero conosce il suo mestiere, grammaticalmente e lessicalmente, in una parola: scrive bene ndr), e usa la sua conoscenza per descrive la realtà, in modo tecnicamente ineccepibile, ma limitandosi ad "annotarla/riprodurla”. Non è un artista per lui. E sta spiegandone il perché.

Questo era per lui la catena di tutte queste espressioni fallaci in cui nulla resta realmente di quanto noi abbiamo provato, e questo finisce per costituire per noi il nostro pensiero, la nostra vita, la realtà. Ed è tale menzogna quella che finirebbe per riprodurre un’arte sedicente vissuta, scarna come la vita stessa, priva di bellezza, duplicato così uggioso e vano di quanto i nostri occhi vedono e la nostra intelligenza osserva, da domandarsi dove, chi vi si abbandoni, possa trovare la famosa scintilla eccitatrice, capace di metterlo in moto e di farlo progredire nel proprio lavoro”.

Spiega Barrico, Proust s’interroga su come fa il lettore a terminare racconti che si limitano a descrivere la realtà, dove sta l’arte in questa fotografia di ciò che ci circonda? E’ inutile, stupido e noioso leggere quei racconti (frasi non pronunciate da Barrico e neppure da Proust, ma da me sott’intese, infatti): “La grandezza dell’Arte vera consiste nel ritrovare, nel riafferrare, nel farci conoscere quella realtà da cui viviamo lontani, da cui ci scostiamo sempre più via via che acquista maggior spessore e impermeabilità la conoscenza convenzionale che le sostituiamo. Quella realtà che noi rischieremmo di morire senza avere conosciuta e che, semplicemente, è la nostra vita. La vita vera, finalmente scoperta e tratta alla luce. La sola vita realmente vissuta”. Spiega il relatore piemontese che noi, persone normali, osserviamo con occhio sbadato alla vita che finisce per rimanere sconnessa da ciò che viviamo. Interpretiamo ciò che ci circonda rivestendolo di convenzioni, fasulle, che nulla hanno a che fare con quanto è vero. Rischi di non conoscere mai durante tutta la vita, la tua vita. “La vita vera, la vita finalmente scoperta e tratta alla luce, la sola vita realmente vissuta è la letteratura! Vita che in un certo senso dimora in tutti gli uomini altrettanto che nell’artista, ma essi, gli umani, non la vedono, perché non cercano di chiarirla. E così il loro passato è ingombro d’innumerevoli lastre fotografiche, che rimangono inutili perché l’intelligenza non le ha sviluppate.

Gli umani vivono ogni giorno una vita di cui non hanno notizia, dice con un buon grado di disprezzo lo scrittore francese che visse a cavallo tra il XX e il XXI secolo. Chiudo il riassunto di Baricco specificando come per l’autore dei video, tutta l’opera di Proust sia un andare in profondità scavando anche dentro le più piccole cose, cercando di esplorarle, descriverle, dettagliarle, sminuzzarle. Questo “entrare in profondità”, ora sappiamo che non è pedanteria o tecnicismo inutile, è, per Proust, la ricerca della verità, di chi siamo e di che cosa stiamo vivendo. Volevo qui inserire alcune mie considerazioni, ma rileggendole comprendo che sarebbero state di aiuto alla confusione più che alla chiarezza, ed allora completo l’articolo riportando le considerazioni che nel video trattano il tema dell’amicizia per come lo vedeva il pensatore francese. Estratto da All’ombra delle fanciulle in fiore: “Gli esseri che ne hanno la possibilità hanno anche il dovere di vivere per se.

L’amicizia è una dispensa da questo dovere, un’abdicazione a se stessi. Persino la conversazione, che dell’amicizia è il modo di esprimersi, è una divagazione superficiale che non ci fa acquistare nulla. Possiamo conversare tutta una vita senza far altro che ripetere all’infinito il vuoto di un minuto, mentre, il cammino del pensiero, nel lavoro solitario della creazione artistica (ecco che ritorna al punto ndr) si snoda in profondità, l’unica direzione che non ci sia preclusa e nella quale ci è dato di progredire, sebbene con maggior fatica, verso un risultato di verità”.

Baricco nello spiegare questo passo usa termini come “disintegra l’amicizia” e “visione feroce e classista…”; ed ha ragione. Per Proust chi ne ha la possibilità deve andare in profondità delle cose, esercizio che si espleta attraverso il pensiero e la riflessione solitaria, non distraendosi con le "inutili" chiacchiere che sono quelle che riempiono le serate con gli amici. Anche qui, avrei molto da esternare, stimolato da queste frasi, ma mi taccio. Baricco s’interroga, ma è vero tutto quel che dice questo padre della letteratura europea? La sua risposta è “No!” anche se il francese lo dice talmente bene da risultare credibile. Tra le righe il lettore avrà afferrato, e queste sono le sole considerazioni che mi sento di esternare, che questa visione ha il merito di evidenziare perché l’artista spesso è considerato una figura solitaria, che vive in un mondo tutto suo… Le parole di Proust, se le facciamo nostre, possono darci delle spiegazioni esaustive.

Preciso, tutta la mia visione delle cose economiche, su cui spesso scrivo, è arrivata ad intaccarmi grazie alla conversazione avuta con degli amici con cui facevamo attività politica. Questo blog, su cui scrivo molto, ma su cui scrivono anche altri autori, poeti, pensatori, critici d'arte e girovaghi, nasce da una relazione che può essere considerata una relazione di amicizia. Forse non con la “A” maiuscola, ma non saprei come altro definirla, se non amicizia (magari con la “a” minuscola). Fa, il blog, opera di verità? Aiuta alla sua ricerca, proponendo spezzoni in poesia e in prosa della nostra quotidianità? Proponendo interpretazioni economiche spesso tenute lontane dal mainstream o spiegando in modo terra terra verità consacrate della disciplina economica come il moltiplicatore keynesiano? (rif. 2). Al lettore la risposta.

Mirco Venzo, Treviso 30/10/2018 #qzone.it

Nota sicuramente è un opera d’arte la spiegazione che Alessandro Baricco fa dello scrittore francese e di come accompagna l’ascoltatore dentro alcune sfumature stilistiche e tecniche proprie del transalpino.
Mi dispiace molto che non vi sia ad ora in rete un video di quella strepitosa lezione.
La foto del pezzo vede l'artista Claudia Rossetti con la sua opera etichetta per vini al femminile, (acrilico su tavola 80 x 30 -2016- l'opera è presente nel Catalogo di Arte Scalza)

Rif.1 https://it.wikipedia.org/wiki/Marcel_Proust
Rif.2 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/m...

 

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