Nel precedente articolo (rif. 1) spiegavo che una delle ragioni che spinge l’appassionato di fotografia a visitare la mostra di Reggio Emilia è comprendere quali sono le nuove frontiere fotografiche, dove si sta spostando il confine di quest’arte. Un “luogo” più di altri avvicina o se preferite, sposta questa frontiera è la rassegna 18 / 25 dove ogni anno più giovani, seguiti da un tutore, sviluppano i loro progetti. Quest’anno questo ruolo è stato assegnato al collettivo kublaiklan. (rif. 2)
Il tema delle varie esposizioni quest’anno a Reggio sono i LEGAMI. Intimità, relazioni, nuovi mondi. Partendo da questo tema, il gruppo di tutor ha sviluppato l’idea che una fotografia non è come vuole una tradizione il risultato di una visione particolare del mondo. Il fotografo in tal caso è l’artista isolato che sa cogliere grazie alla sua abilità “quel” soggetto, e racconta “quel” messaggio che sviluppa grazie alla sua personale abilità, intellettuale, tecnica etc etc.
“NO!” ci dicono con forza il collettivo kublaiklan e i giovani che con loro si sono rapportati; la fotografia è il risultato di una relazione che il fotografo ha con il mondo e, successivamente, della comunicazione che il fotografo fa con chi la foto andrà a visionare. Dove c’è una relazione, potrei dire, c’è un legame. Ho già scritto, qui ve ne sono due di relazioni, quello tra l’artista e il mondo e quello tra l’artista e chi il messaggio lo deve recepire (banalmente la relazione tra chi la foto fa e chi la foto vede e deve comprendere). Intimità: in questa visione del mondo non solo si svela ciò che è esterno al fotografo, ma anche ciò che è dentro di lui…
Nelle foto già commentate (rif. 1) di Horst emerge la sua idea di donna, e se qualcuno va a comparare l’idea di donna di Horst con quella di un Newton (rif. 3) o di Mapplethorpe (rif. 4) si troverà di fronte a visioni molto differenti perché le sensibilità di questi tre ritrattisti sono diverse. Non è tutto, il soffermarsi più su uno scatto piuttosto che su un altro ci dice della sensibilità, dell’interiorità di chi la foto osserva, del fruitore.
“Relazioni”... ed i nuovi mondi? Sono il risultato che rimane se la fotografia ha avuto esito: chi vede la foto deve modificare la sua idea di mondo, perché se questo non accade, se una foto non sposta la tua visione delle cose, non ti trasmette nessuna emozione è un messaggio che non ha trovato ricezione.Qzone ha già affrontato proprio questi argomenti partendo da un’analisi dello scrittore Alessandro Baricco realizzata su Marcele Proust. (1971 - 1922) - Il video che esponeva questa interessantissima analisi è stato bannato e non posso citare questo riferimento ndr -.
Il pensatore francese affermava che l’artista deve andare in profondità nelle cose per coglierne l’essenza, isolandosi e agendo in perfetta solitudine, senza distrazioni. La stessa idea di amicizia, per Proust, diventa una distrazione, una sorta di perdita di tempo; con gli amici si ciancia del più e del meno, andando a distogliere “chi ne ha la capacità” (si noti la presunzione dello scrittore francese, non tutti hanno questa capacità di analisi, quindi non tutti possono essere artisti...) da questa ricerca, da questa analisi che permette lui di andare a cogliere l’essenza intima delle cose, e svelarla l resto del mondo. (Rif. 5)
La posizione di Proust e l’idea di fotografia proposta a Reggio nell’Emilia dai ragazzi del gruppo 18 / 25 in tal senso credo possano definirsi antitetiche. A complicare ancor più la cosa vi è l’affermazione esposta nella presentazione di questi lavori (fruibili all’interno dei Chiostri di San Pietro - Via Emilia San Pietro 44/c) che non interessa tanto il risultato finale, (le foto), quanto il processo di realizzazione delle immagini, un processo di realizzazione che vede la co-partecipazione di più autori, che a loro volta raccolgono gli stimoli ricevuti dai tutor (Ricordo che anche il tutor è un collettivo, e non un unico mentore).
Spero d’essere riuscito a tracciare i confini dentro cui ci si sta muovendo, ed anzi non pago aggiungo una mia considerazione: nell’era del libero mercato dove ogni individuo è isolato e da solo deve, a livello individuare, affrontare il mondo in un atteggiamento di conflittualità (si è tutti in competizione contro tutti, come anche molti programmi televisivi dimostrano - o rimani te dentro il talent show / nell’isola, o rimango io -) qui viene ricordato a tutti che anche una fotografia è il risultato di una contaminazione reciproca o, come a Reggio ci spiegano, di un lavoro di gruppo.
Fin qui mi sono sbilanciato, non me la sento però di commentare il lavoro anche di uno solo degli artisti esposti lasciando al lettore del pezzo sviluppare la sua personale analisi su quanto è presente nei Chiostri di San Pietro.
La mostra termina il 9 giugno.
Mirco Venzo, Reggio Emilia 28/04/2019 #qzone.it
Lo scatto gentilmente concesso da Cristina Pillan ripropone uno spezzone del lavoro OVUNQUE (o-vùn-que) di Alice Cangemi e Aurora Montecchio. Le due autrici invitano lo spettatore ad osservare con la lente d'ingrandimento dei loro momenti di intimità.
Rif. 1 http://www.qzone.it/index.php/q-arts/553-...
Rif. 2 http://www.kublaiklan.com/
Rif. 3 http://www.qzone.it/index.php/q-arts/46-h...
